Tom Clancy's The Division 2

The Division 2 – Provata la Private Beta su PS4 Pro

A poco più di un mese dall'uscita, siamo tornati a combattere per le strade di Washington grazie alla beta dello shooter.

Dopo aver metabolizzato giusto in tempo la demo di Anthem, è giunta subito l’ora di accendere nuovamente la console e tirare fuori il controller per testare la beta privata di The Division 2, uno dei principali rivali dell’imminente sparatutto sviluppato da BioWare. Parliamo di due pezzi da novanta che si daranno battaglia nel giro di poche settimane, che pur offrendo contenuti sulla carta diametralmente opposte, puntano forte su esperienze cooperative online tra giocatori.  

Tra E3 2018, Gamescom e Milan Games Week, abbiamo già avuto modo di provare The Division 2 a più riprese, apprezzando in linea di massima le migliorie e piccole novità che Ubisoft e Massive Entertainment hanno saputo apportare alla sua creazione. Quando manca poco più di un mese al lancio, abbiamo provato il nuovo TPS di Ubisoft grazie alla beta privata, che ci ha dato modo di testare vari aspetti del sequel e fornirci un quadro generale su cosa aspettarci al lancio ufficiale sul mercato del prossimo 15 marzo.   

Ambientazione a parte, The Division 2 è un more of the same migliorato e ampliato del primo capitolo.

NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ… 

The Division 2 rispecchia a tutti gli effetti il più classico dei sequel, che non stravolge o rivoluziona la sua struttura ma piuttosto lima, migliora e amplia il percorso avviato nel 2016. Durante la nostra prova dalla Gamescom 2018 avevamo apprezzato alcune caratteristiche come una maggior fisicità nei movimenti e il nuovo sistema di cura. Ma la struttura alla base di The Division, quella non è cambiata affatto. Sono bastati pochi minuti per ritrovare lo stesso feeling del primo capitolo, specie nel dover affrontare le solite orde di nemici più o meno corazzati, salvare un personaggio o attivare un generatore. Così, dopo un intenso scontro a fuoco, saremo pronti a fare della Casa Bianca la nostra “umile” dimora e base operativa, in compagnia della JTF (acronimo di Joint Task Force). 

Le due missioni principali, svoltesi nell’hotel Grand Washington e nel Jefferson Trade Center, non si sono distaccate granché da quelle proposte nel capitolo originale. La seconda missione si è ben presto rivelata più divertente e impegnativa, con alcuni combattimenti svoltisi dapprima in scenari ristretti e poi culminati nell’immancabile boss fight in un ambiente più ampio. Optando per una difficoltà più elevata si è dovuto ricorrere spesso al nuovo sistema di cura, che aggiunge una componente strategica: il tempismo diventa decisamente fondamentale quando si decide di effettuare il cambio delle piastre, dal momento in questo frangente saremo completamente inermi al fuoco nemico. Per l’occasione, abilità come torrette e droni possono essere direzionate contro nemici specifici, una feature utile per concentrare il fuoco su obiettivi mirati come boss o avversari più potenti. 

…MA CON QUALCHE AGGIUNTA  

In questo sequel è cambiata la location, ma non la sostanza. La base operativa ora è niente di meno che la Casa Bianca, al cui interno il nostro agente può gestire la maggior parte degli aspetti che riguardano la progressione, ma anche vendere o acquistare equipaggiamenti e crearne di nuovi, proprio come accadeva nella fredda città di New York. A essere in qualche modo stravolti (ma non più di tanto, in verità) sono invece tutti gli elementi di contorno che rappresentano la componente ruolistica di The Division 2. La gestione dell’equipaggiamento e del crafting sono del tutto immutate, ma i ragazzi di Massive hanno optato per apportare sostanziali modifiche sulla evoluzione del nostro personaggio. Prendiamo ad esempio il sistema di abilità e talenti: questi non sono più legati ai tre dipartimenti (Medico, Sicurezza, Tecnologico) del primo episodio, ma accessibili completando missioni o raccogliendo delle casse SHADE sparse per il mondo di gioco. Attraverso un apposito personaggio, il Quartiermastro, potremo spendere i punti acquisiti nelle missioni selezionando un paio di abilità tra le otto disponibili e facendo lo stesso con i talenti. 

Nell’ottica di ampliare l’esperienza di gioco, gli sviluppatori hanno introdotto gli Insediamenti, un modo di investire materiali e risorse recuperate per ottenere benefici, personale da inviare alla base operativa e progetti per armi, mod ed equipaggiamenti. Questi agglomerati andranno aiutati attraverso missioni secondarie e potranno essere potenziati in modo tale da sbloccare nuove ricompense. Più che attività secondarie, gli Insediamenti sembrano essere stati concepiti come elemento portante nell’economia di gioco, su tutte la succitata possibilità di reclutare nuovi membri da inviare al quartier generale, di fatto indispensabili per migliorare le caratteristiche del proprio alter ego.

CONTENUTI PER TUTTI I GUSTI 

Le attività da fare in questa beta privata non sono di certo mancate, tra eventi casuali, missioni principali e secondarie, luoghi da esplorare e altri da conquistare. Cinque invece sono le missioni secondarie che abbiamo provato, che fungono da pretesto narrativo e richiedono grossomodo di compiere le stesse azioni di sempre, dallo sgombrare un’area che pullula di nemici a salvare un personaggio in difficoltà. Abbiamo incontrato anche diversi gruppi di NPC dediti alla raccolta di risorse varie, che presumiamo sarà possibile aiutare in modo più interattivo rispetto all’originale The Division nell’ottica della gestione degli insediamenti. Particolarmente interessante è stata la conquista degli avamposti, vere e proprie roccaforti nemiche da invadere anche con l’aiuto di NPC gestiti dall’intelligenza artificiale, che celano al loro interno equipaggiamenti degni di nota come armi, materiali e via discorrendo. 

La sfiducia nei confronti di The Division è stata largamente dovuta alla mancanza di un vero e proprio end-game e un supporto post-lancio che ha portato i server a svuotarsi clamorosamente, salvo poi riconquistare una buona fetta di utenza nel corso dei mesi successivi grazie ai nuovi contenuti introdotti da Massive. Memori della lezione, gli sviluppatori sembrano aver risolto una delle criticità del precedente titolo, facendo provare fin da subito una varietà di contenuti molto elevata e numericamente appagante, proprio per offrire una buona panoramica su quello che troveremo ad aspettarci tra poco più di un mese.  

Non sarà suggestiva come la New York innevata, ma la Washington D.C. estiva offre comunque un buon colpo d’occhio.

IN GIRO PER WASHINGTON D.C. 

La New York natalizia del primo capitolo è stata uno dei fattori di traino del successo di The Division, proprio grazie all’ottima rappresentazione digitale della città statunitense. Per questo secondo capitolo si invece passati alla Washington D.C. estiva, dove la natura ha reclamato ciò che un tempo era suo. In questa versione di prova è stata messa a disposizione una porzione di mappa abbastanza generosa, ma vagando tra quel che resta della capitale americana abbiamo avuto l’impressione di trovarsi in una zona dove sono in atto scontri tra fazioni anarchiche per il controllo dei territori, piuttosto che di trovarsi a lottare per la sopravvivenza nel bel mezzo di una depressione post-pandemica. Agli amanti della Grande Mela servirà comunque un periodo di assestamento prima di poter metabolizzare il cambio di scenario, che è comunque soggetto ad alcuni scorci niente male.

Purtroppo non siamo riusciti a goderci appieno la nostra visita nella capitale degli Stati Uniti a causa di un’ottimizzazione a tratti discutibile: tra qualche compenetrazione di troppo e texture poco definiti o caricate con notevole ritardo, lo spettacolo visivo non è stato certamente dei migliori. Al di là di teorie complottistiche poco percorribili, potrebbe trattarsi semplicemente un lavoro di scarsa ottimizzazione grafica, dal momento che le versioni PC e Xbox One sembrano essere esenti dalle problematiche riscontrate invece su PS4 Pro. Si tratta pur sempre di una build preliminare che ovviamente non rappresenta la qualità del gioco finale, ma ci saremmo aspettati quantomeno una versione più stabile e più rifinita dal punto di vista tecnico. 

Gli eventi che hanno portato nel caos New York sette mesi prima denotavano una buona sceneggiatura, ma priva forse di quel mordente nel raccontare lo sviluppo della catastrofe con più incisività e personalità. Il cambio di ambientazione sembra aver dato una marcia in più anche dal punto di vista narrativo, con una trama, più cinematografica e americanizzata, come testimoniato dal filmato d’apertura, quasi “netflixiano“, e nelle successive cut-scene a cui si assiste durante le missioni. Da quanto appreso l’introduzione di nuovi personaggi, che al momento ci sembrano ben caratterizzati, dovrebbe garantire un intreccio narrativo interessante. Di contrordine la caratterizzazione delle quattro fazioni (l’ultima sarà aggiunta una volta raggiunto il livello 30) ha lasciato spazio alle perplessità, laddove gli scontri a fuoco contro i Purificatori o l’Ultimo Battaglione rappresentavano anche determinati tipi di attacchi e nemici, riconoscibili anche dal punto di vista artistico. 

DARK ZONE 2.0 E PVP 

Definire la Zona Nera una semplice modalità non rende onore a quella che è concettualmente una delle idee più interessanti in ambito multiplayer degli ultimi anni. Luogo altamente letale e infame, la Zona Nera ha visto riversarsi al suo interno agenti traditori, lupi solitari e gruppi alla ricerca del loot perfetto. Ma far coesistere elementi PvE e PvP quanto più bilanciati possibili si è rivelata spesso rognoso per gli sviluppatori, che in questi due anni hanno apportato modifiche su modifiche. In maniera molto intelligente le pericolose zone di quarantena sono state suddivise in modo da poter offrire esperienze differenti, e in alcune di esse il livello degli agenti è uguale per tutti i giocatori, senza tener conto del livello dell’equipaggiamento. Questa caratteristica, meglio nota come Normalizzazione, si applica anche al PvP vero e proprio. Il problema alla radice della modalità Conflitto, di fatto la modalità competitiva del gioco, è rappresentato dalla staticità alla base del gameplay, con match dove le squadre passano metà del loro tempo dietro a un riparo. Dopo una manciata di partite tutt’altro che esaltanti nella modalità Schermaglia, nella quale le due squadre hanno quindici rientri disponibili, sono emerse nuovamente le perplessità sull’aver inserito una modalità competitiva scialba, quando la formula PvEvP della zona contaminata funziona già alla grande. 

Dopo aver completato alcune missioni tra principali e secondarie ci siamo addentrati nella Zona Nera Est, non prima però di aver sbrigato una missione che illustra le novità e il funzionamento di questa modalità, fungendo da tutorial narrativo. Anche senza la preoccupazione di incontrare nemici o agenti meglio equipaggiati, la tensione rimane comunque molto alta, e abbiamo accolto con piacere questa novità. Il fine ultimo rimane il medesimo, e cioè recuperare equipaggiamenti rari da estrarre attraverso un elicottero da richiamare in zone specifiche. Gli agenti che decidono di voltare le spalle alla divisione hanno ora bisogno di attivare lo status di Traditore con l’uso di un apposito tasto. Commettendo azioni di sabotaggio sempre maggiori o uccidendo altri Agenti si darà il via a una caccia all’uomo dove più alto sarà il rischio e maggiore sarà la ricompensa. È stato anche arginato il fastidioso fenomeno dello spawn kill, ora limitato da torrette posizionate, pronte a far cambiare idea a quegli agenti troppo aggressivi. Agendo in maniera decisa sul bilanciamento generale della Zona Nera, Massive Entertainment ha imboccato la strada giusta rendendo queste zone ibride PvE/PvP ancora più interessanti e appaganti da giocare. 

Messo da parte l’effetto novità del primo capitolo, The Division 2 è esplicitamente il prosieguo di un progetto che, nel corso di due anni, si è evoluto molto dopo un avvio tutta in salita. Migliorie e novità non mancano, ma la loro contestualizzazione e profondità necessitano per forza di cose di una verifica approfondita nella loro interezza, anche se la nostra primissima impressione è che non si tratti di elementi di prim’ordine. C’è da dire che questa volta Massive e Ubisoft sembrano avere le idee chiare sul futuro di The Division 2, soprattutto per quanto riguarda la gestione e la quantità dei contenuti post-lancio, da qui la volontà di far provare con mano diverse attività tra principali e secondarie già dalla beta. Un giudizio netto e definitivo come sempre potrà fornirlo solo il tempo, ma se avete amato il primo capitolo di The Division questo sequel ha delle ottime probabilità di intrattenervi allo stesso modo in una Washington D.C. in preda all’anarchia, in quello che una volta era il più grande baluardo amministrativo di tutto gli Stati Uniti. 

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