Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia – Provata la versione definitiva su 3DS

A meno di due settimane dal proprio debutto nel mercato occidentale, abbiamo potuto toccare con mano l’ultima iterazione di Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia, remake di Fire Emblem Gaiden, secondo capitolo della saga giapponese mai pubblicato oltreoceano. Dopo una dozzina di ore di gioco e averne completato i primi due atti, siamo pronti a darvi le nostre prime impressioni sull’ultima fatica di Intelligent Systems.

UNA STORIA LUNGA VENTICINQUE ANNI

Gli avvenimenti narrati Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia si svolgono nell’omonimo continente, diviso in due regni dagli stili di vita diametralmente opposti ma, memori della disastrosa guerra tra le proprie divinità protettrici, capaci di mantenere un lungo periodo di pace. I protagonisti del gioco, Alm e Celica, si troveranno loro malgrado coinvolti negli eventi che minano la solidità dei due regni e, come da copione, riverstiranno un ruolo di primo piano nella storia di Valentia.

A livello di trama, sin dalle prime battute, Shadows of Valentia non brilla in quanto a originalità e risulta piuttosto prevedibile. Considerato però che Gaiden fu pubblicato nel 1992 e che gli sviluppatori hanno deciso di non alterarne la trama, il senso di déjà vu risulta abbastanza comprensibile.

Fortunatamente il mondo di Fire Emblem è da sempre provvisto di una pletora di personaggi secondari, ognuno dotato di una propria storia, che possono stringere rapporti più o meno profondi. I dialoghi che approfondiscono tali rapporti possono avvenire solo durante i combattimenti e, dal momento che per avviarli è necessario che i due si trovino in spazi contigui, questo riesce a donare ancora più incertezza ai lunghi combattimenti a turni.

UNA PARTITA A SCACCHI

Durante le battaglie la propria squadra viene disposta su una griglia bidimensionale che suddivide il terreno di scontro. Ogni personaggio, a seconda della classe di appartenenza, ha la possibilità di muoversi per un certo numero di caselle e di sferrare attacchi, avviare dialoghi o eseguire azioni di supporto. La fase tattica utilizza una visuale a volo d’uccello e una caratterizzazione degli elementi sullo schermo piuttosto scarna ed essenziale, mentre i combattimenti sfoggiano modelli poligonali, animazioni ed effetti luminosi davvero curati e soddisfacenti.

Nonostante questa dicotomia, che apparentemente potrebbe far storcere il naso, l’azione risulta sempre godibile, chiara ed efficace. La crescita dei personaggi avviene in modo decisamente più lento rispetto ad altri titoli a cui siamo abituati e questo permette di avere quasi sempre degli scontri bilanciati: andare avanti allo sbaraglio, sfruttando unicamente la forza bruta dei singoli personaggi, si traduce quasi sempre in suicidio, cosa che, considerate le morti permanenti che da sempre contraddistinguono la serie, risulta piuttosto deleteria.

Intelligent System ha tuttavia pensato a tutto: coloro che non fossero pronti a dire addio per sempre a un proprio compagno a causa di una mossa avventata possono contare su un paio di novità che permettono di non perdere tre quarti d’ora di battaglia per riavviare il salvataggio precedente. La prima di queste è la modalità Principiante che, a differenza di quella Classica, riporta in vita i caduti all’inizio della battaglia successiva, mentre la seconda è costituita dalla Ruota di Mila, grazie alla quale è possibile riavvolgere il tempo per un certo numero di volte durante la battaglia.

FREE-ROAMING

Le ambientazioni proposte, per quanto visto finora, sono piuttosto varie e tutte ben caratterizzate. Abbiamo potuto inoltre constatare la bontà delle sessioni free-roaming, che consentono di esplorare liberamente dei veri e propri dungeon e raccogliere denaro, armi e oggetti utili al proprio inventario interagendo con gli elementi a schermo. Durante queste fasi la visuale rimane in terza persona con la telecamera alle spalle del protagonista, mentre gli eventuali nemici sono visibili sullo schermo, consentendoci di evitarli qualora fossimo di fretta e non volessimo combattere inutilmente. In caso contrario è sufficiente entrare in contatto con essi per avviare lo scontro. A tal proposito segnaliamo come sia possibile partire in vantaggio o addirittura in svantaggio, a seconda del tipo di contatto: fatevi prendere alle spalle e salterete il primo turno di lotta, colpite con la spada il nemico e non solo potrete fare la prima mossa ma anche infliggere all’avversario un danno iniziale.

Il gameplay di Fire Emblem Echoes può contare fin dalle prime battute su un ottimo bilanciamento delle battaglie e su fiumi di dialoghi, quasi interamente doppiati, che occupano almeno la metà delle ore di gioco ma che permettono di immedesimarsi quanto più possibile nei panni dei protagonisti. Il parlato, sebbene in inglese, gode di una caratterizzazione eccellente e i sottotitoli paiono come al solito assolutamente impeccabili. Pur riservandoci di dare un giudizio definitivo in fase di recensione, possiamo anticiparvi che l’ultima iterazione della serie principale su 3DS sembra avere le carte in regola per sfruttare l’onda del successo generata dallo spin-off per Android e iOS, quel Fire Emblem Heroes che potrebbe così riuscire nell’intento di far avvicinare una nuova generazione di giocatori a una delle saghe più longeve della storia videoludica. Restate sintonizzati per la nostra imminente recensione!