Per quanto sarebbe oggettivamente bello poter parlare di “sfida accesa” tra FIFA e PES, negli ultimi anni questo storico conflitto videoludico-sportivo ha cominciato ad assumere i contorni tipici di un incontro di pugilato tra il campione dei pesi massimi e una vecchia leggenda andata in pensione vent’anni prima. Una situazione paradossale, inaspettata a se vogliamo anche un po’ triste, che ha avuto come principale conseguenza quella di rallentare notevolmente l’evoluzione di un genere sportivo che, negli ultimi anni, sembra incapace di fare il tanto atteso salto di qualità… e FIFA 16, per quanto oggettivamente valido come prodotto, ne è una chiara dimostrazione.

UNA VITTORIA A TAVOLINO

Presentato al mondo come una potenziale rivoluzione in ambito calcistico, FIFA 16 non introduce alcun reale stravolgimento concettuale rispetto al suo predecessore, proponendo un’esperienza indubbiamente solida oltre che di grande impatto visivo, ma non così convincente come molti avrebbero sperato. Molti degli storici difetti della serie – che andremo ad approfondire a breve – sono infatti stati riconfermati quasi in blocco, e con una modalità Ultimate Team sempre più incentrata sulle microtransazioni, l’unico vero motivo per gioire è un singleplayer che, eccezion fatta per un’IA ancora poco convincente, riesce a garantire decine e decine di ore di gioco.

Sfruttando la tanto chiacchierata implementazione delle nazionali femminili come un proverbiale specchietto per le allodole, il team di sviluppo ha infatti limitato parecchio i propri sforzi sul versante strutturale e di gameplay, proponendo un’esperienza che potremmo definire molto simile a quella offerta dal precedente capitolo della serie. Certo, alcuni miglioramenti ci sono e si vedono, primo fra tutti un controllo di palla ottimizzato e una costruzione della manovra decisamente più realistica a fronte di un netto incremento del margine di errore di ogni passaggio, ma allo stesso tempo non si può fare a meno di notare come alcuni difetti già riscontrati in FIFA 15 (e alcuni addirittura in FIFA 14) siano ancora lì, pronti a tormentare l’intera community e in particolare tutti coloro che fossero avvezzi a trascorrere gran parte del loro tempo online.

Mi riferisco ovviamente a arbitri dai comportamenti spesso inspiegabili che culminano con una gestione del vantaggio il più delle volte davvero insensata e, all’attrazione spesso al limite del ridicolo tra pallone e legni (vi stupirete di quante volte riuscirete a centrare pali e traversi nel corso di singole partite) e soprattutto, all’IA dei portieri che tradiscono allarmanti alti e bassi alternando parate in stile Dino Zoff con papere inspiegabili anche in situazioni di gioco apparentemente tranquillissime.

L’accoppiata “Stagioni” e “Ultimate Team” garantisce una quantità davvero straordinaria di stimoli a tutti gli appassionati.

E questo senza contare ovviamente la fase difensiva, per cui il team di sviluppo aveva promesso grandi novità che, al netto di circa 400 partite, fatico tutt’ora a notare. Certo, la possibilità di gestire le fasi di non possesso con maggior controllo è innegabile, ma nonostante i passi avanti fatti in questo senso le dinamiche che regolano le fasi di possesso continuano a risultare decisamente più solide ed efficaci, risultando molto spesso in evidenti squilibri e, cosa ancor più importante, in goleade davvero poco credibili tanto in singleplayer quanto, soprattutto online. Sentir parlare di “estremo realismo” e poi ritrovarsi, nove volte su dieci, nel vivo di partite di Zemaniana memoria, è davvero un paradosso difficile da ignorare.

Ciò non toglie comunque che il gioco risulti comunque divertente, godibile e appassionante come i suoi predecessori, soprattutto online dove l’accoppiata “Stagioni” e “Ultimate Team” garantisce una quantità davvero straordinaria di stimoli, complice anche l’introduzione del Draft per quest’ultima modalità. Sebbene tale aggiunta non faccia altro che esaltare la componente monetaria dell’esperienza, avvicinando il prodotto al concetto di “pay to win” in maniera sempre più allarmante, è innegabile che rappresenti una valida alternativa ai classici tornei e all’immancabile “Road to Division 1” che tutti siamo ormai soliti tentare all’inizio di ogni stagione.

La possibilità di creare squadre randomiche, attingendo da una serie di proposte casuali per ciascun ruolo della propria squadra (sostituti e riserve inclusi) e tentare poi di inanellare quattro vittorie consecutive per ottenere un premio corrispondente ai risultati conseguiti sul campo, garantisce poi inevitabilmente quel brivido che solo il gioco d’azzardo è in grado di suscitare, proponendo una pregevole variazione sul tema che ha come unico vero difetto il suo prezzo d’accesso: 15 mila crediti (o 300 FIFA Points) sono obiettivamente troppi per accedere a una modalità che, per quanto divertente, potrebbe anche concludersi nella partita di debutto, e se a questo aggiungiamo il fatto che molto spesso le ricompense non sono sufficienti per ripagarsi neanche il “prezzo del biglietto”, è facile intuire come il Draft sia quanto di più vicino a una slot machine si sia mai visto in un gioco di calcio.

GIUDIZIO

Un gioco solido, convincente ma ben lontano dalla perfezione, che conquista tuttavia lo scettro di miglior calcistico dell’anno più per mancanza di “validi avversari” che per propri meriti.