Catherine Classic

Catherine Classic

Atlus e SEGA lanciano un'edizione rimasterizzata dell'intrigante avventura. che arriva su PC a otto anni dall'originale.

A poca distanza dalla debutto di Catherine: Full Body, a sorpresa Atlus ha deciso di riportare in vita la versione originale del suo famosissimo titolo, rendendolo disponibile su PC nella nuova edizione Catherine Classic. Considerando che la nuova vera e propria remastered, con tanti contenuti aggiuntivi e un personaggio inedito, uscirà solamente su PS4 (con l’edizione PS Vita in arrivo solo in patria), Catherine Classic sembra essere una sorta di timido approccio all’utenza PC grazie alla collaborazione con SEGA, la quale sembra voler assolutamente portare altri titoli di Atlus su Steam.

Sebbene Catherine sia un titolo già ampiamente esplorato e vissuto negli anni della sua uscita, vale la pena riscoprirlo ancora una volta, soprattutto per tutti gli utenti della “master race” che non sono mai passati a visitare il mondo delle console.

Le citazioni letterarie si sprecano in Catherine, comprese quelle testuali nei caricamenti.

PECORELLE SMARRITE

Catherine Classic è un gioco fortemente incentrato sulla componente narrativa, tanto da considerare accessori o orpelli tutte le altre strutture presenti al suo interno. Ogni elemento rotea infatti attorno alle vicende che coinvolgeranno il protagonista Vincent Brooks, il quale all’inizio della storia si ritrova in un punto cruciale della propria vita sentimentale. Titubante di fronte alla prospettiva del matrimonio, una sera conosce una seducente quanto misteriosa donna che finisce nel suo letto dopo diversi cocktail alcolici. Questo vizioso evento dà il via a una serie di situazioni al limite del paradossale, dove la narrazione si trasforma in un’altalena tra comicità e riflessione nella cornice di un triangolo amoroso molto, molto bizzarro.

Già da queste poche righe si può intuire di come Catherine sia un gioco estremamente atipico, che va ben oltre la definizione del semplice puzzle game con cui si categorizza il suo genere d’appartenenza. La sua denuncia morale e sociale, con diverse risoluzioni, scene e conseguenze a seconda dell’ago “etico” di Vincent, sono elementi che creano una fantastica storia moderna sulla concezione dell’amore visto in ottica adulta, quasi visto come una sottile linea tra il cinico e il romantico. Egoismo, sessualità, aspirazioni, libertà personale, sono tutti argomenti che si mescolano in un turbinio di scene al limite della tensione, coinvolgendo il triangolo amoroso in maniere sempre diverse e affatto scontate.

La tecnica utilizzata dalla sceneggiatura è quella di fornire costantemente indizi, mezze parole ed enigmi in dei contesti sulla riga del non detto, in modo che il giocatore abbia la sensazione di essere effettivamente coinvolto nella parte delle scelte e dei ragionamenti di Vincent. Solo alla fine della disavventura viene rivelata la fantasiosa verità dietro quella singolare situazione, proprio quando le decisioni effettuate hanno già lasciato un impatto indelebile sui personaggi coinvolti. Non c’è una scappatoia né per Vincent né per il giocatore se non quella di rispondere sempre e solo secondo le proprie convinzioni, le quali saranno messe alla prova anche nei dialoghi più semplici.

Ogni battuta, frase e consiglio dal narratore esterno sono elementi accuratamente posizionati e pensati per creare un’atmosfera serena ma subdolamente opprimente, come è appunto la dualità tra il “mondo reale”, vissuto nell’accogliente locale Stray Sheep, e il mondo da incubo dei sogni che terrorizzano il protagonista e le altre pecore.

Gli amici di Vincent giocheranno un ruolo fondamentale nella vicenda, spesso consigliandolo o dando indizi sulla trama.

IL BLOCCO DELLO SCALATORE

Catherine è quindi un gioco che costantemente gioca con i contrasti astratti e materiali, sia dal punto di vista narrativo che di gameplay. Non è di certo una novità in casa Atlus: infatti tutti i fan che hanno seguito Shin Megami Tensei – la serie vicina al design del gioco – ritroveranno i molti elementi psicologici, filosofici e letterari che sono abbondantemente utilizzati per la costruzione dell’ambientazione, per quanto in questo caso sia più realistica rispetto perfino allo spin-off dei Persona. Al centro di questo sistema la mente umana la fa da padrona e nel titolo dedicato all’amore e al tradimento non è affatto da meno, soprattutto se si considera la costruzione del gameplay.

All’interno degli incubi di Vincent saremo chiamati a scalare delle vere e proprie torri fatti di blocchi che è possibile muovere in diverse maniere. L’obiettivo è infatti quello di salire il più rapidamente possibile per evitare di cadere e, quindi, morire anche nella vita reale. Ma di certo non vi aspetterete che questo sia un facile intermezzo: ogni volta che avanzerete di “zona” nell’inferno dantesco degli incubi ci saranno sempre più difficoltà e cambiamenti che metteranno a dura prova la velocità del vostro intelletto, soprattutto se alle vostre spalle ci sarà un gigantesco mostro ontologico a mettervi i bastoni tra le ruote.

La struttura da puzzle funziona, dunque, egregiamente seppur con qualche scricchiolio, come ad esempio la gestione approssimativa dello “scontro” con altre pecore, eccessivamente arbitrario e penalizzante per il giocatore. Eppure, per quanto sia divertente, il gameplay della scalata passa indubbiamente in secondo piano rispetto all’interattività con cui si vive la vita fuori dal mondo onirico. All’interno del locale, nei sudici panni di Vincent, potremo compiere diverse attività che spaziano dal bere alcolici al bancone (con tanto di bonus/malus per i sogni) fino ad andare in bagno a guardare le foto osé delle nostre due seducenti fiamme. Piccoli elementi in un ambiente estremamente ristretto che però hanno un enorme fascino e abbastanza impatto da modificare l’allineamento morale del protagonista. Indubbiamente di breve durata, questa parte dell’esperienza è forse quella che si è finita ad apprezzare di più negli anni, proprio perché presenta un modo di interagire con il prodotto ludico quasi atipico, strano e allo stesso tempo tremendamente coerente con ciò che rappresentano il luogo, il cast e il campo neutro in cui Vincent si stacca dal triangolo. Del resto, c’è una ragione per la quale le due ragazze non sono “clienti” dello Stray Sheep e appaiono sempre quasi come agenti esterni “irraggiungibili”.

IL JAZZ DELL’AMORE

La formula di Catherine Classic funziona non solo per il suo guizzo narrativo e per il gameplay poliedrico, ma anche e soprattutto perché lo stile estetico e sonoro di Atlus è forse uno dei migliori sulla scena videoludica. Non a caso, Catherine ha rappresentato un enorme punto di svolta per lo studio, il quale ha fatto un netto salto generazionale nella realizzazione della tecnica simil-animazione (che si è poi perfezionata in Persona 5). Per via di queste sue peculiarità, e per l’attenzione minuziosa a ogni singolo dettaglio già nello sviluppo originale, il segno degli anni non si nota affatto perfino in questa riproposizione per PC.

Se avete una compagna, forse è meglio non farle vedere la vostra scelta…

Più che altro, il lavoro fatto da SEGA e da Atlus è stato quello di portare il tutto alle definizioni attuali – 4K incluso – e sbloccare il frame-rate dei 30fps. Sotto quest’ultimo punto c’è però da dire che la fluidità e la stabilità non sembrano essere sempre al massimo della loro esposizione, infatti nelle sezioni del sogno è possibile avere dei cali abbastanza visibili, ma solamente durante il primo caricamento dell’area.

Da un punto di vista puramente tecnico, Catherine Classic è anche una nuova opportunità per avere un suono più pulito e definito di una delle migliori soundtrack mai create, se non una delle opere più importanti del famoso compositore Shoji Meguro. Non è infatti un azzardo dire che i brani che compongono Catherine siano stati uno dei fattori principali nella caratterizzazione dell’intero gioco, tanto da fornire spessore a luoghi e personaggi attraverso delle melodie che ben sottolineano l’accostamento tra modernità e mitologia biblica.

E sempre nel comparto sonoro troviamo un’altra gradita novità di questa nuova versione: la possibilità di avere le voci originali del doppiaggio giapponese. A onor del vero, i doppiatori inglesi hanno fatto un gran lavoro sul gioco e rispettano gli alti standard che Atlus ha sempre immesso in questo frangente.

Tuttavia, il doppiaggio originale è molto interessante da ascoltare soprattutto perché ci sono molte sfumature e tonalità che variano significativamente rispetto alla conversione. Perfino i nomi Catherine e Katherine hanno una fonia differente, il che è indicativo di quanto la traduzione faccia perdere dei significati validi solamente per il giapponese. D’altronde però, se non masticate questa lingua, sarà difficile anche solo accorgersene.

GIUDIZIO
Catherine Classic è esattamente il gioco che tutti ricordavamo, ma con alcune migliorie necessarie per adattarlo alle esigenze dell’utenza PC. Chiaramente, con l'arrivo dell'edizione Full Body, questo è un prodotto che mira a una fetta di pubblico specifica che non ha mai avuto modo di vivere l’avventura su console. Se si è proprio dei fan affezionati, l’esiguo prezzo del biglietto vale sicuramente un piccolo viaggio a ritroso nel tempo in una delle produzioni stellari di casa Atlus, ma forse in quel caso vi conviene attendere il debutto della nuova coniugazione dell’avventura. Da qualsiasi prospettiva la si guardi, però, i soldi spesi per Catherine non sono mai uno spreco.
GRAFICA8.5
SONORO10
LONGEVITÀ8
GAMEPLAY8
PRO
Trama intrigante, profonda e originale, stile unico e accattivante che non invecchia mai
Gameplay impegnativo e creativo, grande attenzione all'interattività
Colonna sonora d'eccellenza, presenza del doppiaggio giapponese originale
Supporto per le nuove definizioni fino all'ottimizzazione per 2K e 4K
CONTRO
Il frame-rate è sbloccato ma presenta alcuni problemi tecnici
Le imperfezioni delle sezioni puzzle sono ancora presenti
8.6
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