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Wolfenstein: Youngblood

Wolfenstein: Youngblood

Le figlie gemelle di BJ Blazkowicz partono alla volta di Parigi per sterminare orde di nazisti.

Da qualche anno, Bethesda sta cercando di espandere ulteriormente i confini della saga Wolfenstein con esperimenti ed episodi che, passo dopo passo, continuano ad alzare la proverbiale asticella. È successo con Wolfenstein: The New Order, capitolo che ha ridato lustro al personaggio di William B.J. Blazkowicz e che è stato seguito poi dal prequel The Old Blood, il quale ha avuto il merito di introdurre una serie di novità inusuali ma non per questo poco interessanti. Dopo l’ottimo sequel Wolfenstein II: The New Colossus, MachineGames si è messa immediatamente al lavoro per offrire ai fan un prosieguo della saga, cambiando per l’ennesima volta le carte in tavola.

Ed ecco che oltre a Wolfenstein: Cyberpilot, il primo esperimento in realtà virtuale della serie, arriva anche lo spin-off Wolfenstein: Youngblood, episodio che mette da parte lo storico Terror Billy per narrarci una storia differente da un punto di vista tutto nuovo. La sceneggiatura di Youngblood vede infatti le due figlie gemelle di Blazkowicz e Anya, Jess e Soph, partire alla volta di Parigi alla ricerca del padre scomparso, il tutto quando sono trascorsi ormai vent’anni dall’epilogo di The New Colossus e dallo sterminio dei nazisti sul suolo americano per mano dello stesso Blazkowicz.

Wolfenstein: Youngblood
Jess e Soph, le due figlie di Blazkowicz, hanno ereditato dal padre la passione per lo sterminio dei nazisti.

UNA TRADIZIONE DI FAMIGLIA

Nazisti che, tuttavia, sfortunatamente non si sono dileguati dal resto del pianeta ma che al contrario continuano a instillare terrore tra le maggiori capitali del vecchio continente. Così, Blazkowicz tenta di mettere fine all’egemonia delle truppe tedesche recandosi nel cuore di Parigi, svanendo misteriosamente durante una missione. Le due figlie gemelle, la cui esistenza era stata svelata nell’epilogo di The New Colossus e qui già pronte a fare a pezzi i nazisti, partono per la capitale francese con lo scopo di recuperare il padre. Ed è proprio questo l’inizio del viaggio: nei panni di una tra Jess e Soph, il giocatore dovrà affrontare una campagna non lineare che lo porterà a esplorare quattro macro-zone di una Parigi dalle tinte open-world, con ampie aree di gioco caratterizzate da una grande attenzione al level design, ricco di pertugi, scorciatoie e percorsi segreti che è possibile scovare esplorando a dovere lo scenario.

Progredendo nella trama, fatta di missioni principali e secondarie, vi troverete a scoprire nuove porzioni della città, tuttavia da un certo punto in poi si assisterà a una pratica di backtracking piuttosto pesante che vi porterà a tornare sui vostri passi a più riprese, con lo scopo di uccidere un nuovo bersaglio in una location familiare o andare alla ricerca di nuove risorse o progetti fondamentali per la prosecuzione della storia. Una trovata che, sebbene sia comprensibile in un gioco che punta a offrire una longevità elevata tramite missioni extra (su cadenza giornaliera e settimanale), rischia di rendere la città di Parigi alla lunga meno affascinante di quanto non sia nelle prime battute di gioco.

Insomma, se da una parte si fa notare l’esperienza maturata con Dishonored e Prey da Arkane Studios, evidente in un level design assolutamente non lineare, dall’altra è altresì evidente il riciclo di scenari e missioni secondarie che finiscono col ripetersi di continuo e assomigliarsi un po’ troppo. Ciò nonostante, la campagna si lascia giocare che è un piacere sia in single-player, affidando all’intelligenza artificiale (buona) il controllo del secondo personaggio, sia in modalità cooperativa, vero fiore all’occhiello di Youngblood.

INSIEME È MEGLIO

Lo spin-off di Wolfenstein infatti può contare su un multiplayer di tipo drop-in/drop-out che, in qualsiasi momento, vi permette di affrontare l’avventura insieme a un giocatore, sia invitando un amico che cercando un alleato tramite matchmaking. Sebbene non sia possibile affrontare l’avventura con l’ausilio di una modalità split-screen, grazie al Buddy Pass incluso nella versione Deluxe (disponibile al prezzo di 39,99 euro, 10 euro in più di quella Standard) potrete inviare una copia gratuita a un amico, che potrà giocare con voi senza spendere un centesimo (ma non potrà avviare, comprensibilmente, l’avventura in vostra assenza, né tantomeno sbloccare Trofei e Obiettivi).

Wolfenstein: Youngblood
Grazie all’esperienza di Arkane Studios, il level design include numerosi percorsi opzionali e segreti che possono essere scovati esplorando in lungo e largo le ambientazioni.

In compagnia di un secondo giocatore in carne e ossa, la musica cambia: gli elementi tipici del gameplay di Wolfenstein sono impreziositi da meccaniche inedite per la saga, come la necessità di sbloccare porte e meccanismi, risolvere enigmi basilari e utilizzare abilità speciali per fronteggiare il boss di turno (che, a proposito, sono presenti ma non sono memorabili come gli episodi precedenti). La difficoltà ovviamente scala in modo progressivo, anche a seconda del vostro livello: già, perché Wolfenstein: Youngblood dà al giocatore un sistema ruolistico basilare che vale tanto per il personaggio quanto per i nemici che affronterete, ed è per questo motivo che è assolutamente consigliabile che il giocatore che combatte al vostro fianco lo faccia dall’inizio alla fine, per assicurarvi che il livello di uno dei due giocatori non vada a rendere eccessivamente difficoltoso il tasso di sfida per l’altro.

La difficoltà, infatti, si bilancia automaticamente al livello del personaggio più potente, rendendo l’avventura potenzialmente frustrante per quello messo peggio in termini di abilità e armi sbloccate, che come da tradizione possono essere potenziate e migliorate progredendo nell’avventura. Pur non arrivando ai livelli di Destiny o The Division (non è presente, infatti, un vero e proprio sistema di loot), quello proposto da MachineGames è un sistema interessante che potrebbe essere riproposto in futuro con il terzo capitolo di Wolfenstein.

UCCIDERE NAZISTI CON STILE

Youngblood offre una campagna che può essere completata in una decina di ore, con una serie di contenuti aggiuntivi (annoverabili a una sorta di end-game) che estendono la longevità per altre 4-5 ore. Per tutta la durata dell’avventura, è palese che il feeling in fase di combattimento sia rimasto immutato rispetto agli episodi precedenti: si spara (e tanto) che è un piacere, le armi sono diversificate e sempre molto appaganti, le abilità (come ad esempio la possibilità di occultarsi, diventando invisibili per un breve periodo) aggiungono un po’ di pepe in più all’azione e, all’occorrenza, possono essere utilizzate al fine di affrontare un combattimento con un approccio più furtivo.

Il tutto è supportato dal solito motore id Tech 6, che mantiene i medesimi standard già proposti a suo tempo dalla software house con The New Colossus e offre un impatto di tutto rispetto. Tuttavia, l’impressione è che a livello artistico si sarebbe potuto osare un po’ di più, dal momento che superato il fascino iniziale la città di Parigi sembra un po’ troppo simile alle ambientazioni precedenti, nonostante il cambio radicale di location (dagli Stati Uniti all’Europa). Per il resto, parliamo della solita, grande qualità nei modelli poligonali e nelle animazioni, supportata da alcune cut-scene ben riuscite (ma presenti in quantità minore rispetto agli episodi precedenti, aspetto che rende la sceneggiatura probabilmente un po’ più debole e meno coinvolgente. Buono il sonoro, impreziosito da una soundtrack di tutto rispetto, e buono anche il doppiaggio in italiano, ben adattato ai personaggi di Jess e Soph.

GIUDIZIO
Pur non offrendo particolari innovazioni, Wolfenstein: Youngblood riesce a dare una boccata d'aria fresca alla serie di Bethesda. Il merito è certamente dell'aggiunta di Arkane Studios, che ha offerto il proprio talento nel level design per dar vita a tutta una serie di segreti e percorsi alternativi che rendono l'esplorazione più frizzante, ma anche di alcune trovate che stimolano la cooperazione e potrebbero fare da preludio a ciò che Machinegames ha in serbo per il terzo capitolo canonico della serie. Ottima l'idea del Buddy Pass, che a fronte di un investimento modesto permette a due giocatori di godersi l'avventura insieme.
GRAFICA8
SONORO7.5
LONGEVITÀ8
GAMEPLAY8.5
PRO
Il gameplay è come sempre una garanzia
Ottima trovata del Buddy Pass
Ambientazione accattivante, supportata da un ottimo level design...
CONTRO
...ma gli scenari sono ridotti all'osso e il backtracking alla lunga stanca
Livello di difficoltà altalenante, specie passando da single-player a coop
La sceneggiatura non brilla particolarmente
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