God Eater 3

God Eater 3 – Provata la Action Demo su PS4

Abbiamo messo le mani sulla versione dimostrativa dell'attesissimo titolo di Bandai Namco.

L’umanità è forse il bersaglio preferito di qualsiasi calamità esistente nell’universo, specie in quelle fittizio. In un modo o nell’altro, gli uomini si ritrovano sempre in condizione di essere gli unici rimasugli di quello che un tempo eravamo, principalmente per colpa di una minaccia proveniente da chissà quale buco siderale. Nel mondo videoludico l’abbiamo visto succedere molte volte, così come quelle in cui abbiamo dovuto combattere contro questi abomini. Eppure, tra tutti i franchise con questa impostazione, sicuramente quello di God Eater è uno di quelli in cui si sono sparse le budella di strani esseri al limite tra il divino e l’infernale. La minaccia degli Aragami – il nome del nemico della serie Bandai Namco – sta per piombarci addosso ancora una volta nel nuovo God Eater 3, in uscita il prossimo 8 febbraio su PlayStation 4 e PC.

Prima di diventare dei veri e propri combattenti nel titolo completo, il publisher ci ha permesso di riscaldarci i muscoli attraverso l’ultima Action Demo gratuita: si tratta di un piccolo assaggio di ciò che potremo aspettarci nel prossimo capitolo del famoso marchio nipponico. Ecco le nostre prime impressioni!

Nella demo, la schermata d’inizio cambia una volta creato il proprio avatar.

Tutto inizia dalla creazione del nostro avatar, come è ormai consuetudine per questo tipo di produzioni di Bandai Namco. La rilevanza del nostro alter-ego non è affatto da sottovalutare, soprattutto perché dai trailer è possibile osservare come gli altri personaggi non giocanti interagiscano in maniera attiva con l’eroe, con tanto di accessori e armi ben visibili. A ragione di questo aspetto, la personalizzazione estetica è un passo essenziale nell’esperienza del titolo e infatti God Eater 3 non delude nel fornirvi diversi design. Certo, le opzioni sono decisamente limitate considerando i numeri del suo predecessore, tuttavia si può notare una differenziazione più originale improntata a mantenere l’approccio stilistico scelto per la produzione. Essendo una demo, si può ipotizzare che la versione completa potrebbe ricevere nei mesi successivi nuove opzioni di personalizzazione (come è successo in Sword Art Online: Fatal Bullet ad esempio), ma al momento il terreno è sicuramente fertile al fine di creare un protagonista sufficientemente appagante.

Una volta decisi i nostri dati anagrafici, verremo subito sbattuti in una prigione con tanto di manette ultra-tecnologiche ai polsi. Tale status è dovuto al fatto che tutta la milizia mandata contro gli Aragami è essenzialmente composta da delle pedine umane sacrificabili, le quali vengono geneticamente modificate per poter combattere nelle strade mentre i piani alti stanno al sicuro nel loro quartier generale. Essendo quasi degli oggetti e non delle persone vere e proprie, il trattamento che ci spetta è quello di bestie dai poteri pericolosi che vanno costantemente rinchiuse e monitorate. Nella demo però, possiamo solamente scorgere questo atteggiamento, dato che la storia vera e propria è rimandata alla release.

Quello che potremo fare però è andare a combattere nelle rovine delle metropoli distrutte dai mostri, cercando bersagli di alto grado che daranno del filo da torcere anche ai veterani della saga. Ma, dato che si tratta del primo titolo che non è un porting da PSP/PS Vita, non è affatto una cattiva idea dedicarsi alle quattro missioni tutorial disponibili anche in questa versione di prova. Come cacciatori di mostri, il nostro arsenale ha un’importanza fondamentale e l’Action Demo ce lo dimostra chiaramente mettendoci a disposizione tutte le tipologie di armi disponibili nel gioco, spiegandoci per filo e per segno le funzionalità che possiedono. Queste variano dalle spade, alle falci e perfino degli strani anelli che riprendono lo stile di Tira di Soul Calibur, fornendo al giocatore una varietà degna di nota se si considerano anche la presenza di molti equipaggiamenti, scudi, armi a distanza e altri elementi personalizzabili.

In più, come cavie del progetto AGE saremo in grado di divorare – letteralmente – i nemici per assorbirne l’energia mistica e utilizzare alcune mosse speciali attraverso i tasti per gli attacchi normali, convertiti in azioni spettacolari. Gli scontri infatti diventano via via sempre più frenetici e scenografici con l’ammontare dei danni e delle combo inflitte, anche grazie all’ausilio di svariati sistemi come la possibilità di “agganciarsi” ai propri compagni (IA o Umani) e potenziarsi a vicenda sotto una marea di luci ed esplosioni su schermo. Nella demo, le Arti Burst erano di basso livello e assolutamente non potenziabili, per tale ragione sembravano più o meno tutte simili nell’esecuzione/effetto. Scavando nei menu, però, ci si rende immediatamente conto della vera profondità del sistema legato alla preparazione del proprio arsenale, formato prevalentemente da correlazioni elementali, power-up significativi e statistiche influenti.

I protagonisti sono rinchiusi in prigione, la quale sembra essere l’hub centrale per le prime ore di gioco.

Ma se una mente strategica è richiesta nei preparativi per l’incursione, il gameplay della Action Demo è stato così dinamico e immediato da non lasciare molto spazio alle effettive differenze di questi valori nel flusso della battaglia. Chiaramente si tratta di una caratteristica che il team ha studiato appositamente per lasciare il segno sui potenziali acquirenti, votati maggiormente a un primo, clamoroso impatto che alla profondità del crafting o dei bonus da set, tuttavia il dubbio che il semplice “colpire senza pensarci troppo” sia un’alternativa molto valida rimane vivo anche in questo primo contatto, sperando ovviamente di essere smentiti da un end-game significativo e bello tosto.

Sotto questa prospettiva, lo spaccato di gioco in questione non permetteva la creazione di armature o armi, però è piuttosto chiaro dalle schermate di fine missione che ci potremo aspettare lunghe cacce alle risorse per costruire equipaggiamenti sempre più potenti. Non a caso, nel comparto multiplayer abbiamo avuto la possibilità di combattere cinque intensi minuti con un mostro tremendamente potente, il quale ci ha ricordato l’importanza di possedere la roba del giusto livello anche se si è in 8 giocatori contro una divinità multidimensionale.

Lasciando da parte le esperienze al limite del possibile, online il gioco è molto più coinvolgente per via di come la relazione tra i partecipanti alla battaglia è stata gestita, utenti o NPC che siano. Le abilità sinergiche e la possibilità di utilizzare armi completamente diverse fino a un massimo di otto persone in contemporanea crea un ecosistema unico e sempre variegato che, oltretutto, favorisce moltissimo i gruppi di amici organizzati nelle pratiche lobby. Al momento, sembra che sia possibile giocare ogni missione in singolo o in cooperativa, ma non sappiamo ancora se tale caratteristica si estenderà anche alle sezioni dedicate solamente alla storia.

Concludendo il breve periodo di test, al netto delle naturali incertezze, l’ultima prova di God Eater 3 si è dimostrata tanto solida quanto rassicurante sulle parti chiave dell’esperienza che il franchise cerca di offrire. Dal lato tecnico, il salto grafico è più che evidente, così come quello sonoro e tecnico considerando che si tratta del primo titolo sviluppato su console casalinghe (e che prende molto dal lavoro in tandem su Code Vein). Ma oltre una necessaria standardizzazione del suo motore, è stato importante constatare che il gameplay sia rimasto fedele alla formula che lo contraddistingue, ampliandola e potenziandola attraverso la sua nuova veste. Certo, la qualità della trama rimane un mistero, così come l’effettiva varietà di equipaggiamenti a disposizione e mostri da cacciare, tuttavia c’è una solida base su cui poter riporre le speranze di vedere rivitalizzato questo marchio ancorato all’era portatile.

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