La crisi dell'E3 - Editoriale

La crisi dell’E3: le cause del declino e come riportarlo ai fasti di un tempo

Perché la fiera di Los Angeles ricopre ancora un ruolo importante nel settore e proposte varie affinché torni a essere di nuovo l'evento più atteso dell'anno.

E3 sì, E3 no. Perchè l’E3 continua a peggiorare? Ha ancora senso l’E3?

Sono questi alcuni degli interrogativi che da qualche anno danno vita ai dibattiti che coinvolgono praticamente tutti coloro che gravitano attorno a questo settore. Ma sarebbe davvero il caso di porre fine all’evento più rappresentativo dell’industria videoludica? No, sarebbe una perdita troppo importante per tanti appassionati di videogiochi e addetti ai lavori, quindi guai solo a pensare una cosa del genere. Quel che è certo è che questa edizione dell’E3 di Los Angeles è scivolata via tra un certo empasse generale e privo di particolari sussulti, salvo rare eccezioni che non sono riuscite a mascherare quei problemi effettivi che la manifestazione si porta dietro da un po’ di tempo a questa parte.

L’E3 2019 è coinciso con la mia prima partecipazione all’evento losangelino e due impressioni sbrigative su questo “battesimo” ci tengo a condividerle. In effetti non è stata un’edizione memorabile, fermo restando che l’aver partecipato all’E3 è stata per me un’esperienza comunque fantastica e importante dal punto di vista professionale. Potrei riassumere il tutto dicendovi che è mancata quella magia e stupore di trovarsi all’interno di una macchina organizzativa imponente ed essere parte di un ingranaggio che a suo modo ha una valenza discretamente importante, perché fare informazione è un aspetto fondamentale dell’intero processo, inutile girarci intorno.

Nel corso degli anni l’Electronic Entertainment Expo ha attraversato diversi momenti di crisi da cui è riuscito a risollevarsi cambiando sostanzialmente il format proposto, fino ad arrivare ai giorni nostri dove si avverte più che mai la necessità per la manifestazione di superare un altro momento difficile provando nuovamente a reinventarsi. Ma a mio avviso esistono differenti soluzioni per invertire il trend non positivo degli ultimi anni, o quantomeno per rendere la fiera decisamente più interessante. Avendo partecipato ad altri eventi equivalenti ma appartenenti a settori completamente opposti, sono riuscito a farmi un’idea su quello che personalmente migliorerei per riportare in auge un evento come l’E3, proprio prendendo spunto da fiere di settore che invece ogni anno riescono a proporre contenuti interessanti e a macinare record di visitatori. E non parlo solo della “Sagra della porchetta di Sarnano”, un must per gli amanti del buon cibo genuino.

Queste proposte per salvare l’E3 sono quindi frutto di considerazioni personali (e come tali vanno intese), dove ho cercato di analizzare le motivazioni che hanno portato a un crescente scetticismo verso l’evento e le mosse che potrebbero risollevare l’interesse verso quello che è ancora oggi l’appuntamento annuale più importante in ambito videoludico.

Watch Dogs: Legion
Quasi tutti i giochi annunciati da Ubisoft all’E3 2019 erano stati svelati in precedenza, compreso Watch Dogs: Legion.

IL RITORNO DELL’EFFETTO (KINDER) SORPRESA

Quando ho letto la notizia che secondo Kerry Hopkins, vicepresidente degli affari legali di Electronic Arts, le casse premio sono equiparabili alle sorprese all’interno delle uova Kinder mi è scappata prima una risata, seguita poi dal ricordo d’infanzia che mi vedeva fantasticare su quale incredibile sorpresa avrei trovato al suo interno. Sfrutto questo assist per collegarmi alle tante fughe di notizie che ormai saltano fuori a ridosso dell’E3 (e non solo) e anticipano quello che poi verrà mostrato in fiera, ammazzando di fatto l’effetto sorpresa.

C’è da dire che i leak ormai impazzano in ogni settore, dal calciomercato (tanto per rimanere in tema estivo) al settore tecnologico, e non esistono ragioni per cui anche il medium videoludico ne sia esentato da questa pratica che è stretta parente dello spoiler, “moderno male” del ventunesimo secolo. Con un po’ di accortezza però si riesce ancora a spiazzare i fan lasciandoli carichi di meraviglia e stupore, come testimoniato dal momento topico che ha caratterizzato l’E3 2019. Qualcuno aveva per caso spifferato la presenza di Keanu Reeves che, a sua volta, avrebbe svelato la data di uscita ufficiale di Cyberpunk 2077? Per fortuna no, non avrebbe avuto lo stesso effetto. Lo stesso però non si può dire della line-up mostrata da Ubisoft alla fiera, svelata prima che relativa la conferenza di rito avesse inizio.

Sono convinto che in alcuni casi la fuga di notizie sia voluta per testare e fomentare il cosiddetto hype, mentre in alcuni casi è effettivamente dovuta a persone che non si fanno tanti scrupoli a rivelare informazioni che si presuppone siano riservate. Certo, ci sta, qualche notizia può anche scappare perché non è sempre facile mantenere il più totale riserbo, ma quando di un gioco vengono rilevate vagonate di informazioni allora la sorpresa è bella che rovinata. E a quel punto che senso ha seguire una conferenza o tutto l’evento in generale se sappiamo già che l’azienda Pinco annuncerà il sequel della serie Pallino che avrà come protagonisti Tizio e Caio?

Arginare il fenomeno si può come avete visto, debellarlo del tutto è invece un po’ più complicato. Tutto sta nell’intelligenza delle rispettive aziende a evitare che ciò avvenga, fattore difficile ma non impossibile. Perché un’edizione dell’E3 potrà anche non essere scoppiettante come quelle precedenti, ma volete mettere la sorpresa di scoprire tutte le novità nel corso della fiera anziché saperle in così netto anticipo? Probabilmente chi si diverte a tirare fuori queste indiscrezioni avrà avuto un’infanzia infelice priva di ovetti Kinder Sorpresa, non c’è altra spiegazione.

Sony salterà anche il prossimo E3? Speriamo proprio di no!

UN’ORGANIZZAZIONE MIGLIORE È POSSIBILE

Non so voi, ma personalmente da un evento americano del genere mi sarei aspettato un’organizzazione impeccabile sotto ogni aspetto, tipo premiazione degli Oscar o dei Grammy, dove il minimo dettaglio è curato in maniera maniacale. All’E3 2019, il primo giorno è stato invece caratterizzato dal tipico trambusto da day-one, dove siamo stato rimbalzati da una fila all’altra perché diversi addetti avevano le idee un po’ confuse sulla fila riservata alla stampa. Nulla da ridire sui controlli di sicurezza, che dall’apertura della fiera al pubblico sono aumentati esponenzialmente, ma rendere più agevoli e rapidi gli ingressi delle varie tipologie di partecipanti sarebbe cosa buona e giusta.

Quando hai in agenda una trentina di appuntamenti spalmati su tre giorni, e mi riferisco al singolo redattore del gruppo di VGN.it presente a Los Angeles (sì, amiamo dare spazio a ogni genere di giochi), basta il benché minimo intoppo provocato da terzi che ti ritrovi a correre su e giù per gli stand al fine di recuperare il tempo perso. In linea di massima è filato tutto liscio anche se in un paio di occasioni non sono mancati dei problemini, tra appuntamenti magicamente svaniti nel nulla (e successivamente ricomparsi al posto di altri) e difficoltà di intendersi anche su cose apparentemente banali come, appunto, un orario. La colpa in questi casi non è ovviamente di chi organizza l’E3 ma di chi lavora con software house e publisher, che qualche volta non si dimostra così impeccabili né nella fase organizzativa né quando la fiera è in pieno svolgimento.

Infilo qui la questione relativa alla snobismo manifestato quest’anno da Sony verso l’E3, perché la scelta dell’azienda giapponese è stata tanto strategica quanto organizzativa, ne sono convinto. Vuoi vedere che il colosso nipponico e relativi studi first-party non avessero sufficiente materiale inedito da mostrare o annunciare? Fatico a credere che ci siano altri motivi, onestamente, quando l’intera kermesse si è basata per buona parte su annunci di giochi in arrivo nel 2020; tra VR, titoli multipiattaforma ed esclusive come The Last of Us: Part II, Ghost of Tsushima e Death Stranding ci sarebbe stato abbastanza materiale per una conferenza degna di questo nome. È stata anche una mera questione organizzativa: l’E3 è una vetrina troppo importante per essere snobbata anche in futuro e chi dice che Sony può fare quello che vuole senza dar retta a nessuno probabilmente ha (in parte) ragione, ma sputare nel piatto dove si è mangiato non è un’idea che alla lunga paga. Scommettiamo?

GhostWire: Tokyo è uno dei giochi di cui ci sarebbe piaciuto scoprire il gameplay, ci siamo accontentati invece di un trailer molto intrigante.

MENO TRAILER, PIÙ GAMEPLAY

Se c’è una cosa che proprio ho faticato ad accettare durante questo mio primo E3 è stata la mancanza di… gameplay! Credevate mi riferissi a Sony eh? Anche, ma sono un fermo sostenitore della filosofia che ci vede tutti utili ma nessuno indispensabile. Basta tornare indietro alla Gamescom 2018 per ricordare le scorpacciate di gameplay di ogni tipo, dal più ambito gioco tripla-A alla produzione indipendente sconosciuta ai più; forse l’unico appuntamento in cui sono rimasto a bocca asciutta è stato quello con Kalypso Media e i suoi immancabili strategici di ogni tipologia.

Bisogna dire che i due mesi che separano la kermesse tedesca da quella americana potrebbero fare la differenza, e la conferma si potrà avere tra poco meno di due mesi, quando a fine agosto la Gamescom 2019 aprirà i battenti. A mancare spesso in quel di Los Angeles è stato il gameplay sia in forma giocabile che mostrato durante filmati e trailer lanciati durante le conferenze o visti a porte chiuse. Capisco che è più semplice creare un trailer estrapolandolo da materiale già pronto ma non parliamo di progetti come quelli di Bethesda, che se tutto va bene vedranno la luce tra un paio d’anni, riferimento esplicito a The Elder Scrolls VI e Starfield, piuttosto di titoli nel pieno dello sviluppo e anche cinque minuti di gameplay ci aiutano a capire meglio di cosa si tratta, per la felicità di giocatori e redattori di tutto il mondo.

Eccolo il momento più incredibile dell’E3 2019: Keanu Reeves che ha svelato finalmente la data ufficiale di Cyberpunk 2077!

UNO SHOW NELLO SHOW, PRATICAMENTE UN METASHOW!

Gira che ti rigira si va a toccare sempre il tasto relativo al reveal della data di Cyberpunk 2077 (fresco protagonista della nostra Cover Story) da parte di Keanu Reeves, che ha dato il via a un vero e proprio show da “lasciare senza fiato”. Anche l’attore Jon Bernthal presente sul palco di Ubisoft ha riscosso un discreto successo presenziando durante la conferenza del publisher francese, con la grande differenza che nessuno gli ha urlato “you’re breathtaking”; pare che per ripicca Bernthal si sia fatto scritturare in John Wick 4 per regolare i conti con lo stesso Reeves. Hollywood dimostra così di amare sempre più l’industria dei videogiochi, sentimento contraccambiato a sua volta dal nostro settore. Con questa ingegnosa mossa quei geni di CD Projekt RED hanno permesso a Microsoft di dar vita a una conferenza che passerà agli annali, la riprova che gli americani (aiutati in questo caso dal team di sviluppo polacco) sono degli autentici portenti quando si tratta di fare spettacolo.  

Ammetto poi che qualche anno fa seguire da casa le conferenze Ubisoft, Microsoft, Sony e via dicendo era davvero piacevole perché erano appunto incentrate sull’intrattenere lo spettatore, allontanando così il rischio di farlo appisolare mentre era impegnato a seguirle. Quello che mi piacerebbe vedere nelle conferenze non sono esclusivamente nuovi annunci ma anche che a presentare queste novità siano persone con carisma e capacità di infiammare il pubblico, perché quindi non ricorrere a un mix di attori famosi e importanti personalità all’interno del settore? D’altronde il raggio d’azione dell’E3 comprende anche Hollywood, polo catalizzatore di fama e celebrità, l’epicentro assoluto dell’intrattenimento mondiale.

Ribadisco, non si tratta di mettere un paio incompetenti qualsiasi sul palco (vedasi i due loschi figuri del Diario del disagio) ma di imbastire uno show programmato con dovizia di particolari, eliminando all’occorrenza i tempi morti tra gli annunci. Hollywood e i suoi attori possono riportare l’E3 a un livello d’interesse superiore di quello attuale, ne sono pienamente convinto. L’importante è che sul palco non salga un certo Nicolas Cage, quello sì che sarebbe un modo per affossare definitivamente l’Electronic Entertainment Expo. Suvvia, si scherza (ma nemmeno troppo…).

Con questo format, EA Play si è dimostrato un evento non particolarmente interessante.

FANFEST OK, MA LA STAMPA SPECIALIZZATA?

Dal 2017, anche l’E3 è aperto ufficialmente anche al pubblico permettendo a tantissimi appassionati di partecipare a una manifestazione che in passato era riservata ai soli addetti ai lavori, dagli espositori alla stampa di settore. Con EA Play, Electronic Arts ha cambiato radicalmente la struttura della propria partecipazione all’E3 passando dalla tradizionale conferenza a un vero e proprio festival pensato per gli appassionati, con tutta una serie di attività mirate all’intrattenimento nel tentativo di fidelizzarli sempre più. Questa tipologia di evento è indicativa per fotografare l’andamento di una fiera sempre più indirizzata verso i destinatari finali dei prodotti, i giocatori.  

La presenza in loco di pubblico pagante di per sé non è un problema, tanto all’E3 quanto a EA Play, però allo stesso modo si dovrebbe dar modo di far approfondire certi aspetti (cosa che EA ha fatto ma col freno a mano tirato) a coloro che con articoli e produzioni video permettono alle stesse persone di essere sempre aggiornate sulle ultime novità relative al mondo dei videogiochi. Se Electronic Arts ha intenzione di continuare su questa strada allora in futuro potrebbe incappare in altre battute d’arresto, perché EA Play 2019 è stato un evento che francamente non ha soddisfatto chi vi ha partecipato per fare informazione, tanto per contenuti quanto per organizzazione.

L’E3 necessita di un deciso cambio di rotta, ma la sua abolizione è fuori discussione…

INNOVAZIONE E TRADIZIONE

Ad aver reso più scialba questa edizione dell’E3 ci sono state differenti motivazioni che è possibile ricercare tra le righe di questo editoriale. E tra le cause voglio inserire anche il fatto che se ci sono publisher poco interessati a presenziare a Los Angeles allora non c’è da meravigliarsi se l’E3 si ponga come un evento sempre più povero in termini di quantità e qualità. I tempi però cambiano velocemente, la tecnologia si evolve ancora più in fretta e ti ritrovi a poter acquistare in digitale un gioco subito dopo che è stato annunciato durante una conferenza, cosa tra l’altro che già accade.

È il futuro, che piaccia o meno, ci si può adattare o snobbarlo, e lo stesso discorso è applicabile a coloro che partecipano all’E3, che per inciso sembrano aver accolto a braccia (fin troppo) aperte le nuove strategie comunicative. Ben vengano quindi le nuove piattaforme multimediali come Mixer e Twitch che puntano sempre più a far interagire i giocatori con i titoli che più amano (cosa di cui vi avevamo parlato in un precedente editoriale). Pensare però di sostituire una conferenza con un filmato pre-registrato è un affronto alla tradizione dell’E3. In un futuro non molto lontano lontano non mi meraviglierei di poter assistere a eventi guardando ologrammi o sfruttando la realtà virtuale godendo del coinvolgimento che i visori predisposti hanno da offrire. Ma anche in quei casi non sarebbe la stessa cosa.

State of Play di PlayStation o Nintendo Direct a mio avviso non potranno mai sostituire la classica conferenza in termini di coinvolgimento: senza questi appuntamenti in presa diretta ci saremmo persi nel corso degli anni alcuni dei momenti più emozionati dell’E3. Se attraverso i livestream avete goduto quando Keanu Reeves è sbucato dal nulla sul palco di Microsoft, cosa dire di quelli che invece erano fisicamente presenti all’evento? Chiedetelo ai nostri Giovanni e Francesca che hanno assistito personalmente a uno dei momenti più epici di sempre dell’E3. Dobbiamo parlare poi di EA Play, che con il nuovo format sembra aver fatto un passo indietro rispetto al passato? Quello che voglio dire è che le due cose possono integrarsi tranquillamente ma se togliamo all’E3 le conferenze, che poi sono uno dei momenti più attesi della manifestazione, cosa rimane? A rendere l’evento di Los Angeles diverso da quello di Colonia è appunto l’annuncio di novità su un palco, un modo per la kermesse americana di differenziarsi dalla controparte europea, che appare tra l’altro in netta crescita negli ultimi anni ma di certo non per l’assenza di conferenze, che comunque ci sono (anche se in numero inferiore).

…o preferite che sia Adam Sandler su Twitch ad annunciare le novità videoludiche in arrivo?

Con questa lunga disamina ho espresso quelli che a mio avviso sono i punti da cui l’E3 deve ripartire per riconquistare lo status di fiera videoludica per eccellenza, che non è detto possano funzionare se per chissà quale combinazione astrale gli organizzatori del più importante evento videoludico del mondo e publisher riescano a leggere questo editoriale e decidano di applicare punto per punto i miei suggerimenti. È innegabile che c’è bisogno di un rinnovamento generale, di un riavvicinamento degli attori principali alla manifestazione, perché l’assenza di PlayStation non è passata di certo inosservata e potrebbe essere seguita da altri colossi come Ubisoft, tanto per citarne uno. Magari il prossimo anno Sony sarà presente per mostrarci da vicino la sua proposta per la nuova generazione e l’edizione del 2020 si dimostrerà una delle più interessanti degli ultimi anni, non mi sento di escluderlo.

A chi afferma che l’E3 non ha più senso di esistere consiglio vivamente di partecipare a eventi in altri ambiti per rendersi conto di quanto le fiere di settore rappresentino un modo inarrivabile per presentare novità, fidelizzare appassionati e convincere ipotetici nuovi acquirenti, oltre a dar modo di stringere accordi commerciali. Se poi pensate che l’E3 continui a non avere senso allora vi meritate un livestream con Adam Sandler a presentarvi dei giochi tratti dalle sue ultime commedie!


Le opinioni espresse nell’articolo sono da considerarsi come pareri personali dell’autore e non rappresentano il giudizio di VGN come organizzazione.

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