Kingdom Hearts 3

Il gioco di ruolo di Square-Enix è finalmente giunto a concludere la lotta tra la luce e l'oscurità. Riusciranno Sora e amici a prevalere?

Il tempo è un concetto che più volte si è rivelato relativo nel corso della storia umana, quasi come se alla fine fossimo noi a deciderne le vere fattezze. Quando ci annoiamo passa fin troppo lentamente, mentre nella felicità lo vediamo volare via come se ci sfuggisse dalle mani. Per certe cose però, il tempo sembra davvero fermarsi nelle sue pieghe, che siano passati secoli o attimi dalla loro creazione o esperienza. Tra queste straordinarie eccezioni, nel mondo videoludico risiede di diritto la indimenticabile saga di Kingdom Hearts. Ricordo ancora vividamente quando ero un giovane ingenuo appassionato privo di internet e speranzoso di sapere dai negozianti la data d’uscita del fantomatico Kingdom Hearts 2. Non sento di esagerare nell’affermare che quel singolo gioco – più del primo – è stato ed è ancora uno dei migliori tre titoli che hanno indelebilmente segnato la mia passione per il mondo videoludico, ben oltre il semplice divertimento. Dopo averne spolpato anche l’edizione Final Mix, attesi con ansia questo mistico terzo capitolo che fino a poco tempo fa sembrava essere un’allucinazione al pari di Half Life 3.

Eppure, quest’oggi, quello che era un giovane dagli occhi ammaliati dalla luce del Keyblade si ritrova a provare e recensire una delle opere più attese di casa Square-Enix, tanto forte e nostalgica da rendere il tempo intercorso tra i due capitoli principali completamente nullo già dalle prime timide note del menù principale. Già solo il nome di Kingdom Hearts 3 basterebbe per spazzare via qualsiasi introduzione, ma in casi eclatanti come questo è giusto tornare un po’ indietro prima di andare avanti, per ricordarci di quanto e quale impatto possa avere un’esperienza del genere nel nostro modo di vivere e fruire dell’intrattenimento, soprattutto quando dietro di esse c’è un nome dall’importanza storica come Square-Enix.

Il cielo è una tematica ricorrente in Kingdom Hearts, oltre che un simbolo ben preciso per la storia.

L’ARMONIA DEL REGNO DI LUCE E OMBRA

Kingdom Hearts 3 parte proprio dove ci eravamo lasciati con il prologo a esso dedicato nella collezione 2.8. Sora si ritrova in una situazione in cui deve necessariamente riscoprire sé stesso da un punto di vista pratico e interiore, soprattutto se si considera la gravità degli eventi antecedenti e quelli futuri. L’obiettivo dei compagni di Topolino è quello di radunare le sette luci per combattere contro le tredici oscurità rappresentate dalle diverse versioni del tenebroso Xehanorth, il quale ormai sembra essere a un passo dal compimento del suo ambizioso piano.

Tutte le linee narrative coltivate finora, che siano quelle di Birth by Sleep o di Union Cross, convergono in questo episodio che si imbarca l’onere di dover raccontare tutti questi approfondimenti attraverso un sistema coeso, dando al contempo risalto ai suoi protagonisti e alla fine del loro percorso evolutivo. Proprio la crescita, sia personale che come eroi schierati dalla parte della luce, diventa uno dei tanti temi centrali su cui ruota l’impianto narrativo. E a questo spazio che vengono dedicate tutte quelle scene che appartengono esclusivamente alla trama originale del gioco e ai suoi personaggi correlati, lasciando che il conflitto tra luce e oscurità non si combatta solamente nei campi di battaglia martoriati dai Keyblade, ma anche all’interno dei pensieri di Kairi, Sora e Riku, i quali hanno tutti avuto modo già di entrare in contatto con i temi e le conseguenze che l’abbraccio dell’oscurità porta con sé.

In tale prospettiva, Sora riveste un ruolo ancora più importante proprio per via dalla sua “carica” di Araldo della Luce, il quale diventa necessariamente un peso eccessivamente grande per un ragazzo che, finora, non ha mai vissuto in modo serio questa sua avventura, al contrario del suo amico Riku che è già segnato e maturato, tanto da essere il solo tra i due che ha passato l’esame di Maestro del Keyblade. La disparità è palese ed è strutturata appositamente così fin dal primo capitolo per rendere Kairi l’ago della bilancia definitivo e l’elemento dell’alchimia che completa il trittico principale di eroi, ripetuto già nel corso della storia di Aqua, Terra e Ventus.

Allo stesso modo vediamo una forte espansione delle dinamiche interne alla nuova/vecchia Organizzazione XIII, il che va a congiungersi con i nuovi propositi legati a Roxas, Naminé e altri personaggi equamente importanti all’interno della trama di Nomura. Questi orizzonti e obiettivi delle due fazioni si costruiscono, come da tradizione, all’interno delle licenze Disney Pixar e nell’accostamento tra la morale/dinamiche delle storie originali con ciò che i personaggi originali cercano, specialmente se si considerano le mire dei cattivi. In questo caso però, Sora prende in mano i riflettori e diventa un protagonista ancora più coeso all’interno dei mondi che visita, i quali sono una riproposizione adattata delle vicende che tutti noi abbiamo visto su grande schermo, con tanto di canzoni iconiche come Let It Go e scene chiave come la Perla Nera nel mare di sabbia dello scrigno.

La convergenza di questi prodotti narrativi, originali o su licenza, crea la fine del conflitto della saga seguendo la scia dell’armonia di cuori che da sempre ha costituito le sue fondamenta. In un emozionante, commovente e registicamente ineccepibile finale adrenalinico, Tetsuya Nomura compone la sua tanto sofferta sinfonia finale, orchestrata da tutti gli strumenti – i suoi protagonisti – comparsi nelle tante storie che hanno accompagnato questi lunghi anni. La metafora musicale è forse il modo più azzeccato e preciso per descrivere l’esplosione di colori, sensazioni e voci che l’interezza di questo gioco, se così possiamo volgarmente chiamarlo considerando il suo spessore, comunica in ogni secondo della sua esperienza.

C’è spazio per tanti momenti “rilassati” all’interno della storia, ma non fatevi ingannare…

Per quanto molte volte cada in un eccesso di fanciullezza che può far storcere il naso alla fanbase ormai cresciuta dopo tredici anni di assenza, Kingdom Hearts 3 chiude perfettamente ciò che era stato iniziato, calando il sipario tra gli applausi scroscianti e le calde lacrime. In attesa che, dalle rosse tende, arrivino l’epilogo e il finale segreto post-lancio.

SINFONIA DI CHIAVI LUCENTI

Se la trama rappresenta l’unione e il collegamento, il gameplay riprende questa stessa impronta per raccogliere tutte le strutture del passato e unirle in un unico pacchetto. D’altro canto, il gioco inizia con Sora in una situazione di stallo dovuta alla triste conclusione di Dream Drop Distance. Senza il potere del risveglio e provato dalla gita nell’abisso oscuro del suo cuore deve ritrovare la forza perduta e ciò dà la giustificazione al team di sviluppo per poter far iniziare il nostro protagonista con poche mosse a sua disposizione.

Mano a mano che andremo avanti nella nostra avventura, guadagneremo sempre più poteri e abilità crescendo in potenza e trasformazioni. Kingdom Hearts 3 è infatti estremamente fluido e malleabile e forse è il capitolo che vede al suo interno il maggior numero di cambiamenti di design sia nella costruzione dei mondi che nelle interazioni combattive o meno. Sora, Pippo e Paperino sono ormai abitudinari nel cambiare le proprie fattezze per adattarsi al mondo in cui arrivano, e in egual misura la loro esperienza in essi non rimane confinata nel loro perimetro, piuttosto si estende ben oltre come un costante riverbero. Il Keyblade, emblema storico, è il perfetto esempio per illustrare questo concetto: ogni nuova arma ottenuta possiederà un comando contestuale d’azione che permetterà di trasformarla in un nuovo attrezzo con mosse e caratteristiche completamente diverse rispetto a qualsiasi altro. Questo non solo spazza via qualsiasi tipo di ripetitività, anche grazie ad altri comandi e alla possibilità di equipaggiare tre Keyblade alla volta, ma cambia completamente il modo in cui si affronta la numerosa varietà di nemici, originali e presi dalle varie storie passate.

A corredare il trasformismo di Sora ci sono molti comandi, magie ed evocazioni che compaiono frequentemente nel corso della battaglia. Ritroviamo infatti diversi elementi frequenti nell’HUD: la barra Focus, la pila dei comandi d’azione, le interazioni uniche con i personaggi originali dei mondi e novità come le attrazioni di Disneyland. La carne a fuoco nelle battaglie è abbondantissima, soprattutto se poi è condita da un sistema di creazione esteso, il potenziamento dei Keyblade per non lasciarli marcire nell’inventario e il classico arsenale di abilità, accessori e statistiche a cui siamo abituati.

L’esplorazione subisce lo stesso trattamento, aggiungendo molte azioni contestuali che espandono gli orizzonti del trio in ogni direzione possibile. Si possono scalare montagne e combattere sui loro pendii, volare nel cielo e esibirsi in scontri aerei, combattere a bordo di veri e propri Robot o perfino navigare per i mari con un vascello pirata nuovo di zecca. Ogni mondo ha le sue regole uniche e questi anni di sviluppo hanno reso possibile questa spinta nel rendere unica la sua esperienza, tanto da far sembrare qualsiasi ambientazione quasi come un titolo indipendente dalla struttura generale. Nonostante le molte innovazioni, ci sono elementi comuni che si ricollegano alle capacità maturate da Sora nel corso della sua storia, come per esempio il Fluimoto o la possibilità di interagire con il cuore del mondo attraverso il Keyblade.

Ci sono molti combattimenti, oltre ai Boss, che richiederanno parecchio impegno da parte vostra!

Oltre al quadro più grande, Kingdom Hearts 3 è anche una ricca costellazione di sistemi e minigiochi sparsi per tutta la sua interezza e ben inseriti nelle meccaniche principali. Il Grande Bistrot di Ratatouille è un chiaro esempio di questo: ogni piatto preparato nella cucina stellata servirà per potenziare i membri del nostro gruppo, in modo simile a quanto avviene con la cucina dei cugini di Tales of. Ciò unisce l’utile al dilettevole, sebbene questo sistema sia quasi ininfluente se si vive il gioco al di sotto delle difficoltà più elevate. Allo stesso modo, la forgia e i giochi del Regno Classico sono sì opzionali, ma consentono di ottenere ricompense di spessore e di divertire in un momento di pausa tra una missione e l’altra.

Tra questi, il comparto addizionale più riuscito è indubbiamente la sezione dedicata alla Gummiship, la quale adesso è enormemente più espansa rispetto al passato. Vi ritroverete infatti in un vero e proprio universo aperto in cui affrontare delle sezioni di volo alternate a lotte dallo stampo arcade, dove vi sarà chiesto di uccidere Heartless spaziali in quantità industriali nel minor tempo possibile. Essendo obbligatorio per progredire nella storia, il viaggio nella Gummiship vi costringerà a scoprire gli insidiosi percorsi per raggiungere i vari mondi, invogliandovi ad andare oltre la vostra rotta per trovare tesori inestimabili e potenti nemici nascosti. Prima di partire però, date uno sguardo all’ampio Garage presente nel gioco, nel quale è stato dato ampio spazio a tutti gli smanettoni appassionati dell’editor delle navicelle, ancora più ricco e preciso rispetto al passato.

Senza scendere a compromessi in ogni suo aspetto, il divertimento è diventato il pilastro centrale del lato ludico di Kingdom Hearts 3, il quale forse allenta la presa sulla difficoltà e la complessità delle battaglie principali in favore di un feeling più genuino e interattivo. Per i veterani è rimasto un post game piuttosto ricco e la solita difficoltà crescente, ma è bene sottolineare come nel corso della “campagna” si sia voluto venire incontro a un’esigenza. Specialmente se si guarda alle fantastiche battaglie dei Boss: spettacolari e sceniche, ma molto semplificate nel design se non in alcune eccezioni nelle aree più impegnative.

BELLEZZA DEL CUORE

Mentre i molti capitoli hanno contribuito a creare un grande insieme di idee da mettere sotto un unico vessillo, il passaggio del tempo ha richiesto una grossa, enorme evoluzione dal punto di vista tecnico da immettere nella nuova produzione. Non a caso, l’aspetto estetico è stata forse la preoccupazione più grande dei fan durante gli anni delle indiscrezioni, soprattutto se l’unico titolo inedito su console casalinghe è stato il Prologo 0.2. Mettendo però finalmente mano a Kingdom Hearts 3, qualsiasi dubbio sparisce anche solo osservando lo scenario del tutorial.

Il lavoro di Square-Enix è stato ineccepibile ed è davvero impressionante vedere alcuni picchi che questa produzione raggiunge. Dato che ogni mondo è completamente diverso, lo sarà anche da un punto di vista grafico. E proprio in questa sua coralità di diverse direzioni artistiche che il motore grafico dà il suo meglio, passando da un fotorealismo impressionante dei Caraibi fino al Cell Shading dei 100 Acri, o alla plastica della Scatola dei Giochi. Al centro di questa spinta creativa c’è sicuramente l’impegno nel rispettare la fedeltà delle idee originali delle opere di riferimento per i vari mondi, in modo da non far apparire i protagonisti come qualcosa di slegato, straniero al contesto in cui si calano come invece avveniva in alcuni luoghi del passato.

Molte scene vengono riprese dalle pellicole per essere riprodotte con il motore di gioco.

La vividezza e il dettaglio dell’immagine sono privi di sbavature, regalando di conseguenza una serie di scorci e comparti urbani in grado di esaltare il salto netto nella generazione corrente, ben più di quanto avesse fatto la 0.2, soprattutto se si considera la fluidità e la stabilità generale. Ciò che invece non sembra essere migliorato è la gestione della telecamera durante le battaglie, specialmente con determinate attrazioni ed epiloghi. Alcune inquadrature arrivano a cercare uno zoom completamente immotivato che previene al giocatore di vedere ciò che sta colpendo. Un esempio di questo difetto è la mossa finale del Keyblade dell’Olimpo, il quale ci tiene a farci vedere la faccia estasiata di Sora mentre guida un carro trainato da Pegaso, impedendoci di “guardare la strada” di conseguenza.

Andando oltre la parte visiva, un enorme elemento che ha favorito il successo della saga è stato indubbiamente la colonna sonora. Kingdom Hearts 3 si prende l’onere di dover superare una tradizione eccellente fatta di Sanctuary, Simple and Clean e Dearly Beloved, rimanendone fedele e innovandola dove possibile. Il potenziale è stato anche favorito grazie alla presenza di vere e proprie miniere di capolavori sonori come Toy Story, Frozen e Monsters & Co. Eppure, nonostante questi elementi, il nuovo capitolo sembra non riuscire a pieni voti in questo compito, rimanendo più o meno nello standard e accogliendo solamente alcuni dei brani iconici di questi mondi. Mentre Arendell presenta quasi tutto ciò che ha reso famose Anna e Elsa, Rapunzel e Monster & Co. Sono stati quasi ignorati, così come Pirati dei Caraibi, il quale non presenta più l’iconico tema principale della saga.

In Toy Story invece c’è l’abuso della sua più famosa canzone, così come nel bosco dei 100 Acri che decide di rimanere stabile con la classica traccia del passato. Una situazione altalenante e frammentaria che viene ricostruita e risollevata da solamente alcuni dei nuovi brani della colonna sonora, spostando l’attenzione su uno Skrillex che regala un filmato d’apertura fuori posto. Non è certamente una collezione musicale che delude, ma farà fatica ad emergere – se non con qualche eccezione – nella memoria come è succede tutt’ora con i predecessori. Grazie al cielo, Utada Hikaru riesce a farci dimenticare tutto questo con il semplice suono della sua voce.

Ciliegina sulla torta è un doppiaggio convincente, ormai rodato da anni e anni di lavoro da parte delle voci coinvolte. Non poteva essere sicuramente da meno, soprattutto se la parte inglese è sempre stata curata in casa Square-Enix.

GIUDIZIO
Kingdom Hearts 3 è senza dubbio quel viaggio magico ai confini della fantasia che tutti hanno atteso fin dal suo annuncio. Il conflitto finale tra luce e oscurità è in realtà una somma della crescita dei suoi eroi, dando lustro a tutto ciò che si è costruito nel corso di questi lunghi anni attraverso un’emozionante conclusione. L’unione di tutto ciò che si è vissuto nella saga non avviene solamente sul lato narrativo, bensì anche il gameplay punta tutto sul divertimento creando un apparato variegato, divertente e mai ripetitivo. Nel level design, più di tutti, si nota la voglia di rendere ogni licenza Disney Pixar un mondo unico, così tanto inimitabile da rendere le ambientazioni quasi come entità indipendenti dal resto. Personaggi, minigiochi, interazioni, ogni elemento è stato accuratamente posizionato quasi come strumenti di una grande orchestra, pronta a eseguire la sua melodia più bella e galvanizzante. Al netto di qualche sbavatura e stonatura, come la telecamera e un potenziale vagamente sfruttato nelle musiche, l’avventura di Kingdom Hearts 3 è la destinazione perfetta per salutare i nostri eroi sulle note dei nostalgici brani che incantarono la nostra versione più fanciullesca.
GRAFICA9
SONORO8
LONGEVITÀ8
GAMEPLAY9
PRO
Trama avvincente, emozionante e commovente
Mondi fantastici e sempre diversi, sia esteticamente che nella struttura
Motore grafico eccellente, sfruttato sapientemente con tecniche diverse in base al mondo
Gameplay variegato, dinamico e pieno zeppo di opzioni soprattutto nei combattimenti
Level design ben strutturato e sempre diverso
CONTRO
Alcune inquadrature davvero poco studiate della Telecamera
La colonna sonora, per quanto buona, non raggiunge i picchi dei predecessori
L'enorme arsenale a disposizione di Sora influisce inevitabilmente sul grado di difficoltà
9
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