Tavola Rotonda - The Division 2

Tavola Rotonda – Le nostre impressioni su Tom Clancy’s The Division 2

Sequel ideale o semplice "more of the same"? Ecco il parere della redazione sulla nuova fatica di Massive.

A distanza di poche settimane dal lancio ufficiale di The Division 2, la redazione di VGN.it si è riunita nuovamente attorno alla sua consueta Tavola Rotonda per fare il punto della situazione sull’imminente shooter sviluppato da Ubisoft, così come fatto in occasione della beta di Destiny 2 e, più recentemente, con le due demo di Anthem, protagonista tra l’altro della nostra Cover Story di febbraio. L’esordio della beta privata ci ha permesso di provare per qualche giorno la nuova fatica di Massive Entertainment, non senza riscontrare qualche problema tecnico e strutturale di varia natura.

In questo nuovo appuntamento della rubrica Tavola Rotonda, siamo lieti di condividere con voi le nostre impressioni riguardanti la beta privata di The Division 2, che abbiamo testato a fondo in questi giorni, che ha suscitato opinioni contrastanti che potrete leggere a seguire. Prima di lasciarvi alle nostre impressioni, vi ricordiamo che The Division 2 sarà disponibile a partire dal 15 marzo su PC, PlayStation 4 e Xbox One.

Tom Clancy's The Division 2
Dall’HUD al gameplay, The Division 2 rispecchia in tutto e per tutto il precedente capitolo.

Gaspare Belmonte

Con la beta privata di The Division 2, Massive Entertainment ha voluto darci un assaggio della versione finale di un sequel molto atteso, soprattutto dopo l’incredibile lavoro di ripresa del primo capitolo che ha saputo catturare nuovamente tutti i giocatori che avevano abbandonato i server del primo capitolo pochi mesi dopo il lancio. Senza peli sulla lingua, posso dire che è stato difficile trovare qualcosa che mi abbia colpito nel gioco, quel cambiamento o novità che di solito le software house decidono di provare nei seguiti per aggiungere un po’ di pepe a una formula già rodata. Ma andiamo con ordine: la beta ha permesso di provare parte del gioco durante la sua campagna principale e una missione dell’end-game, raggiungibile dal livello 30 e capace di impreziosire l’ecosistema di gioco con nuovi nemici e meccaniche di gameplay.

A un primo impatto, The Division 2 sembra la copia esatta del primo capitolo con un “semplice” cambio di ambientazione: level design, armi, abilità e persino le emote sembrano riciclati da The Division. Cambiano leggermente le meccaniche di gioco che rendono l’esperienza per i miei gusti molto più tattica e ragionata, ma più confusionaria rispetto alla precedente. Le abilità sono più incisive, ma si ricaricano molto più lentamente e azionarle sembra decisamente più macchinoso. Dovendo già controllare lo stato della propria corazza e ripristinarla di continuo (manualmente, con la pressione di un tasto) in caso di attacco nemico, si rischia di fare confusione sulle azioni da compiere: se direzionare il fuoco della torretta lanciata, la detonazione di una mina a ricerca o il drone curativo verso un compagno ferito. Tuttavia in termini di contenuti e attività presenti fin dall’inizio del gioco, la demo ha saputo impressionare con nuove attività, sia PvE che PvP, e soprattutto sulla longevità delle missioni principali e secondarie ai giocatori speranzosi di poter passare molte di ore di gioco nella città di Washington D.C.

Nell’end-game invece il team di sviluppo ha voluto provare qualcosa di nuovo e diverso, anche per la natura massiva del genere: una volta completata la storia il gioco viene completamente stravolto, con i nostri agenti che possono specializzarsi e le missioni che vengono modificate con l’aggiunta di nuovi nemici che rendono la sfida più impegnativa. Gli specialisti sono tre e ognuno di loro può utilizzare abilità specifiche. Qui è stata riscontrata forse l’unica novità di rilievo del gameplay di The Division 2, tuttavia il cambiamento non mi ha convinto: gli sviluppatori hanno infatti sostituito le super abilità degli operatori con delle potenti armi Distintive, diverse per il tipo di specializzazione che sceglieremo. Tuttavia, nel corso della missione a disposizione nella demo, queste armi sono state utilizzate una o due volte al massimo, in quanto non solo offrono un caricatore da 5-6 colpi ma, a differenza delle armi classiche, richiedono anche determinate munizioni che troveremo raramente (e casualmente) uccidendo i nemici. Questo utilizzo non programmato delle armi Distintive, al contrario delle vecchie super abilità che si ricaricavano nel tempo, non permette di elaborare strategie con i compagni di squadra perché non sappiamo esattamente quando e se saremo in grado di utilizzarle. Inoltre, se consideriamo la loro potenza distruttiva alquanto contenuta (basti pensare che con un caricatore si può appena eliminare un nemico èlite, ma non un boss), il loro utilizzo nelle missioni risulta alquanto marginale e inutile.

The Division 2
Nonostante un comparto grafico non ottimizzato al meglio, la nuova ambientazione regala spunti artistici interessanti.

Angelo Bianco 

Qualche giorno fa ho approfondito i contenuti della Private Beta di The Division 2 con un articolo dedicato, ma analizzando soggettivamente questa versione di prova sono diversi gli stati d’animo che ho provato girovagando per le strade della capitale statunitense. Inizio col dire che la Washington D.C. ricreata digitalmente da Massive non mi dispiace affatto, sia come level design che struttura: non più lunghi corridoi urbani ma spazi più ampi e caratterizzati in maniera più dettagliata. Casomai a lasciarmi interdetto è stato il comparto tecnico, ottimizzato male e finora tutt’altro che esaltante. 

Per il resto la sensazione è pressappoco quella di aver giocato al primo The Division, con un gunplay e meccaniche di gioco migliorate quanto basta, ma senza rivoluzionare alcun aspetto. Gli avamposti e gli insediamenti sembrano una bella novità, ma saranno davvero funzionali all’esperienza di gioco? Andranno testate a fondo, ma ho come l’impressione che si tratti di meccaniche aggiunte sostanzialmente per estendere artificialmente la longevità. 

Particolarmente apprezzata è stata invece la normalizzazione della Zona Nera, adesso meno soggetta a essere il parco giochi di sciacalli e disturbatori cronici; fatico però a capire il senso di una modalità PvP, di cui avrei fatto tranquillamente a meno. Conoscendo la filosofia di Ubisoft, The Division 2 sarà a tutti gli effetti un titolo che raggiungerà il suo pieno potenziale nel corso dei mesi, come già successo ad altre produzioni come Rainbow Six: Siege e Ghost Recon Wildlands.

Dopo l’ottima impressione dei mesi scorsi maturata durante alcune fiere di settore, la prova della beta privata ha raffreddato in parte il mio entusiasmo, ma nonostante ciò riservo comunque un buon interesse per questo seguito. Resta principalmente da capire se quel numero “due” davanti al titolo sarà ampiamente giustificato nella versione finale o se, in fondo, The Division 2 si rivelerà alla stregua di una grossa espansione con poco da offrire per giustificare il prezzo pieno.

Tom Clancy's The Division 2
La Washington D.C. di The Division 2 si preannuncia ricca di eventi e missioni da completare.

Luciano Cofano

Tramite la beta privata di The Division 2 ho potuto testare controller alla mano la nuova strada che ha voluto percorrere Massive Entertainment con il secondo capitolo della serie, cercando di prendere tutto quanto di buono fatto con il primo episodio e riproporlo all’ennesima potenza, con ovviamente tutti gli aggiustamenti e le migliorie del caso. La cosa che mi ha subito colpito è stata sicuramente il netto cambio di ambientazione: abbandonata la neve di New York, infatti, veniamo catapultati a Washington D.C. sette mesi dopo gli eventi del primo capitolo in quello che, per quanto mi riguarda e al contrario delle aspettative, è un mix perfetto tra ambientazioni urbane e di periferia. Il mondo di gioco si presenta vivo e pieno di attività da svolgere, che a lungo andare rischiano però di diventare abbastanza monotone e ripetitive. Per ovviare a questo problema, ho preferito alternare le attività principali a quelle secondarie, vivendo di volta in volta tutto ciò che il titolo mi poneva davanti, dall’estinguere piccoli gruppetti di guerriglia urbana a veri e propri eventi pubblici in stile Destiny, nei quali soccorrere e difendere militari e civili. 

Dal lato del gameplay, non ho avuto modo di provare molto in termini di abilità, ma devo dire che il drone curativo e la mina a ricerca sono molto utili nella maggior parte delle circostanze, mentre ho notato una pesantezza abbastanza accentuata nell’uso della torretta, cosa che rendeva molto difficoltoso il suo corretto utilizzo quando si era circondati da nemici. Il feeling con le armi è rimasto praticamente invariato rispetto al primo capitolo, mentre si nota un sistema di movimento sicuramente più libero e fluido, e una maggiore diversificazione tra armi e armature di vario livello. 

Ho testato la beta privata su PS4 Pro sin dal momento della sua apertura, e devo affermare che tranne qualche caso sporadico, i server hanno mantenuto un’ottima stabilità per tutta la durata della mia prova, reggendo perfettamente l’enorme mole di giocatori attivi in quel momento. Discorso inverso, purtroppo, per quanto riguarda la fluidità, in quanto ho riscontrato parecchi problemi legati al frame-rate che mi hanno costretto in una circostanza particolare a chiudere e riavviare l’applicazione. L’impatto grafico è sicuramente notevole, ma anche con The Division 2 si nota abbastanza palesemente che la piattaforma di riferimento per l’esperienza definitiva sarà inevitabilmente PC o al massimo Xbox One X, con la console Sony che non riesce più a reggere a dovere titoli di questa caratura tecnica. Gli sviluppatori sono tuttavia al corrente dei problemi e cercheranno di limitarli il più possibile in vista del lancio fissato tra poco più di un mese. 

Tutto sommato, The Division 2 si pone sin da subito come un grosso “more of the same“, dove spetterà agli sviluppatori cercare di mantenere vivo l’interesse degli utenti verso il suo mondo, proponendo di volta in volta nuovi contenuti all’altezza e soprattutto divertenti da giocare, rendendo allo stesso tempo il gioco base molto vario e non un susseguirsi di eventi monotoni in giro per la mappa.

Tom Clancy's The Division 2
Una delle novità presenti in questo seguito è la presenza di insediamenti da migliorare per ottenere potenziamenti utili per i nostri personaggi.

Davide Frontera

Con il secondo capitolo della saga i ragazzi di Ubisoft sembrano voler puntare forte sulla formula ben consolidata del primo capitolo, più volte ritoccato fino a incontrare i gusti di utenza e critica. Sebbene l’utilizzo di una struttura ben consolidata possa essere considerato un punto forte della produzione, la sensazione di “già visto” e “già fatto” pervade ogni istante di queste prime fasi di gioco, seppur caratterizzate da missioni impegnative e stimolanti.

Diverso invece il discorso che riguarda gameplay e la nuova gestione delle abilità, che garantiranno probabilmente una maggiore profondità di utilizzo, risultando però davvero poco intuitive e sfruttabili nel loro utilizzo nelle prime fasi di gioco. Intelligente invece la nuova gestione delle modifiche per le armi, utilizzabili adesso su più oggetti allo stesso tempo, aspetto che garantisce certamente una gestione dell’inventario più ordinata e meno caotica.

Decisamente da rivedere il sistema di specializzazioni, che sostituiscono la consueta super abilità a partire dal livello 30, ma che di fatto risulta inutile viste le munizioni a disposizione a dir poco risicate. Nella nostra doppia run, infatti, siamo sfortunatamente riusciti a sparare solo tre colpi.

Tom Clancy's The Division 2
I nemici appartenenti alla quattro fazioni sembrano risentire meno dell’effetto spugna presente nel primo capitolo.

Francesca Guido

In un periodo di pausa sabbatica da Destiny 2, riponevo particolari speranze nei confronti di The Division 2, che dopo una prova particolarmente intrigante all’E3 2018 di Los Angeles aveva fatto ben sperare sulla qualità del lavoro di Massive. Tuttavia, la gestione della beta privata da parte di Ubisoft e il team svedese hanno decisamente ridimensionato le mie aspettative, spingendomi a vedere questo episodio come una grossa espansione ambientata in un altro scenario, più che un vero e proprio sequel.

Il problema non è tanto di un gioco troppo simile al predecessore: dopo un lancio non ottimale, il team di sviluppo aveva affinato la formula di The Division arricchendolo sulla base del feedback dei giocatori, ed è giusto che questo sequel riparta in qualche modo da quelle solide fondamenta. Tuttavia, l’assenza di novità rilevanti e una gestione delle abilità a mio parere confusionaria può correre il rischio di allontanare buona parte degli utenti che si aspettava qualcosa in più. Proprio come fu al tempo per Destiny 2, non credo che la mole di novità proposte da Ubisoft sia in grado di giustificare un vero e proprio sequel, e in tal senso le fantomatiche Specializzazioni risultano la dimostrazione più evidente: se la novità principale del pacchetto, un sistema che ha tolto dalla equazione precedente le super abilità ricaricabili nel tempo a favore di un’arma aggiuntiva, può essere utilizzata una tantum e in modo assolutamente casuale durante una missione, senza poi offrire grandissimi benefici in termini di apporto alla squadra, credo ci sia qualcosa che necessiti di una revisione sostanziale, se non di un vero stravolgimento.

In tal senso, però, fatico a immaginare che gli sviluppatori di Massive abbiano il tempo materiale per correre ai ripari: marzo è vicino, e al netto di completamento, finalizzazione e distribuzione non ci sarà spazio per interventi così delicati. Visto il grande divertimento che ho vissuto con il primo The Division, spero vivamente di sbagliarmi, ma allo stato attuale delle cose il prodotto di Ubisoft non mi ha convinto più di tanto.

Tom Clancy's The Division 2

La Casa Bianca rappresenta di fatto la base operativa degli agenti della divisione impegnati a salvare Washington D.C.

Giovanni Marrelli 

Come buona parte dei miei colleghi, anche io ho avuto sensazioni contrastanti durante le prove della beta di The Division 2, che dopo i test a porte chiuse a Los Angeles e Colonia, ho avuto modo di riprovare con calma comodamente seduto sul divano di casa. Purtroppo, però, le aspettative si sono drasticamente ridotte, vuoi perché la Washington D.C. di The Division 2 mi sembra davvero poco decisa a livello di carattere e direzione artistica (nonostante la bellezza di alcuni scorci sia senza dubbio innegabile), vuoi perché le novità proposte da Ubisoft e Massive non mi sembrano così rilevanti.

Voglio dire, al netto di accorgimenti, miglioramenti nell’interfaccia, revisione di alcune abilità e una migliore gestione di alcuni aspetti del gameplay (talenti, modifiche, attività), la vera novità di The Division 2, quella che di per sé dovrebbe spingere gli acquirenti all’acquisto del sequel, sono le Specializzazioni. Quale sia il senso di rimpiazzare la super abilità (che aveva un ruolo ben preciso nel gioco di squadra) con un’arma il cui utilizzo è assolutamente affidato al caso, per quanto mi riguarda, resta un vero e proprio mistero. Così come avrei certamente preferito che il team di sviluppo avesse proposto una maggiore varietà di Specialisti al lancio (sì, d’accordo, sono certo che ne arriveranno di nuovi dopo l’uscita sul mercato) per diversificare al meglio il team e creare strategie più elaborate, sinergie e tattiche personalizzate.

Sfortunatamente, sebbene si denoti un certo impegno nella creazione di più attività da vivere tra una missione e l’altra della campagna, credo che Ubisoft e Massive faticheranno nuovamente nel soddisfare la community una volta raggiunto il famigerato end-game. Certo, giudicare un intero comparto da una singola missione di una beta non è saggio, ma in questo caso non sto parlando di missioni, mole di attività o difficoltà, quanto del fulcro principale del gameplay al momento di raggiungere l’agognato livello 30. Basterà questo sistema a dare ai giocatori quel senso di novità che si aspettano? Non credo, soprattutto allo stato attuale dell’economia di gioco. Credo che una possibile soluzione sarebbe di rendere l’arma degli Specialisti utilizzabile in base all’apporto in partita, dunque proprio come fosse una super abilità che si ricarica nel tempo (e più celermente in base alle uccisioni), garantendone così l’utilizzo al momento del bisogno.

Il tempo però stringe e Massive ha davanti un’infinità di roba da sistemare: i bug tecnici sono comprensibili in un test del genere, ma sono un po’ titubante su alcune problematiche (come la totale assenza di audio in particolari frangenti, che rende estremamente complessa la fruizione del gioco) che si presentano quando manca davvero poco al debutto sul mercato. Confido che gli sviluppatori riusciranno a trovare una soluzione, ma spero nel frattempo che la community sia in grado di condividere il proprio feedback in modo costruttivo senza scoraggiare la software house con un “annullamento di massa” dei pre-order.

Tom Clancy's The Division 2
Caos, crimine e distruzione hanno messo in ginocchio la capitale americana. Toccherà nuovamente alla divisione ripristinare l’ordine.

Alessandro Palladino

The Division 2 attinge molto dalla base di partenza del suo predecessore, lo stile di casa Massive, del resto, spesso si è manifestato nelle produzioni successive come Ghost Recon Wildlands. Tuttavia, Washington appare ben più ricca e interattiva di New York, soprattutto per la necessità di interagire con i civili, agognata fin da quando vedevamo i cittadini agitarsi dalle finestre dei palazzi. Il movimento di resistenza al cataclisma sociale è decisamente più coeso e massivo, così come l’opposizione rappresentata dalle fazioni nemiche più contestualizzate all’interno della narrativa.

Certo, forse si è perso un po’ di quel guizzo creativo dietro al loro design, ma la militarizzazione più evidente ha ragione di esistere all’interno di questa lussureggiante ambientazione. In questo caso, il gameplay sembra incrociarsi molto bene con il contesto della trama, approfondendo ogni elemento e formula vista nel capitolo precedente. Se queste premesse possono darci una prima indicazione sulla direzione generale del prodotto completo, The Division 2 si confermerà un vero e proprio gioiello per chi ha apprezzato gli ultimi mesi vissuti nella nevosa New York. 

Tom Clancy's The Division 2
Armi, equipaggiamenti e accessori di vario genere. Come sempre potremo contare su una grande varietà di oggetti.

Vittorio Pannone  

Nei primi minuti in cui ho iniziato a giocare la beta di The Division 2, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte al primo capitolo della serie. Questo perché, controller alla mano, il gioco mi ha trasmesso lo stesso feeling e le stesse emozioni del primo capitolo. Inizialmente ho fatto molta fatica ad accettare la nuova location di Washington. La New York innevata creava uno scenario unico e decisamente suggestivo: sarà perché sono un tipo nostalgico, ma nelle prime battute mi è sembrato di ripercorrere le strade strette e i grattacieli della Grande Mela, con l’unica differenza che risiedeva nell’assenza della neve. Successivamente, esplorando per bene quelle poche zone a disposizione nella beta, Washington D.C. e i suoi spazi aperti mi hanno affascinato parecchio, rievocandomi alla mente alcuni scenari visti in The Walking Dead o in The Last of Us. 

Se l’esplorazione si conferma uno dei punti forti, non si può dire altrettanto per altri aspetti del gioco: il sistema di shooting è poco innovativa, la caratterizzazione dei nemici confusa e poco definita, i miglioramenti e le aggiunte sono abbastanza rivedibili. L’inserimento degli avamposti e degli insediamenti va a migliorare la mole di attività e il sistema di crafting, ma bisogna vedere fino a che punto queste novità risulteranno interessanti.

Infine, il comparto grafico e alcune texture non mi hanno fatto impazzire di gioia, ma trattandosi di una beta, confido in un risultato decisamente migliore nella versione finale.

Tom Clancy's The Division 2
Anche in questo capitolo il crafting ricopre un ruolo molto importante all’interno del gioco.

Giuseppe Saluto

La beta di The Division 2 ha letteralmente “diviso” in due la redazione: c’è chi pare averlo gradito e chi, al contrario, non ha apprezzato le novità proposte da Massive. Opinioni contrastanti sulla beta, che abbiamo manifestato pure nelle due dirette su Twitch in compagnia del gioco, anche in base alle pregresse esperienze con il primo capitolo. Ho dovuto riflettere a lungo per sviluppare un parere personale, che non nascondo sia poco lusinghiero. 

Partiamo dal punto di vista tecnico, uno degli aspetti che subito saltano all’occhio, consci del fatto di non trovarci di fronte a un prodotto finale, con ampi margini di miglioramento. Ho avuto modo di testare la beta sia su PC che su PS4 Pro, ma se con la prima piattaforma non ci sono stati grandi problemi di stabilità e sbavature eccessive, sulla console Sony la situazione è stata abbastanza disastrosa: i cali di frame-rate sono stati tutt’altro che rari, anche al di sotto dei 30fps, sia nelle situazioni concitate che nei passaggi tra l’hub principale e altre zone. Il motore di gioco è apparso in difficoltà nel gestire la Washington estiva proposta in questo secondo capitolo, con modelli poligonali e texture che hanno spesso richiesto una decina di secondi per esser caricate, anche negli scenari interni.  

Ma tralasciando questo, le vere preoccupazioni sono state successivamente rivolte a tutta una serie di problematiche puramente tecniche che, a quanto pare, sono presenti fin da lancio del primo The Division: nemici incastrati in parti delle ambientazioni, un sistema di coperture poco dinamico e conseguenti compenetrazioni con modelli poligonali. Insomma, diverse imperfezioni presenti da tempo nella serie di Ubisoft; quando manca ormai poco al lancio della versione finale di The Division 2, trovo molto improbabile che questi difetti vengano corretti in tempo. 

È innegabile che le atmosfere della New York immersa nella neve e nel gelo siano stati un punto forte, che in questo capitolo viene a mancare. Lo stesso vale per la Zona Nera, che non è riuscita, almeno per il momento, a trasmettere le stesse sensazioni di pericolo incombente a cui si era abituati in The Division.

Concludo parlando del gameplay, risultato alquanto legnoso e poco appagante, in quanto sono realmente stati rallentati i movimenti e la velocità del nostro personaggio per indirizzare il gioco verso un tipo di approccio più ragionato e per incentivare l’uso delle coperture. Ma mentre per il PvE risulta condivisibile come scelta (dove però abbiamo trovato anche un massiccio e rinnovato effetto spugna sui nemici più potenti, costringendoci a manovre evasive non affatto semplici), non si può dire altrettanto per la componente PvP. 

Ricordiamo inoltre che Ubisoft dovrà giocar bene le sue carte in quanto The Division 2 dovrà scontrarsi con Anthem di Electronic Arts; entrambi i titoli punteranno a un target di utenti molto simile, che difficilmente proverà le due esperienze di gioco contemporaneamente. Chi vi scrive è speranzoso di ritrovarsi davanti a un prodotto finale convincente e che possa riscattarsi da una problematica beta dimostrativa, ma la beta mi ha lasciato decisamente con l’amaro in bocca.

Tom Clancy's The Division 2
Nonostante sia ambientato nel periodo estivo, non mancheranno violenti temporali grazie a un sistema di meteo dinamico.

Filippo Scaboro

Dopo averlo provato su Xbox One X, le prime impressioni non sono state negative considerando che si tratta di una beta, e sono fiducioso per quanto riguarda il prodotto finale. The Division 2 ci fa sentire subito “a casa” già dai primi minuti di gioco, ricreando l’atmosfera del primo capitolo quantomeno come gestione iniziale di obiettivi e missioni.  

Anche l’aspetto sonoro ricalca in tutto e per tutto quanto sentito in precedenza, il compositore è lo stesso Ola Strandh che avevamo conosciuto nelle missioni a New York e anche questa volta sembra aver fatto un ottimo lavoro, forse migliore del precedente, ma aspettiamo la versione completa per poter giudicare la colonna sonora completa. 

Quella che personalmente mi ha lasciato un po’ di dubbi è stata l’ambientazione: New York City mi aveva affascinato di più anche perché rappresentata in una vesta alquanto malinconica, vedremo comunque nella versione finale come si evolverà ed espanderà Washington D.C. 

Tom Clancy's The Division 2
The Division 2 offrirà anche delle modalità competitive con cui sfidare amici e giocatori da tutto il mondo.

Tommaso Stio

Nonostante una buona dose di hype dovuta all’aver apprezzato molto il primo episodio, non avendo però giocato le espansioni, ho covato nel corso dei mesi una grande attesa e voglia di mettere le mani sul gioco. Il titolo si è dimostrato piuttosto intrigante già dall’E3 2018: il sistema di gioco era, e continua a essere, piuttosto solido, ma la maggior parte delle migliorie tangibili, almeno attraverso le due o tre prove che ho potuto fare, paiono essere limitate alla sfera tecnica e visiva. 

Ubisoft sembra essersi approcciata allo sviluppo di The Division 2 con quello che è un po’ lo stile che contraddistingue le sue ultime produzioni: piccoli miglioramenti incrementali che mirano ad addolcire e arrotondare il sistema di gioco, e in generale a rendere quindi l’esperienza più varia e piacevole.  

Questa serie però, a differenza di altre esperienze per giocatore singolo come Far Cry e Assassin’s Creed che paiono ormai aver metabolizzato quest’inflessione, sembra riscontrare qualche attrito in più nel gestire questo (scarso?) livello di novità. Che sia dovuto al genere di esperienza, un gioco di massa è ben diverso rispetto a un action adventure oppure per il carattere che la serie ha dimostrato di avere già con il precedente capitolo e i suoi DLC, la sensazione di “già visto” è molto forte e potrebbe pregiudicare quanto c’è di buono in termini di contenuti e miglioramenti per l’end-game. 

Tom Clancy’s The Division 2 sarà disponibile su PC, PlayStation 4 e Xbox One dal 15 marzo.

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