Call of Duty: Black Ops 4
Versione testata: PS4 Pro

Call of Duty: Black Ops 4 – La recensione in progress

Battle royale. Quante volte negli ultimi mesi avete sentito, pronunciato e scritto questa parola? Sicuramente tante, difficile negarlo. Il fenomeno videoludico del momento continua imperterrito la sua ascesa e non accenna a placarsi, grazie a due giochi come Fortnite e PlayerUnknown’s Battlegrounds che hanno portato il genere alla ribalta. Come in una moderna corsa all’oro del Klondike, un gran numero di sviluppatori si è gettato a capofitto in questo genere che può contare ormai su decine e decine di titoli che fanno il verso a quelli più famosi, finendo però con l’assomigliarsi l’un l’altro. Anche Activision si è lanciata nella sfida ai due capostipiti del genere, tentando di dar del filo da torcere e cercare di attirare a sé quanti più giocatori possibili. Blackout, questo il nome della modalità, ha sostituito la campagna in single player in quella che rappresenta una mossa totalmente inedita per la serie e che gli sviluppatori potranno scegliere di ripetere o accantonare a seconda di come sarà accolta dal pubblico.

Il nostro viaggio alla scoperta di Call of Duty: Black Ops 4 inizia proprio dalla battle royale e proseguirà con la disanima delle altre due esperienze di gioco ovvero quella competitiva con il classico multiplayer e quella cooperativa della modalità Zombie, per poi tirare le somme e valutare nel complesso tutti gli aspetti che caratterizzano questo nuovo capitolo della serie sparatutto. Sin dal suo annuncio ci siamo interrogati a più riprese sul tipo di impatto che la modalità battle royale avrebbe potuto avere sia nell’economia del genere che in quello che si preannuncia essere il Call of Duty più ricco di sempre. Dopo averla testata a fondo, vi lasciamo dunque alla prima parte della recensione: Activision avrà vinto la sua scommessa? Leggete l’articolo per scoprirlo.

SCHIERATI, SACCHEGGIA, SOPRAVVIVI

La filosofia alla base della modalità Blackout è la medesima di ogni battle royale che si rispetti: ci si lancia da un elicottero, si fa razzia di armi ed equipaggiamenti via via più potenti e si cerca di sopravvivere uccidendo gli altri giocatori, evitando di soccombere per mano loro, seguendo alla perfezione il concetto di mors tua vita mea, il tutto spostandosi in porzioni di mappa sempre più ristrette e facendo attenzione a non rimanere fuori dell’area di gioco. Il numero di giocatori che prendono parte alle partite è di ottantotto qualora si decida di giocare da soli o in coppia mentre sale fino a cento nei match composti da team di quattro giocatori. Da soli o in gruppo, l’obiettivo rimane sempre e soltanto quello di sopravvivere il più a lungo possibile. Più che a Fortnite, la struttura della battle royale presente in Black Ops 4 si rifà in lunga parte a PUBG, di cui ne riprende alcuni aspetti seppur declinandoli in maniera differente. Prima di venir catapultati in battaglia tutti i giocatori si ritrovano nella consueta lobby pre partita dove possono far pratica con armi e accessori trovati in giro. Dopo lo spettacolare lancio dal nostro velivolo stile cavalcata delle valchirie di Apocalypse Now, sarà la nostra tuta alare a guidarci verso la porzione di mappa desiderata seguendo il tragitto prefissato dagli elicotteri attraverso la mappa. Inizia poi la fase delicata della partita in cui saremo chiamati al raccogliere in fretta e furia armi, corazze e accessori con cui farci strada tra i nemici. Con il tasto quadrato si raccoglie tutto il necessario mentre L1 e R1 sono i pulsanti predisposti rispettivamente per la cura del nostro personaggio e il lancio di granate o accessori come mine di prossimità o filo spinato e barricate.

Il numero di punti salute è di centocinquanta e subire danno ovviamente comporterà una rapida diminuzione; con appositi kit di primo soccorso e kit medici però, è possibile recuperare piccole o discrete quantità di salute. Nel caso in cui si avvii una partita con almeno un altro giocatore, in caso di morte non verremo subito eliminati ma avremo la possibilità di essere rianimati dal nostro alleato e viceversa, tornando eventualmente in gioco con una piccola quantità di salute ripristinata. Ovviamente non mancano mezzi di trasporto con cui spostarsi lungo la mappa di gioco e tentare di eliminare i nemici: quad, camion, gommoni ed elicotteri forniranno un notevole vantaggio tattico e, nel caso di mezzi terrestri, potranno essere anche usati per investire gli altri giocatori facendo comunque attenzione a evitare il fuoco nemico. Il sistema di guida dei veicoli è in generale buono, meno quello del furgone, anche se si nota una certa approssimazione per quanto riguarda le collisioni, la cui resa lascia un po’ interdetti. Di tanto in tanto faranno capolino degli approvvigionamenti lanciati in punti casuali della mappa contenenti equipaggiamenti potenti ma è comunque possibile imbattersi nello stesso tipo di casse esplorando l’interno di alcune strutture. Seguendo i feedback della community, Treyarch ha bilanciato e corretto alcuni aspetti della modalità ma ne rimangono altri che continuano a farci storcere il naso, tra cui l’eccessiva efficacia delle corazze e l’alta frequenza con cui è possibile curarsi anche durante uno scontro. Migliorabile anche il sistema di hit marker, qualche volta non preciso, che porta in dote un’altra caratteristica inedita per la serie ovvero l’aggiunta di un sistema di balistica abbastanza semplificato.

Call of Duty: Black Ops 4

INTERFACCIA E INVENTARIO

Senza fronzoli e di facile lettura, l’HUD ci segnala in alto informazioni come il numero di giocatori rimasti in gioco, la minimappa corredata di bussola e il totale di giocatori avversari eliminati mentre, nella parte inferiore, trovano spazio elementi come l’equipaggiamento in uso, lo stato di salute della corazza ma anche informazioni su proiettili, arma e granate o accessori equipaggiati in quel momento. Da questo punto di vista sono chiari i rimandi a PUBG, tant’è che i giocatori avvezzi al battle royale sviluppato da Bluehole si sentiranno in qualche modo a casa. Tutto ciò che è possibile raccogliere e trovare in giro per la mappa è ovviamente collegato in maniera stretta al comparto multiplayer da cui Blackout attinge a piene mani: oltre alle tantissime bocche di fuoco con relativi accessori infatti, sono stati inseriti anche strumenti tattici in dotazioni agli specialisti come il rampino, dei dardi con cui svelare la presenza del nemico e barricate per proteggersi dai proiettili.

In maniera piuttosto intuitiva, specie se paragonata alla versione console di PUBG, è possibile gestire il proprio inventario e organizzarlo a proprio piacimento. Al fine di velocizzare alcune operazioni gli sviluppatori hanno reso possibile equipaggiare rapidamente gran parte degli accessori per le nostre armi come mirini di vario genere, silenziatori o impugnature ma sono molteplici le possibilità di personalizzazione. In questo contesto si piazza l’aggiunta di un inventario rapido con cui selezionare rapidamente il tipo di kit medico per curarsi e il tipo di accessori o granate così come gli speciali perk temporanei, attivabili simultaneamente e che forniranno un discreto vantaggio tattico. È altresì possibile gestire in maniera completa il nostro inventario aggiungendo, togliendo o eliminando tutti gli oggetti raccolti fino a quel momento, magari condividendoli con i nostri alleati.

Call of Duty: Black Ops 4

NE RIMARRÀ SOLO UNO

Uno dei tratti distintivi della modalità Blackout è la velocità con cui le partite iniziano e terminano: esse sono interamente scandite dalla frenesia e velocità di esecuzione tipiche della serie. I frenetici scontri a fuoco dettano quindi l’andamento della partita e in circa venti minuti viene eletta vincitrice una squadra o un singolo giocatore a seconda del tipo di match selezionato. Raramente si incappa in tempi morti come spesso accade in altri titoli simili, merito di un gameplay divertente e veloce a cui si aggiunge una conformazione intelligente della mappa. Infatti, già a partire dai primi istanti di gioco, vedremo il contatore del numero di giocatori diminuire vorticosamente e in un batter d’occhio, se si è scaltri e fortunati, ci si ritroverà tra i primi venti giocatori nel rush finale per aggiudicarsi la vittoria della partita. Uccidendo giocatori, completando sfide e ottenendo un buon piazzamento si riceveranno punti merito con cui salire di livello e avere accesso a nuovi personaggi. Al momento sono presenti solo una serie di sfide da completare per sbloccare nuovi biglietti da visita e poco altro; chiaramente è lecito aspettarsi, già dalle prossime settimane, una serie di aggiunte che possano stimolare i giocatori a completare nuovi obiettivi, sulla falsariga di quanto accade in Fortnite con le consuete sfide settimanali.

Dal punto di vista del gunplay Blackout si pone a metà strada tra l’approccio più simulativo di PlayerUnknown’s Battlegrounds e l’immediatezza di Fortnite da cui ne viene fuori un mix divertente e di semplice approccio ma forse privo dello stile identificativo della serie. Questo non vuol dire che quello visto in Black Ops 4 sia privo di tatticismo o viceversa, tutt’altro, la quantità di varianti presenti nel battle royale messo a punto da Treyarch ci ha spesso sorpreso. L’ormai collaudato gameplay frenetico dello sparatutto Activision valorizza in maniera migliore aspetti ben determinati dei giocatori come la velocità di esecuzione e la costanza nell’essere dinamici e mai statici. Tra i due titoli citati questo preso in esame è probabilmente quello dove chiunque può primeggiare e divertirsi proprio perchè lontano dalle meccaniche non di semplice approccio di PUBG o quelle fin troppo immediate di Fortnite. Il difetto di Blackout è semmai quello di non essere stato differenziato abbastanza dagli altri prodotti appartenenti al genere, non riuscendo dunque a esprimere al massimo le proprie potenzialità.

UNA MAPPA ENORME

Dopo anni passati a ideare mappe di piccole dimensioni assimilabili a vere e proprie arene circoscritte, Treyarch è stata insignita dell’onere – e onore – di creare la mappa più grande mai apparsa in un gioco della serie Call of Duty. Ci troviamo di fronte a un qualcosa di inedito per la serie che mai prima d’ora si era impegnata nella lavorazione di un unico grande scenario, al contrario di quanto fatto peculiarmente dalla concorrenza. Caratteristica della mappa di gioco è quella di essere composta dai vari scenari tratti dai vecchi capitoli della serie, in particolare dal filone Black Ops. Una sorta di grande puzzle in cui si incastrano quasi alla perfezione i vari pezzi messi insieme da Treyarch, che in molti dei casi ha potuto fare affidamento su asset già pronti. Chi ha passato centinaia di ore su titoli come il primo Black Ops o il terzo capitolo della saga ritroverà alcuni degli scenari storici come la città fantasma di Nuketown o la lussuosa villa di Black Ops 3; non mancano poi anche vere e proprie chicche come la terrificante zona del manicomio, infestata tra l’altro da una notevole quantità di zombie, con tanto di easter egg segreto a tema musicale. Più in generale la mappa offre anche una discreta varietà di ambientazioni, fatta di lussureggianti praterie, aridi deserti privi di coperture e piccole insenature sabbiose.

Rispetto alla versione testata precedentemente si nota una maggiore pulizia a schermo e un miglioramento in termini di fluidità, sia in termini di frame rate che di animazioni. Qualche passo in avanti è stato compiuto anche sul versante grafico ma sfortunatamente permangono quelli che sono piccole sbavature imputabili a un motore grafico che inizia, ancora una volta, a far sentire il peso degli anni. Su console mid gen come PlayStation 4 Pro e Xbox One X il frame rate riesce a raggiungere i 60fps ma gli sviluppatori non sono riusciti a renderlo fisso. Le cose vanno decisamente meglio sulla controparte PC dove i giocatori potranno contare sul doppio dei frame, arrivando a 120fps con la possibilità di vederlo aumentato qualora i server siano maggiormente stabili. Sulla console Sony però abbiamo notato qualche sporadico calo di frame rate, tutt’altro che ancorato ai 60 fps, e fenomeni di pop up abbastanza frequenti, a cui si è aggiunta un caricamento delle texture talvolta non velocissimo. Ciò è in parte imputabile anche alle dimensioni della mappa, la più grande mai apparsa in un Call of Duty, ma che rimanda in ogni caso alla necessità da parte degli sviluppatori di creare un nuovo motore grafico nettamente più performante. Il quadro generale è comunque buono e l’esperienza di gioco proposta da Blackout è filata via senza particolari intoppi o problemi di sorta.

VARIAZIONI SUL TEMA

Come abbiamo ribadito più volte, Blackout non si discosta più di tanto da altri esponenti del genere come Fortnite o PUBG. Possiamo però parlare di piccole variazioni sul tema e aggiunte che donano a questa modalità quel tocco tipico della serie che i fan hanno imparato ad amare nel corso degli anni. Niente comunque in grado di far propendere l’ago della bilancia in maniera così netta sul battle royale sviluppato da Treyarch ma parliamo comunque di aspetti di gameplay che hanno una precisa valenza all’interno del gioco. Ad esempio, la presenza di zombie in determinati punti della mappa è sicuramente un’ottima trovata, così come le relative armi e accessori a tema che è possibile raccogliere in giro o nelle casse speciali disponibili dopo aver pulito la zona dai non morti. E vi assicuriamo che doversi occupare contemporaneamente di giocatori avversari e zombie è si divertente ma anche impegnativo. Così come accade in Overwatch è possibile applicare una sorta di spray per contrassegnare una stanza o un edificio e segnalare a eventuali alleati di aver già raccolto armi e accessori in quella stanza. Particolarmente curato è anche il riepilogo alla fine delle partita, con statistiche dettagliate su vari aspetti della nostra prestazione e riguardanti quelle delle ultime dieci partite.

Non potevano mancare anche le emote con cui sbeffeggiare avversari o salutare i compagni di squadra; questa feature ha già scatenato qualche malumore tra la community, imputabile al fatto che eseguendone una il personaggio sarà mostrato in terza persona ed è possibile scorgere eventuali nemici situati dietro pareti o in lontananza. Probabilmente ne verranno inserite di altre, da capire se a pagamento o accessibili tramite il completamente di alcune sfide, così come ci aspettiamo skin per personaggi e armi, seguendo un po’ quello che è il marchio di fabbrica della serie. Degna di essere menzionata anche la modalità cinema, disponibile per tutte e tre le modalità multiplayer, capace a ogni capitolo di arricchirsi di opzioni e feature per la gioia di chi ama creare o modificare le proprie clip di gioco, talvolta con risultati degni di un professionista. Le clip sono suddivise in diversi filmati che è possibile recuperare spulciando tra le partite recenti a cui abbiamo preso parte o tra quelle che abbiamo contrassegnato come preferite dopo la fine di un match. Tantissime sono le opzioni e gli effetti applicabili, come inquadrature posizionate su granate o l’aggiunta di luci dinamiche, pensati per coloro che amano sbizzarrirsi nella creazione di spettacolari clip di gioco.

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