Dopo un’estenuante attesa da parte dei fan, ritorna in grande stile la serie targata Square Enix (già erede di un grande successo ai tempi di “mamma” Enix), con Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta. Yuji Horii, che nel 1985 ha dato vita alla saga, riapre definitivamente le porte al mercato occidentale, dopo i fortunati remake per Nintendo 3DS di Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato e Dragon Quest VIII – L’odissea del Re Maledetto, ai due capitoli MMORPG: Dragon Quest IX e X, quest’ultimo disponibile solo in Giappone.

A distanza di dodici anni dal lancio dell’ultimo episodio su console da tavolo, questa nuova avventura è approdata finalmente nel nostro continente lo scorso 4 settembre nelle versioni PS4 e PC, a distanza di un anno dall’uscita nipponica. Solo in terra madre poi è uscita anche una versione per 3DS che mescola l’old style dei primissimi Dragon Quest alla grafica più moderna delle recenti produzioni Square Enix.

Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta

Confezionare un JRPG degno di nota non è affatto semplice, soprattutto se si parla di una serie acclamata come questa, in cui i fan sperano sempre nel meglio e dove gli anni iniziano a farsi sentire, mantenendo la tradizione ma buttando un occhio all’innovazione, e con Dragon Quest XI gli sviluppatori ci sono riusciti alla perfezione. Ecco che nasce un JRPG di stampo classico ma proiettato nel futuro, mantenendo i cliché (se così vogliamo definirli) dei classici giochi di ruolo alla giapponese, ma perfettamente in riga con le richieste del giocatore di oggi, anche a quello che si approccia per la prima volta a un genere come questo.

Fiaba e comicità, momenti epici e siparietti divertenti, mostri dai nomi buffi e temibili boss, sono solo alcune delle peculiarità della saga che si mostrano in tutto il loro splendore nel probabile miglior episodio della serie. ll character design è come sempre affidato alla leggendaria matita di Akira Toriyama che, nel pieno di Dragon Ball Super, è riuscito a trovare tempo e idee per i nuovi personaggi e mostri della popolare serie fantasy che lo accompagna fin dagli esordi.

LUCE E OMBRA

Il gioco inizia con un meraviglioso filmato in stile cinematografico dove vediamo una donna fuggire da un castello in fiamme cercando di mettere in salvo lei e il suo pargolo in fasce che porta un misterioso marchio sulla mano, lasciando quest’ultimo in una sorta di culla ricavata da una cesta di vimini sulle rive di un fiume. Il bimbo viene poi ritrovato poco più lontano nella stessa cesta da un vecchio pescatore (scena che ricorda tanto il racconto biblico di Mosè) dopo essere stato cullato dal fiume, e viene cresciuto amorevolmente in un piccolo villaggio di contadini fino all’adolescenza. Raggiunta la maggiore età, infatti, il giovane scopre di essere la reincarnazione del Lucente, che si manifesta ogni qualvolta il Signore delle Tenebre escogita di distruggere il mondo.

L’incipit di base è molto semplice, come molte fiabe che iniziano con il cattivone di turno e l’eroe leggendario che dovrà salvare il mondo, ma in realtà il canovaccio è decisamente più complesso: ben presto l’intreccio narrativo si farà man mano più intricato e sarà un susseguirsi di colpi di scena in grado di ribaltare completamente la visione del giocatore. Come ogni JRPG che si rispetti però, ci vorrà qualche ora prima che la trama spicchi il volo, ma probabilmente non sarà un problema dato che il giocatore di ruolo medio è ben abituato a trascorrere decine e decine di ore in compagnia di un gioco di questo tipo; anche in questo caso, infatti, per raggiungere i titoli di coda si sfioreranno le 50 ore, senza considerare gli extra, le missioni secondarie, i collezionabili e tutto ciò che si cela nel mondo di Dragon Quest XI.

Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta

SCUOLA CHE VINCE NON SI CAMBIA, O QUASI

La cosa che sorprende di più in questo nuovo capitolo è quanto Square Enix sia rimasta attaccata alla tradizione della saga apportando pochi cambiamenti ma buoni, senza per nulla snaturare il carisma e quanto di buono abbia caratterizzato la saga Dragon Quest. Già dalla schermata iniziale ascolteremo l’iconica musica/fanfara che da sempre ha caratterizzato la saga, facendo sentire sin da subito il giocatore affezionato a casa, per poi accorgersi che anche i suoni dei mene sono sostanzialmente gli stessi. Le novità le scopriremo pian piano, è proprio quello il gusto e quello su cui hanno puntato probabilmente. Il mondo di gioco è estremamente vasto, molto di più che in Dragon Quest VIII, che per l’epoca era incredibilmente variegato sia nella grandezza dei posti sia per altri aspetti.
A facilitare l’attraversamento di zono estremamente vaste c’è un destriero che potrete richiamare ricorrendo a una serie di campane disseminate in giro per il mondo, ma nel corso dell’avventura potrete cavalcare anche altre creature sconfitte in battaglia (quelle che brillano, per la precisione). Alcuni mostri in particolare inoltre hanno la capacità di arrampicarsi in aree altrimenti inaccessibili, semplificando il ritrovamento di tesori o passaggi segreti.

Veniamo ora alla parte fondamentale di ogni gioco di ruolo che si rispetti, il combat-system; i nemici saranno ben visibili sulla mappa e non con la formula dell’incontro casuale (da molti odiata), tranne per quel che riguarda i combattimenti in mare. Come spesso capita nei JRPG con nemici visibili sulla mappa potrete sferrare un attacco preventivo che garantisce appunto la prima mossa in battaglia, con i nemici che possono ovviamente fare altrettanto. È ancora ben presente il ciclo giorno/notte che differisce nel variegato bestiario della saga alternando un certo tipo di mostri nelle fasi diurne e altri in quelle notturne.

Di base il combattimento si svolge a turni, dove i personaggi sono relegati in una zona delineata da un contorno invisibile ma possono muoversi liberamente: possiamo definirlo un ibrido tra turni e action, ma che in realtà non funziona alla grande. La buona notizia è che tramite il menu principale potrete ripristinare la versione “classica” del combattimento e tornare al sistema a cui il pubblico è sempre stato abituato sin dagli albori della saga. Nella versione a movimento libero, la possibilità di spostarsi liberamente ai fini del combattimento non sarà di grande importanza: a meno che il nemico non si trovi a debita distanza, i suoi colpi infatti ci investiranno ugualmente pur muovendoci. Probabilmente si avverte l’assenza di un tasto per la schivata, aspetto che avrebbe reso molto più comprensibile la scelta di poter muovere il personaggio a piacimento.

La dinamicità degli scontri dunque è solo una parvenza, che può piacere o meno: a ogni modo, una delle grandi novità è quella di poter comandare ogni singolo personaggio nel suo turno, permettendo al giocatore di adattarsi al meglio e studiare ogni minima mossa durante lo scontro, oppure ci si può affidare all’ottima IA del party per far combattere i personaggi in modo autonomo. Insomma, la personalizzazione nello stile di combattimento non manca di sicuro e siamo sicuri che i giocatori troveranno la combinazione più congeniale ai propri gusti.

Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta

Utilissimo è lo status “Pimpante” (chiamato “Tensione” nei capitoli precedenti), che si attiva sia sferrando colpi che ricevendoli, incrementando le statiche dei personaggi che vengono illuminati da un’aura bluastra. Al termine di ogni scontro verremo premiati con punti esperienza che ci faranno salire di livello, ottenendo allo stesso tempo punti abilità, oggetti e denaro. Ed è qui che avvertirete una delle prime pecche, ovvero il sistema di catalogazione degli oggetti: per ogni oggetto che si guadagna o si acquista, infatti, dovrete scegliere chi dovrà trasportarlo o se conservarlo in una borsa a parte. Questo rende più difficile, ad esempio, l’uso di determinati oggetti fondamentali in battaglia (quali le pozioni magiche o altri oggetti speciali) in quanto, se il personaggio che li possiede non sarà presente nel party o sarà stato sconfitto in battaglia, sarà molto difficile pianificare una strategia efficace. I menu sono rimasti fin troppo simili a quelli dei capitoli precedenti, macchinosi e di difficile navigazione, poco intuitivi ed eccessivamente ancorati al passato.

Una volta accumulati in battaglia, i punti abilità si possono spendere nella griglia abilità, una sorta di scacchiera alla Final Fantasy XII o sferografia del X. Apprendere nuove abilità (oltre che poter usufruire di più possibilità a seconda dello scontro), ci permette di sbloccare colpi multipli, potenziamenti e mosse combinate da utilizzare in status Pimpante, a patto che anche gli altri membri del party siano sotto effetto del suddetto status. Il grinding è fondamentale se si vuole arrivare a battere tranquillamente i boss o i nemici più ostici, e vista la varietà di mostri sarà un divertimento continuo livellare, potenziarsi e diventare sempre più forti.

CHI FA DA SÉ FA PER TRE

Il crafting è sorprendentemente cambiato, dimentichiamoci infatti il vecchio Calderone Alchemico al cui interno era possibile buttare dentro svariati ingredienti per ottenere oggetti particolari: il nuovo capitolo infatti introduce la Forgia da Viaggio e il Martello Tascabile, utilizzabili nelle fasi di accampamento: questi strumenti richiedono l’uso di ricette (da scovare in giro) per forgiare personalmente delle armi e armature, tramite un menu che invita a battere col martello proprio in determinati punti e soddisfare gli appositi indicatori. Si può anche sbagliare in tutto questo e in nostro aiuto possiamo spendere le Perle del Perfezionamento per rielaborare l’oggetto. Abbiamo citato la presenza degli accampamenti, novità gradita e decisamente essenziale considerato il grande viaggio che l’eroe e i suoi compagni dovranno affrontare.

Negli accampamenti potrete riposare (e impostare anche l’ora in cui destarci), salvare la partita tramite l’apposita statua, che offre anche tutti gli altri servigi delle chiese (come curare l’avvelenamento o resuscitare un membro del party) e appunto creare nuove armi e armature tramite la forgia. Nei numerosi accampamenti potrete trovare ristoro, ma ovviamente è nelle città che possiamo fare un po’ di tutto, riposare alla locanda, fare shopping oppure chiacchierare con la gente del posto. Le città non mancano, anzi, sono numerose e tutte diverse tra di loro, una vera gioia per ogni giocatore di ruolo che dopo un dungeon stancante vuole vivere il caos (o la tranquillità, a seconda dei luoghi) della città. Le strade delle città pullulano di vita: bambini che giocano, negozi in piena attività e persone che possono anche suggerire informazioni interessanti per il nostro cammino. Non dimentichiamo poi di analizzare tutti gli scaffali di libri in giro per il mondo, che conterranno infatti informazioni utili e ricette per la forgia.

Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta

UNA VESTE GRAFICA MAI VISTA

La cosa che salta immediatamente all’occhio è la splendida grafica che mai era stata così curata nel brand. Sarà pure che sono passati dodici anni dall’ultimo Dragon Quest su console da tavolo e le tecnologie si sono affinate, ma l’impatto grafico dovuto al motore grafico Unreal Engine 4 è davvero mozzafiato. Ogni aspetto del comparto grafico è stato curato nel minimo dettaglio, dai modelli poligonali alle texture, dai colori vividissimi dei paesaggi alla cura delle luci nelle fasi giorno/notte, il tutto è un piacere per gli occhi. I paesaggi sono talmente ben fatti che non sarà raro fermarsi di tanto in tanto semplicemente per ammirare gli scenari di questo mondo fiabesco, che si tratti di un ruscello d’acqua fresca, una pianura ricca di fiori o un suggestivo tramonto.

La matita di Akira Toriyama è caratteristica: tutti i suoi personaggi sono ben riconoscibili all’istante, il suo stile inconfondibile è ormai amato da milioni di persone. Il cast è eccezionale, ogni personaggio è dotato di un outfit eccellente: la bellissima Gemma con quel suo fare angelico, la piccola Veronica che sembra una versione più buffa di Cappuccetto Rosso, Sylvian decisamente bizzarro nel look e nei modi di fare. L’unico che paradossalmente non brilla per aspetto è proprio il protagonista, probabilmente fin troppo ispirato al Trunks del futuro di Dragon Ball, e quindi non molto originale.

MUSICA MAESTRO

Il maestro Koichi Sugiyama ha personalmente riarrangiato la storica colonna sonora della saga, tra cui spicca in grande stile il tema d’apertura. Anche gli effetti sonori sono sostanzialmente gli stessi a cui siamo stati abituati nel corso degli anni, un omaggio alle sonorità dell’era NES, da cui d’altronde tutto ha avuto inizio. Le tracce non sono tantissime, ma sono sempre orecchiabili e adatte a ogni circostanza, dalla musichetta allegra di una città alla musica solenne o di pericolo nel caso stia per succedere qualcosa di spiacevole.

La versione europea gode di un ottimo doppiaggio (totalmente assente nella lingua madre) in lingua inglese, le voci sono azzeccate e adatte al carattere di ogni personaggio, mentre c’è ancora qualche riserva per il protagonista silente (aspetto che non stupisce, considerata la tradizione saga), che in alcuni casi potrebbe far storcere il naso. L’adattamento dei nomi e dei mostri può strappare qualche sorriso in più di un’occasione: spesso, infatti, i mostri hanno dei nomi bizzarri come Diaburlone, Corniglio e Anselmo Tell, e sono solo alcuni di quelli più particolari.
Anche le città hanno delle caratteristiche territoriali ben precise, spesso la gente del posto parla in “dialetto” (a Gondolia, per esempio, parlano italiano), e in altre troveremo gli accenti più disparati, divertenti e caratteristici.

Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta
GIUDIZIO
Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta è un must-have per tutti gli appassionati di giochi di ruolo di estrazione giapponese, caratterizzato da numerosi punti di forza: una trama classica ma non per questo priva di colpi di scena, un sistema di gioco ben collaudato con piccole modifiche che apportano freschezza e modernità, un cast ricco di personaggi variegati e un mondo enorme da esplorare e vivere come nei racconti cavallereschi più epici. La longevità è un altro punto a favore del titolo, le cose da fare sono tantissime e non c’è tempo per annoiarsi. I fan storici della saga non possono farsi sfuggire quello che, probabilmente, è il miglior capitolo di Dragon Quest, altrettanto consigliato anche a chi è meno avvezzo al genere e vuole immergersi in una favola coloratissima e meravigliosa.
GRAFICA9
SONORO8.5
LONGEVITÀ9.5
GAMEPLAY9
PRO
Trama matura e piena di colpi di scena
Ambientazioni e grafica da urlo, cast ispirato e carismatico
Tantissimi extra e missioni secondarie per un'ottima longevità
Comparto sonoro e doppiaggio ottimo
CONTRO
I menu sentono il peso degli anni
Il sistema di combattimento “libero” è poco funzionale
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