The Red Strings Club
Versione testata: PC

The Red Strings Club

Nell’immaginario collettivo della cultura moderna, esiste la figura del barista vecchia scuola. Elegante e affabile, questa persona siede dietro il suo sontuoso bancone fornendo ottimi drink e consigli a chiunque si diriga oltre la soglia del suo locale dalle luci soffuse, incantato dal piano jazz che suona per tutta la sera. Sebbene con il passare degli anni atmosfere simili siano quasi svanite, Deconstruct Team (autori di Gods Will Be Watching) e Devolver Digital tengono vivo tale scenario attraverso il nuovo The Red Strings Club, intrigante visual novel ambientata all’interno di un bar in un mondo cyberpunk sull’orlo della rivoluzione.

Si tratta di un’esperienza accuratamente costruita in ogni elemento, soprattutto perché mira a essere un’opera in grado di far riflettere il giocatore su tematiche morali ed etiche all’interno di un locale futuristico, il quale sembra essere uscito però da un famoso noir d’annata. Una volta seduti comodi davanti al bancone, non resta dunque che gustarci questa produzione indipendente come se stessimo sorseggiando uno dei cocktail più gustosi della nostra vita.

The Red Strings Club

VODKA ELETTRICA

L’intera storia si svolge per lo più all’interno del Red Strings Club, locale dove il barista e informatore Donovan serve bevande ai clienti in base alle emozioni che provano. Lui, più degli altri due protagonisti che incontrerete nell’avventura, possiede delle abilità uniche che gli permettono di ottenere informazioni dai suoi clienti, attratti misteriosamente dal luogo quasi come se il destino stesso forzasse il loro passo. Proprio da questa particolare “magia” deriva il nome del bar, che diventerà cruciale per gli eventi di cambiamento sociale che avverranno nel corso della narrazione.

La scintilla della rivoluzione che vivremo tra un personaggio e l’altro è avviata da un gruppo di hacker attivisti chiamati PROXYMA, i quali hanno scoperto un grande piano di “controllo mentale” ordito dalla corporazione che produce gli impianti neurali delle persone in questa distopia cibernetica. Tra le file degli hacktivisti c’è Brandeis, un amico fidato di Donovan e cliente abituale del Red Strings. Proprio mentre i due stavano discutendo su alcune voci riguardo le intenzioni di alcuni pezzi grossi dell’economia mondiale, irrompe nel locale un robot umanoide di ultima generazione. Chiamata Akara, questa androide risulta essere la chiave di volta del piano messo in moto dalle corporazioni e motivazione principale con cui Donovan e Brandeis inizieranno a cospirare per impedire tale attacco contro il libero arbitrio e i valori umani.

The Red Strings Club

La premessa narrativa è apparentemente piuttosto diretta e lineare, ma proseguendo nel corso della trama ci si accorge subito delle molte ramificazioni che essa può avere, oltre che delle moltissime sfaccettature tematiche. Proprio come i cocktail che andremo a creare nel gioco, il team di sviluppo ha utilizzato critica sociale, fenomeni paranormali ed elementi prettamente cyberpunk come ingredienti per un gustoso mix sapientemente shakerato. Infatti, ogni sfumatura della storia, per quanto quasi opposta possa apparire rispetto alle altre, è accuratamente posizionata senza interrompere il flusso della narrazione grazie all’ottima scrittura dei dialoghi, vera colonna portante del gioco insieme al comparto sonoro techno/jazz.

Come se non bastasse, ci troveremo davanti a moltissime scelte e modi di agire che influenzeranno l’evoluzione della trama, come segnalato dal filo rosso digitale presente nel menu minimalista. Perfino i cocktail che servirete e la capacità di capire i clienti che visiteranno il locale saranno fattori in grado di alterare il percorso del gioco, il quale possiede diverse vie di risoluzione a seconda della nostra condotta, sebbene il finale sia in realtà univoco. La moralità personale è dunque l’unico ago della bilancia della problematica che il titolo di Deconstructeam pone ai giocatori, mettendoli davanti a una disquisizione etica e bioetica ancora dibattuta da molti studiosi del campo. Del resto, l’influenza della tecnologia all’interno dello scenario umano è un tema sempre più rilevante soprattutto con l’avanzare delle scoperte e del modo in cui si rapportano all’essere umano. Il bello è che The Red Strings Club riesce a trattare l’argomento in maniera eccellente, aggiungendo i giusti elementi lo alleggeriscono quanto basta per non renderlo completamente accademico.

The Red Strings Club

ANCORA UN GOCCIO

Sebbene i riflettori siano completamente puntati sulla parte narrativa, il gioco non si scorda affatto di essere tale grazie a un gameplay solido e ben inserito nelle meccaniche della storia. Ognuno dei tre personaggio presentati ha delle abilità uniche a cui corrispondono sezioni di gioco differenti. Nella maggior parte dei momenti vestirete i panni di Donovan, il quale utilizza un impianto denominato Musa per capire le emozioni dei clienti e servire dei drink speciali in grado di amplificarle. Mischiando abilmente i vari alcolici presenti sul tavolo all’interno del bicchiere, si dovrà spostare il cerchio rosso in modo da farlo corrispondere al sentimento ottimale per tirare fuori informazioni dagli avventori. Tale meccanismo è ovviamente quello su cui è stata riposta più attenzione da parte degli sviluppatori, cura palesata soprattutto nella costante varietà e sfida presentata da ogni persona che verrà bere nel locale.

Come nella vita reale – e i baristi lo sanno molto bene – i clienti avranno specifiche richieste che vi metteranno nella posizione di dover servire cocktail in modi particolari, ad esempio senza usare delle specifiche bevande o con precisi dosaggi. Tale riproduzione delle dinamiche reali permette al gioco di azzeccare il giusto feeling del barman e non scadere nella ripetitività, almeno per quanto riguarda le sezioni di Donovan.

The Red Strings Club

Il discorso è diverso per Akara, la quale utilizzerete per qualche sezione iniziale al fine di costruire degli impianti cibernetici in una maniera simile alla modellazione dell’argilla, come in Ghost ma in una maniera meno sensuale e commovente. Utilizzando alcuni strumenti e il movimento del mouse, dovrete cercare di intagliare il blocco in modo da corrispondere alla forma desiderata. Il problema che si pone in questa sezione è proprio la frustrazione scaturita dall’imprecisione della strumentazione, la quale è più approssimativa che altro e stride con il resto delle meccaniche di gioco, molto più curate e precise. Oltretutto, la musica di queste sezioni non riceve neanche più di tanto spazio, portandoci spesso a chiedere se effettivamente ci fossimo ricordati di attivarla. Infine, Brandeis sarà il personaggio con cui giocherete di meno e principalmente avrà sezioni di puzzle solving ambientate in situazioni estreme e cruciali per il gioco, un design ripreso completamente da Gods Will Be Watching ma in maniera molto meno punitiva e leggermente migliorata per quanto riguarda la chiarezza delle opzioni. Essendo l’elemento più attivo nella lotta contro il sistema, avrete il compito di assicurarvi di completare gli obiettivi raggiunti da tutto il “team” e salvargli la pelle da eventuali situazioni spinose.

IL JAZZ DELLA RIVOLUZIONE

Dalla loro ultima produzione, Deconstructeam non ha solo ripreso tale meccanismo di gameplay, ma ha preferito mantenere anche la scelta di utilizzare la pixel art come stile grafico. Oltre ad essere leggera su ogni tipologia di computer, ha permesso al comparto artistico di ottenere il feeling giusto per il tipo di storia raccontata. La cura nei dettagli è maniacale, soprattutto nelle fluide animazioni e nella realizzazione degli ambienti, confermando nuovamente il potenziale espressivo di questa tecnica a base di una manciata di pixel. La ciliegina sulla torta è riposta nella sapiente scelta cromatica, che aiuta moltissimo a diversificare le sezioni dei personaggi e a conciliare la musica di fondo con le location proposte.

La stessa dedizione ai dettagli è presente anche nel comparto audio, eccellentemente realizzato per unire la tipica atmosfera slow jazz del locale con i suoni elettrici del frenetico ambiente esterno popolato da hacker e persone con impianti cibernetici. La colonna sonora è in grado di catturare il giocatore principalmente per via della sua capacità di accompagnare alla perfezione le scene del gioco, mescolandosi bene agli effetti sonori più variegati. Facendo cadere il ghiaccio nel bicchiere e muovendo lo shaker da bar, sembrerà come di essere davvero al lavoro dietro un bancone e tale effetto è necessario per un titolo che punta più a stimolare le sensazioni dell’utente che a uno spettacolo visivo puro. Come i cubetti ghiacciati da utilizzare nei drink, il lato tecnico del titolo avrà cura di farvi immergere nel liquido composto da tutti gli elementi estetici creati con cura soprattutto per attirare il palato dei fan di questa mistura.

Purtroppo, una delle note negative è proprio il fatto che l’esperienza del gioco è decisamente breve, consumabile in poche ore, al pari di uno shot. Tale difetto viene alleggerito dalla possibilità di rigiocare The Red Strings Club per vedere le diverse possibilità esplorabili, tuttavia non sarebbe stato male allungare un po’ di più la storia, che alle volte sembra quasi affrettarsi verso la sua inesorabile conclusione. Come un buon drink, il gioco ha bisogno dunque di essere gustato con calma, soffermandosi su ciò che comunica e sui suoi personaggi. Una volta finito il bicchiere, indipendentemente dalla velocità con cui lo avete bevuto, restano le sensazioni e le riflessioni che ha scatenato nel giocatore, sul quale finiremo per rimuginare in attesa che passino dalla nostra mente come un mal di testa post-sbornia.

GIUDIZIO
The Red Strings Club è una vera e propria esperienza da vivere comodamente seduti davanti al bancone, sorseggiando la propria bevanda mentre si raccontano i propri desideri al barista. Attraverso la sua atmosfera ottimamente costruita, il lavoro di Deconstructeam vi porterà più a riflettere attivamente che a essere spettatori passavi di una storia al limite tra il sociale e la fantascienza. Sebbene sia un’avventura puntata quasi alla lettura, The Red Strings Club non dimentica affatto di essere un videogioco e inserisce al suo interno alcune sapienti meccaniche che ne caratterizzano i personaggi. Purtroppo, la sua brevità e il finale univoco indipendentemente dalle molte scelte lasciano un gusto un po’ amaro una volta che avrete svuotato il bicchiere.
GRAFICA8.5
SONORO9
LONGEVITÀ7
GAMEPLAY7.5
PRO
Trama originale e dal feeling unico
Colonna sonora d’eccezione
Stile estetico affascinante e dettagliato
CONTRO
Un po' troppo breve
Un solo finale nonostante le numerosissime scelte
Alcune sezioni di gameplay poco rifinite
8.3
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