Phantom Doctrine
Versione testata: PS4 Pro

Phantom Doctrine

Dopo aver affrontato pistoleri ed entità sovrannaturali in Hard West, CreativeForge Games ha deciso di salutare il selvaggio West e focalizzarsi sul periodo della guerra fredda, scelto come ambientazione ad hoc per il suo nuovo progetto: Phantom Doctrine.

Si tratta di uno strategico a turni che mette il giocatore alla guida di un’agenzia di spionaggio per prevenire così i complotti e le cospirazioni tipiche dei film di 007, capaci di mettere a repentaglio il già fragile equilibrio politico mondiale. Noi di VGN.it abbiamo indossato i panni di una spia in perfetto stile James Bond per portarvi alla scoperta della nuova produzione di CreativeForge, che coniuga un gameplay à la XCOM alla profondità tipica di un gestionale: scopritela nela nostra recensione di Phantom Doctrine.

Phantom Doctrine

IL MIO NOME È BOND, JAMES BOND

Il primo punto a favore di Phantom Doctrine è la possibilità di prendere parte alle due campagne di gioco (CIA e KGB) presenti inizialmente, con una terza (Mossad) disponibile dopo aver completato una delle due. Questo si traduce in una longevità davvero elevata e una rigiocabilità di tutto rispetto. Scegliere una o l’altra fazione, infatti, comporta una serie di differenze nello sviluppo della trama e missioni, con relativi obiettivi, che cambieranno in virtù della nostra scelta. In entrambi i casi le vicende di gioco seguono i cliché dei film di spionaggio, tra colpi di scena, tradimenti e sabotaggi degni del miglior film di James Bond (con tanto di “licenza di uccidere”).

Dopo aver scelto il livello di difficoltà ed eventualmente attivato alcune opzioni come la modalità Ironman (una sorta di permadeath, niente a che vedere con il supereroe dell’universo Marvel) e il tipo di storia da affrontare (a scelta tra una versione più approfondita degli eventi o meno), si passa a un editor piuttosto corposo che permette di creare un personaggio personalizzato, prima di introdurci alle meccaniche di gioco tramite l’apposito tutorial, in verità non chiarissimo su alcuni aspetti del gameplay. Ci verrà così affidato il comando delle operazioni di un’agenzia di spionaggio e sarà nostro compito evitare un conflitto mondiale su larga scala tramite alcune azioni sovversive e decisamente top secret.

Phantom Doctrine

AGENTI SUL CAMPO

La filosofia alla base di Phantom Doctrine non lascia spazio a possibili interpretazioni: se non espressamente richiesto, tenete lontano il dito dal grilletto! Una regola d’oro da tenere bene a mente durante ogni missione. Tale impostazione è da attribuire in primis al setting di gioco; dopo tutto siamo a capo di un’agenzia di spionaggio, giusto? E le premesse vengono ampiamente rispettate dalla presenza di una serie di fattori ostili pronti a pregiudicare la nostra copertura al primo passo falso: telecamere a circuito chiuso, ronde a difesa degli obiettivi e civili che potranno far scattare l’allarme alla nostra vista. Come già accennato, anche far fuoco con armi non dotate di silenziatore cambierà all’istante lo stato di infiltrazione in quello di combattimento. Nessuna possibilità di ripristinare quello originale ovviamente. I nemici allertati inizieranno così darci la caccia e verranno supportati da rinforzi che compariranno nello scenario in diverse ondate dopo una manciata di turni segnalati a schermo. Un buon modo per passare inosservati è quello di disattivare le numerose telecamere presenti negli scenari dagli appositi terminali o usare dei travestimenti nelle zone sensibili, facendo comunque attenzione a non dare nell’occhio con comportamenti inusuali.

Adattare uno strategico a turni su console non è mai un’impresa semplice: nel caso specifico di Phantom Doctrine su PS4, il risultato è tutto sommato buono pur mostrando il fianco a qualche critica dovuta alla gestione dei menu di gioco a tratti confusionale. Il movimento del cursore e la rotazione della visuale sono stati affidati alle levette analogiche, mentre con la pressione del touchpad si pone fine al proprio turno. Manca invece la possibilità di inclinare la telecamera, mentre lo zoom permette solo di allontanare leggermente la visuale per una panoramica ristretta dello scenario di gioco. Qualche grattacapo invece nella selezione delle varie opzioni di combattimento e relativi sottomenu che appaiono un po’ troppo macchinosi e tutt’altro che intuitivi.

L’uso delle maniere forti è comunque contemplato, con un sistema di combattimento a turni che si rifà in gran parte alla serie XCOM di Firaxis Games, anche se con diverse aggiunte interessanti, tra cui la scelta del luogo di infiltrazione ed esfiltrazione. Con la differenza importante che in questo caso le coperture non potranno essere distrutte, rendendo le dinamiche di movimento molto più statiche. Tre sono i parametri principali alla base del gioco: punti azione che determinano il movimento degli agenti, punti di fuoco per sparare ai nemici e quelli relativi alla percezione che rappresentano una sorta di stamina nel compimento di alcune azioni. Il livello di percezione degli agenti inoltre determina durante il combattimento le probabilità da parte dei nostri agenti di schivare i proiettili, riducendo i danni subiti. Altre azioni invece richiedono due o più agenti armati per essere eseguite, come nel caso dello sbarramento utile per eliminare contemporaneamente due nemici situati nella medesima stanza. Tra i metodi per sbarazzarci di soldati nemici e civili in maniera più discreta è disponibile la possibilità di abbatterli con un attacco ravvicinato, sbarazzandoci poi dei loro corpi, o impiegando le solite armi silenziate. Sul versante dell’intelligenza artificiale è stato fatto un discreto lavoro, con agenti e forze nemiche che non esiteranno a inseguire i nostri personaggi o attaccarli sfruttando la superiorità numerica. Qualche volta tendono a ripararsi dietro un riparo ma nel complesso il tasso di sfida è elevato anche al livello di difficoltà più basso.

Phantom Doctrine

LEZIONI DI SPIONAGGIO

Come ampiamente preventivato, Phantom Doctrine dà il meglio di sé nell’aspetto gestionale, particolarmente ricco di possibilità. Appurati i problemi che affliggono il gioco relativi ad alcune interfacce e menu poco rifiniti, rimane decisamente apprezzabile lo sforzo degli sviluppatori nel dare al giocatore la possibilità di gestire il suo covo come meglio crede. Idealmente la gestione della nostra base si divide in tre sezioni accessibili dall’hub principale e che riguardano gli indizi raccolti, il controllo totale di ogni aspetto dei nostri agenti e una rete di spionaggio (l’equivalente del Geoscape di XCOM per intenderci) dove inviare il personale nel tentativo di fermare l’attività nemica. Quest’ultima sezione è il centro nevralgico dell’interno covo dal momento e il nostro compito sarà quello di impedire che questo venga scoperto.

Nella parte superiore dello schermo troviamo una serie di informazioni utili come l’obiettivo attuale della missione, la data e l’ora di gioco ma anche l’indicatore di pericolo e l’ammontare dei nostri guadagni. Segnate su una mappa mondiale troveremo alcune città dove inviare i nostri agenti per missioni di osservazione, infiltrazione e pedinamento. Talvolta invece ci verrà chiesto di eliminare delle spie nemiche che, oltre a far aumentare il tasso di pericolo per il nostro covo, metteranno a rischio la copertura dei nostri agenti in quella città. È consigliato prodigarsi nelle operazioni di controspionaggio per evitare di dover spostare la nostra base operativa con un esborso di denaro non indifferente. I viaggi da un capo all’altro del mondo e le azioni dei nostri agenti richiedono diverse ore per essere portate a termini, fortunatamente potremo accelerare lo scorrere delle ore e fermare il tempo al momento desiderato.

Tramite la nostra rete di informatori o raccogliendo dei documenti sul campo ci verranno forniti una serie di indizi da decifrare e collegare tra loro. Affinché alcune importanti informazioni vengano rilevate è necessario scovare delle parole chiave all’interno di una serie di documenti criptati, con queste che dovranno poi essere collegate agli indizi posizionati sulla bacheca. Si tratta questa di una trovata assolutamente creativa ben integrata nel contesto di gioco.

Phantom Doctrine

SOTTO COPERTURA

Più che a XCOM, la gestione degli agenti e dello sviluppo del quartier generale presentano dei punti in comune con un altro storico RTS, ovvero Jagged Alliance. La gestione degli agenti avviene nella caserma, dove è possibile consultare le informazioni completi per ognuno di essi, reclutarne di nuovi e controllare il loro equipaggiamento. Quelli feriti in combattimento troveranno posto nell’infermeria e più sosteranno al suo interno e maggiore sarà il loro recupero. Gli agenti non impegnati dietro le linee nemiche potranno essere impiegati nell’officina per la creazione di oggetti consumabili, lo sviluppo e il potenziamento di nuove tecnologie per migliorare il covo. Altri ancora potranno essere assegnati nella sezione analisi per la risoluzione dei fascicoli secretati. Ben sviluppato anche il sistema di crescita degli agenti che riceveranno punti esperienza e saliranno di livello al completamento delle missioni.

Ma quello dello spionaggio è un ambiente di cui non ci si può fidare nemmeno della propria ombra, dove gli inganni e le cospirazioni sono all’ordine del giorno e le spie doppiogiochiste non esiterebbero a tradire la propria madre. Quelli presenti in Phantom Doctrine ovviamente non fanno eccezione. L’ecosistema messo in piedi da CreativeForge Games non lascia nulla al caso, anche quando si tratta di ingannare il nemico facendo infiltrare nei loro ranghi i nostri agenti e… viceversa! Le spie della nostra agenzia o quelle reclutate in un secondo momento potranno rivelarsi degli infiltrati e mandare all’aria la nostra copertura. In tal caso ci verrà chiesto di prendere provvedimenti con alcuni agenti ritenuti sospetti, lasciando a noi la decisione di liberarcene o continuare a riporre in loro la nostra fiducia. Nulla vieta comunque di impiantare una bomba all’interno di una nostra spia e farla esplodere al momento opportuno.

Tecnicamente parlando non si grida al miracolo ma nemmeno allo scandalo. Il sufficiente lavoro svolto dal punto di vista grafico fa il paio con un level design degli scenari, non generati proceduralmente come in XCOM 2, abbastanza dettagliati e variegati soprattutto per quanto riguarda gli interni degli edifici. Abbiamo apprezzato in modo particolare le cut-scene statiche, artisticamente valide, un po’ meno quelle realizzate con il motore di gioco anche per via di alcune animazioni apparse decisamente legnose. Nel complesso buono anche il doppiaggio in inglese (presenti i sottotitoli in italiano) e la colonna sonora, che si rifà discretamente al genere proponendo motivetti a metà tra thriller e noir molto piacevoli da ascoltare.

Phantom Doctrine

UNA LOCALIZZAZIONE TUTT’ALTRO CHE PERFETTA

L’impressione di trovarsi di fronte a un videogioco valido ma poco rifinito viene confermata anche da una localizzazione in italiano non perfetta e una serie di fastidiosi bug che rovinano in parte l’esperienza di gioco. Basta dare uno sguardo ai numerosi documenti presenti nei fascicoli per incappare in parole non tradotte e frasi con errori di sintassi, segno di una localizzazione nella nostra lingua da rivedere e correggere. Niente a che vedere con casi più eclatanti come il soulslike Salt and Sanctuary, ma si tratta comunque di un aspetto negativo che va a gravare sull’esperienza complessiva. Anche l’interfaccia non è esente da difetti, con scritte sovrapposte e numeri o caratteri posizionati fuori dai riquadri prefissati. Per certi versi risultano ancora più fastidiosi i vari bug che sono apparsi in diverse occasioni, su tutti caricamenti infiniti dei turni nemici e il blocco delle schermate, che ci hanno costretto a riavviare la sessione di gioco più volte. Gli sviluppatori hanno in ogni caso programmato l’uscita di un update correttivo al lancio sul mercato.

Qualora vogliate misurare la vostra abilità tattica contro altri giocatori in carne e ossa potrete cimentarvi in una modalità multiplayer per avvincenti sfide uno contro uno. Le partite competitive sono state strutturate in una maniera decisamente interessante: a seconda dei punti scelti durante la creazione della partita, è possibile spenderli per l’acquisto di sei agenti, ognuno con un costo specifico a seconda di abilità ed equipaggiamento. Purtroppo non siamo riusciti a trovare avversari da sfidare ma la formula di gioco è pressappoco identica a quella vista in XCOM.

GIUDIZIO
Phantom Doctrine è il videogioco che ogni appassionato di film di spionaggio dovrebbe giocare almeno una volta nella vita. L’ottima componente gestionale lascia però il passo a un lavoro di localizzazione e gestione dei menu tutt’altro che impeccabile. Proprio la preponderanza degli elementi stealth pone una certa distanza tra il discreto sistema di combattimento di Phantom Doctrine e quello più appagante e rifinito di XCOM. Non propriamente un difetto a dir la verità, ma va visto invece come un focus più dettagliato su alcuni aspetti come l’infiltrazione e la preparazione delle missioni in pieno stile "spy movie". In definitiva Phantom Doctrine è un titolo che richiede una profonda dedizione ma riesce a contraccambiare con un’esperienza profonda e al tempo stesso appagante. Non un gioco per tutti quindi ma che sentiamo di consigliare a chi cerca un’alternativa alla serie XCOM, ben consapevole però di trovarsi di fronte a un titolo poco rifinito sotto alcuni aspetti e non privi di difetti.
GRAFICA7.3
SONORO7.5
LONGEVITÀ8.2
GAMEPLAY7.9
PRO
Il mondo dello spionaggio come non l'avete mai visto
Vi terrà impegnati per tantissime ore
Componente gestionale davvero approfondita...
CONTRO
...le fasi di combattimento un po' meno
Menu e interfacce non rifinite
Localizzazione in italiano non all'altezza e qualche bug di troppo
7.7
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