Hunt: Showdown
Versione testata: PC

Hunt: Showdown – Provata la versione Early Access su PC

C’era un tempo in cui il nome Crytek era motivo di vanto e orgoglio per i possessori di un PC da gaming. Autori del primo Far Cry (che, come potete leggere nell’episodio di The Time Machine dedicato alla saga, è stata ceduta successivamente a Ubisoft) e della saga di Crysis, la software house tedesca ha mostrato al mondo intero quanto i Personal Computer fossero prestanti e tecnologicamente avanzati, deliziandoci con alcune dimostrazioni tecniche tra le più impressionanti degli ultimi 15 anni.

In questo decennio, però, lo studio di sviluppo teutonico è caduto in una profonda crisi produttiva, tradotta poi in un inevitabile crollo finanziario. Dopo Crysis 3, nonostante le lodi tessute nei confronti del prodigioso motore grafico CryEngine, Electronic Arts preferì puntare sugli svedesi di DICE e sul Frostbite Engine, mentre l’esclusiva per Xbox One, Ryse: Son of Rome, deluse le aspettative rivelandosi un flop su tutti i fronti. A questi eventi va poi sommato il fallimento ottenuto con Warface, sparatutto in prima persona free-to-play, preludio della successiva chiusura nel 2016 di quasi tutte le filiali satellite dello studio.

Conclusa la parentesi legata allo sviluppo per dispositivi di realtà virtuale, da cui è sfociato il discreto Robinson: The Journey, Crytek prova oggi a risorgere dalle sue ceneri con Hunt: Showdown, affascinante sparatutto che unisce alcune delle meccaniche più in voga degli ultimi tempi. Dopo averlo visto in azione a porte chiuse durante l’E3 2017, abbiamo avuto la possibilità di testarne la versione Early Access. Proviamo quindi ad analizzare questa fase embrionale dell’ambizioso progetto dello studio di Francoforte, evolutosi dall’annuncio originario del 2014.

Hunt: Showdown

È QUI LA CACCIA?

La schermata principale di Hunt: Showdown è decisamente minimale, con una serie di statistiche inerenti alle nostre cacce e alla progressione che vengono immediatamente evidenziate in un dettagliato resoconto. Al primo avvio, il giocatore potrà disporre di un budget che offre la possibilità di reclutare un nuovo cacciatore e dedicarsi all’acquisto di varie armi e strumenti utili a portare a termine i nostri obiettivi. Attenzione, però, il titolo include un punitivo ma intelligente sistema di permadeath, per cui è consigliabile, almeno inizialmente, spendere i soldi ottenuti con una certa parsimonia. Infatti, alla morte del cacciatore utilizzato in quel momento, tutti gli oggetti da lui acquistati svaniranno per sempre. Per fortuna i progressi del giocatore rimarranno intatti, con la conseguente possibilità di acquistare nuovamente tutto l’armamentario sbloccato nel corso dell’esperienza.

Le prime ore di gioco potrebbero risultare frustranti per i neofiti e gli utenti meno avvezzi a tale struttura ludica, ma, una volta presa la mano, non dovrebbero mancare le risorse economiche per reclutare nuovi personaggi e acquisire ulteriori strumenti di caccia. Purtroppo, al momento, il lavoro degli sviluppatori tedeschi è composto unicamente da una modalità di gioco con soli due boss disponibili come bersagli di caccia: un ragno gigante e il macellaio, che rappresentano i target principali delle tre taglie messe a disposizione dal videogioco, dove l’unica variante rappresenta la cattura di entrambe le creature oltre alla distinzione delle missioni in orari diurni o al chiaro di luna.

BOUNTY HUNTER

Entrati nella sessione di matchmaking, possiamo scegliere se partire da soli o in compagnia (con un amico o uno sconosciuto). In ogni caso, saremo di fronte ad altri tre gruppi di giocatori composti ognuno da un massimo di due persone. Ciò che più colpisce di Hunt: Showdown è certamente l’atmosfera; essa è percepibile fin dalle prime battute e nonostante la mappa sia attualmente solo una, gli ambienti che la caratterizzano sono sufficientemente vari. Si spazia da fattorie infestate da animali malati e decadenti ad acquitrini e distese di coltivazioni presiedute da zombie e altri grotteschi abomini. La tensione è sempre alta: l’ambiente lugubre e malsano aiuta a mantenerla elevata per tutta la durata della partita.

Il gioco mescola in maniera acuta diverse soluzioni ludiche già proposte da altri videogame dal recente successo.
Se la fase di raccolta delle tracce delle nostre prede ci ricorderà in maniera vaga Monster Hunter, lo svolgimento dell’intera sessione,invece, attinge da quanto visto in videogiochi del calibro di The Division, Dead by Daylight o il più recente Sea of Thieves. L’obiettivo da braccare, infatti, è unico per tutti i gruppi presenti in mappa e i modi per portare a casa il bottino sono molteplici. Il metodo tradizionale prevede certamente l’abbattimento del boss dopo averne seguito le tracce, mentre, successivamente all’uccisione, è necessario eseguire una “purificazione” del cadavere, che impiegherà del tempo per completare questa procedura. Nel frattempo, i restanti cacciatori in zona verranno avvisati avendo così la possibilità di raggiungere il luogo del rituale.

Una volta terminata questa operazione, la partita non sarà affatto finita. Sulla mappa sono segnati tre punti di estrazione e la squadra che è in possesso delle ceneri del mostro dovrà raggiungere uno di questi attendendo la fine di un countdown, in modo molto simile a quanto avviene nella Zona Nera di The Division. In questo caso, i cacciatori diventano prede braccate scatenando un esaltante capovolgimento di fronte. È qui che il titolo esprime al massimo il suo potenziale in un’adrenalinica battaglia tattica e psicologica.

Le fasi di shooting restituiscono un buon feeling delle armi, che siano bocche da fuoco o armi bianche, senza però eccellere particolarmente, mentre l’interazione con l’ambiente circostante dona un’ottima varietà all’azione. D’altro canto, avremmo certamente apprezzato una maggiore varietà e peculiarità nei pattern d’attacco delle deformi mostruosità principali, poco diversificati e a tratti sorprendentemente anonimi.

OBBROBRI IN ALTA DEFINIZIONE

Quando si parla di CryEngine ci si aspetta un comparto tecnico di primissimo piano che con questo lavoro, però, avviene solo in parte, presentando sì un bel colpo d’occhio, ma non raggiungendo, allo stato attuale, gli standard qualitativi a cui ci ha abituato il team di sviluppo. Non sarà raro imbattervi in delle texture in bassa risoluzione e fastidiosi pop-up che sottolineano un’ottimizzazione ancora da affinare, manifestandosi anche nelle frivole e risicate impostazioni grafiche a disposizione.

Con una configurazione hardware comprendente una CPU Intel Core i7-6700, 16GB di RAM e una scheda video NVIDIA GeForce 970 da 4GB, il titolo gira tranquillamente con tutte le impostazioni al massimo alla risoluzione Full-HD, denotando solo in pochi casi alcune incertezze riguardanti il frame-rate, altrimenti costante sui 60fps. Nota di merito per il comparto audio che offre un’esperienza ancor più coinvolgente attraverso l’utilizzo di un buon paio di cuffie, così come suggerito dagli stessi sviluppatori all’avvio del gioco. Segnaliamo, infine, l’assenza di supporto ai controller, feature che, stando alle parole della software house, arriverà a breve.

GIUDIZIO
Hunt: Showdown è un videogioco dal potenziale straripante. La formula di gioco funziona, ma la mancanza di varietà negli obiettivi da cacciare durante le modalità di gioco porta a una saturazione piuttosto immediata nei confronti del prodotto. Se il supporto di Crytek sarà costante e mirato nell'offrire una massiccia dose di nuovi contenuti e attività da svolgere, siamo sicuri che il titolo saprà ritagliarsi il giusto spazio in una sovraffollata community di giocatori competitivi. Nei prossimi mesi torneremo ad analizzare i progressi dello sviluppo, fiduciosi che la strada intrapresa sia quella giusta.
PRO
Atmosfera eccezionale
Formula di gioco divertente
CONTRO
Poca varietà nei contenuti
Alcune incertezze nell'ottimizzazione
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