RIOT: Civil Unrest

RIOT: Civil Unrest

Attimi di storia recente vista dagli occhi di rivoltosi e polizia, quale parte sceglierete?

Per la realizzazione di questa introduzione ci tocca (a malincuore) tirare in ballo quel fenomeno mediatico che qualche giorno fa ha catalizzato l’attenzione mondiale, conosciuto come Ten Year Challenge. Nient’altro che confrontare una foto di dieci anni fa con una recente, facendo finta di essere sorpresi di quanto si è invecchiati dopo una decade. In un ipotetico confronto fotografico decennale sullo stato dell’industria italiana del videogioco italiana, di cambiamenti ce ne sono stati parecchi, molti dei quali possono essere definiti senz’altro positivi. Tuttavia, a eccezione di Milestone, la situazione è ancora lontana dal permetterci di poter gonfiare il petto e gridare con patriottico ardore “Italians do it better” in faccia agli altri paesi, ma la strada intrapresa è sicuramente quella giusta, c’è da scommetterci. Va anche sottolineato come le idee migliori, e quelle più creative, provengono principalmente dal sottobosco indipendente: il simulatore di rivolte sviluppato da IV Productions è una di queste realtà.

Mentre nel Belpaese si discute sull’utilità o meno di un’opera come la TAV (Treno Alta Velocità), con un tempismo perfetto (continuate a leggere per capire il motivo) RIOT: Civil Unrest arriva anche su console dopo essere stato lanciato su PC nel 2017. Del gioco si è parlato un po’ ovunque, soprattutto a causa delle tematiche affrontate, tanto da aver attirato l’attenzione della stampa generalista. Un qualcosa di diverso, intrigante e inedito, come appunto un simulatore di rivolte può essere, che è valso al titolo anche un buon riscontro ma anche qualche critica perché considerato troppo violento o accusato di istigare comportamenti violenti. E così, invece di seguire le dichiarazioni contrastanti della classe politica nostrana, abbiamo impiegato il nostro tempo a provare con mano RIOT: Civil Unrest, calandoci nel bel mezzo delle proteste più significative degli ultimi.

RIOT - Civil Unrest
Dall’Italia all’Egitto, sono tante le rivolte a cui potrete prendere parte in giro per il mondo.

DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA 

Avviando per la prima volta il gioco sorge spontaneo un dubbio, ovvero, ci troviamo realmente di fronte a un simulatore di rivolte? Potremmo dare per corretta questa affermazione, perché di fondo RIOT: Civil Unrest affonda le sue radici nel macrocosmo degli strategici in tempo reale, ma con una particolarità che consiste appunto nella simulazione delle manifestazioni, più o meno pacifiche, di avvenimenti realmente accaduti negli ultimi anni. Tutto è partito dalle esperienze maturate da Leonard Menchiari, ideatore del progetto, proprio durante le manifestazioni e gli scontri in Val di Susa a cui ha partecipato in prima persona. Sarebbe stato facile fare dietrologia o attivismo politico, ma nel gioco non troverete né faziosità, né tantomeno prese di posizione. Non c’è schieramento, non c’è bandiera, solo la voglia di mettere in scena degli spaccati di storia contemporanea.  

Leonard si è spinto oltre, allestendo un lavoro di ricerca e studio non indifferente, maniacale quasi, poi trasmutato nella corrispettiva versione videoludica. Equipaggiamenti, scenari e situazioni ricalcano nella maniera più fedele possibile gli avvenimenti reali, anche dal punto di vista artistico. In questo gli va comunque reso merito per essere riuscito a mantenere una visione chiara, realistica e obiettiva. Ovviamente il pretesto nasce dalla necessità del popolo di esprimere il suo dissenso sotto forma di protesta o rivolta, allo stesso modo si impersonano dei cittadini chiamati a svolgere il proprio lavoro, mettendo comunque a rischio la propria incolumità. Da qui la scelta di dare spazio alle due voci in capitolo, quelle dei rivoltosi e delle forze dell’ordine. 

(DIS)ORDINE PUBBLICO 

È ormai prassi consolidata associare una rivolta a un atto di estrema violenza. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in RIOT: Civil Unrest la non-violenza tanto cara al Mahatma Gandhi è comunque una strada percorribile, chiaramente non è sempre una strategia attuabile, ma nemmeno impossibile da mettere in pratica. Il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio, meglio ancora se in maniera del tutto pacifica. A tal proposito è presente un indicatore al centro dello schermo, che segnala lo stato di agitazione delle due fazioni, il tempo a disposizione e il nostro obiettivo, e quale delle due è più vicina a raggiungerlo. Qui il team di sviluppo ha deciso di adottare un sistema di punteggio che tiene conto del punto di vista militare e di quello politico. Adempiere al proprio compito, ma finire sulle prime pagine dei giornali per un eccesso di violenza, potrebbe non essere sufficiente qualora il nostro punteggio sia minore di quello della fazione avversaria. Ferire degli avversari vi farà quindi ricevere un buon punteggio dal punto di vista militare, ma potrebbe avere conseguenze disastrose da quello politico, portandovi magari a ripetere la missione. 

La mancanza di un tutorial si fa ben presto sentire, soprattutto inizialmente, rendendo le cose leggermente complicate, con il rischio concreto di non capirci molto. La selezione delle unità avviene tramite la pressione dei due dorsali, che controlleremo attraverso lo stick sinistro del pad, con i vari tasti a cui è associata una determinata azione mentre il compito di selezionare i vari oggetti è assegnato al D-Pad. Nel marasma generale capiterà spesso di perdere di vista le nostre unità con troppa facilità, con queste che prendono il largo e finiranno per avanzare oltre il dovuto, talvolta vanificando i nostri tentativi di presidiare una zona o respingere un attacco. Questo può rivelarsi molto frustrante, idem quando il gruppo non risponde in maniera reattiva ai nostri ordini, un bel guaio vista la rapidità richiesta in alcuni frangenti; anche quando la situazione è apparentemente sotto controllo, vi renderete conto che è una sensazione effimera, perché sono tanti i fattori che determinano lo svolgimento della missione. 

Quasi sempre vi verrà chiesto di respingere gli avversari, e mantenere o conquistare posizioni, in missioni del tipo mordi e fuggi dalla durata di una manciata di minuti. A cambiare però sono di volta in volta le dinamiche degli scontri, dal numero delle unità al loro equipaggiamento, tenendo al contempo in considerazione tutta una serie di aspetti che riguardano anche l’aspetto psicologico delle due fazioni in campo, spesso galvanizzate o impaurite da determinate reazioni. Tirare randellate a destra e a manca, per quanto possa sembrare talvolta l’unica via disponibile, può produrre effetti collaterali, facendo scaldare gli animi, con lo status dei due schieramenti che cambierà a seconda delle diverse azioni.  

VIOLENZA GENERA VIOLENZA 

Gli sviluppatori hanno messo a disposizione un gran numero di armi e oggetti per affrontare le situazioni, adottando un atteggiamento difensivo o bellicoso. Da una parte troviamo quindi manganelli telescopici, fucili caricati con proiettili di gomma e lanciagranate fumogene, ma anche strumenti inoffensivi come radio per raggruppare le unità o fotocamere con cui scattare foto per ingraziarsi l’opinione pubblica. Dall’altra si può optare per megafoni con cui raggruppare la folla, attirare nuovi manifestanti sfruttando i social network (come negli scenari della “Primavera araba”) oppure ricorrere alle cattive con molotov, bombe carta e petardi. 

Oltre ad armi e oggetti, selezionando un atteggiamento offensivo o difensivo verranno rese disponibili delle azioni contestuali che variano a seconda della fazione: i rivoltosi potranno mettere in atto sit-in o lanciare oggetti raccolti da terra mentre la polizia potrà lanciarsi in cariche o arrestare chiunque gli capiti a tiro. L’accuratezza nel ricreare certe dinamiche è indubbiamente il fiore all’occhiello del titolo, anche per quanto riguarda la diversificazione delle unità: si va dal classico celerino con scudo e manganello, al veicolo blindato con tanto di idrante per tenere a bada i violenti, mentre tra le file dei rivoltosi non mancheranno gruppi che sventolano bandiere a mezz’aria, giornalisti e perfino personaggi dotati di speciali abilità.  

RIOT - Civil Unrest
Potrete rivivere il corso degli eventi sia come rivoltosi che come forze dell’ordine.

RIOT WORLD TOUR  

Tre sono le modalità che troverete nel gioco, tra cui il multiplayer locale per quattro giocatori, per sfidare i propri amici seduti comodamente sul divano di casa. Quattro sono le campagne da affrontare (Indignados, Primavera Araba, Keratea e No TAV), sia nei panni dei rivoltosi che in quelli della polizia: questi scenari catapultano il giocatore nel cuore delle proteste, scegliendo come equipaggiare le proprie unità con un buon numero di armi, protezioni e oggetti. Ognuna di esse è composta da quattro o cinque scenari, che verranno sbloccati man mano che verranno completati. Decisamente più strutturata è la modalità Global, una sorta di tour mondiale della protesta che porta il giocatore nel cuore di alcune location in giro per il mondo, dove hanno avuto luogo alcuni degli eventi più significativi degli ultimi anni. Verranno proposte delle missioni con un tasso di difficoltà maggiore, dove l’opinione pubblica diventa giudice severo nel pronunciarsi sul nostro conto. A differenza delle campagne giocabili liberamente, il sistema di progressione ci ricompenserà con nuovi oggetti da poter utilizzare nelle missioni successive. L’IA vi darà del filo da torcere ai livelli di difficoltà avanzati, reagendo subito alle vostre azioni, anche se gli avversari appaiono troppo passivi selezionando una difficoltà più bassa.

La componente strategica riveste un ruolo importante in ogni suo aspetto, per cui la scelta dell’equipaggiamento andrà ponderata anche in funzione del tipo di situazione da affrontare. In totale sono ben diciassette gli scenari di gioco, ripresi dalle proteste svoltesi in giro per l’Europa e nel resto del globo, per cui l’offerta di contenuti può definirsi abbastanza corposa, anche se il fattore ripetitività tende a subentrare dopo qualche ora, a causa della mancanza di varietà. Graficamente parlando, RIOT: Civil Unrest è un vero tripudio della pixel art, grazie alla cura maniacale per i dettagli: gli scenari riprendono in tutto quelli reali, con tanto di slogan, bandiere e scritte, con una resa fedele anche di uniformi e veicoli, a conferma dell’eccellente lavoro di ricerca svolto da Menchiari. Sullo stesso livello anche il comparto sonoro, con l’uso di registrazioni contenenti cori, urla e schiamazzi ripresi proprio durante gli eventi che si rivivono in forma videoludica, aumentando ulteriormente il coinvolgimento. Pur portando caos sullo schermo, e qualche piccolo rallentamento nelle fasi concitate, la resa generale è assolutamente incredibile, perfetta nel ricreare minuziosamente quegli attimi di storia, lasciando poi al giocatore la scelta di come agire e da quale lato schierarsi.  

GIUDIZIO
RIOT: Civil Unrest rappresenta a tutti gli effetti un prodotto strano, difficile da identificare, ma che per questo attira, anche grazie allo stile grafico. Proprio per la sua atipicità potrebbe non piacere a tutti, mentre i giocatori attenti a certe tematiche sociali sicuramente troveranno diversi spunti interessanti. Una buona componente strategica viene in parte minata da un sistema di controllo non preciso, negando spesso al giocatore il controllo totale della situazione. Il lavoro svolto con RIOT rimane comunque apprezzabile al di là di tutto per l’onesta intellettuale, seppur risultando controverso per alcuni, segno che il medium videoludico ha raggiunto quella tanta agognata maturità nell'affrontare certe tematiche. Una cosa è certa, ben vengano in futuro giochi come questo, meglio ancora se sviluppati da studi italiani.
GRAFICA7.5
SONORO7.3
LONGEVITÀ7.1
GAMEPLAY7.2
PRO
Intelligente nel affrontare gli eventi in maniera distaccata
Scenari e situazioni riprodotti con grande cura
La componente strategica ha una sua rilevanza...
CONTRO
...ma il controllo delle unità lascia a desiderare
Decisamente caotico in alcuni frangenti
Rischia concretamente di annoiare dopo qualche ora
7.3
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