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Agony

Un survival horror ambientato interamente all’inferno lasciava presagire un’ottima location degna di un horror da brividi, brividi che non tardano ad arrivare già dopo i primi 15 minuti di gioco e che ahimè, non si riferiscono alla tensione mista a paura di quando si gioca un titolo del genere, ma alla bruttezza sia tecnica che artistica del prodotto.

Agony ha avuto la fortuna di essere stato premiato da una campagna Kickstarter di successo e dopo il posticipo di un paio di mesi è uscito il 29 maggio su Steam, PS4 e Xbox One, sviluppato e distribuito da Madmind Studio. L’ambientazione di Agony è di sicuro la prima cosa che salta all’occhio: pochi giochi infatti godono di una così tetra e angosciante locazione, che però sbaglia in ogni dove lasciando il giocatore sbigottito nel constatare quanto poco ci sia di buono a livello di gameplay.

Agony

AGONIA, DI NOME E DI FATTO

Il nome del titolo racchiude in sé tutta l’anima del lavoro svolto dal team: l’agonia sarà infatti una costante per tutta l’esperienza di gioco. Ci ritroveremo nei panni di un’anima dannata, senza avere il minimo ricordo di cos’era accaduto in precedenza e naturalmente intenti a fuggire da quel luogo di sofferenza e atrocità. La nostra salvezza sembrerebbe una certa “Dea Rossa”, che addirittura sembra abbia il potere di riportare indietro i morti. La trama è sviluppata in maniera frettolosa e approssimativa, esposta poi soltanto attraverso documenti sparsi qua e là nel mondo di gioco e tramite i deliranti dialoghi degli altri martiri che, come noi, vivono l’inferno a 360 gradi.

Il breve tutorial ci guiderà passo passo nel nostro viaggio infernale, che non sarà poi così intuitivo e ci costringerà spesso a girare alla cieca in cerca di qualche oggetto con cui interagire per sbloccare la zona successiva. L’inferno è raffigurato secondo l’immaginario collettivo più o meno; ci muoveremo attraverso grotte buie, paludi (ma al posto dell’acqua, giustamente, c’è il sangue), piccoli anfratti e dovremo farci posto tra cadaveri, anime impazzite e demoni non proprio giocherelloni.

Il level design statico, confusionario e caratterizzato da spazi aperti e corridoi tutti uguali non facilita l’andatura, e come se non bastasse ci pensa anche il buio smodato a metterci i bastoni tra le ruote: nonostante la possibilità di recuperare delle torce lungo cammino, il buio più totale non farà altro che incrementare quella sensazione di tedio e frustrazione che già si evince dopo poco l’avvio del gioco.

Ad aiutarci parzialmente ci sarà una specie di magia in grado di lanciare un fascio di luce e indicarci la via giusta, aspetto alquanto inutile se poi ci troveremo di fronte a un portone chiuso e dovremo trovare una via alternativa. Il mondo di gioco è caratterizzato da tante possibilità: pertugi, nicchie e strade meno battute; purtroppo però, vista la difficoltà mal calibrata e il nemico che uccide all’istante, per il giocatore sarà molto più comodo andare dritto alla meta piuttosto che esplorare in lungo e in largo.

Agony

TANTO TI VEDO…

Agony affonda le sue radici nelle meccaniche stealth e hide & seek, che se ben fatte possono ovviamente tradursi in un gameplay accattivante. Tuttavia, nel caso della produzione di Madmind Studio il tutto si traduce in uno stile di gioco eccessivamente punitivo che, pur essendo silenziosi e furtivi, vedrà i demoni trovarci e farci a pezzi senza darci scampo. I nemici, inizialmente succubi dalle prosperose sembianze di donna ma con volti mostruosi, sono infatti iper-ricettivi nello scorgere ogni nostro passo e di lì a poco ci avranno già ucciso con un sol colpo.

Le “demonesse” sono attirate dalla luce: una buona strategia è lanciare la torcia lontano da noi a mo dì esca per farle andare nella direzione opposta, ma non sempre quest’opzione sembra rivelarsi sicura in quanto, per colpa di un’intelligenza artificiale davvero scarsa, non sempre si comportano come dovrebbero. Nonostante la possibilità di trattenere il fiato per diminuire le possibilità di essere sentiti, i demoni saranno comunque in grado di scorgere la posizione del giocatore anche a distanze incredibili. Potrebbe non capitarvi mai, ma personalmente sono incappata in un “simpaticissimo” bug in cui il controller si disconnetteva senza motivo e il personaggio correva da solo, facendosi anche più volte prendere ovviamente dai nemici.

Laddove morire pare essere l’unica costante del gioco, a “trarci” in salvo spicca la possibilità di impossessarsi di un corpo; infatti, dopo la morte non ci troveremo di fronte al classico game over, ma diverremo anime in cerca di un ospite in cui incarnarsi di nuovo al fine di non perdere i progressi raggiunti. Questo escamotage si rivela però del tutto inutile: infatti, se moriremo per tre volte di fila, perderemo i progressi dell’ultimo checkpoint tornando addirittura a quello precedente, togliendoci la (già di per sé scarsa) voglia di proseguire nell’esplorazione.

Non è ben chiara l’infelice scelta di questo sistema di salvataggio (che per la cronaca ci darà spesso l’avviso di dati di salvataggio danneggiati), fatto sta che a ogni morte improvvisa ci verrà voglia di spegnere tutto e farci una bella passeggiata. Andando avanti questa sensazione di impotenza non si affievolirà, perché non è il giocatore a essere poco abile nel gioco, ma proprio le meccaniche mal orchestrate che ridurranno i nostri poveri nervi in pezzi.

Agony

 

TUTTO SANGUE E NIENTE ARROSTO

Il team Madmind ha puntato tutto sul sangue, la violenza estrema, le scene di sesso spinte e situazioni al limite dell’accettabile come infanticidi e stupri per accalappiare su di sé il massimo dell’attenzione. La versione PC è libera da censure al contrario delle versioni per console, anche se il gioco di per sé è talmente estremo da non risentire molto della censura. Ovviamente per un survival horror ambientato all’inferno non ci aspettavamo coriandoli, unicorni e arcobaleni, ma nemmeno tutta questa violenza spicciola assolutamente poco motivata ed esagerata. Gli sviluppatori hanno scommesso solo sull’aspetto grafico estremo, senza costruire dietro una trama avvincente o quantomeno interessante in grado di motivare (almeno in parte) i continui orrori che si vedono nel mondo di Agony. La domanda da porci è semplice: “Era davvero necessario tutto questo?”

Sicuramente a prescindere dalle situazioni di violenza estrema c’è da dire che l’ambientazione è l’unica cosa che risulta mediamente riuscita: il giocatore viene immerso in un mondo al limite della depravazione, malato e folle, dove l’unica via di uscita è forse arrendersi? L’inquietudine dei lamenti dei martiri, i pianti disperati delle donne e i corpi impalati e mutilati danno un forte impatto visivo e uditivo (sopratutto giocato in cuffia), di un titolo che fa dell’inferno il suo sfondo.

Purtroppo però anche qui c’è da discutere; se il comparto artistico risulta evocativo, non possiamo certo dire lo stesso del comparto tecnico. Il perenne effetto tearing, che dall’inglese appunto denota una sorta di lacerazione dello schermo ogni qualvolta si sposta la telecamera, la mancanza di texture e sopratutto la povertà di poligoni che caratterizzano i personaggi, che sono tutti uguali e inesorabilmente brutti e sgraziati, continuano a portare nel baratro un prodotto che poteva dare le sue soddisfazioni.

Il sonoro è in linea con l’ambientazione ovviamente, urla, gemiti e lamenti faranno da padrone, mentre nei momenti di pericolo ascolteremo tracce musicali vere e proprie trite e ritrite, le classiche musiche di pericolo con tanto di tamburi e ritmo incalzante. Niente di nuovo insomma, anche la soundtrack (se così vogliamo chiamarla) è anonima e senza carattere. A livello di extra, spicca la presenza di molteplici finali e della modalità Agonia, che genera livelli casualmente e che bisognerà completare nel minor tempo possibile. Documenti e collezionabili che difficilmente, però, avremo voglia di cercare.

Agony
GIUDIZIO
Agony aveva le giuste premesse per essere un titolo disturbante ma allo stesso tempo ricco di spunti e attrattivo dal punto di vista grafico e di tematiche. È una bocciatura totale: il gioco non è bello da vedere, da giocare e sopratutto da vivere. La pesante presenza di sangue, violenza e gore è fine a sé stessa e finisce per desensibilizzare il giocatore, ormai si è visto di tutto, che altro può esserci di più brutale? Alla lunga, ma anche molto prima, ci si stanca degli eccessi del titolo. Gli enigmi sono noiosi, poco pensati, le fasi trial & error tediose, non c'è nulla che si salva. Non basta un'ambientazione riuscita a fare un gran gioco, se dietro non c'è una trama che sorregge il tutto. Condiamo infine il "succulento" piatto con una realizzazione tecnica da dimenticare ed ecco il gioco, in tutto il suo (mancato) splendore.
GRAFICA
4.5
SONORO
5
LONGEVITÀ
6.5
GAMEPLAY
4
PRO
Ambientazione ispirata
CONTRO
Ambientazione eccessivamente buia
Bug di ogni tipo che rovinano l'esperienza di gioco
Tecnicamente indecente, fastidiosissimo e perenne tearing
Osare troppo non è servito a nulla
5
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