Museo Videoludico #04 – Lo Zweihander di Dark Souls

Il medioevo è senza dubbio una delle ispirazioni principali di temi e ambientazioni nei videogiochi, ma questa ispirazione non rimane sempre intatta e inalterata, com’è accaduto ad esempio per Kingdom Come: Deliverance, di cui vi abbiamo parlato nella recensione di qualche mese fa. Spesso e volentieri a questo mondo viene applicato un filtro fantasy, dando vita a capolavori di qualità sopraffina: è il caso di Dark Souls, capitolo più famoso della serie ideata da Hidetaka Miyazaki e riportata in auge dalla recente Remastered di cui vi abbiamo parlato nella nostra esauriente recensione qualche giorno fa.

Museo Videoludico - Zweihander - Dark Souls

La raffinatezza di questo titolo sta nel nascondere piccoli indizi che raccontano grandi storie nelle descrizioni degli oggetti. Ogni cosa che avete nell’inventario perciò ha un suo motivo d’essere e il perché ha così importanza nel feroce e spietato mondo di Dark Souls. Nel nuovo episodio di Museo Videoludico parleremo di uno spadone molto amato dalla community, nonché uno dei più personalizzabili: lo Zweihander.

La descrizione dell’arma all’interno del gioco cita testualmente: “Un grosso spadone pesante. Lo Zweihander viene brandito a due mani, ma richiede comunque una forza disumana. Il suo peso scaglia in aria i nemici all’impatto“. Uno spadone in grado di abbattere qualunque nemico, peculiarità fondamentale a Lordran, dal momento che i nemici non avranno alcuna pietà di voi.

L’arma si trova abbastanza facilmente all’inizio del gioco. Una volta che Snuggly la Falchessa vi avrà lasciati di fronte al falò del Santuario del Fuoco, dirigetevi presso il cimitero sulla sinistra. Dopo aver affrontato i vari scheletri dovrete avvicinarvi al cadavere sotto alla gigantesca pietra tombale in mezzo allo spiazzo. Come potete immaginare, in Dark Souls ogni premio va meritato e questo spadone non fa eccezione: un enorme scheletro vi si animerà davanti e dovrete fare attenzione a evitare i suoi attacchi per non subire danni ingenti.

Con ben 130 di danno base, lo Zweihander è perfetto per coloro che desiderano iniziare da subito una run con un personaggio basato sulla Forza. Difatti, l’arma richiede un punteggio minimo di 24 per la Forza e 10 per quanto riguarda la Destrezza, statistiche adatte per l’appunto a coloro che spingeranno sui danni da infliggere massicci.

L’evoluzione è inoltre molto versatile in quanto può aumentare i danni base oppure tramutarsi in un’arma del caos o magica. Il nostro consiglio è di farla trasformare in arma del fulmine, in quanto aumenta sensibilmente i danni da stordimento (già notevoli nella versione base). Tuttavia, com’è logico immaginare, la natura di spadone pesante non consente velocità d’azione ma si basa su un moveset lento. L’ampio raggio permette però di tenere lontani gli avversari con facilità. Oltretutto all’inizio, per massimizzare i danni, l’arma deve essere impugnata con due mani, fattore che però penalizza le parate e quindi la difesa.

Lo Zweihander, tradotto in italiano con un semplice “spadone” ma che significa “doppia impugnatura“, ha origine nella penisola iberica. Nonostante l’altisonante nome “Espadon”, la sua dimensione era ridotta rispetto alla forma germanica più nota. Il suo sviluppo, risalente al quindicesimo secolo, avvenne durante il periodo del Sacro Romano Impero e fu ripreso nel Rinascimento dalle guardie di Massimiliano I d’Asburgo, i temibili Lanzichenecchi.

Lo Zweihander era usato principalmente come arma per disperdere le forze nemiche. Infatti era utile per spaccare le picche, azzerando di fatto la potenza di attacco, oppure nel tenere lontano e attaccare senza pericoli, come nel caso di Dark Souls. Si sa, però, che l’avvento dell’archibugio e delle armi da fuoco fece decadere le armi bianche, e così anche lo Zweihander finì lentamente nel dimenticatoio.

Museo Videoludico - Zweihander - Dark Souls

La forma dello Zweihander nel gioco è fedele a un modello classico esistente nella realtà. L’impugnatura lunga, che permette appunto una doppia presa, aveva un importante fondamento fisico dietro: la leva. La mano dominante del cavaliere faceva da fulcro della lama, mentre la mano più bassa e meno forte fungeva da leva vera e propria. Posti oltre il ricasso (la parte della lama che spesso veniva avvolta in un materiale morbido come il cuoio per assicurare una presa più forte) si trovavano due denti con lo scopo di fare da elsa di minor importanza rispetto a quella più vicina all’impugnatura. Quest’ultima invece era molto più lunga, oltre ad avere in certi casi una parte centrale molto più larga, la quale proteggeva maggiormente la mano del combattente.

La lunghezza dello Zweihander era di circa 175 centimetri, una dimensione che incuteva terrore negli menti nemiche. Per quanto riguarda il peso invece, lo Spadone non era poi così peso: il valore potevano oscillare dai 3,5 kg a un massimo di 6. Si tratta di una scelta precisa nata dalla volontà di non far sì che il guerriero rimanesse facilmente scoperto. Come abbiamo detto, con la comparsa delle armi da fuoco l’uso di una spada così possente divenne quasi obsoleto e la loro funzione, dal 1500 in poi, ricadde al mero contesto cerimoniale. Da allora infatti possiamo ammirare spadoni altamente decorati e pacchiani, con lame serpeggianti di dimensioni enormi. Non a caso di quel periodo possiamo ammirare uno dei più grandi esemplari: la Serpill Sword. Questa lama, oggi conservata nel Museo Nazionale delle Antichità della Scozia, è lunga ben 215 metri per un peso complessivo di 10 kg, un vero e proprio spettacolo dell’artigianato inglese ma che in battaglia sarebbe stato totalmente inutile.

La nostra avventura odierna termina qui. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate e cosa vorreste vedere in futuro. Museo Videoludico torna il prossimo mese con una nuova analisi e tante curiosità.