Fist of the North Star: Lost Paradise
Versione testata: PS4

Fist of the North Star: Lost Paradise

Mai, mai, scorderai, l’attimo, la terra che tremò“. Se avete canticchiato questo versetto con la voce profonda e armoniosa di Claudio Maioli, sappiate che questa sarà una recensione ricca di muscoli, mosse di karate e qualche schizzo di sangue. In realtà non ci sarebbe da fare nessuna presentazione, ma Fist of the North Star: Lost Paradise è la “speranza nel domani“, un domani dove i videogiochi omaggiano correttamente manga e anime da cui prendono spunto.

Ed eccoci qui, a parlare ancora una volta del mitico personaggio nato dalla mente del maestro Tetsuo Hara e a cui Buronson ha dato la parola. Un gioco che non è un mero copia/incolla di quanto visto nel manga e nell’anime, ma piuttosto una rielaborazione (più o meno riuscita) della storia. Kenshiro torna a farci vivere le emozioni dei colpi micidiali di Hokuto, il tutto condito con un’abbondante dose di salsa Yakuza. Ecco dunque le nostre impressioni sul nuovo gioco dedicato al mito di Ken il Guerriero.

Fist of the North Star: Lost Paradise

KEN SEI TU, FANTASTICO GUERRIERO

La storia di Fist of the North Star: Lost Paradise comincia con la conclusione dell’arco narrativo dedicato a Shin, storica nemesi e rivale in amore di Ken. Dopo aver completato un tutorial abbastanza semplice da comprendere, affronteremo il campione della Scuola di Nanto, in una boss battle poco impegnativa. Da questo momento in poi la storia cambia rispetto alla trama dei capitoli successivi del manga. Se nella storia originale Yuria, la disperata fidanzata di Ken, si era buttata dalla cima del palazzo che sovrastava la Croce del Sud, in questa versione sembra essere ancora viva. Il suo vagare in cerca dell’amata porteranno il guerriero a Eden, una città protetta da immensi muraglioni, un vero e proprio paradiso perduto.

La trama si districa in questo post-Shin alternativo che va a unire eventi accaduti nella versione originale, quali la liberazione di Toki dalla prigione di Cassandra oppure lo scontro col Figlio del Diavolo, alla nuova storia inedita. Ed ecco allora che Rei, discepolo della Nanto Suichoken, si scontra con Ken per le stesse motivazioni del manga, ma è spinto allo scontro dai Discepoli di Yuria, i quali vogliono capire se il guerriero di Hokuto è il vero amore della loro leader. Nonostante alcuni spunti interessanti, però, la trama non brilla per originalità e deve fare i conti con una narrazione spesso altalenante che rischia di risultare noiosa, se non integrata con attività secondarie e un po’ di sane scazzottate.

HOKUTO SHINKEN

In un titolo con protagonista Kenshiro è inevitabile porre attenzione al sistema di combattimento e al modo in cui il discendente della Sacra Scuola di Hokuto compie le sue celebri mosse. Con gli sviluppatori di Yakuza alla guida del progetto, è altrettanto inevitabile ritrovarsi un sistema di lotta ispirato (come stile e meccaniche) al franchise con protagonista Kazuma Kiryu, vero cavallo di battaglia della casa di sviluppo giapponese. Al giocatore è perciò richiesta una certa abilità nell’inanellare combo ed evitare gli attacchi dei nemici, che non attenderanno passivamente il proprio turno ma vi attaccheranno in massa, proprio come accade nel manga.

Come ben sappiamo, Ken è in grado, grazie ai duri anni di allenamenti nella Tecnica Hokuto, di toccare dei punti di pressione. Questi zone segrete del corpo permettono agli utilizzatori di Hokuto di far esplodere dall’interno i nemici sfiorandoli con un dito. In termini di combattimenti queste si traducono in mosse finali che, attraverso un breve QTE, vi farà terminare gli avversari o causare loro un’ingente quantità di danni. Dopo averli storditi, Ken è in grado di colpire gli avversari con una delle tecniche, che possono essere eseguite automaticamente (e dunque saranno scelte casualmente dal gioco) o manualmente, aspetto che richiederà dei requisiti specifici come portare a termine una combo fatta prima dello stordimento.

Fist of the North Star: Lost Paradise

A sua disposizione, il nostro protagonista ha disposizione anche la “Seven Star Gauge”, una barra che si caricherà a ogni combo andata a segno o esecuzione ben fatta. Attivarla equivale a condannare i nemici: Ken si strapperà la maglietta, come nei disegni di Hara, e avrà accesso a nuovi e devastanti colpi. Per disperdere le forze nemiche, il nostro protagonista avrà inoltre a disposizione delle carte speciali, i Talismani, in grado di offrire al giocatore dei bonus temporanei: ad esempio la carta di Yuria attiverà la barra delle Sette Stelle, così come quella dello Sciacallo creerà un’esplosione che farà balzare via i nemici.

Ma come può Ken migliorarsi e diventare sempre più forte di fronte alle orde di criminali che vorranno la pelle del guerriero? Invece di fornire un personaggio già potente e capace di stendere energumeni molto più alti di lui solo con la punta delle dita, Yakuza Team ha pensato di introdurre un interessante sistema di progressione, sulla falsariga dei suoi progetti precedenti. Completare missioni, uccidere nemici in modo particolare o anche aiutare i poveri abitanti di Eden vi garantirà un certo quantitativo di punti esperienza. A ogni aumento di livello otterrete un punto base per sbloccare i nodi dei quattro alberi: Skill, Mind, Body e Fate. Il primo contiene tutte le mosse e tutte le tecniche, l’albero Mind è dedicato al “Seven Star Gauge”, il terzo potenzia gli attacchi e la salute, mentre il ramo Fate permette di sbloccare tutto ciò che riguarda i Talismani. Ognuno di questi avrà dei nodi specializzati, sbloccabili solo dopo aver completato determinate mansioni.

IL NOSTRO CONDOTTIERO

Dentro e fuori dall’Eden, avremo molto da fare in quanto ad attività secondarie, con la consueta abbondanza di minigiochi a cui Yakuza Team ci ha abituato nel corso degli anni. Mentre alcuni avranno un ruolo prettamente ludico e fine a sé stesso, altro permetteranno di aumentare i benefici disponibili nel corso dell’avventura. Tra i più importanti citiamo il Death Batting, un baseball leggermente più violento che ci fornirà una trave di ferro al fine di colpire i motociclisti in arrivo. Per sbloccare nuovi equipaggiamenti, oggetti o addirittura missioni secondarie presso i rivenditori sarà necessario accontentarli nelle vesti di barista. Un breve minigioco di velocità infatti vi farà creare uno squisito cocktail per allietare il vostro cliente che, dopo un certo numero di successi, aumenterà l’affinità con voi, facendovi accedere a nuovi oggetti da acquistare.

Oltre ai minigiochi, vi sarà richiesto anche di compiere missioni come quelle del cacciatore di taglie, nelle quali il Capitano Jagre vi affiderà dei criminali che la Guardia cittadina non è riuscita ad acciuffare. Per questo motivo vi sarà chiesto non solo di esplorare Eden, ma anche di salire sul vostro buggy ed esplorare il deserto circostante. A tal proposito, fate attenzione quando uscite fuori dai confini della città: bande di teppisti girano indisturbate in attesa di arraffare e uccidere chiunque gli si pari davanti.

Fist of the North Star: Lost Paradise

YOU WA SHOCK!

Sul lato tecnico, Fist of the North Star: Lost Paradise “è uno shock“, parafrasando la sigla dell’anime originale. Gli sviluppatori di Yakuza Studio si dimostrano ancora una volta abili nel ricreare un Ken che rispecchia quanto visto nelle opere originali. Tuttavia, spesso e volentieri i dialoghi risultano eccessivamente lunghi e senza possibilità di essere interrotti, costringendo il giocatore a perdere minuti e minuti dietro a linee testuali infinite. Tutto ciò spicca particolarmente considerando che il gioco non è per niente localizzato in italiano, con le uniche due lingue disponibili che sono al solito inglese e giapponese. L’unica soddisfazione, dunque, è di impostare la voce originale del protagonista, doppiata in maniera eccelsa.

Fist of the North Star non può contare su un comparto grafico eccessivamente rifinito, come può essere quello del prossimo progetto di Yakuza Team, Judge Eyes, ma d’altronde si tratta della trasposizione di un manga e, anzi, la scelta di puntare su uno stile in cel-shading si sposa bene con il materiale d’origine, pur senza brillare mai per la realizzazione complessiva di ambientazioni, personaggi e animazioni. Ma il vero punto di forza di Fist of the North Star: Lost Paradise è il comparto sonoro, che mostra tutta la brutalità di Kenshiro nel compiere le tecniche segrete e del mondo in cui è costretto a vivere. Apprezzerete le varie urla del personaggio e le musiche incalzanti che contengono un piccolo easter-egg: uno dei brani proposti nel deserto si chiama Binary Domain, in onore dell’omonimo gioco creato da Yakuza Studio.

GIUDIZIO
Fist of the North Star: Lost Paradise rispecchia ciò che i fan di Kenshiro avrebbero voluto assaporare in un nuovo videogioco ispirato alla saga, con una storia inedita che non ha mancato di sorprenderci rispettando allo stesso tempo l'eredità del materiale originale. Pur trattandosi di un episodio di Yakuza sotto mentite spoglie, il gioco ci ha permesso di assaporare le tecniche Hokuto, tra le grida battagliere di Ken e le teste dei poveri nemici che esplodono senza pietà. La presenza di decine e decine di minigiochi in alcuni casi si sposa male con la serie di Kenshiro, pur riuscendo a intrattenere in alcuni contesti, ma il più grande rimprovero è riservato alla spasmodica lunghezza dei dialoghi non parlati e alla totale assenza di una localizzazione in italiano. Ciò nonostante, sentire il buon vecchio Ken pronunciare ancora una volta la sua caratteristica frase "Omae wa mou shindeiru" non ha prezzo.
GRAFICA7.5
SONORO7.5
LONGEVITÀ8.5
GAMEPLAY8
PRO
Si respira la Divina Scuola di Hokuto
Tante attività secondarie e minigiochi
Doppiaggio in lingua fenomenale...
CONTRO
...anche se manca totalmente una localizzazione in italiano
La storia vive di alti e bassi
Dialoghi testuali spesso troppo lunghi
8
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