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The Blackout Club

The Blackout Club

Adolescenti che svengono, adulti fuori controllo e un nemico invisibile pronto a tormentarvi. Benvenuti nel "noioso" quartiere di Redacre.

Che Stranger Things sia diventato in pochi anni un fenomeno globale non lo scopriamo di certo oggi, e il suo successo è stato tale da influenzare numerose produzioni anche in altri settori dell’intrattenimento moderno, tra cui quello videoludico: The Blackout Club ne è un palese esempio. Anziché volgere le proprie attenzioni unicamente agli anni ’80 di Ghostbusters e “Should I Stay or Should I Go” dei Clash, questo survival cooperativo in salsa horror aggiunge quel tocco di modernità che non guasta, con adolescenti armati di smartphone pronti a documentare quanto di strambo accade in un noioso quartiere americano, il quale al calar delle tenebre si trasforma in un luogo tanto più interessante quanto pericoloso.         

Sviluppato da Question Games, software house che vanta tra i propri ranghi sviluppatori precedentemente impegnati su BioShock e Dishonored, The Blackout Club è un survival che porta meccaniche stealth e horror all’interno di in una struttura cooperativa online per quattro giocatori. Dopo una fase di accesso anticipato su PC, The Blackout Club sarà disponibile anche su PlayStation 4 e Xbox One da domani 30 luglio. Noi di VGN.it siamo stati risucchiati all’interno della pericolosa cittadina per qualche giorno e siamo pronti a raccontarvi in anteprima in cosa consiste.

The Blackout Club
Che fine ha fatto Isabella? Perchè gli adulti si comportano in modo strano? Tocca al Blackout Club trovare le risposte a queste domande.

COSE MOLTO STRANE

Gli elementi in comune con la creatura fantasy/horror dei fratelli Duffer sono talmente evidenti che basta dare uno sguardo all’artwork della cover per trovare analogie tra la serie televisiva e il gioco oggetto di questa recensione. Andando più a fondo ne vengono fuori di altre, principalmente sul piano concettuale, ma che riescono a prendere una direzione differente e definita. In soldoni ogni notte il tranquillo quartiere di Redacre vede popolarsi di adulti che per un misterioso motivo hanno perso il lume della ragione, portandoli appunto a girovagare per le case e le strade come degli zombi. A investigare sulla faccenda e sulla scomparsa di una ragazza, che per prima ha documentato ciò che stava accadendo, non poteva che essere un gruppo di adolescenti che, altrettanto misteriosamente, continuano a risvegliarsi di notte senza ricordare nulla di quello che è successo. 

L’universo di Redacre cela misteri profondi e inquietanti verità che aspettano soltanto di essere approfondite dai ragazzi, che per l’occasione hanno creato un circolo ribattezzato proprio Blackout Club a causa degli inspiegabili svenimenti che colpiscono i giovani. Immaginate una versione del “Sottosopra” molto semplificata e che, chiudendo gli occhi, permette ai giocatori di vedere il percorso da seguire durante lo svolgimento delle quest o visualizzare un nemico invisibile chiamato “The Shape”, vero e proprio incubo “a occhi chiusi” per i membri del Blackout Club. Quella proposta nel titolo di Question Games è una sorta guerra tra adolescenti e adulti che ben rappresenta il conflitto generazionale che spesso c’è tra le due categorie. Completando le missioni, a poco a poco i ragazzi faranno luce sull’intrigante trama che offre spunti interessanti e un sufficiente alone di mistero e tensione, pur non rappresentando una novità in assoluto sui temi proposti. 

GIOCHIAMO A MOSCA CIECA?

A tormentare gli adolescenti di Redacre non ci sono Demogorgoni e Mind Flayer, bensì persone adulte plagiate da strane voci che li hanno resi dei sonnambuli pronti a darci la caccia. Alcuni di essi potranno sentirci ma non vederci, gli Sleeper, altri invece saranno pienamente svegli come i Lucid; a loro si aggiungono droni di sorveglianza, trappole di vario genere e un’oscura presenza invisibile, The Shape. The Blackout Club è regolato da meccaniche stealth che tengono conto del rumore dei nostri passi a seconda della superficie calpestata, correre ad esempio attirerà gli Sleepers che possono comunque localizzarci tramite i suoni mentre i Lucid non esiteranno a rincorrerci qualora ci muovessimo senza sfruttare le zone buie dello scenario.

L’HUD chiaramente segnalerà varie informazioni come il rumore provocato, quanto siamo visibili in quel momento, la lista degli obiettivi da completare e la barra della stamina che consumeremo correndo. La scelta di usare una visuale in prima persona da parte degli sviluppatori è stata dettata dall’aumentare il grado di coinvolgimento dei giocatori, oltre a rendere l’intero titolo più ostico da affrontare. La natura procedurale degli obiettivi da portare a termine rende le partite sufficientemente varie in termini di cose da fare, che prevedono principalmente la raccolta di oggetti o recuperarli per portali in una zona specifica, piantare sull’erba cartelloni e attaccare manifesti sui muri esterni delle case. 

I giocatori non saranno completamente inermi ma, come dicevamo, potranno contare su uno smartphone con cui documentare la raccolta delle prove e attivare la torcia per esplorare case e la fitta rete di gallerie sotterranee, più una serie di gadget non letali utili per stordire gli adulti come un teaser o una balestra con dardi tranquillizzanti. Troviamo poi consumabili come snack per ripristinare parte della salute, flashbang per accecare i nemici e anche granate ripiene di schiuma per disabilitare telecamere o da lanciare sul terreno prima di effettuare un salto, evitando di subire danni da caduta e fare rumore.

The Blackout Club
Con il tasto Triangolo, potete visualizzare gli spostamenti del temibile The Shape e anticipare le sue mosse.

Come accade altrove l’approccio frontale è sostanzialmente inutile, ma braccando gli adulti alle spalle questi potranno essere immobilizzati per qualche secondo, oppure colpirli per stordirli momentaneamente. Cadere ed entrare in contatto con i nemici avrà un impatto negativo sulla barra della salute, che quando calerà a zero permetterà ai nemici di trascinarci verso una delle porte dietro la quale si cela The Shape, ma sarà possibile liberarsi afferrando degli oggetti da dei cumuli di spazzatura, permettendoci di poter scappare dal pericolo per qualche secondo.

L’hub principale funge da ritrovo per il party: la sua funzione è di preparare il giocatore alla missione, decidere quale strumento portare con sé, scegliere l’abbigliamento (sbloccabile con i crediti ricevuti dopo ogni missione), leggere gli indizi raccolti e gestire la abilità del proprio personaggio. A tal proposito, The Blackout Club offre un sistema di carte da equipaggiare, che conferiscono abilità e vantaggi, suddivise in poteri principali e secondari: i primi permettono di sbloccare abilità come mettere al tappeto i nemici per qualche secondo o essere immune ai loro attacchi per poco tempo mentre gli altri sostanzialmente offrono un incremento della barra della salute o la possibilità di iniziare la missione con un grimaldello utile per scassinare le porte.

Progredendo di livello si sbloccheranno inoltre altre due zone, con obiettivi più articolati e un graduale aumento della difficoltà, proponendo missioni più impegnative e nemici più numerosi e coriacei. Tutto è comunque spiegato in maniera abbastanza esaustiva nel corposo tutorial-prologo che illustra ai giocatori i meccanismi di gameplay e spiega cosa fare (o non fare) se si desidera completare le missioni senza attirare le attenzioni indesiderate degli adulti.

THE SHAPE IS COMING FOR YOU

L’idea di avere a che fare con un’entità soprannaturale è una suggestione che fa molto anni ’80, basta pensare a “La cosa” di Carpenter, a Freddy Krueger e ad altri spaventosi esseri che oltre trent’anni fa incutevano terrore tra le passate generazioni. L’incubo dei ragazzi del Blackout Club è senza “ombra” di dubbio un nemico invisibile chiamato “The Shape”, che come suggerisce il nome è riconducibile a un’entità rappresentata da una forma umanoide non meglio definita e priva di volto. Essendo questo nemico visibile solo con le palpebre abbassate, il dover chiudere gli occhi chiaramente limiterà ogni volta la visione dell’ambiente circostante.

Il modo più rapido per entrare nei pensieri di The Shape è quello di compiere azioni, chiamate peccati, come colpire gli adulti e documentare con il proprio smartphone le strambe attività compiute da loro. Fatto ciò un avviso comparirà a schermo e il nemico in questione darà la caccia al giocatore che ha compiuto più cattive azioni in quel momento, la cui unica preoccupazione diventerà quella di sfuggirgli. Il punto è che gli oggetti a nostra disposizione saranno inefficaci se usati contro di lui e una volta catturati si perderà il controllo del proprio personaggio, che inizierà a vagare casualmente lungo lo scenario ma potrà essere risvegliato da uno dei compagni di squadra, per un massimo di tre volte, mentre The Shape passerà al prossimo giocatore e così via. 

Trattandosi di un’esperienza pensata per quattro giocatori, è sottinteso che decidendo di affrontare le sessioni in solitaria si castri e non poco le meccaniche cooperative alla base di The Blackout Club. Giocare in compagnia vuol dire vedere la barra della propria energia rigenerarsi quando si è nei pressi di un alleato, aiutare i giocatori in difficoltà e risvegliarli dallo stato catatonico indotto dall’entità invisibile. Ma è raggiungendo il livello cinque le cose si fanno ancora più interessanti perché entra in gioco, letteralmente, un nuovo pericolo chiamato “The Stalker”, che rappresenta l’unica modalità competitiva del gioco. Apparentemente un adolescente come gli altri, il compito di tale figura controllata da un giocatore in carne e ossa è quello di raccogliere delle prove sui peccati commessi da altri giocatori al fine di agevolare l’entrata in scena del pericoloso nemico invisibile che darà la caccia agli altri giocatori mentre questi saranno impegnati a portare a termine gli obiettivi prefissati dalla missione. Gli altri tre giocatori potranno comunque smascherare chi rema contro di loro e questo verrà così allontanato dalla partita; prima di avviare una nuova sessione potremo eventualmente decidere se abilitare l’entrata in gioco dello stalker o meno, senza poi doversi preoccupare di doverlo eventualmente fronteggiare durante la partita. 

The Blackout Club
Nel rifugio potrete prepararvi per bene prima di affrontare una nuova missione.

LE VOCI, ASCOLTA LE VOCI!

A rendere speciale il titolo cooperativo di Question Games è la presenza dell’Enhanced Horror System che, insieme ad alcuni rituali da compiere, aggiunge quel tocco d’orrore in più per offrire ai giocatori un’esperienza ancora più coinvolgente. In alcune situazioni specifiche dovremo registrare la nostra voce per compiere alcuni rituali che richiedono il sacrificio di un oggetto ricevuto al termine di una missione. Le Voci rappresentano l’altro elemento sovrannaturale del gioco e sarà possibile assecondarle pronunciando frasi specifiche o interagendo con esse, anche durante la missione e chiudendo gli occhi, facendo loro delle domande inerenti alla trama. Alla fine di ogni missione completata sarà possibile scegliere se ricordare i propri sogni o meno: accettando si attiverà così la riproduzione di alcune registrazioni effettuate da altri giocatori, con tanto di angoscianti risposte da parte delle Voci. Uno di questi rituali prevede che il giocatore si sacrifichi per compiacere le entità, così facendo però tutti i progressi saranno azzerati e l’esperienza ottenuta fino a quel momento sarà inserita in una speciale classifica che tiene conto di questo aspetto. 

Nell’analizzare il comparto tecnico di The Blackout Club va chiaramente tenuto in mente che quella rilasciata dagli sviluppatori è la versione 1.0, che arriva su PC e console dopo una fase di Accesso Anticipato durata oltre sei mesi. E in effetti ci si accorge dello stato dei lavori in corso tra qualche texture a bassa risoluzione, effetti di pop-up e qualche compenetrazione tra personaggi ed elementi dello scenario. A parte questo, e qualche animazione poco aggraziata, l’Unreal Engine 4 si comporta in maniera discreta e il level design si lascia apprezzare principalmente nelle gallerie che si sviluppano al di sotto di Redacre. Il discorso prende una piega diversa, più positiva fortunatamente, se si parla del comparto sonoro che accompagna i giocatori tra sinistri rumori, inquietanti musiche di accompagnamento e strani dialoghi percettibili quando si è in prossimità dei nemici. Al momento la lingua italiana non è presente in The Blackout Club, una limitazione che per chi non mastica bene l’inglese e che vuol dire perdersi gli elementi narrativi presenti nel gioco. 

GIUDIZIO
Senza quel fenomeno globale di Stranger Things probabilmente The Blackout Club avrebbe visto rivolgersi qualche attenzione in meno, ma in maniera del tutto sorprendente il gioco cooperativo di Question Games va oltre i riferimenti alla produzione televisiva americana. Grazie a un concept interessante, che propone una miscela di situazioni già viste altrove e meccaniche di gameplay inedite e interessanti, The Blackout Club è un’esperienza cooperativa online solida e ben confezionata tra stealth, strategia e sezioni investigative. Le incertezze a livello tecnico fortunatamente non rovinano l’atmosfera da teen horror che si respira tra le gallerie sotterranee le casette di Redacre, che riescono a essere molto intriganti. In virtù di questo The Blackout Club è a tutti gli effetti un gioco che potrebbe meritare i vostri soldi e quelli dei vostri amici, meno se siete lupi solitari desiderosi di confrontarvi con un survival horror dalle tinte più oscure e lontani dall’immaginario adolescenziale che sembra essere tornato nuovamente di moda.
GRAFICA7
SONORO8
LONGEVITÀ7.5
GAMEPLAY8.5
PRO
Buona integrazione tra meccaniche stealth e cooperative
Storia a suo modo intrigante e ricca di mistero
L'Enhanced Horror System e i riituali aiutano a immedesimarsi nelle atmosfere di gioco
CONTRO
Dal punto di vista grafico c'è ancora del lavoro da fare
L'assenza della lingua italiana potrebbe rappresentare un ostacolo per diversi giocatori
7.8
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