Immaginate di essere un criminale qualunque e che, dopo averla fatta franca in tutti questi anni, vi troviate improvvisamente a essere sbattuto in prigione, incastrati da qualcuno che si crede più furbo di voi. Che sia solo il primo giorno al fresco oppure già sei mesi trascorsi in cella, c’è un tratto in comune: qualcuno vi sta alle calcagna. Immaginate ora di essere buttati in una mischia, schiena contro schiena con un perfetto sconosciuto, con il quale non avete alcuna voglia di legare, perché in cella non ci si fida di nessuno, neanche di chi vi ha aiutato a salvarvi la pelle.

Immaginatevi infine. Pensate a come e chi vorreste essere. Un quarantenne pacifico con un gusto discutibile in fatto di abbigliamento o un trentaseienne alquanto irascibile con un’insana attrazione per la polvere da sparo? Questo è A Way Out, questa è la storia di Leo e Vincent. A voi la scelta.

A Way Out

LA VERSIONE DI VINCENT

Sono Vincent Moretti e ho 43 anni. Avevo un lavoro qualunque, una vita ordinaria, una famiglia. La classica e noiosa vita perfetta, in parole povere. Tutto filava per il verso giusto, quando un giorno qualcosa mi ha costretto a deviare dalla mia solita routine. Qualcosa che sto pagando amaramente.

È il mio primo giorno di prigione. Sono nervoso, impaurito e allo stesso tempo incazzato con me stesso. Credono abbia ucciso mio fratello e dovrò fare il callo a star rinchiuso qui. Ma hey! Neanche il tempo di entrare in prigione che già qualcuno mi mette nei guai. Sono costretto a fare a pugni per difendermi quando si presenta un perfetto sconosciuto che neanche mi piace e non sa cosa voglia dire la parola “grazie”.

LA VERSIONE DI LEO

Mi chiamo Leo, ho 36 anni. Non ho mai rigato dritto nella mia vita, ma mi trovo qui dentro ingiustamente solo perché un maledetto farabutto mi ha incastrato. Mi fidavo di lui, e per tutta risposta da sei mesi sono rinchiuso in questa feccia di cella cercando un modo per uscirne fuori. Voglio vendicarmi… e lo farò, puoi scommetterci che lo farò, sempre se riesco a evitare di farmi uccidere, come stamattina.

Ero per fatti miei nel campo da basket mentre pensavo a come fuggire da qui, quando sono stato trascinato in una rissa da un tizio che vuole farmi fuori. Quello tenta di attaccarmi e “sbam”, gli tiro un gancio, evito i suoi attacchi e riesco a filarmela prima di lasciarci le penne. Ho dovuto persino aiutare un pivello che ha ben pensato di festeggiare il suo primo giorno in gattabuia facendosi gli affari miei. Tsè! Ho già i miei problemi, non posso pensare pure a salvare le chiappe del primo che incontro. Ma non importa, perché presto uscirò da qui. Sarò di nuovo libero e mi vendicherò. Poi riabbraccerò Linda e Alex. Fosse l’ultima cosa che faccio.

A Way Out

NON È UN GIOCO PER SOCIOPATICI

Abbandonate l’idea di avventura single-player. Quello che avete davanti non è un gioco fatto per tipi schivi e solitari. A Way Out è prima di tutto un gioco che parla di fiducia, e voi dovrete essere in grado di instaurare un legame con il vostro partner, che vi piaccia o no. Per facilitarvi il compito, il game designer Josef Fares (sì, quello di Fuck the Oscars!, ma anche l’autore di Brothers: A Tale of Two Sons) ha preferito tagliare in due lo schermo, dividendolo nel più classico degli split-screen tra voi e il vostro partner, così che entrambi i protagonisti possano seguire la stessa storia, ma su binari diversi che però dovranno per forza incontrarsi a più riprese. Com’è ovvio immaginare, spesso questa modalità potrà infastidirvi, perché più la trama si svilupperà e più avrete la curiosità di scoprire cosa fa il vostro compagno dall’altra parte, spesso non riuscendovi, visto che sarete probabilmente impegnati a trovare un modo per salvare entrambi o tirarvi fuori dai guai.

Sì, vi scoprirete interessati l’uno alla sorte dell’altro e alcuni comandi di gioco non si attiveranno se le azioni non saranno compiute nello stesso momento o in un certo lasso di tempo. Intesa e buon lavoro di squadra saranno il mix vincente a garantirvi il passaggio verso lo step successivo, facendovi guadagnare inoltre una serie di Trofei al compimento di particolari azioni. In altri momenti, specie quando vi troverete a conversare con vari personaggi, dovrete fare affidamento sulle “abilità” di entrambi i protagonisti perché vi vengano svelate alcune informazioni rilevanti, dovendo tener conto anche dell’impressione che fate a chi incrocerà la vostra strada. Spesso vi capiterà infatti di trovarvi di fronte a qualcuno poco incline a parlare con Leo ma più propenso a confrontarsi con Vincent, o viceversa sarà Leo a suscitare le simpatie di alcuni mentre il pacato Vincent sarà messo in disparte.

A proposito di scelte, anche voi avrete la vostra parte nell’avventura. Non avrete mica pensato che due personaggi così diversi agiscano alla stessa maniera? Ovviamente no. A Way Out è stato concepito per mettere due partner a confronto, decidendo o meno in quale misura potersi fidare l’uno dell’altro, seguendo l’inclinazione e le capacità intuitive di uno dei due. E non sempre la via “diplomatica” si rivelerà quella più efficace. Per questo motivo, la dose di credibilità e la capacità di rimettere il vostro destino nelle mani di chi gioca al vostro fianco dominerà l’intera storia, fino alla sua conclusione, sebbene a conti fatti la possibilità di scegliere l’una o l’altra strada non avrà conseguenze tangibili sull’evoluzione della trama.

A Way Out

SCEGLIERE COME VINCENT

Non riesco a capire perché “galeotto” debba necessariamente essere accostato all’idea di un personaggio rude e violento. Prima e durante la mia (breve) permanenza in carcere, ho sempre cercato di non provocare e aggredire chi avevo davanti. Non è nella mia natura. Piuttosto preferisco unire la diplomazia a un pizzico d’astuzia. In fondo so di essere un brav’uomo e non mi va di fare la parte del duro che se ne frega del prossimo. Quando chiedo qualcosa, finisco sempre con interessarmi della vita di chi ho di fronte, cerco di dare delle dritte, qualche buon consiglio.

Non come Leo. Ho smesso di contare le volte in cui ho dovuto fermarlo prima che si avventasse come una belva su un povero malcapitato, senza dargli il tempo di respirare, mandando all’aria la nostra scelta di non dare nell’occhio. Ma lui è fatto così, è istintivo, irruento e spesso difficile a convincersi. Non riesce a mascherare questa sete di vendetta che cova come me ormai da troppo tempo. Ma devo dargliene atto: in alcuni momenti l’ho lasciato fare, permettendogli di usare le maniere forti, andarci pesante, riuscendo ad essere davvero convincente. Non avrei potuto fare di meglio. Ma non è un assassino. Questo è sicuro.

SCEGLIERE COME LEO

Calma, pazienza, strategia… al diavolo queste stronzate. Sono un tipo d’azione, non amo perdere tempo a convincere le persone a parole. Ho la mia pistola, lei sì che sa come farsi rispettare. Se c’è da affrontare un pericolo non mi tiro certo indietro, non è nella mia natura e non intendo cominciare adesso ad addolcirmi. No, non voglio diventare come Vincent. Lui usa sempre frasi come “non avere fretta”, “cerchiamo un altro modo” o “forse c’è una soluzione meno rischiosa”, ma cosa può saperne lui? È stato al fresco per poco tempo, non ha idea di cosa vuol dire prendere scelte difficili. Prendi quella volta in cui eravamo sopraffatti dalla polizia: se avessimo fatto a modo mio, sono sicuro che le cose sarebbero andate meglio.

Ripensandoci, però, a volte Vincent ha ragione. Sono troppo preso dal mio bisogno di vendicarmi e non ragiono lucidamente. Sì, avremmo potuto fare a modo mio, ma cosa sarebbe successo se avessi sbagliato mira o se il poliziotto fosse stato più veloce di me? Probabilmente non sarei qui. Vincent, invece… ah, lui sa sempre che c’è un altro modo, e forse non ha tutti i torti. In fondo è un brav’uomo. Capisco perché sia finito in galera, ma non merita di vivere tutto ciò. Devo trovare un modo per aiutarlo.

A Way Out

ONLINE O “GOMITO A GOMITO”?

A Way Out è un blind-date all’interno di un carcere. Quando incontriamo una persona mai vista prima, abbiamo già un background di preferenze che disegnano nella nostra mente l’ideale di compagno o amico che vorremmo avere. Quando si avvia il gioco, la prima schermata dà ai giocatori, sulla base di una breve descrizione e dettagli frammentari, la possibilità di accostarsi a Vincent o Leo e decidere chi dei due abbia più punti per diventare il nostro alter ego migliore. Il resto sarà un gioco di chimica tra ciascun giocatore e il proprio personaggio e successivamente tra i due giocatori e il tipo di rapporto di fiducia che vogliono che i due protagonisti vadano ad instaurare.

L’istrionico Fares ha pensato bene all’eventualità che, giocare con un amico sullo stesso divano o condividendo la stessa postazione, avrebbe facilitato di gran lunga le cose. Ma la sua decisione non si è rivelata tanto ingenua. Ci saranno momenti in cui vi troverete a partecipare a dei minigiochi dove è richiesta la massima collaborazione e ci riderete su per un pezzo, mentre ce ne saranno altri dove dovrete sfidarvi fino all’ultimo colpo per attestare chi tra Vincent e Leo sarà il più cazzuto. Uno dei due rimarrà inevitabilmente deluso e amareggiato dalla sconfitta.

Dal canto nostro, abbiamo un unico enorme punto interrogativo che pende sulle nostre teste: è possibile ricreare una tale chimica di intenti con una persona che non è fisicamente accanto a noi? I pareri saranno tanti, forse molto discordi. Quello che possiamo dirvi dopo aver giocato l’intero titolo in entrambi i modi è che, tra l’opzione in locale e quella online, abbiamo decisamente preferito la prima. Ma potrebbe essere interessante scoprire cosa potrebbe crearsi fra giocatori molto distanti tra loro o conosciutisi poco prima. Per rendere le cose ancora più interessanti (e forse ancora più complicate), il team ha pensato bene di dare la possibilità ai giocatori di scegliere un personaggio diverso al prossimo avvio: se decidete di mettere in pausa, chiudendo la console e riprendendo il giorno successivo, ad esempio, il gioco si riaprirà nuovamente sulle schermata di selezione dei personaggi, dando così modo a uno dei due di prendere i panni dell’altro. Sinceramente, noi ci siamo tanto affezionati ai nostri Leo e Vincent che alla fine abbiamo deciso di mantenerli per tutta la durata dell’avventura, senza mai scambiarceli.

A Way Out

NON IL SOLITO SPARATUTTO

Se pensate di acquistare il titolo pensando di trovarvi a vivere un gioco à la Uncharted, vi sbagliate di grosso. C’è ben poco da sparare, o meglio, puntare un nemico e ucciderlo sarà l’ultimo dei vostri pensieri. A Way Out infatti è un gioco multiforme, trasformista, in mutazione continua. Vi sembrerà che tutto vada a rallentatore al principio e sicuramente verrà da chiedervi se avete sprecato i vostri soldi, ma una volta che Vincent e Leo si conosceranno, di lì a poco il gioco inizierà a sorprendervi passo dopo passo.

Ci saranno continui cambi nella telecamera e nella visuale di gioco, a tratti in terza persona, a volte in prima, a volte con inquadrature dall’alto. Persino il gameplay passerà da una classica avventura a un beat ’em up in stile Double Dragon. Dovrete usare abilità stealth per lo stordimento combinato di alcuni nemici o passare all’assalto con uno dei due personaggi mentre l’altro libera il campo o sblocca porte e meccanismi di ogni genere. Vi troverete spesso a correre a perdifiato, navigare sulle rapide di un fiume o ingaggiare delle vere e proprie corse automobilistiche per non essere sopraffatti, evitando di finire in burroni o cascate.

Il sistema di checkpoint è molto efficace e fortunatamente permette di riprendere il gioco in diversi punti senza troppe frustrazioni causate dal dover ripetere cut-scene o intere sequenze. L’abile uso dell’ambiente dà modo di utilizzare diversi elementi e permette a Vincent e Leo di aiutarsi a vicenda a più riprese, tenendo sempre alto il livello di adrenalina e tensione. Non è presente un sistema di regolazione della difficoltà di gioco, scelta forse dettata dall’idea del team di non creare un’esperienza troppo ardua, ma adatta anche ad eventuali neofiti. A conti fatti, il gameplay risulta molto basilare, senza mai diventare troppo tedioso, particolare accentuato anche dalla durata dell’intera storia che risulta prolungarsi complessivamente dalle sei alle otto ore, a seconda di quanto i giocatori decideranno di lanciarsi nell’esplorazione o nella ricerca di attività secondarie.

A Way Out

GIOCARE CON LEO (SECONDO VINCENT)

Diamine. Non pensavo che avrei potuto vivere così tante sfide nel giro di poco tempo. Avevamo davvero i minuti contati e la nostra vendetta non era una di quelle che potesse essere servita su un piatto freddo. La nostra bruciava in fretta. Quello che ricordo è un continuo fuggire, nascondersi, correre, intrufolarsi. Mi sembra assurdo che, nonostante tutto girasse a velocità incredibile, io e Leo abbiamo trovato il tempo per fermarci a giocare a baseball, a vecchi giochi da tavolo o da sala giochi, a bestemmiare tirando freccette, a gareggiare su chi avrebbe fatto più flessioni oppure semplicemente stare seduti su una panchina o una vecchia altalena arrugginita a scambiarci complimenti poco felici. Non dimenticherò mai quel grazioso cappellino che indossasti prima che tutto… ehm, lasciamo perdere. Sta diventando tutto tremendamente imbarazzante. Credo che sia il caso di alzarsi e proseguire.

GIOCARE CON VINCENT (SECONDO LEO)

Conosco Vincent da poco tempo, ma è come se fossimo sempre stati insieme. Quel figlio di buona donna sa come tirare un pugno, non c’è che dire, ma devo ammettere che ci sa fare anche con i bambini e con i motori. È solo merito suo se siamo riusciti a scappare con quel catorcio che ha riparato, anche se in compenso per poco non ci faceva ammazzare visto che guida peggio di mia nonna. Ne abbiamo passate parecchie insieme, dopo quella fuga rocambolesca. Mi ha aiutato a pescare quando stavamo morendo di fame, ha persino trovato dei vestiti per non dare nell’occhio e mi ha guardato le spalle quando ci sparavano contro da ogni lato, anche se gli ho immediatamente restituito il favore con la mia incredibile abilità da cecchino. Ah, se li ho fatti fuori tutti, uno a uno, senza che avesse il tempo di capire da dove uscissero! Dovrebbe essermi grato a vita! Sì, mi prende ancora per il culo per il mio cappello, ma ha visto con che razza di camicia va in giro? Eppure, anche se non andiamo sempre d’accordo, sento che tra noi si è instaurato un legame. Dai, gli ho persino permesso di vincere a Forza 4!

A Way Out

QUANDO I SENTIMENTI VINCONO SULLA TECNICA

A Way Out non è un gioco che fa gridare al miracolo in fatto di grafica. Ma abbiamo già assistito a esempi simili, si pensi a Life is Strange di Dontnod Entertainment, ora diventato uno dei cult tra i titoli dove a far da padrone non è il comparto grafico, quanto piuttosto l’idea di un gioco che dia ai personaggi la possibilità di vivere le proprie avventure preferendo i sentimenti alla tecnica. Sotto questo punto di vista, l’uso dello split-screen in alcuni momenti sarà leggermente ingombrante: se Vincent e Leo intrattengono dialoghi con altri personaggi in contemporanea, l’audio di uno dei due verrà riprodotto a un volume molto basso, quasi impercettibile.

I ragazzi di Hazelight Studios avrebbero potuto in qualche modo ovviare al problema, impedendo di avviare una nuova conversazione fino a quando quella precedente non si fosse esaurita. In questo modo, avrebbero permesso ai due giocatori di concentrarsi sui dettagli di entrambi i personaggi, che spesso si rivelano cruciali. Un altro difetto si riscontra nei caricamenti tra una scena e l’altra che, invece di avvenire in background durante i filmati, vanno a smorzare il ritmo con una schermata nera che poco si addice allo stile, estremamente cinematografico, percettibile nel resto dell’avventura.

Il comparto sonoro accompagna l’evolversi della storia senza particolari interferenze e sussulti. La scelta di lasciare il doppiaggio in inglese aggiungendo solo i sottotitoli in italiano ci è sembrata una scelta giusta, data la natura dei personaggi in perfetto stile Pulp Fiction, con lo stesso Fares che ha prestato personalmente la voce (e il naso!) al personaggio di Leo. Un doppiaggio italiano non avrebbe probabilmente reso giustizia a una recitazione mai banale e ben orchestrata, ma l’aggiunta dei testi in sovrimpressione rende molto più semplice memorizzare le informazioni fornite dai personaggi.

A Way Out
A Way Out
GIUDIZIO
Vivere l'avventura camaleontica di Leo e Vincent ci ha spinto a calarci nei panni di entrambi i personaggi e collaborare in questa recensione proprio come se stessimo vivendo l'avventura di A Way Out anche fuori dallo schermo. È forse questo il pregio maggiore del titolo di Fares: creare un legame in grado di lasciare il segno anche a distanza di giorni dai titoli di coda, e spingerci a riflettere sul vero significato della fiducia, anche in situazioni non proprio comuni come quella dei due protagonisti. Un gioco estremamente consigliato se amate le avventure e volete condividere un'esperienza in continua mutazione con un amico o familiare.
GRAFICA7.5
SONORO7.5
LONGEVITÀ7.5
GAMEPLAY8.5
PRO
Leo e Vincent sono caratterizzati in modo notevole
Gameplay in continua mutazione e mai noioso
Spinge a collaborare e instaurare un legame con entrambi i personaggi
CONTRO
I caricamenti tra un livello e l'altro smorzano il ritmo
In alcune scene i dialoghi si accavallano e rendono difficile la comprensione
Giocando online potreste perdere alcune sfumature rispetto alla collaborazione dal vivo
8.5
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