God Eater 3

God Eater 3

Si torna a dare la caccia ai mostruosi Aragami nel nuovo capitolo della saga di Bandai Namco.

La portabilità in casa PlayStation ha avuto un successo altalenante, se si considera lo storico di PlayStation Vita. Se in occidente abbiamo avuto un’ondata significativa, in Giappone le console portatili rappresentano sicuramente uno dei mercati più importanti del settore videoludico, soprattutto quando si guarda a Nintendo e alla prima PSP. Non a caso, infatti, ci sono titoli che sul versante orientale hanno sbancato proprio per via di quel tipo di pubblico, tarati appositamente per esso, non ottenendo chissà quale mordente nel resto del mondo. God Eater è un ottimo esempio di produzione che ha campato della sua piattaforma mobile, accostando una formula vicina a Monster Hunter al mondo dell’animazione giapponese e del panorama shonen/seinen. Il mix ha funzionato alla grande, ma le trasposizioni sulle console domestiche sono rimaste nel terreno del porting, senza andare a modificare più di tanto quello che era stato fatto in piccolo.

God Eater 3 è un deciso passo in avanti verso la stabilità delle home console, abbandonando una piattaforma ormai decisamente deceduta. Bandai Namco – e i suoi studi coinvolti – ha usato tutte le sue armi: una grafica più definita e sgargiante, un coinvolgimento narrativo maggiore e una serie di contenuti molto variegati senza eccessive ripetizioni. Si tratta di una vera scommessa, soprattutto a livello di design e meccanico, nel cercare di attirare ancora una volta quell’utenza quasi scettica, come se fosse davanti a una nuova IP. In effetti, come scopriremo, God Eater 3 è una netta rinascita dello storico marchio nipponico.

Un anello è per sempre, anche se è grande il doppio di te e se ha delle lame rotanti.

SCHIAVI DELLA FAME

L’universo di God Eater non è mai stato clemente con i suoi abitanti: come abbiamo visto nella recente Action Demo, l’umanità si ritrova a combattere contro esseri immondi chiamati Aragami e la letale “Cenere” sparsa in tutto il mondo, la quale genera i potenti mostri da combattere. Gli unici in grado di alzare le armi contro di essi sono i cosiddetti GEA, ovvero umani geneticamente modificati per resistere al clima ameno e usati alla stregua di oggetti.

Il nostro avatar è un novello GEA che, per pura fortuna, finisce per liberarsi dalle proprie catene, contribuendo al grande piano di riconquistare la perduta Terra. I compagni con cui cresce e combatte diventano una vera e propria unità d’elite pronta a riscrivere i diritti di queste cavie umane crudelmente utilizzate senza ritegno, destreggiandosi tra disastrose politiche e morali utilizzate in una società ormai sull’orlo dell’estinzione. La scrittura, non a caso, calca molto la mano sulla crudeltà di tutti quelli che non sono veri e propri GEA, accodando al gruppo il caso di una speciale bambina in grado di poter salvare tutti a costo di trattarla come un mostro, abbandonandone la distintiva parte umana.

Come molte opere distopiche, God Eater 3 ci porta in un viaggio di non umani che ci insegnano quali siano i valori dimenticati della nostra specie. Il titolo riesce a farlo con precisione e profondità, calandosi in una narrativa tipica dell’animazione giapponese d’azione. Ogni personaggio può essere approfondito nei dialoghi e nelle scelte, oltre che in intermezzi e scene singole dedicate alla loro storia, per quanto per alcuni secondari non ci sia stata la stessa attenzione dedicata ai primari. I veri eroi del racconto siamo proprio noi giocatori e, per quanto suoni strano, il protagonista silente è forse l’elemento più caratterizzato e coinvolgente dell’intera trama. È difficile, a oggi, creare un apparato così coerente, soprattutto in un mare di produzioni dove il carisma dei protagonisti doppiati è così evidente; eppure Bandai Namco ha azzeccato gli elementi perfetti per dare la giusta “vivacità” al proprio avatar: scelte multiple coerenti con la narrazione, presenza massiccia e attiva nelle cut-scene, espressioni facciali varie e conseguenze significative nella storia del mondo.

Attenzione particolare è spettata al dinamismo del susseguirsi delle vicende, creando un ambientazione tanto caotica quanto frenetica e adrenalinica. C’è la voglia di risultare eclatanti e di superarsi a ogni scena, intento perfettamente riuscito dall’inizio delle premesse fino alle battute finali, seppur con alcune imperfezioni. Spesso, molti dialoghi decisamente importanti per la caratterizzazione dei compagni sono relegati in piccoli box invece di ricevere delle scene come avrebbero dovuto, tanto da renderli quasi perdibili se il giocatore non si recasse ogni volta nei vari angoli dell’HUB. Allo stesso modo, alcuni personaggi secondari come Ricardo sembrano piazzati lì senza una cognizione di causa, così come diversi colpi di scena affrettati e relegati alle battute radio di fine missione. Passi importanti e precisazioni lasciate da parte senza ragione che avrebbero potuto davvero dare una bella spinta alla già ottima narrazione.

Il cast è davvero uno dei pilastri della trama, soprattutto perché è molto variegato.

CACCIA ALLE DIVINITÀ

La frenesia della scrittura non sarebbe però così d’impatto senza il grande apporto che il gameplay porta nella parte d’azione del gioco. Rispettando pienamente la tradizione, God Eater 3 ci riporta a caccia di mostri più o meno grandi in delle mappe post-apocalittiche, fornendoci un ampio arsenale di armi e abilità.

Essendo dei GEA creati esclusivamente per fronteggiare gli Aragami, il gioco dota il nostro avatar di poteri e capacità sovrumane, tra cui quella di poter divorare i nemici proprio come loro fanno con gli umani. Ciò ci garantisce dei poteri enormemente devastanti, in grado di ampliare il classico schema d’attacco tra offensiva leggera, pesante ed aerea dipendente dall’input del controller scelto. Il combattimento ravvicinato è il fiore all’occhiello delle varie battaglie, spettacolarizzando combo e utilizzi di armi come spade, falci, anelli e martelli pesantissimi. Il feeling è ottimo e migliora di molto lo standard della serie, soprattutto se nell’equazione si considerano anche le migliorie grafiche.

God Eater 3 però va ben oltre le scazzottate: la dotazione di una GEA comprende anche una serie di armi a distanza che vanno dai fucili d’assalto a quelli da cecchino, arti mistiche da sbloccare con il Burst da Divorazione, potenziamenti passivi, abilità attive situazionali, consumabili, trappole e chi più ne ha più ne metta. Il sistema è palesemente molto profondo e comprende una forte componente di creazione/miglioramento di oggetti che si basa sui materiali e i potenziamenti ottenuti casualmente in ogni missione. Non c’è molta differenza con l’economia da “grind” dei capitoli precedenti, seppur adesso sia un’esperienza molto più soddisfacente per via della mole enorme di progetti da costruire.

Questo equilibrio tra offerta, disponibilità e accessibilità per il giocatore è l’elemento cruciale per giudicare la qualità di un titolo di questo particolare genere. God Eater 3 ha indubbiamente la formula giusta, soprattutto perché possiede l’intento di voler venire incontro ai dogmi dell’animazione giapponese di questo stampo (del resto, God Eater ha già avuto una trasposizione di successo). Ciò crea il suo stile unico – grafico e non – e la sua esperienza del tutto votata a una certa nicchia di appassionati e cultori del mondo orientale.

Forse non è una situazione adatta a una bambina..

Per un occidentale nuovo alla serie può risultare difficile abituarsi a questo sistema, specialmente con dei controlli non proprio comodi e dei tutorial frettolosi nei riguardi degli oggetti accessori. È un difetto comune soprattutto alle serie di videogiochi con già diversi titoli alle spalle e, per questa tipologia di stampo asiatico, si fa ancora più sentire per via del netto distacco tra le tipologie di approccio alle dinamiche videogioco-utente. A onor del vero, God Eater 3 non presenta scogli insormontabili o muri di comprensione celati dietro ondate di testo, semmai sono proprio la rapidità e la voglia di coinvolgere il giocatore a essere troppo zelanti. Bastano però poche ore di gioco per abituarsi alle varie novità e non c’è davvero nulla di nascosto tra le righe, permettendo anche al giocatore più rilassato di godersi ogni minima parte di gioco. Certo è che i veterani troveranno molte cose su cui poter ragionare e creare strategie di costruzione del personaggio.

Tutto questo impianto di crescita e sviluppo dell’eroe è funzionale specialmente nel multiplayer, il quale offre la possibilità di vivere sia le missioni della “campagna”, sia una categoria speciale chiamata “Missioni Assalto” e che rappresenta la vera sfida del multiplayer. In queste speciali incursioni, 8 giocatori andranno contro gli Aragami Cinerei più temibili, cercando di abbatterli in cinque minuti e ottenere del preziosissimo bottino.

Non è una sfida impossibile, ma richiede livelli di preparazione e abilità piuttosto elevate per arrivare a completare quelle da “fine gioco”. Il multiplayer funziona perfettamente e, per fortuna, non assorbe completamente il resto del titolo: i compagni da portare in battaglia e da personalizzare, la longeva storia e le missioni parallele solo online creano il giusto bilanciamento tra l’esperienza del giocatore singolo e quella massiva. Non c’è certo bisogno di dirvi che God Eater 3 giocato con gli amici sia nettamente più divertente e impegnativo.

ARTE DEL MASSACRO

Nel lato tecnico c’è, invece, la vera svolta del passaggio dalla produzione su console portatili a quella su casalinghe. Rispetto a God Eater 2 Rage Burst la grafica è più nitida e dettagliata, oltre ad avere dei colori più sgargianti e utilizzando un motore grafico aggiornato (molto simile a quello che possibilmente vedremo in Code Vein). Al centro del lavoro di modernizzazione c’è quanto fatto per rendere le ambientazioni più ricche e stimolanti, e God Eater 3 sfoggia molti campi di battaglia mutevoli sia nell’ora del giorno che nelle condizioni metereologiche.

Le minacce del mondo di God Eater 3 sono molte e serve una squadra ancora più feroce per fronteggiarle.

Non stiamo parlando di un livello fotorealistico e la base di partenza derivata dalle versione precedenti si fa sentire, però è bene ricordare la forte attenzione nel lasciare intatto lo stile grafico e artistico tipico dello studio di God Eater, quanto mai riconoscibile in questa nuova avventura. Il design è particolareggiato e ispirato dalle correnti dedicate alle ibridazioni tecnologiche/mitologiche. In un misto tra simboli religiosi di varia derivazione e peccati capitali della scienza, i personaggi e i nemici di questo titolo appaiono gretti e fortemente tratteggiati.

I protagonisti, a differenza dei nemici, appaiono più inseriti all’interno dello stile animato classico, seppur quasi percepibile come caricaturale nello sforzo di fornire quell’aria esagerata al vestiario e al volto. È una tecnica che però funziona alla grande, specialmente nel creare quell’accostamento tra l’innocenza e la purezza dei sentimenti più umani con le deformazioni cresciute negli oppressori dei GEA e nei nemici. Le bellissime sequenze animate vengono sfruttate proprio per esaltare particolari scene chiave prettamente d’azione, mentre il resto del gioco – specialmente i dialoghi – vengono adattati al motore in modo da inserire il nostro protagonista personalizzato.

In termini di creazione del nostro avatar, God Eater 3 fa un passo indietro nella quantità delle opzioni fornite, al fine di spingere una diversità più evidente tra una scelta e l’altra. Per quanto scarno, l’editor ci fa capire fin da subito che il doppiaggio è stato uno degli elementi più importanti nell’ideazione del cast, e infatti la versione originale non delude anche grazie alla presenza di voci famosissime del panorama animato/ludico, così come la controparte inglese.

Il vero sonoro però è rappresentato da una colonna molto ampia ma altalenante: mentre alcuni brani risultano quasi dimenticabili o impercettibili, altri – specialmente quelli cantati – sono di altissimo livello e sono molto attenti a calcare l’onda delle tendenze del J-Rock più sporco del settore. Gli effetti audio sono forse la parte più debole del lato tecnico, questo perché sono poco definiti e alle volte di scarsa qualità nei confronti dell’impatto dei colpi o della rottura delle parti dei mostri. Ottimo l’effetto della Divorazione degli Aragami Cinerei, il quale rende benissimo l’idea di essere finiti davvero nei guai.

GIUDIZIO
God Eater 3 è un titolo eccellente, sia in generale che all’interno della sua stessa serie. Sebbene scenda a compromessi in alcuni punti - come le opzioni di personalizzazione fisica e gli effetti sonori – la sua struttura funziona, intrattiene e diverte. Il giocatore singolo potrà godersi una lunga e impegnata storia d’azione, ambientata in un mondo distopico pieno di orrori fisici e morali. Il viaggio sarà accompagnato da un cast ben legato e dai canoni dello scenario d’animazione giapponese, calcando la mano sulle tematiche più riflessive. Potrà quindi costruire il proprio personaggio e portarlo ai limiti delle sfide all’interno della modalità online e dei suoi Assalti impegnativi. Oppure potrà continuare a cacciare per potenziare al massimo l’ampio armamento del gioco, destreggiandosi tra ambientazioni ricche di dettagli e nemici dal design sufficientemente vario e originale. Con questo capitolo, seppur con delle incertezze derivate dall’abbandono del portatile, Bandai Namco ha de facto azzeccato pienamente gli elementi giusti per creare una caccia ai mostri divertente, carismatica, originale e imperdibile sia per i fan di lunga data che per i semplici appassionati del genere. Non vi è alcun dubbio che God Eater 3 avrà un forte impatto per ridefinire nuovamente la saga, magari facendola arrivare a un pubblico ancora più vasto.
GRAFICA8
SONORO8
LONGEVITÀ8.5
GAMEPLAY8.5
PRO
Trama avvincente e ben gestita
Gameplay dinamico, variegato e supportato da un profondo sistema di personalizzazione
Motore grafico solido e caratteristico, stile ispirato e ancora più ricco di dettagli
Multigiocatore e sinolo convivono perfettamente, sfide difficili per squadre da 8 giocatori
Colonna sonora ricca di ottime canzoni J-Rock
CONTRO
Alcuni dialoghi e personaggi gestiti in maniera approssimativa
Controlli un po' scomodi
Effetti sonori dalla qualità altalenante
Poco user-friendly nei confronti dei giocatori meno avvezzi
8.5
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