VANE

Vane

Un mondo peculiare e misterioso: sarà in grado di intrigare o si rivelerà qualcosa di già visto?

Nonostante uno sviluppo non propriamente lineare, il gruppetto di sviluppatori radunati sotto al nome e all’etichetta di Friend & Foe, con sede a Tokyo, è riuscito comunque a portare sul mercato Vane, un prodotto fortemente ispirato a titoli celebri come Journey o ICO che mira a riproporre alla platea di PS4 sensazioni simili e un forte gusto per l’esplorazione. Scopriamo insieme com’è andata!

SAPER INTRATTENERE

Dritti al punto, senza troppi giri di parole, probabilmente la cosa migliore di questo prodotto è la volontà di mostrarsi per quello che è, senza provare a nascondersi o a camuffare la propria natura. L’idea alla base, il lato artistico e lo stile narrativo vengono messi in chiaro fin da subito, senza mezzi termini. Il vero problema purtroppo, sopraggiunge dopo aver passato un po’ di tempo in compagnia del titolo: se in Journey ogni spicchio del mondo di gioco che si poteva calpestare ci spingeva ad andare avanti e a scoprire qualcosa di nuovo, la stessa cosa purtroppo non si può dire di questo Vane. L’approccio che il titolo richiede è quello di un’esplorazione e di un vagare libero per il mondo di gioco, senza indicazioni o dialoghi. Insomma, niente di così diverso rispetto all’opera sviluppata da Thatgamecompany se non fosse però che, in quel caso, l’intera avventura fosse fondata su un concept di base più consistente, che veniva narrato poi in un modo peculiare e affascinante.

Insistiamo su questo per sottolineare come, chi vi scrive, è qualcuno che sa e ha saputo apprezzare prodotti di questo genere e non li ripudia come preconcetto: se hanno qualcosa da dire o da mostrare, non sono mai giochi noiosi o fastidiosi nell’approccio. Al contrario, questo sembra il caso di una produzione dall’identità artistica pretestuosa, che cerca di nascondere gravi mancanze in termini ludici per una più o meno consistente velleità del team di sviluppo. A parte i primi minuti di gioco, gli unici che effettivamente possono godere di un effetto sorpresa verso il giocatore, tutto il resto risulta insipido, senza via d’uscita e quindi frustrante.

Artisticamente parlando però, l’opera ha i suoi pregi e può vantare anche alcune scelte in termini di grafica e rappresentazione che sono da apprezzare: in particolare, il senso di caducità dell’esistenza di un mondo in rovina, la desolazione più assoluta del deserto, visto dall’alto ma anche le tenebre e l’oscurità di alcune zone chiuse e cupe, riescono a risplendere abbastanza agli occhi del giocatore grazie a un utilizzo piuttosto sapiente di tratti decisi e shader.

Pur non essendo sempre ispiratissimo, Vane sa offrire qualche momento suggestivo.

LA TECNICA

Se da una parte la vena artistica del prodotto è ben presente e più che soddisfacente, dall’altra il gioco mostra il fianco con un gameplay molto poco rifinito, inceppato e assolutamente non memorabile. Non mancano dunque bug, problemi grafici e compenetrazioni tra corpi rigidi che sporcano così tutto quello che di buono potrebbe offrire un titolo del genere. Il pregio di Journey, tornando al paragone di inizio recensione, era proprio quello di far dimenticare al giocatore di essere all’interno di un videogioco, di un qualcosa di già scritto e delineato, lasciandogli la percezione e il gusto di scoprire un mondo ignoto e di comunicare liberamente con altri personaggi.

In questo caso invece, sia in termini di livelli che di sistema di gioco, il design è quasi totalmente da rivedere: se ad esempio offri al giocatore la possibilità di librarsi in cielo e sbattere le ali, non ne puoi ridurre poi le animazioni al solo richiamo dei suoi simili o all’appollaiarsi in determinate zone, specie poi se questi passaggi da un’animazione all’altra sono sporcati da controlli imprecisi, lenti e impacciati. Si comprende che davvero si tratta di un problema strutturale anche andando ad analizzare la normale camminata del protagonista, la quale soffre allo stesso modo di problematiche simili e quindi strutturali per l’intera produzione.

Qual è la strada giusta?

In fin dei conti, si tratta purtroppo di una grande e grossa occasione sprecata: Vane ci è sembrato un titolo a dir poco controverso, un titolo sbagliato quasi nella sua totalità per un motivo molto semplice. Il design, il comparto artistico dei livelli, dei personaggi e le animazioni dovrebbe essere al servizio del giocatore e di una giocabilità che risulti dolce, congrua ed efficace e mai il viceversa: non si può pensare di costruire un titolo di questo tipo, senza avere granché da dire, soltanto per dare spazio a un’arte visiva, per quanto affascinante possa essere. Questi sono i risultati.

GIUDIZIO
Vane è la più chiara dimostrazione che fare centro con un titolo apparentemente semplice, come ad esempio il Journey a cui si ispira, è molto più difficile che con una normale produzione tripla-A. Per quanto marginale, il sistema di gioco proposto deve essere perfetto, così perfetto che l'utente lo possa dare per scontato, concentrandosi così soltanto sul lato artistico. Purtroppo non è questo il caso, con un'avventura lunga una manciata di ore ma che non riesce mai a spiccare come vorrebbe né tantomeno a permettere al giocatore quel senso di estraniazione tipico di altri capolavori del passato.
GRAFICA6
SONORO7
LONGEVITÀ6
GAMEPLAY5
PRO
Lato artistico molto interessante
CONTRO
Troppi problemi al sistema di gioco
Scade facilmente nella noia o nella frustrazione
5
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