Detroit: Become Human – Provate le prime tre ore dell’esclusiva PS4

La Detroit del 2038 è molto simile alla città odierna, ma con una sostanziale differenza: la tecnologia ha fatto sì che gli androidi diventassero parte integrante della società, macchine dalle sembianze umanoidi che parlano e si comportano come veri esseri umani, pur senza provare emozione alcuna. L’incapacità di provare sentimenti è ciò che rende gli androidi preferibili per svolgere ruoli che, giocoforza, gli umani non sono in grado di eseguire con lo stesso grado di perfezione ed efficenza. Questa innovazione è ciò che ha rivoluzionato in modo evidente la società fittizia di Detroit: Become Human, nuova avventura di Quantic Dream in cui buona parte degli umani è stata rimpiazzata da androidi chiamati a rivestire professioni cruciali come dottori, costruttori o persino “partner”, che sono programmati per obbedire agli ordini e soddisfare incondizionatamente i bisogni dell’altro, senza fiatare.

L’altra faccia della medaglia è che a causa della dilagante diffusione degli androidi, molte persone hanno perso il proprio lavoro e sono costrette a vivere tra migliaia di difficoltà in una società che pare non contemplare la figura umana e la capacità di provare emozioni per svolgere adeguatamente una professione. Ciò ha creato negli esseri umani una sorta di odio nei confronti degli androidi, che hanno sottratto loro il lavoro e ciò che era la vita di tutti i giorni prima della diffusione di una simile tecnologia. Mai come nel 2038, dunque, Detroit è divisa in due parti ben distinte: chi è a favore dell’uso di androidi e riconosce la loro utilità all’interno della società, e chi invece non vede di buon occhio l’essere rimpiazzato da computer dalle fattezze umane.

Detroit: Become Human

TRE ANIME

Qualche settimana fa, abbiamo partecipato al Preview Event di Detroit: Become Human organizzato da Sony per presentare le prime battute della nuova avventura di David Cage alla stampa italiana. Nella suggestiva cornice di un’irriconoscibile Area Pergolesi, tramutata per l’occasione in una riproduzione della fredda e futuristica Detroit del 2038, abbiamo assistito dapprima all’interessante presentazione tenuta dal lead writer Adam Williams, per poi mettere le mani su una corposa porzione della campagna che ci ha impegnato per circa tre ore, il tutto mentre quattro inquietanti “androidi in carne e ossa” spiavano impassibili ogni mossa dei giornalisti presenti in sala.

Dopo FahrenheitHeavy Rain e il recente Beyond: Due Anime, anche Detroit: Become Human rientra nell’ormai nota categoria degli interactive drama tanto cari al buon vecchio David Cage: si tratta di un genere in cui le scelte del giocatore cambiano drammaticamente il corso della storia e ogni decisione avrà delle conseguenze più o meno evidenti nell’evoluzione della trama. Contrariamente all’ultimo esperimento di Cage, che aveva abbandonato l’uso di molteplici personaggi e il contesto più realistico e psicologico per buttarsi su un’evoluzione paranormale, con il nuovo Detroit il regista torna con i piedi per terra e propone la storia di tre personaggi (tutti androidi) come Kara, Markus e Connor.

Nel mondo di Detroit: Become Human potrete prendere decisioni per ognuno dei tre personaggi in quello che è un canovaccio vasto e articolato. Le scelte plasmeranno il personaggio e rifletteranno ciò che avete compiuto nel corso dell’avventura: lo scopo, secondo Williams, non era offrire una storia al giocatore, ma di dargli un contesto per creare la propria storia nell’universo di Detroit e non è da escludere che, in base a ciò che sceglierete, uno o più personaggi possano morire alla fine dell’avventura (o anche prima, se non sarete abbastanza scaltri e attenti). Già, perché sebbene ognuno dei tre sia parimenti importante nell’evoluzione dell’avventura, non è da escludere che il peso delle vostre scelte si ritorca contro il giocatore a causa di un’errata chiave di lettura del momento.

Le chance di perdere un personaggio diventano più evidenti se deciderete di giocare Detroit al livello Esperto: se gli amanti delle avventure senza troppi vincoli potranno dilettarsi nella scoperta della storia con bassissimi rischi di perdere per strada uno dei tre protagonisti, secondo Williams selezionando il livello di difficoltà più elevato il rischio diventerà più alto, e ogni “errore” potrebbe causare la morte del personaggio. A proposito di errori, non ci sono scelte giuste o sbagliate nella nuova avventura di Cage: sarete solo voi, in veste di giocatori e registi virtuali, a stabilire come si evolverà la storia del gioco attraverso un copione incredibilmente vasto che conta centinaia di variabili al suo interno.

Detroit: Become Human

LA COSCIENZA DI UN ROBOT

La storia di Detroit: Become Human ha inizio quando alcuni androidi cominciano a provare emozioni e una sorta di coscienza umana, comportandosi come se avessero il dono del libero arbitrio e fossero in grado di provare dei sentimenti propri, senza più il dovere di obbedire ai comandi impartiti dai padroni. Ogni personaggio vi permette di vivere un’angolazione diversa della storia: Markus, androide che svolge le mansioni quotidiane per conto di un artista gravemente malato, offre una prospettiva interessante mostrando i pregiudizi nei confronti degli androidi, le persecuzioni e l’oppressione nei confronti di questi da parte degli umani.

Kara è il personaggio da cui nacque l’idea di Detroit, volto della celebre tech demo realizzata da Quantic Dream al fine di dimostrare le potenzialità del nuovo engine. Gli sviluppatori risposero al riscontro estremamente positivo della demo con un gioco vero e proprio in cui Kara, personaggio molto diverso da Markus, si ritrova a vivere una disperata lotta per la sopravvivenza per proteggere una bambina, che scoprirà amare quasi come fosse sua figlia. Connor, infine, è un poliziotto programmato per scovare, identificare e distruggere i cosiddetti Devianti, androidi che hanno iniziato a sviluppare una coscienza e dei sentimenti. Il suo compito è quello di braccare suoi simili che disobbediscono agli ordini e ucciderli, risolvendo dunque i problemi creati dai ribelli, ma con una particolarità: al fine di entrare in empatia con i Devianti, Connor sarà spesso costretto a studiarne la psicologia tramite indagini che gli consentiranno di creare una connessione con essi, di mettersi nei panni dell’androide “traditore”, andando dunque a sviluppare una sorta di umanità.

Contrariamente a Beyond: Due Anime, che nonostante la varietà di situazioni permetteva di vivere solo un paio di finali (impreziositi da un numero variabile di dettagli in base alle decisioni prese dal giocatore, ma pur sempre simili), in Detroit: Become Human il director David Cage ha cercato di offrire un articolato intreccio di sentieri e bivi narrativi che renderanno l’esito dell’avventura imprevedibile. Nel corso della nostra prova a Milano, abbiamo appurato come questa definizione da parte di Quantic Dream non fosse una semplice propaganda in risposta alle critiche ricevute dopo Beyond, ma un dato di fatto. Dopo aver chiacchierato con i colleghi presenti all’evento, mi sono accorto di come l’evoluzione dei “miei” Markus, Kara e Connor non somigliasse poi tanto alla loro, con esiti spesso e volentieri completamente opposti a quanto accadutomi durante la prima porzione di gioco.

IL FLOW CHART

L’avventura si articola attraverso differenti scene apparentemente slegate tra esse ma parte di uno stesso sentiero che, con tutta probabilità, porterà i tre personaggi a interagire tra loro. Ciascuna scena vi mette nei panni di uno dei tre androidi, permettendovi di esplorare l’ambiente circostante in cerca di dettagli o per completare obiettivi secondari che, in alcuni casi, potrebbero sbloccare delle linee di dialogo aggiuntive oppure opzioni altrimenti non accessibili. Interagendo con oggetti e personaggi potrete scoprire informazioni utili a comprendere la psiche della persona che vi sta di fronte, mentre in base alle scelte che prenderete nei dialoghi o nelle azioni il vostro androide svilupperà reazioni contrastanti e potrete accedere a uno dei bivi succitati. Il bello di Detroit è che, a differenza di tutte le esperienze plasmate in precedenza da Cage, il gioco mostra un diagramma (chiamato internamente Flow Chart) con le scelte, i vari bivi e il finale a cui le proprie azioni e decisioni hanno portato. Questo grafico permette di capire quanto si è esplorato della scena e quale azione abbia portato a una particolare conseguenza, offrendo la possibilità di tornare indietro a uno dei checkpoint precedenti e vedere a quale evoluzione porterebbe una scelta diametralmente opposta. In base alle scelte compiute potrete raggiungere determinate scene, incontrare o meno un particolare personaggio o scoprire l’esistenza di un oggetto che potrebbe rivelarsi utile solo tre o quattro scene più tardi. Con questo approccio, una scena può durare allo stesso tempo quaranta minuti o due ore a seconda del tempo che deciderete di dedicare all’esplorazione, ma attenzione: non sempre avrete la possibilità di agire senza limiti e indisturbati: in alcuni casi, infatti, ragionare in fretta sarà fondamentale per evitare di fallire un obiettivo e dover ricominciare dall’inizio.

Detroit: Become Human

TRA QTE E INVESTIGAZIONE

A livello puramente ludico, Detroit: Become Human ricalca lo stile già visto in Beyond: Due Anime e permette di controllare il personaggio, per l’occasione inquadrato con la classica visuale in terza persona alle sue spalle, e di muoverlo come nella più classica delle avventure, interagendo con gli oggetti tramite i pulsanti del DualShock 4 e completando particolari azioni con gli immancabili QTE, vero cuore pulsante dell’esperienza di gioco di Detroit. Se con lo stick analogico sinistro potrete muovervi all’interno di scene circoscritte a poche aree esplorabili, con il tasto R2 potrete in ogni momento consultare l’IA interna dell’androide e visualizzare l’obiettivo principale della scena, accedere al GPS per scoprire come raggiungere la prossima area e scoprire con quali personaggi interagire. Queste meccaniche, comuni a tutti e tre i personaggi, subiranno qualche variazione nel caso in cui vi trovaste nei panni di Connor, che da buon detective sarà in grado di investigare nelle scene del crimine e ricostruire quanto accaduto in un particolare momento, eseguire un’analisi facciale degli indiziati e scannerizzare degli oggetti… con la lingua.

Il personaggio che ci ha colpito di più, in termini di sfaccettature e possibilità offerte dal suo gameplay unico, è proprio Connor, che in alcuni casi si troverà a trattare con criminali per rilasciare un ostaggio o interrogare uno dei devianti, puntando tutto sull’empatia e sulle risposte più appropriate al fine di raggiungere l’obiettivo finale. Se nel primo caso, investigando a dovere in precedenza, Connor ha saputo facilmente conquistare la fiducia del deviante impazzito e mettere in salvo un personaggio, nel caso dell’interrogatorio lo stesso androide ha dovuto portare il livello di stress del colpevole a un punto tale da farlo cedere, portandolo a confessare i crimini che lui stesso aveva commesso. Sarà interessante scoprire se queste meccaniche andranno a evolversi nella storia e se anche Kara e Markus avranno peculiarità simili, dal momento che il gameplay nei panni dei due si è rivelato più tradizionale del solito. Probabile, comunque, che in entrambi i casi le fasi iniziali dell’avventura non fossero sufficienti a mostrare quella che sarà la loro vera evoluzione, visto che come noto lo stesso Markus diventerà il leader della Resistenza degli androidi, come svelato nel primissimo trailer di Detroit.

Ed è proprio nel caso di Kara e Markus che abbiamo assistito al loro trasformarsi in Devianti, sviluppare una propria coscienza e dei sentimenti, fino al momento in cui gli stessi dovranno ribellarsi alla propria natura di androide per proteggere i propri cari. Questi momenti, particolarmente iconici e narrati con la solita, proverbiale cura per i dettagli a cui Cage ci ha abituato da diversi anni, permettono di andare contro la volontà della IA che controlla l’androide utilizzando QTE fino a rompere una sorta di barriera, che rappresenta appunto i limiti di programmazione di una macchina costruita al fine di servire incondizionatamente, e la nascita della propria “anima” umana. David Cage sa certamente come far recepire un messaggio, e queste due scene in particolare fanno sì che tra il giocatore e i due personaggi nasca una certa empatia, rendendo le scelte quantomai personali e trasformando un’avventura futuristica nel “proprio” cammino, nella “propria” storia.

In questo, l’incredibile qualità del comparto grafico confezionato da Quantic Dream, unito all’eccezionale cura nel motion capture e nel performance capture, rendono Detroit: Become Human uno dei giochi più belli da vedere su PlayStation 4, nonché uno dei più coinvolgenti ed emozionanti di questa generazione. Vuoi perché quando capita di assistere a un primo piano dei personaggi sembra davvero di trovarseli di fronte, vuoi perché comunque Cage negli ultimi anni è maturato notevolmente come sceneggiatore e regista, compiendo passi da gigante nel narrare una storia convincente e intrigante. Certo, il materiale da cui il director ha attinto è tantissimo, a partire da una fonte d’ispirazione evidentissima come Blade Runner fino a Io, robot di Asimov, e tutte le opere connesse. Se c’è una cosa in cui Detroit eccelle è proprio la caratterizzazione del suo universo distopico, talmente ricca di dettagli da apparire reale (anche perché il contesto è tutt’altro che improbabile).Detroit: Become Human

Resta ancora da capire quanto le scelte compiute nel corso dell’avventura riescano a influenzare la storia restante, ma era improbabile sperare di capirlo in una prova di poche ore. Ciò che lascia ben sperare è l’esistenza di piccoli dettagli che, se scoperti, possono portare a scene radicalmente diverse: nella mia prova, ad esempio, è capitato di scoprire la presenza di una pistola all’apparenza inutile in quel particolare contesto, che però si è rivelata davvero fondamentale dopo due o tre scene con lo stesso protagonista. Cosa sarebbe successo se non l’avessi scovata? Che sorte avrebbe avuto il mio personaggio in caso contrario? Sfortunatamente, durante la nostra prova non ci è stato possibile riavvolgere un particolare checkpoint e testare le reali differenze tra una scelta e l’altra, ma spiando gli altri colleghi durante la loro prova ho potuto scorgere molte variazioni, alcune piccole e altre molto più evidenti, che fanno ben sperare sull’evoluzione della trama.

Per una visione più completa della trama e delle sue sfaccettature vi toccherà aspettare un mese, quando Detroit: Become Human uscirà in esclusiva su PlayStation 4. Voi però restate sintonizzati sulle pagine di VGN.it: da oggi, infatti, pubblicheremo a cadenza regolare nuovi contenuti e video che vi accompagneranno fino al lancio ufficiale del 25 maggio.

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