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Etherborn

Etherborn

Dopo due anni dall'annuncio, si conclude la labirintica avventura dei ragazzi di Altered Matter.

Presentato due anni fa in occasione della Game Developers Conference, Etherborn è stato sin da subito apprezzato per lo stile semplice ma d’impatto, tanto da conquistare numerosi riconoscimenti che hanno motivato i ragazzi di Altered Matter a concludere un progetto sulla carta molto interessante. Dopo averlo provato brevemente lo scorso aprile, abbiamo trascorso le ultime settimane in compagnia dell’edizione finale del titolo creato dagli studi spagnoli, e siamo finalmente pronti a concludere la nostra avventura con un verdetto definitivo.

LA VITA DOPO L’UOMO

Spesso ci domandiamo che fine farà il mondo dopo la scomparsa dell’ultimo uomo, ma sebbene nella realtà la natura tornerà verosimilmente a fare il suo corso e si riprenderà ciò che è stato preso in prestito dagli uomini, nella versione (se vogliamo più romanzata) di Etherborn il mondo si è dematerializzato: ciò che rimane è solo una voce al centro di tutto, che chiama a sé la nostra eterea protagonista. Quest’ultima è un essere vacuo, senza parola e soprattutto priva di coscienza. L’unico modo per la nostra protagonista di tornare ad avere una propria identità è quella di seguire la misteriosa voce che proviene dalla cima dell’Albero del Mondo e ci invita a raggiungerla.

Uno delle colonne portanti della prima fatica di Altered Matter è l’ambientazione fuori da ogni schema scindibile. Ci troviamo sullo stesso piano di quella che è la narrazione, sospesa in un mondo vuoto ma ben strutturato nella mente della software house che, tramite la tridimensionalità, vogliono raccontare la loro storia. Non a caso Etherborn ci è stato presentato come un puzzle game dalle tinte escheriane, che ricordano appunto i contorti quadri del noto artista olandese. Per la risoluzione degli enigmi, occorre infatti cercare letteralmente in ogni angolo del livello, che potrebbe nascondere un passaggio per un altro lato del puzzle. 

Etherborn
Il mondo di Etherborn è formato da immensi cubi esplorabili da qualsiasi angolazione.

IN UN BATTER D’OCCHIO

La nostra avventura si districa all’interno dell’Albero del Mondo, una colossale pianta priva di foglie che ci permette di accedere ai vari livelli di gioco. Un numero che, a onor del vero, lascia l’amaro in bocca: escludendo il tutorial e il finale, che rappresentano dei mondi a parte, gli scenari disponibili sono essenzialmente quattro. La demo provata lo scorso aprile ci aveva permesso di scoprire i primi due livelli, che in questa build finale tornano in una versione più “ostica” che mantiene l’essenza di base di ciascun enigma, ma varia la posizione dei globi e dunque il processo di attivazione dei meccanismi.

Già, perché Etherborn basa i suoi rompicapi sulla ricerca di speciali globi luminosi che permettono di attivare degli “interruttori” che aggiungono parti di livello. Alle volte, tali meccanismi sono posizionati in bella vista ma raggiungibili solo da certe angolazioni: per passare da un lato all’altro, dovrete sfruttare le speciali superfici tonde o la visuale, così da scrutare ogni angolo: quest’ultima permette infatti di analizzare qualsiasi punto della mappa grazie alla gestione totalmente automatica della CPU, lasciando al giocatore la possibilità di allontanare la visuale o spostarla di lato così da prevenire possibili dubbi in fase di orientamento.

Superando ogni area, potrete accedere allo scenario successivo e scoprire il ruolo della protagonista nell’interessante sceneggiatura messa in piedi dal giovane team catalano. Fortunatamente, rispetto alla prima prova avvenuta qualche mese fa, il team di sviluppo ha risolto i problemi di level design che permettevano di evitare le connessioni tra una parte e l’altra per raggiungere la sezione finale, saltando il corretto passaggio da una superficie all’altra.

SOGNO ETEREO

Nella realizzazione di Etherborn, Altered Matter si è concentrata sul comparto grafico e sulla componente sonora. Rispetto al gameplay, funzionale all’avventura e senza grandi sorprese, l’ambientazione è indubbiamente ciò che ci ha fatto innamorare del gioco, con i quattro livelli che spaziano per tematica e costruzione in un viaggio introspettivo, dove a ogni passo la nostra protagonista si avvicina alla riscoperta di sé stessa. Ogni livello ha un nome, una tematica che viene rispettata nel level design e nei colori. Passiamo infatti da colori caldi come quelli del primo livello, che ricorda un tramonto, a colori più scuri e tetri dell’ultimo livello, come se stesse a simboleggiare la fine di un importante viaggio.

Etherborn
Alcuni scenari sono particolarmente suggestivi.

La presenza di un compositore all’interno del team di Altered Matter è sicuramente un valore aggiunto all’esperienza di gioco. Etherborn infatti rende piacevole il viaggio anche attraverso l’uso di una colonna sonora leggera, mai preponderante pur essendo sempre presente, che permette al giocatore di entrare nel vivo della missione della protagonista e gustarsi i rompicapi in un accompagnamento orchestrale pacato ma avvolgente.

GIUDIZIO
Etherborn si dimostra all'altezza di reggere il confronto nel mercato dei titoli indie grazie alla sua ambientazione onirica e all'ottima colonna sonora. Per essere la prima prova del team Altered Matter, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla passione e dal lavoro svolto dai quattro ragazzi catalani, nonostante una longevità ridotta che conta solo quattro rompicapi. Ciò nonostante, l'assenza di particolare varietà non mette in cattiva luce un gameplay semplice e funzionale alla narrazione di una storia introspettiva e affascinante.
GRAFICA8
SONORO8
LONGEVITÀ5.5
GAMEPLAY7
PRO
Ambientazione eterea, unica e affascinante
Gameplay semplice, buona gestione della telecamera
CONTRO
Esperienza di gioco eccessivamente breve
7
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