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Tom Clancy's The Division 2

The Division 2

Dalle strade vestite di bianco di New York alla colorata Washington d'estate, per gli agenti della Divisione è tempo di una nuova missione.

A partire dalla saga di Assassin’s Creed, le ambientazioni dei titoli Ubisoft hanno fatto viaggiare i videogiocatori attraverso epoche storiche e contesti differenti, alzando l’asticella in quanto a cura per i dettagli anno dopo anno. Dalla Gerusalemme dei Crociati alla Bolivia dei narcos, fino alle vere e proprie visite guidate interattive, le produzioni del publisher d’oltralpe si sono sempre distinte per la loro qualità. Ultima in ordine temporale a essere oggetto delle attenzioni digitali di Ubisoft è stata niente meno che Washington, città americana che si unisce alla lunga serie di scenari proposti in questi anni.  

Il principale stato istituzionale degli Stati Uniti è l’ambientazione scelta per il secondo capitolo della serie The Division, disponibile dal 15 marzo per PC, PlayStation 4 e Xbox One. Lo sparatutto in terza persona con una forte impronta multiplayer segue a distanza di tre anni la proprietà intellettuale che all’E3 2013 lasciò tutti a bocca aperta, salvo poi uscire sensibilmente ridimensionata al lancio ufficiale. Ecco che Tom Clancy’s The Division 2 è chiamato a riscattare polemiche e problematiche sollevate del suo predecessore, che dopo un’ottima accoglienza entusiastica vide un’emorragia di giocatori sui server a causa di un supporto post-lancio scarno e privo di contenuti di rilievo.

Ma a partire dall’E3 2017, la voglia di rivalsa si è palesata con l’annuncio di The Division 2, secondo capitolo della serie che è riuscito a suscitare un crescente interesse proprio grazie alla volontà di sviluppatori e publisher di offrire tanti contenuti e un supporto duraturo sia nel gioco finale che a distanza di qualche settimana dopo il debutto. Dopo averne seguito con particolare attenzione lo sviluppo e averlo provato in diverse occasioni tra fiere ed eventi, siamo finalmente pronti per dare un giudizio definitivo su uno dei titoli più attesi del 2019.

The Division 2
Dopo New York gli agenti della Divisione sono chiamati a salvare Washington D.C.

QUANDO LA SOCIETÀ CROLLA, INIZIA LA NOSTRA MISSIONE 

Sono passati sette mesi da quando il Veleno Verde ha gettato New York e tutti gli Stati Uniti nel caos, decimando la popolazione e frammentando una società ormai allo sbando. Questa volta impersoneremo i panni di un agente della Divisione alle prese con l’occupazione di Washington, nel tentativo di ristabilire la rete Shade e rimettere insieme ciò che resta del governo americano. Nel turbinio di eventi che si susseguono è facile notare una maggiore propensione cinematografica e un apparente focalizzazione sui personaggi che poco alla volta entrano in scena. Le storie dei vari comprimari però non vengono mai realmente approfondite, negando alla serie quella profondità narrativa che garantirebbe probabilmente un notevole salto di qualità; la mancanza di parola del nostro personaggio poi lo rende il classico eroe tuttofare che ai discorsi preferisce far parlare le proprie armi.

La qualità generale della trama si attesta su un livello sufficiente, lontano tuttavia dall’essere memorabile o apprezzabile per qualche motivo in particolare, seppur con un passo avanti rispetto al primo capitolo. Laddove il filone narrativo principale si limita a essere discreto, subentrano tutta una serie di collezionabili che espandono il canovaccio. Le proiezioni Echo, registrazioni telefoniche e filmati extra in stile bodycam aprono e chiudono parentesi su come membri delle fazioni, soldati e persone comuni fronteggiano il crollo della società così come la conoscevamo. Questi elementi apparentemente di contorno paradossalmente appaiono più curati rispetto ai (pochi) filmati e ai (tanti, forse troppi) dialoghi che vanno in scena portando avanti le missioni principali o secondarie. Il tanto agognato salto di qualità in termini di trama ancora non c’è stato. Che la terza volta sia quella buona?

RICONQUISTARE WASHINGTON D.C. 

Dopo un primo episodio ambientato nell’apprezzatissima New York a tema invernale, The Division 2 ci porta in giro per le strade di una Washington D.C. nel pieno della stagione calda. Considerando gli eventi narrati nel primo capitolo, la scelta di proporre la capitale americana non appare poi così sorprendente; al contrario di quanto si dice in giro, aver messo da parte la fascinosa ambientazione newyorkese si è rivelata essere una mossa azzeccata e che paventa un ventaglio di possibilità sotto diversi punti di vista. Il valore storico-culturale ponderato da questa scelta ci catapulta in una città ricreata minuziosamente pixel dopo pixel, dalla fisionomia ben riconoscibile dei suoi monumenti come l’obelisco dedicato a George Washington, il Lincoln Memorial o il Kennedy Center. Si respira anche un’aria diversa muovendosi tra le ampie carreggiate della città americana, meno pregna di morte e disperazione ma satura di quelle atmosfere post-apocalittiche che rimandano non troppo velatamente ai luoghi visitati da Joel ed Ellie in The Last of Us o alle vicissitudini di Will Smith nella trasposizione cinematografica di Io sono leggenda, tratto dall’opera letteraria di Richard Matheson.

Questa anarchia di fondo sfocia in vere e proprie azioni di guerriglia urbana che rendono questa ambientazione molto più viva e dinamica rispetto alla precedente, dove gli scontri tra pattuglie di NPC e nemici gestita dall’intelligenza artificiale (che per inciso si attesa su buoni livelli, pur con qualche amnesia di troppo) mettono in atto una feroce guerra per la conquista del territorio. Anche le ambientazioni di gioco interne, alcune molto suggestive come il museo di storia americana o il centro aereospaziale NOA sembrano maggiormente ad ampio respiro e meno claustrofobiche di quelle newyorchesi. Esplorare la capitale amministrativa americana non equivale solo a intraprendere un istruttivo tour didattico tra i suoi luoghi più rappresentativi come il Campidoglio o la Casa Bianca, ma diventa un ottimo pretesto per andare a caccia di collezionabili di vario genere, risorse ed equipaggiamento raro. In termini di missioni principali e secondarie entrambe risultano più articolate e composte da un buon numero di passaggi da portare a termine, seppur limitate al compimento delle stesse azioni, intrattenendo con efficacia grazie all’ottima componente da sparatutto in terza persona.  

THE DIVISION 2.0

Con i tempi che corrono è facile imbattersi in commenti ironici e taglianti che definiscono il gioco come una grande espansione e poco altro, una sorta di The Division 1.5 per intenderci. Ma sono appunto chiacchiere da social, e il numero “2” in questo caso è ampiamente giustificato da tutta una serie di motivazioni attribuibili principalmente dal cambio di location e contenuti che vedremo di seguito. Per questo The Division 2 riparte dalle basi solide gettate tre anni fa e non apporta sostanziali modifiche al gameplay e gunplay, fatta eccezione per un sistema di cura che non è più istantaneo, dal momento che cambiare le piastre balistiche danneggiate richiede diversi secondi a differenza dei vecchi kit medici. Per il resto si tratta di aggiunte anche di un certo peso, come ad esempio quattro nuove abilità (Alveare, Drone, Lanciatore chimico e Lucciola) che si aggiungono a quelle ereditate dal precedente capitolo (Scudo, Torretta, Mina a ricerca e Impulso), tutte ottenibili completando missioni e recuperando casse di tecnologia Shade sparse per le strade della città. Le abilità inedite si dimostrano particolarmente utili nelle situazioni più disparate: il lanciatore chimico ad esempio è efficace per avvelenare o incendiare i nemici rintanati dietro le coperture, mentre un drone curativo è perfetto per ripristinare la propria corazza o quella degli alleati.

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