Per quanto sia doloroso ammetterlo, Nintendo è ormai rimasta l’unica compagnia del panorama videoludico contemporaneo a promuovere con forza e costanza non solo il game design “made in Japan” ma, soprattutto il genere dei giochi di ruolo di stampo orientale. Quello che fino a un decennio fa rappresentava il genere di riferimento per qualsiasi videogiocatore degno di questo nome, si è infatti trasformato in un settore di assoluta nicchia, del tutto incapace di “smuovere le masse” così come accadeva negli anni ’90.

E proprio per questo motivo, un titolo come Xenoblade Chronicles X non avrebbe mai e poi mai visto la luce del sole se non fosse stato per merito della tanto bistratta Nintendo, ma a questo punto la domanda che tutti vi starete ponendo è senz’altro una sola: l’ultima fatica di Monolith si sarà davvero rivelata quell’assoluto capolavoro che ci era stato promesso in fase di pre-release? Scopriamolo insieme!

MERAVIGLIOSAMENTE INASPETTATO

Ambientato in un’epoca che vede l’umanità costretta a fuggire dalla terra in un vero e proprio esodo di massa in seguito a un violento attacco alieno, Xenoblade Chronicles X ci proietta in una realtà fantascientifica di grande impatto in cui vestiamo i panni di uno dei pochi superstiti della “Balena Bianca”, una delle poche astronavi sfuggite al massacro che ha decimato il genere umano. Privo di memoria il nostro eroe – che potremo personalizzare nel dettaglio attraverso un discreto editor prima di iniziare il nostro viaggio – si ritroverà in un pianeta ostile e soprattutto sconosciuto di nome Mira che lo costringerà a una vera e propria lotta per la sopravvivenza all’insegna dell’esplorazione.

E qui entra in gioco il fulcro stesso dell’esperienza, ovvero la sopracitata esplorazione figlia di un’ambientazione di chiaro stampo free-roaming in cui ci è sempre concessa la massima libertà di movimento e dunque anche di interpretazione. Per quanto solido nelle sue meccaniche ruolistiche – argomento che approfondiremo nel dettaglio tra pochissimo – Xenoblade Chronicles X brilla prima di tutto per la sua vastità territoriale, proponendo un mondo di gioco così vasto e vario da rendere evidente, sin dai primissimi minuti, il mastodontico lavoro svolto dal team di sviluppo. In pochi avrebbero infatti immaginato che una console come Wii U sarebbe stata in grado di sostenere una tale opera di game design, ma Monolith è letteralmente riuscita nell’impossibile, proponendo un mondo di gioco imponente e straordinariamente ricco di sorprese.

In termini di mero impatto visivo siamo chiaramente di fronte a un prodotto che tradisce le ridotte potenzialità dell’hardware su cui gira – specie se lo confrontiamo con la stragrande maggioranza dei titoli presenti su PS4 o Xbox One – ma ciò non toglie che la raffinatezza di alcune scelte di design e della cura risposta in ogni più piccolo elemento di gioco, tendono a far passare in secondo piano una qualità grafica complessiva non certo eccelsa, soprattutto in termini di animazioni. La varietà del mondo di gioco, il fascino delle tante creature presenti al suo interno, il suo splendido ciclo giorno/notte e, cosa ancor più importante, l’inaspettata profondità di campo che contraddistingue gli splendidi scorci proposti, non potrà infatti non stupire tutti gli amanti del genere soprattutto in occasione delle tante variazioni atmosferiche, aprendo le porte a una delle esperienze più intense e complete mai realizzate sulla console di casa Nintendo.

STRAORDINARIAMENTE PROFONDO

Ciò che stupisce maggiormente di Xenoblade Chronicles X è senza dubbio la solidità del suo impianto ruolistico. Per quanto strutturalmente più simile a un MMORPG che a un jRPG duro e puro, il titolo propone infatti meccaniche di gioco intense e complesse da padroneggiare che pur sembrando abbastanza banali a un primo sguardo, acquistano progressivamente profondità col passare delle ore. Ciascuno dei personaggi proposti dispone infatti di una vasta gamma di abilità e armamenti differenti che, unite a un pregevolissimo sistema di progressione rendono tutti i combattimenti – rigorosamente in tempo reale – davvero stimolanti.

Tutto si svolge infatti in tempo reale, ma nonostante questo possa apparentemente ridurre la complessità degli scontri, la mancanza di healer veri e propri, costringe a valutare attentamente ogni mossa, rendendo peraltro molto importanti gli sporadici QTE grazie ai quali è possibile curare il party e, cosa ancor più importante, ottenere bonus di varia natura che potrebbero facilitare non poco alcuni dei combattimenti più complessi. Considerando poi la ferocia di alcune creature presenti su Mira, e il fatto che non vi siano aree a difficoltà crescente ma solo un enorme ecosistema a ospitare in maniera indistinta nemici di livello basso e creature letteralmente inattaccabili, anche la semplice scelta di chi attaccare e chi invece evitare come la peste rende la progressione ricca di repentini e inaspettati cambi di ritmo.

Quello che inizialmente potrebbe dunque sembrare un prodotto fin troppo accessibile si trasforma dunque in maniera graduale ma inesorabile in un mondo di infinite possibilità e sfaccettature in grado di annichilire anche il più esperto tra gli amanti di esperienze ruolistiche. Le tante opportunità di personalizzazione, le innumerevoli meccaniche di gioco e, cosa ancor più importante, le tante abilità sbloccabili nel corso di una progressione tutt’altro che avara di sorprese assicurano infatti una progressione emozionante e mai banale, destinata a rimanere ben impressa nella mente di chiunque abbia modo di mettere le mani su una copia di questo straordinario capolavoro. E questo, ovviamente, senza contare un ricco comparto multiplayer che unendo una modalità asincrona a una più convenzionale, garantisce una quantità di emozioni e soddisfazioni pressoché infinite, accrescendo notevolmente una longevità complessiva già al di sopra delle 70 ore di gioco. E scusate se è poco.

I difetti chiaramente non mancano, come un lip-synch davvero aberrante, una narrazione non sempre da Oscar e soprattutto un protagonista così anonimo da risultare a tratti insopportabile, ma ciò non toglie che il loro peso sulla qualità dell’esperienza sia assolutamente relativo e – per quanto possa sembrare strano a dirsi – del tutto ininfluente. Certo, non nego che nel 2015 non sia semplice rassegnarsi all’idea di vestire i panni di un personaggio quasi del tutto inespressivo, abituato ad annuire in risposta a qualsiasi stimolo o domanda, ma non credete che concentrarsi troppo su questioni di questo tipo sia un po’ come si svilire ingiustamente lo straordinario lavoro svolto da Monolith?

GIUDIZIO

Un titolo assolutamente da non perdere, capace di giustificare, da solo, l’acquisto di una console che negli ultimi tempi ha forse ricevuto più critiche di quante ne avrebbe oggettivamente meritate.