MLB The Show 19

MLB The Show 19

Come ogni anno, San Diego Studio ci propone la sua simulazione sportiva della Major League di baseball americano.

L’arrivo della primavera significa soltanto una cosa negli Stati Uniti: recarsi allo stadio, bere birra e godersi l’inizio di una nuova stagione della Major League Baseball. Puntuale come sempre, anche Sony e San Diego Studio amano deliziare gli amanti di questo sport, e lo fanno quest’anno con MLB The Show 19, nuova simulazione sportiva del principale campionato di baseball americano. Questo episodio del franchise in esclusiva PS4 presenta una serie di gradite novità e modalità migliorate, che rendono l’esperienza di gioco molto simile alla realtà: guardando infatti un incontro della Major League Baseball o disputando un match in MLB The Show 19, vi renderete conto che la differenza tra campo reale e campo videoludico diventa anno dopo anno sempre più sottile.

Prima di proseguire con la recensione, è doverosa una piccola premessa: il baseball non è per tutti. Se vi aspettate di iniziare una partita in MLB The Show 19 e poter impattare sempre la palla oppure eseguire fuoricampo a ripetizione, vi sbagliate di grosso. Persino selezionando il livello di difficoltà più basso, il titolo di San Diego Studio è caratterizzato da match davvero ostici, che rispecchiano in pieno la frustrazione tipica del baseball nel non colpire una palla, ma allo stesso tempo le grandi soddisfazioni nel conquistare una base o mettere a segno un home run.

DESTINAZIONE WORLD SERIES

Seguendo la scia del precedente capitolo, anche MLB The Show 19 è contrassegnato dall’assenza della classica modalità Stagione: per il secondo anno consecutivo, al suo posto troviamo Franchise, una modalità molto più lunga e impegnativa. A differenza infatti della normale stagione presente fino a un paio di anni fa, la modalità Franchise obbliga a disputare tutte le 162 partite della Regular Season, più eventuali play-off e World Series. Sfortunatamente, questa scelta degli sviluppatori si conferma una grande pecca, perché nonostante ci sia la possibilità di adottare il classico sistema di simulazione, è difficile che un giocatore scelga di affrontare un altro campionato per intero, specie se si è intenzionati a farlo con la stessa squadra.

Tuttavia, per aiutare i giocatori a concentrarsi di più sul post-season, quest’anno San Diego Studio ha ben pensato di introdurre una funzione chiamata March to October: un mix tra la simulazione e le Situazioni Critiche presenti in MLB The Show 17 che permette di disputare solo i momenti chiave della stagione. Una volta avviata la modalità, saremo in grado di scegliere il livello di difficoltà (con relativa ricompensa finale) e il nostro team preferito. Ogni squadra del campionato Major League è classificata in una delle quattro categorie seguenti: Favorite, Contendenti, Outsider e Sfavorite. Ovviamente, l’obiettivo è quello di portare la propria squadra alla vittoria delle World Series, ma senza l’obbligo di dover disputare tutte le 162 partite della stagione principale: basta infatti giocare gli incontri più iconici richiesti dalla modalità. A differenza però delle Situazioni Critiche e di altre funzioni basate sulla simulazione, i risultati ottenuti in March to October possono influire sul rendimento delle partite simulate. Nel corso della nostra prova, è capitato ad esempio di essere costretti a vincere il match di apertura partendo dal sesto inning: dopo aver vinto la partita, siamo riusciti a collezionare una serie di vittorie consecutive. Al contrario, una sconfitta avrebbe dato il via a una serie di risultati negativi.

RISCRIVERE LA STORIA DEL BASEBALL

L’aspetto positivo di March to October è comunque costituito dalla grande varietà di sfide presenti nell’arco della stagione: in alcune partite prenderemo il controllo di un singolo giocatore, mentre in altre saremo chiamati a gestire l’intera squadra, il che rende la modalità mai noiosa. Inoltre, grazie all’introduzione della reporter Heidi Watney, che dal campo coprirà le azioni di gioco garantendo un taglio televisivo a ogni incontro, saremo costantemente aggiornati sul nostro viaggio. L’unico neo al riguardo è la sola presenza della lingua inglese, che limita l’esperienza di gioco, soprattutto per i neofiti o per coloro che vorrebbero avvicinarsi per la prima volta a questo sport. Se invece l’inglese non è un problema e siete veterani del baseball, potete lasciarvi trasportare dall’altra grande novità introdotta in MLB The Show 19: Moments.

Questa modalità ci mette nei panni dei giocatori o delle squadre che hanno fatto la storia del baseball, per cui possiamo ripercorrere i migliori momenti della carriera di Babe Ruth, vivere la magica stagione di Bryce Harper nel 2012 oppure tornare a vincere le World Series del 2016 con i Chicago Cubs. Come se non bastasse, ogni sfida completata regalerà delle ricompense bonus come punti esperienza, premi Diamond Dinasty e monete in-game. Concettualmente parlando, Moments rappresenta una bella ventata d’aria fresca per la serie, ma sfortunatamente mancano alcuni elementi che avrebbero potuto rendere perfetta questa funzione. Ad esempio, ogni sfida presenta un filmato introduttivo che immerge maggiormente il giocatore nell’esperienza selezionata ed è presente un filtro in bianco e nero che rende l’ambientazione più “vintage”: tuttavia, i ruoli dei giocatori sono generici e disputando una partita del 1916 troveremo sempre la presenza di stadi moderni. Proprio sotto questo punto di vista, per le sfide d’epoca ci saremmo aspettati l’introduzione di vecchi impianti, al fine di rendere il viaggio indietro nel tempo ancora più iconico e coinvolgente.

GAMEPLAY E FISICA DELLA PALLA

Parlando invece del gameplay in sé e della fisica di gioco, dobbiamo ammettere di essere rimasti davvero soddisfatti, nonostante permangano una serie di elementi che lasciano perplessi. Come nel precedente capitolo, MLB The Show 19 include diverse tipologie di lanci o battute, supportati da un sistema di suggerimenti che indica se abbiamo eseguito uno swing in maniera troppo frettolosa o se abbiamo valutato male una palla. Lo stesso discorso vale per il monte di lancio: toglietevi dalla testa l’idea di poter arrivare alla fine dei 9 inning con lo stesso lanciatore, perché bisognerà tenere conto dell’energia e della stanchezza. Anche il sistema difensivo è migliorato notevolmente rispetto ai precedenti capitoli, e con esso l’intelligenza artificiale di baseman e fielder: i movimenti sono infatti più fluidi, e quando si prende il controllo di un fielder di alto livello, comparirà sullo schermo la traiettoria che sta percorrendo la palla prima di piombare sul campo.

Al contrario, gestendo un giocatore con un punteggio complessivo più basso, ci saranno maggiori difficoltà nel controllare una palla battuta in alto e pronta a cadere sul diamante. Volendo tuttavia stabilire una sorta di compromesso, questo “aiuto visivo” è utile per colmare il divario tra le abilità dell’atleta e le nostre. Sfortunatamente, bisogna anche ammettere che a volte il controllo di un difensore appare un po’ goffo, quasi come se non rispondesse ai nostri comandi: può succedere, ad esempio, che un atleta non sia così reattivo nel lanciare la palla verso la base per eliminare il battitore in corsa. Quando capitano questi tipi di situazioni, si ha come la sensazione che il gioco sia guidato da un’animazione scriptata pronta a entrare in azione, e questo aspetto è più evidente quando si inseguono le palle volanti o a mezza altezza. C’è da dire, comunque, che nella stragrande maggioranza dei casi ciò è dovuto alla fisica ben realizzata della palla, che schizza via sul prato in maniera realistica e diventa imprendibile se non si calcolano in tempo rimbalzo e possibile traiettoria, complice (spesso) anche il vento.

UNA CORNICE DI PUBBLICO FANTASTICA

L’ultima modalità del pacchetto (ma non per questo la meno importante) è intitolata Road to the Show. Si tratta sicuramente di una delle funzioni più amate dai fan della serie perché, similmente alla modalità carriera di NBA 2K, ci permette di vivere le emozioni di un “novellino” che pian piano deve farsi strada nel mondo del baseball. Se nel precedente capitolo bisognava obbligatoriamente fare gavetta e partire dalla lega AA per arrivare alla sognata MLB, quest’anno San Diego Studio ha reintrodotto la possibilità di importare i salvataggi della versione precedente. In questo modo si ha la possibilità proseguire la nostra carriera avviata in MLB The Show 18, e ciò non vale soltanto per Road to the Show ma anche per la modalità Franchise. Nel frattempo, Road to the Show ha subito degli evidenti miglioramenti, che la stanno trasformando negli anni in un vera e propria modalità di ruolo. Un esempio è il ritorno dei vari archetipi: queste speciali “classi” variano in base al ruolo selezionato, per cui optando per un center field potrete scegliere tra Anomalia (classe basata sulla velocità e la potenza) o Pura Potenza.

Dopo aver scelto l’archetipo più adatto alle nostre corde, saremo chiamati a scegliere tra quattro tipi di personalità: Parafulmine, Maverick, Capitano, Cuore & Anima. Non a caso, quest’anno gli sviluppatori hanno puntato tutto sulla personalizzazione e sulle scelte di dialogo, che si intrecciano proprio con il tipo di personalità selezionato. Altre novità riguardano l’introduzione di nuovi minigiochi, per cui sarà possibile sollevare pesi in palestra in maniera interattiva, o delle sfide a breve termine e a lungo termine. Tutti elementi che certamente arricchiscono la modalità, ma che non sono necessari alla sua funzionalità principale, che è quella di scalare posizioni per arrivare a essere il numero uno del baseball americano.

Anche a livello di grafica e animazioni di gioco, MLB The Show 19 risulta soddisfacente. Il comparto grafico non presenta infatti bug o glitch evidenti, e soprattutto i giocatori più conosciuti presentano una cura maniacale sia in volto che nei movimenti sul campo. D’altronde, essendo un’esclusiva PS4, gli sviluppatori hanno avuto l’opportunità di migliorare anno dopo anno l’engine sull’ammiraglia di Sony. Ciononostante, si poteva fare qualcosa in più per quanto riguarda la cura dei dettagli, ma se ciò serve a garantire una maggiore fluidità di gioco e prevenire possibili cali di frame-rate, la scelta è sicuramente comprensibile.

Anche la folla sugli spalti ha mantenuto quella vivacità tipica del precedente capitolo. Giocando ad esempio uno dei primi match della modalità Franchise con i Los Angeles Angels, ci siamo imbattuti nel T-Mobile Park, lo stadio dei Seattle Mariners. Arrivati sul punto di battuta con Mike Trout, colui che è considerato il numero uno in assoluto della sua generazione, la folla ha iniziato a scaldarsi e a essere molto più partecipe, fischiando il battitore e facendoci sentire addosso la pressione di un vero stadio: d’altronde, come non può farti paura uno che ha recentemente stipulato un contratto da 430 milioni di dollari per i prossimi 12 anni?

GIUDIZIO
MLB The Show 19 è un titolo che presenta notevoli miglioramenti rispetto ai precedenti capitoli sia per quanto riguarda il gameplay, sia per quanto riguarda il comparto grafico e sonoro. Diverse sono anche le nuove modalità introdotte, come Moments e March to October, anche se quest'ultima (seppur interessante) non sostituisce in pieno la classica modalità Stagione, lasciando quasi un senso di incompiutezza. Spendendo invece due parole su Road to the Show, anche questa modalità appare ormai stanca e bisognosa di grandi cambiamenti, soprattutto perché è una delle funzioni più giocate dai fan della serie: i minigiochi sono uno passatempo accettabile, ma non funzionali all'obiettivo principale della modalità. Volendo tuttavia tirare le somme, MLB The Show 19 è una simulazione sportiva di tutto rispetto, che grazie all'inserimento della reporter Heidi Watney e alle grafiche caratteristiche della Major League, raggiunge quel taglio televisivo che lo rende simile alla realtà.
GRAFICA8
SONORO8.6
LONGEVITÀ7.6
GAMEPLAY8
PRO
Sistema difensivo ampiamente migliorato
Fisica della palla ben realizzata
Comparto tecnico di grande livello, folla sugli spalti più viva che mai
Licenze ufficiali di tutte le squadre della MLB
CONTRO
L'assenza della modalità Stagione è ingiustificabile
March to October è interessante, ma serve davvero?
Pochi elementi rétro inseriti nella modalità Moments
Il mancato doppiaggio in italiano potrebbe limitarne la fruizione
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