Quando scegli il genere probabilmente più abusato nella storia per sviluppare il tuo primo videogioco e la concorrenza risponde al nome di Castlevania, MegamenMetroid, e Super Meat Boy, le possibilità sono essenzialmente due: creare l’ennesimo clone mal riuscito e privo di idee, oppure dar vita a un piccolo capolavoro in grado di riscrivere le regole e diventare un nuovo punto di riferimento. Lo sapeva bene La Cosa Entertainment, software house indipendente che a dispetto del nome non ha origini italiane, quando ha deciso di creare KLAUS, il suo titolo d’esordio in esclusiva per PlayStation 4. Una scelta coraggiosa, non c’è che dire, frutto di due anni di intenso sviluppo che hanno portato alla realizzazione di uno dei puzzle platformer più intriganti che abbia avuto la fortuna di provare negli ultimi anni.

KLAUS racconta l’avventura di un giovane impiegato che un bel giorno si sveglia, privo di ricordi, in un edificio buio e misterioso. Non conosce le sue origini, né il motivo per cui si trova in questo tetro sotterraneo. L’unico riferimento alla sua esistenza è un tatuaggio sul braccio che gli ricorda il proprio nome: Klaus. Qual è la sua storia? Com’è finito lì? Al giocatore il compito di guidare Klaus per mano e scoprire cosa è accaduto.

NON SO CHI SONO…

Se c’è una cosa che mi ha colpito di KLAUS è senza dubbio la sua capacità di narrare una storia senza proferire mai parola, una prerogativa che mi ha ricordato, a tratti, capolavori come LimboThomas Was Alone. Sin da subito, infatti, il team di sviluppo crea un legame fra protagonista e giocatore attraverso una serie di dialoghi integrati nello scenario, un monologo fatto di parole su schermo con cui Klaus ci racconta i propri pensieri, le proprie paure, le sensazioni che prova a eseguire delle azioni che sfuggono al proprio controllo, quasi fosse manipolato da un’entità esterna. Ed è proprio qui il bello: Klaus è infatti cosciente della presenza del giocatore e cerca di interagire con lui, a volte stuzzicandolo con una sottile ironia e citazioni più o meno famose, a volte ribellandosi ai propri comandi e facendo l’esatto opposto, il tutto accompagnato da rumori e mugugni che fuoriescono dall’altoparlante del DualShock 4.

Il modo in cui Klaus apprende nuove abilità è legato ai ricordi che riaffiorano lentamente nella mente del protagonista, fra cui quello di essere un programmatore informatico, aspetto che gli permette di manipolare computer per aprire porte o sbloccare meccanismi. Un comparto narrativo mai invasivo, che però riesce a intrigare quanto basta il giocatore e spingerlo a voler scoprire di più sulla storia del protagonista. A livello di puro platforming, invece, KLAUS parte nel più tradizionale dei modi, con un piccolo e agile personaggio in grado di saltare, saltare più in alto tenendo premuto un pulsante, saltare due volte con la doppia pressione del tasto X e correre premendo L1.

Nulla di più semplice, se non fosse che ovviamente si tratta di un puro contorno a ciò che è la reale essenza del gioco. Una delle particolarità più evidenti di KLAUS infatti è il modo in cui viene utilizzato il pad di PlayStation 4: aver lavorato al progetto in esclusiva sulla piattaforma Sony ha permesso al team di sviluppo di cucire attorno alla console una serie di idee inizialmente non presenti nel progetto originale, sfruttando peculiarità come il Touchpad, che si rivela fondamentale per sbloccare porte o piattaforme negli scenari. Sfiorando il Touchpad con un dito è possibile attivare un indicatore su schermo, che dovrà essere posizionato sul meccanismo da manipolare per attivare una nuova serie di azioni da gestire con lo stick analogico destro. Qui viene il bello: se nelle fasi iniziali gestire contemporaneamente Klaus e gli elementi dello scenario sarà piuttosto semplice, con il prosieguo dell’avventura sarà molto più difficile sincronizzare i movimenti, sopratutto nelle sezioni più frenetiche presenti nella parte finale dell’avventura. Inoltre, l’impossibilità di usare il D-Pad per muoversi (utilizzato invece per estendere la visuale e scoprire la conformazione degli scenari) rende a tratti ostico dosare salti e movimenti affidandosi soltanto allo stick analogico, ma dopo un po’ di trial & error ci si fa l’abitudine.

…MA NON SONO SOLO

A rendere ancora più complesso il tutto ci pensa l’introduzione di un altro personaggio, disponibile dopo aver completato il primo stage nei sotterranei (composto da 6-7 livelli): si tratta di K1, misterioso energumeno con abilità del tutto opposte a quelle di Klaus, utile per raggiungere posti altrimenti inaccessibili per il piccolo protagonista o di distruggere oggetti che intralciano il proprio cammino a suon di pugni e uppercat, con tanto di citazioni a Ken di Street Fighter! Sebbene sia possibile passare da un personaggio all’altro in qualsiasi istante con la pressione del tasto Triangolo, alcune sezioni richiederanno l’uso simultaneo dei due personaggi premendo il tasto Cerchio, con cui K1 può lanciare Klaus verso una determinata direzione, oppure tenendo premuto il tasto R1, che permette di controllare entrambi i personaggi allo stesso momento. Il problema è che Klaus e K1 rispondono in modo differente ai comandi e laddove il primo esegue un doppio salto, il secondo invece predilige una più conveniente planata che gli permette di raggiungere aree più lontane.

Vien da sé che riuscire a gestire le diverse movenze in presenza di ostacoli diventa molto difficoltoso, anche perché fra laser, piattaforme mobili, pavimenti traballanti, tapis roulant che aumentano la velocità di movimento, ventole, cascate di acido, cloni robotici e la succitata interazione con gli scenari, di roba da tenere a bada in ciascun livello ce n’è parecchia. Fortunatamente, nonostante un coefficiente di difficoltà sempre più elevato che rasenta punti particolarmente critici, KLAUS riesce nel compito di non risultare mai troppo frustrante, al contrario di Super Meat Boy e altri celebri esponenti della categoria platform. La curva di difficoltà è notevole, ma grazie a un sapiente utilizzo di checkpoint e l’assenza di un vero e proprio Game Over, è possibile ripartire subito dopo un errore senza sorbirsi lunghi tempi d’attesa.

In alcuni casi, però, le strade di Klaus e K1 dovranno per forza di cose dividersi, spingendo il giocatore a trovare un modo per andare avanti sfruttandone le abilità, talvolta nascondendo delle chiavi dalla parte opposta della mappa e richiedendo l’uso di entrambi i personaggi a distanza per sbloccare l’uscita. In alcuni livelli sarà sufficiente un po’ di esplorazione per ottenere le chiavi, in altri invece bisognerà sfruttare esclusivamente l’interazione con l’ambiente e gli elementi dello scenario per far sì che la chiave raggiunga la propria posizione, dando vita a una serie di puzzle molto interessanti e ben congegnati.

UN MARE DI RICORDI

Esplorando attentamente ciascun livello è possibile imbattersi in un portale, una sorta di teletrasporto che permette di raggiungere delle zone bonus in cui scoprire nuovi tasselli della vita di Klaus. Ogni zona sarà caratterizzata da un ricordo particolare, che sarà la base su cui poggerà un gameplay completamente snaturato, basato di volta in volta su meccaniche nuove. Nella prima area, Klaus ricorda di essere mancino e per tutta risposta potrà muoversi esclusivamente verso sinistra, nonostante alcuni puzzle richiedano di spostarsi nella direzione opposta per completare l’obiettivo. In un’altra area, il protagonista ricorderà di avere avuto un fratello successivamente deceduto, e bisognerà controllare simultaneamente due Klaus in altrettanti scenari posizionati a specchio, ma dalla confermazione differente. Questi momenti sono senza dubbio quelli più riusciti dell’intero gioco, grazie a una varietà incredibile di situazioni che conferma l’originalità, l’inventiva e il talento degli sviluppatori. Pur essendo esperienze piuttosto brevi (si parla di un paio di minuti per buona parte delle sezioni, mentre quelle più impegnative possono richiedere fino a dieci minuti), le aree bonus garantiscono una boccata d’aria fresca ed evitano che la routine di puzzle sparsi negli oltre 100 scenari (divisi in 6 mondi e 34 livelli) scada ben presto nella noia. Completando tutte le aree bonus sparse in ciascun mondo, si sbloccherà un ulteriore bonus che racconterà un pezzetto della storia di Klaus attraverso un livello creato con le frasi, le immagini e i ricordi del protagonista. Davvero geniale.

A livello tecnico, il titolo sviluppato da La Cosa Entertainment è caratterizzato da un buon comparto grafico che punta su tonalità accese, con l’uso preponderante di colori che fungono da tema portante in ciascuno dei sei mondi disponibili, con tanto di luce della Lightbar in tinta. KLAUS, come Limbo prima di lui, è un gioco piuttosto semplice a livello di scenari, modelli poligonali e animazioni, eppure può vantare un carattere e, sopratutto, una direzione artistica che hanno ben poco da invidiare a prodotti più blasonati e con budget decisamente più elevati. Anche il sonoro contribuisce a rendere l’atmosfera intensa, con melodie ipnotiche che incalzano nei momenti clou dell’avventura, ed effetti sonori che fuoriescono dall’altoparlante del controller e immergono il giocatore in un’esperienza già di per sé coinvolgente, per via dei testi su schermo che lo riguardano direttamente. L’avventura scorre piacevole per circa 7-8 ore, una durata tutto sommato giusta per una storia intrigante, sebbene per il prezzo di vendita ci si aspettasse qualche contenuto in più in termini di backtracking.

GIUDIZIO

Divertente e intrigante, KLAUS è un titolo che prende in prestito molte idee dai mostri sacri del genere, ma le rielabora proponendo un concept originale, impreziosito da una direzione artistica eccezionale e un ottimo uso del DualShock 4 di PS4. Consigliato a tutti gli amanti dei platform.