I Pilastri della Terra - Episodio 3: Tempesta
Versione testata: PC

I Pilastri della Terra – Episodio 3: Tempesta

Dopo una lunga attesa, Daedelic Entertainment ci permette finalmente di chiudere l’avventura de I Pilastri della Terra grazie alla pubblicazione del terzo episodio. Quest’ultimo, intitolato Tempesta, ci porta negli atti conclusivi del videogioco tratto dall’omonimo libro di Ken Follett.

Mentre potrete leggere le nostre impressioni generali nella recensione dei due precedenti episodi, nelle righe che seguiranno analizzeremo le vicende che ci permetteranno di calare il sipario sulla chiesa di Kingsbridge, nel bene e nel male. Per il team di sviluppo si tratta di una prova del fuoco, soprattutto nei riguardi delle scene iconiche che sono presenti proprio nei capitoli scelti per tale finale. Il crescendo della narrazione ha infatti raggiunto il suo apice e non resta che osservare il diradarsi della tempesta sperando nella risoluzione migliore per chi si è trovato nell’occhio del ciclone. Prima di proseguire nella nostra disamina, vi avvertiamo che quanto segue potrebbe però sfociare in spoiler sugli eventi del gioco. Per tale ragione, vi invitiamo a esercitare cautela qualora non foste arrivati in paro con la storia finora.

AMORE E FEDE

Dopo i tragici avvenimenti del secondo episodio, che può finire in maniera ancora peggiore a seconda delle vostre scelte, ritroviamo Aliena con il suo bambino all’interno di una barca in mare aperto. Ormai lontana dalle terre inglesi, la sua disperata missione è quella di ritrovare Jack in Europa e confessargli di amarlo perdutamente. Per diverse ore ci butteremo alle spalle la cattedrale e tutte le disgrazie correlate per concentrarci sul puro romanticismo, espresso dalla gentil donzella che per mesi e mesi cammina tra la Francia e la Spagna in nome del puro sentimento più alto dell’animo umano. Un cambiamento di ritmo necessario per spezzare quel clima oppressivo derivante dagli ultimi strascichi del capitolo precedente, per quanto importante esso fosse.

Grazie all’aiuto di noi giocatori, sarà possibile accorciare questo percorso a seconda di dove decideremo di indirizzare la giovane madre. Ma nonostante un simile vantaggio, la serie di eventi che ci condurranno al nostro amato saranno strutturati in modo da ricostruire esattamente la spasmodica ansia che il libro fa provare in quei capitoli dedicati alla redenzione dell’ereditiera. Quando finalmente i due si ritroveranno, il team di Daedelic Entertainment ci fa esplorare esattamente le parole che furono scritte su carta attraverso la stupenda colonna sonora e l’immagine dei due che si riabbracciano tra le lacrime, confessando l’eterno amore l’un l’altra in una scena molto commovente.

Proprio tale incontro, di vitale importanza per molte ragioni, è ciò che permetterà a Kingsbridge di ritrovare la speranza perduta a seguito dei massacri e delle sventure subite nel corso degli anni. Questo scetticismo riguardo il futuro è egregiamente rappresentato dall’evoluzione di Philip, il quale si ritrova sull’orlo di perdere la fede quando nella sua mente prese forma la convinzione che Dio non ha abbia fatto assolutamente nulla per evitare le terribili tragedie abbattutesi sul suo popolo. Dopo tutti gli sforzi fatti per costruire una casa degna del nome del Signore vederla costantemente crollare avrebbe fatto vacillare la volontà del Papa stesso, se solo avesse assistito invece di rimanere arroccato nel suo regno d’orato a Roma. Se il giocatore aiuterà Philip a rimanere aggrappato all’ultimo barlume di virtù cristiana, tutte quelle sfortune acquisteranno un senso una volta che Aliena e Jack ritorneranno dall’Europa dando il via a una nuova costruzione della cattedrale grazie a un falso idolo e al denaro con esso raccolto.

Sebbene l’accuratezza storica sia essenziale nel corso dell’opera, la dicotomia del gioco tra amore e fede prende infine il ruolo di protagonista di questo terzo episodio. Separando nettamente il corso di entrambe, sia narrativamente che geograficamente, si ha il giusto tempo di riflettere in maniera distinta su ciò che questi termini significano per i personaggi esposti nel gioco. Una volta lasciato lo spazio necessario a esplorare approfonditamente ognuna delle due tematiche, Follett e il gioco le uniscono per un’unica ribellione contro tutto ciò che si è abbattuto sulla contea di Shiring. Un vero e proprio riscatto dei vinti dovuto alla pura e semplice divina provvidenza, elemento quasi “manzoniano” che nelle battute finali assume una veste esplicita nel processo a Philip e a come viene affidato alle mani del Creatore.

In quest’ultima drammatica parte si ha effettivamente la somma completa di tutte le scelte che noi giocatori abbiamo compiuto nel corso di tutto il gioco, permettendo a i Pilastri della Terra di avere conclusioni “diverse” rispetto all’univocità della parte stampata. Che sia in meglio o in peggio, è innegabile che la portata delle nostre azioni cambi radicalmente quanto si è visto nel romanzo. La vera essenza della conversione videoludica è proprio questa enorme finestra di possibilità da intraprendere per vedere come sarebbero potute andare le cose se fosse successo questo o quello. Daedelic Entertainment, in tale riguardo, ha indubbiamente fatto un egregio lavoro nel dare il giusto peso alle conseguenze delle varie decisioni adottate. Molte di esse, infatti, avranno un eco che parte dal primo episodio fino ad arrivare all’ultimissimo secondo del gioco passando per tanti altri riferimenti e riflessioni nel corso della durata complessiva.

MASSIMA SOMMA

Giungendo dunque alla fine del lungo viaggio regalatoci da Daedelic, non possiamo far altro che apprezzare il continuo sforzo fatto per portarci la migliore avventura grafica ispirata alla grande opera di Ken Follett. Il mondo crudo e reale in cui è ambientato il titolo in questione ha maggiore spessore nelle fasi introduttive, come sottolineammo già nel nostro precedente scritto, mentre nella sua conclusione si evince il tentativo di sottolineare la dimensione mistica e morale che accompagna la narrazione. Dal secondo episodio in poi, vediamo quasi fisicamente emergere simbolismi sempre più marcati, sia in positivo che negativo. Nell’atto in questione sono infatti presenti entrambe le declinazioni, la prima nelle varie costruzioni che Jack compie nel suo girovagare europeo e la seconda con l’eventuale fine di uno degli antagonisti principali. Il picco di queste manifestazioni dell’astratto lo si raggiunge nella sorte di Philip, dove la massima rappresentazione della fede viene espressa in concomitanza con la disillusione delle credenze religiose più radicate e antiche.

In questo straordinario atto di ribellione si conclude anche il cammino religioso dell’epoca, incarnato dal nostro priore. Il protagonista in questione è sempre stato, de facto, contro alcune pratiche barbare del clero e della politica, arrivando a scrivere dei libri talmente scomodi da portarlo dritto al patibolo. Eppure, con lui la fede non perde di significato trasformandosi in sfiducia, bensì si trasforma da cieco servilismo a ponderato cammino interiore, lontano dagli orpelli e dai dogmi discriminatori ereditati da Roma. Padre Philip rappresenta dunque proprio quel moto clericale che nei secoli più importanti ha portato rivoluzioni assolute, quasi seguendo il futuro modello di Giordano Bruno prima del suo tempo.

I cavalieri e le contee lasciano spazio agli umili frati di Kingsbridge e alle vicende che coinvolsero le famiglie Builder e Jackson, le quali effettivamente culminano in alcuni colpi di scena molto interessanti. Quest’ultimi dipenderanno moltissimo da come si è giocato nei precedenti capitoli, perciò potrebbero anche non esserci se si faranno le scelte sbagliate nel corso dell’opera. Ma il concetto di “sbagliato” diventa molto relativo ne I Pilastri della Terra, soprattutto se si considera che per ottenere il finale migliore Philip stesso dovrebbe struggersi con i sensi di colpa per tutto il tempo del racconto.

La gravità solenne della narrazione è sottolineata dai moltissimi scenari cupi che permeano le battute finali del racconto, dando poi sfogo ai colori vivaci nelle situazioni di risoluzione. Il comparto tecnico mantiene ovviamente gli standard qualitativi già sottolineati da noi, utilizzando la rodata colonna sonora per esaltare i momenti di qualità come l’incontro miracoloso tra Aliena e Jack. Il doppiaggio, a volte sottotono, in quest’ultimo episodio è quasi perfetto e si vede il duro lavoro dei doppiatori nel cercare di dare pathos alle linee di dialogo, specialmente nei riguardi di Philip e del nostro uomo dai capelli rossi. Un deciso passo avanti nel tentativo di tamponare le piccole lacune dei capitoli passati.

Alla fine, ciò che Tempesta ci regala è una conclusione eccezionale di una storia dagli standard altrettanto alti. Il coinvolgimento con cui il titolo attira il giocatore, facendo appello alle emozioni e credenze dello stesso, è qualcosa di stupefacente, pienamente in grado di tenervi incollati dall’inizio alla fine. Dopo aver salutato i protagonisti un’ultima volta, si rimane soddisfatti della bellissima cattedrale di Kingsbridge quasi quanto fosse una nostra creazione. In un certo senso, ciò che dice Philip assume un significato anche esterno alla dimensione virtuale dell’opera: ogni volta che vedremo le stupende navate di quella chiesa, percepiremo la presenza di tutti quelli che l’hanno costruita nel corso dei secoli, come se ogni mattone fosse stato posizionato da ognuno dei suoi visitatori.

GIUDIZIO
Il terzo libro de I Pilastri della Terra è la conclusione che tutti aspettavamo, fatta di emozioni e rivelazioni. Gli standard qualitativi e narrativi raggiungono il loro apice in scene che ci confermano la capacità di Daedelic Entertainment di dare vita alle parole più emozionanti di Ken Follett con altrettanta maestria, il che dona un valore immenso a questa trasposizione. Dalle scenografie al doppiaggio migliorato rispetto al passato, si ha una vera e propria spinta finale per proporre quanto più possibile dall’opera. L’intento è pienamente riuscito, lasciandoci affamati di vedere anche gli altri due libri trasposti in una maniera così ben strutturata. In virtù di quest’ultimo episodio, il voto finale del prodotto complessivo passa da 7.8 ad un 8 pieno ed ampiamente meritato.
GRAFICA9
SONORO8
LONGEVITÀ8
GAMEPLAY7
PRO
Conclusione perfetta, ricca di pathos e colpi di scena
Cambiamenti significativi dettati dalle scelte del giocatore
Miglioramento nella qualità del doppiaggio
CONTRO
Alcune scene relative a William poco approfondite, fatte quasi di fretta
8
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