Degrees of Separation

Gli opposti si attraggono nella nuova avventura del team indipendente Moondrop.

Gli opposti si attraggono, ma si simili si amano: supposizione o dato di fatto? Un modo indubbiamente creativo per affrontare l’argomento, lo hanno sicuramente proposto i ragazzi del team Moondrop, una piccola realtà indie norvegese, con Degrees of Separation, grazie anche alle sceneggiature di Chris Avellone. Si tratta di un puzzle/platform sviluppato interamente in 2D, che, proprio come suggerisce il titolo, vuole raccontarsi per gradi, attraverso colori, emozioni, sensazioni. Dunque, quale modo migliore per esprimere qualcosa, se non quello di due vite che si intrecciano? 

Degrees of Separation è proprio questo, un insieme di situazioni e luoghi in contrasto, che si danno vita a vicenda, rappresentati dai due protagonisti, Ember e Rime.  Vi è mai capitato di svegliarvi all’improvviso, magari nel cuore della notte, con in testa l’unico pensiero di dover fare per forza qualcosa? Tenete bene a mente quella sensazione, perché tutto nascerà proprio da lì.

Degrees of Separation

LE MEZZE STAGIONI NON ESISTONO PIÙ

Ogni storia ha il suo inizio, e in questo caso ne abbiamo due, tanto simili quanto divergenti. Da una parte troviamo Ember, dai capelli e dal vestiario fiammanti, svegliatasi nel caldo cuore della foresta, dall’altra invece c’è Rime, un ragazzo contraddistinto da colori glaciali, come il castello che lo circonda. Entrambi, mossi da una forza misteriosa, abbandonano il loro letto, e si dirigono verso un lungo ponticello di legno posto a confine fra le due realtà: è proprio qui che i due protagonisti si incontrano, o meglio si scontrano, tendendosi la mano, rendendo ancora più chiara la divergenza fra i due, e dando origine ad una storia ricca di emozioni, enigmi, e tanto altro.

Il perché dello “scontro” ve lo spieghiamo subito: come avrete già capito, i due protagonisti non differenziano solamente nel loro luogo di origine, bensì dai poteri e dalle circostanze che li rappresentano. Il contrasto tra i vari ambienti, infatti, non è di certo un caso: sia Ember che Rime possiedono delle determinate capacità, o poteri che dir si voglia. Precisamente, parliamo principalmente di caldo e freddo; se Ember è caratterizzata da un’ambientazione ricca di colori vividi, dalla luce e dal calore in grado di sciogliere neve e ghiaccio, Rime si differenzia da un’ambiente tanto bianco da sembrare sterile, freddo e in grado di congelare qualsiasi cosa lo circondi.

È proprio in questo modo che i due protagonisti riusciranno a risolvere gli enigmi e a proseguire nella loro avventura ricca di rompicapi, curiosità e collezionabili, avventurandosi in diversi livelli accessibili dopo aver superato la parte iniziale.  Degrees of Separation è un titolo di certo molto particolare, che non introduce nulla di nuovo ma che allo stesso tempo rende il giocatore libero di viverne l’esperienza come preferisce.

Sarà possibile, infatti, affrontare l’avventura in maniera puramente essenziale, ovvero completando i vari capitoli raccogliendo i numerosi collezionabili, addirittura eliminando la guida narrativa, oppure in maniera opposta, lasciando abilitati voce e sottotitoli, e godersi completamente l’esperienza cercando di capire i vari contesti di gioco che, ovviamente, non sono di particolare spessore.

Degrees of Separation

GRADI DI SEPARAZIONE

Esaminando il titolo da un punto di vista tecnico, si originano principalmente due scenari: l’impatto emotivo, definito dallo scomparto grafico, sonoro e narrativo, e quello dato dal gameplay, compreso di tutto ciò che lo circonda. Per descrivere in maniera esaustiva il primo scenario, ovvero quello emotivo, basta pensare alle leggi di Newton: dal principio di inerzia, alla dinamica, fino a quello di azione-reazione; è tanto vero che se su un corpo continuano ad agire (o a non agire) delle forse, lo stesso continuerà a persistere in uno stato di quiete o continuerà a muoversi in uno stato di moto rettilineo uniforme, e che se le stesse forze sono il prodotto di massa e accelerazione, ma è anche vero che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. 

Forse sembra un modo azzardato per descrivere l’emotività e le sensazioni, ma è più semplice di quanto sembri, ed è un concetto applicabile in modo abbastanza generico: da una parte abbiamo la massa, ovvero il titolo in sé, e dall’altra abbiamo l’accelerazione, data dal ritmo della narrazione, e infine l’insieme di forze, ovvero tutto l’insieme dei vari contesti che originano più o meno percezioni, e sono date dai colori, piuttosto che dai movimenti più o meno sinuosi di un personaggio, o dalla colonna sonora che accompagna li stessi nella loro avventura. Per quanto riguarda invece il discorso gameplay, l’emotività gioca un ruolo pressoché inesistente, essendo caratteristiche puramente tecniche.

In questo caso, possiamo dire che Degrees of Separation è caratterizzato da un gameplay molto basico, semplice e intuitivo, anche grazie ad un brevissimo tutorial iniziale: d’altronde la giocabilità del titolo non richiede particolare impegno, infatti basterà semplicemente cambiare il personaggio con L1, farsi seguire con R1 (in caso si scelga di giocare in singolo, ma con entrambi i personaggi), il tasto X per saltare, l’analogico sinistro per la direzione, e il tasto Cerchio per interagire con alcuni oggetti, come ad esempio le porte che consentiranno di accedere ai vari scenari, oppure per interagire con delle specie di punti di salvataggio, che consentiranno di trasportarvi rapidamente tra gli stessi. La scelta di adottare dei comandi molto essenziali, è data sicuramente dal tipo di gameplay: non dimentichiamo che si tratta di un platform interamente in due dimensioni.

Per superare i livelli, infatti, non bisognerà fare altro che far collaborare i due protagonisti, in quanto alcune volte sarà necessario accendere delle lanterne per sollevare degli ascensori, piuttosto che camminare su una pozza d’acqua ghiacciata o attivare dei geyser tramite il calore, e spesso e volentieri sarà necessario collaborare per ottenere i vari collezionabili, necessari per chi ha intenzione di completare il gioco al 100% ed accedere così a tutte le zone esplorabili. La collaborazione fra i due protagonisti, inoltre, non sarà sempre molto semplice, poiché in determinate situazioni la visuale risulta macchinosa, poiché si divide con l’allontanarsi di Ember e Rime, rendendo problematico anche l’utilizzo del comando volto a richiamare il compagno.

Degrees of Separation

Come detto all’inizio, il titolo non introduce particolari novità, che ci saremmo aspettati soprattutto nella trama, vista la presenza di Avellone alle sceneggiature e i suoi trascorsi in titoli di grande impatto narrativo come Fallout 2 e New Vegas, Pillars of Eternity, Prey, e tanti altri. A livello grafico Degrees of Separation non è male: nella versione PS4 gli scenari risultano sempre molto fluidi, ma nonostante godano di colori molto pieni e strutturati, alla lunga diventano forse troppo ripetitivi. Ultima, ma non per importanza, è la colonna sonora, piacevole e in linea con l’avventura proposta, ma anche in questo caso mai degna di nota: un accompagnamento che si limita a fare il suo, senza mai rapire il giocatore con composizioni d’impatto.

Tirando dunque le somme e prendendo in esame tutte le caratteristiche del titolo, possiamo affermare che Degrees of Separation resta, di base, una piccola perla da collezionare per gli amanti del genere e una breve ma piacevole avventura, della durata di circa cinque ore, per chi volesse approcciarsi per la prima volta al genere dei puzzle/platform, seppur la sua rigiocabilità sia pressoché inesistente. 

GIUDIZIO
Al di sopra dei difetti, tra cui la monotonia o l’assenza di una motivazione rilevante che possa rendere il titolo rigiocabile, Degrees of Separation resta in ogni modo una piccola parentesi di comfort e total relax da intervallare senza dubbio alle più complicate esperienze offerte dai cosiddetti giochi tripla-A. Si tratta di un titolo piacevole e breve ma che lascia, nel suo piccolo, un segno del suo passaggio: semplice e intuitivo, senza particolari troppo degni di nota, come una trama di spessore o un gameplay dinamico, ma allo stesso tempo una piccola parentesi di relax da non ignorare.
GRAFICA7
SONORO7
LONGEVITÀ5.5
GAMEPLAY6.5
PRO
Piacevole da intervallare a esperienze tripla-A più complicate
Narrazione coinvolgente
Gameplay intuitivo...
CONTRO
...ma la visuale rende problematico il richiamo del compagno
Gameplay e ambienti alla lunga risultano monotoni
Nessun innovazione o caratteristica di rilievo
7
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Contributor
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