Patroit Act - The Dark Side of Video Game Industry

Dal crunch alla discriminazione: il lato oscuro dell’industria videoludica secondo Netflix

Il nuovo episodio di Patriot Act, la serie condotta da Hasan Minhaj, analizza le problematiche del mondo dei videogiochi.

Quello dei videogiochi è di certo il settore più remunerativo del digital entertainment: un mondo in continua crescita che sembra non conoscere crisi e che, in poco più di cinquant’anni, è riuscito a superare (e distanziare) tutti gli altri, cinema, musica e sport inclusi. Dietro questo successo planetario, però, ci sono fenomeni sempre più delicati che stanno lentamente ritagliandosi un’attenzione mediatica importante, al punto da essere citati in continuazione dalla stampa generalista e da alcuni show mainstream, come nel caso di Patriot Act.

La serie news comedy di Netflix, conosciuta in Italia col nome di Patriota Indesiderato, ha scelto di dedicare la prima puntata della sua quarta stagione proprio allo stato in cui verte il mercato videoludico. Nell’episodio, intitolato The Dark Side of the Video Game Industry, il presentatore Hasan Minhaj analizza con la consueta ironia e sarcasmo che lo contraddistinguono alcuni dei temi cruciali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi: si parla ovviamente del famigerato crunch, la pratica che vede gli sviluppatori videoludici costretti a fare gli straordinari pur di rispettare le scadenze imposte dai publisher, e si arriva fino ad argomenti come le discriminazioni, le molestie sessuali e la precarietà che caratterizza la carriera dei professionisti che lavorano nei grandi team di sviluppo.

Patroit Act - The Dark Side of Video Game Industry
Activision, Amazon Game Studios, Telltale e Valve sono solo alcune delle aziende che hanno tagliato pesantemente la propria forza lavoro con licenziamenti di massa negli ultimi anni.

Condensare tematiche del genere in un episodio da 25 minuti non è certo semplice: nel farlo, Minhaj sceglie di fornire un breve cenno dei maggiori fenomeni di quest’industria (da Fortnite, protagonista del suo primo torneo mondiale, a Red Dead Redemption 2, i cui introiti nella prima settimana dalla messa in commercio hanno superato quota 725 milioni di dollari) focalizzandosi su come il livestreaming abbia ormai monopolizzato il tempo libero degli appassionati, con 15 milioni di utenti unici giornalieri registrati dal solo Twitch lo scorso giugno e di come i videogiochi, da soli, siano riusciti nel 2018 a far registrare guadagni superiori al cinema, alla musica e a campionati sportivi come NFL, NBA, MLB e NHL messi insieme.

Tutto ciò, però, ha un prezzo: il lato oscuro dell’industria videoludica è rappresentato dai sacrifici e innumerevoli sforzi di centinaia di sviluppatori costretti a lavorare oltre orario pur di rispettare le deadline imposte dai publisher, e in tal senso Minhaj non le manda a dire, citando tra le aziende Electronic Arts, BioWare, Activision Blizzard, Telltale, Epic Games e Rockstar. Nel 2017, secondo i dati diffusi da IGDA, il 95% degli sviluppatori di grandi team di sviluppo ha affermato di essere stato costretto a fare gli straordinari pur di portare a termine un progetto, e l’80% conferma che tali extra non sono mai stati retribuiti dall’azienda. Il crunch ha un impatto considerevole sulla vita degli sviluppatori e non va a gravare soltanto sulle relazioni interpersonali, ma anche (e soprattutto) sulla salute della persona, con numerosi casi di disturbo post-traumatico da stress, perdita della memoria e patologie come ulcere.

Spesso poi, oltre al danno si aggiunge anche la beffa, con buona parte degli sviluppatori che non è riconfermata dal team di sviluppo e perde il lavoro al termine del progetto. A tal proposito, Minhaj ha coinvolto un ospite d’eccezione, Emily Grace Buck, uno degli ex-dipendenti di Telltale Games che ha perso il lavoro con un preavviso di trenta minuti e che, da allora, ha intrapreso un percorso che tenta di sensibilizzare i team di sviluppo a rispettare i diritti dei lavoratori. Un tema che viene successivamente approfondito con uno sguardo a Game Workers Unite, l’organizzazione che tenta di aiutare coloro fossero stati colpiti da questi fenomeni.

Non finisce qui, perché durante l’episodio Minhaj trova modo di portare all’attenzione del pubblico due tematiche importanti come le microtransazioni e la discriminazione, si tratti di sesso o di etnia. La prima viene paragonata dall’host alla tossicodipendenza: giochi come Fortnite sono distribuiti gratuitamente e includono una quantità smodata di acquisti in-game da effettuare in cambio di valuta reale, un po’ come gli spacciatori che fanno sì che i potenziali clienti diventino dipendenti dalle droghe offrendo loro la prima dose in veste gratuita e poi speculando su quelle successive.

Patroit Act - The Dark Side of Video Game Industry
Per far sì che i fan di Fortnite siano sempre circondati da novità, gli sviluppatori di Epic Games sono costretti a vivere una situazione di crunch perenne all’interno degli studi della software house.

La seconda tematica è analizzata da Minhaj grazie a un’intervista a Cecilia D’Anastasio, reporter di Kotaku che per prima ha fatto luce sulla situazione all’interno di Riot Games e sui trattamenti riservati ai dipendenti di sesso femminile. Una situazione che fa luce su un altro, pericoloso trend che caratterizza l’industria videoludica: la precarietà. Come ci indica lo stesso conduttore, il ciclo lavorativo medio di uno sviluppatore è pari a cinque anni, ma nel caso delle donne o di persone di colore tale tempistica è sfortunatamente inferiore. Considerando che il ciclo medio di sviluppo di un videogioco tripla-A si attesta tra i tre e i cinque anni, sono molti gli sviluppatori che sono costretti ad abbandonare la nave prima ancora che il progetto sia completato, aspetto che incide negativamente sul proprio curriculum e sulla possibilità di essere assunti da altre aziende.

The Dark Side of the Video Game Industry riesce a portare agli occhi di un pubblico più ampio temi di vitale importanza per coloro che amano l’industria dei videogiochi. Hasan Minhaj riesce sapientemente a stimolare gli spettatori con un messaggio fondamentale che, pur essendo periodicamente condito dalle sue consuete frecciatine (come quella al presidente di Epic Games, Tim Sweeney) e gag (la parte finale su Fortnite è un gioiello), tenta di sensibilizzare un bacino d’utenza più ampio a guardare con interesse a ciò che succede dietro le quinte del settore più importante dell’intrattenimento digitale. Il lato umano, le difficoltà riscontrate da chi si trova a lavorare senza sosta pur di completare il gioco dei sogni di una community o chi, come gli sviluppatori di Epic, è costretto a vivere un crunch perenne nel tentativo di infarcire il proprio videogioco con nuovi contenuti su base settimanale.

Con la crescente popolarità dei videogiochi, è importante che show come Patriot Act si interessino a far conoscere questo medium così affascinante sotto un’ottica differente. Nella speranza che sempre più persone, emittenti televisive e radiofoniche, riviste ed esponenti della stampa generalista possano trattare con serietà e assiduità tematiche fondamentali per l’evoluzione dell’industria dei videogiochi.

Se siete interessati ad approfondire, non perdete il primo episodio della quarta stagione di Patriota Indesiderato su Netflix o direttamente dal video seguente.

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