Di videogiochi all’insegna del nonsense più totale ne abbiamo visti parecchi negli ultimi anni, ma pochi sono stati in grado di raggiungere i livelli del vecchio Project X Zone. Folle tanto nella narrazione quanto nella struttura, il titolo fu tuttavia in grado di affascinare e soprattutto di divertire milioni di giocatori, e proprio per questo motivo era solo una questione di tempo prima che SEGA, Capcom e Bandai Namco decidessero di unirsi ancora una volta per dar vita a Project X Zone 2. Questa inusuale partnership avrà però dato i suoi frutti anche questa volta?

LA QUINTESSENZA DEL FAN SERVICE

Sviluppato da Monolith Soft (studio di sviluppo reduce dal clamoroso successo di Xenoblade Chronicles X) Project X Zone 2 propone una struttura non troppo dissimile da quella del suo predecessore. In termini di concept non ci sono state infatti particolari novità rispetto al passato, il che implica che tutti i gli appassionati di quella che si è ormai trasformata in una vera e propria saga andranno incontro a un’esperienza assolutamente familiare, ma ciò non toglie che l’esperienza risulti comunque molto più intensa, appassionante e godibile rispetto a quella offerta dal precedente capitolo.

Oltre a vantare un cast ancor più ricco rispetto al passato, con ben 58 personaggi che racchiudono il meglio degli universi SEGA, Capcom e Bandai Namco e a cui si aggiungono alcune new entry targate Nintendo, il titolo si presenta infatti rifinito e ottimizzato sotto numerosi aspetti, finendo col proporre un’esperienza sensibilmente meno “di nicchia” di quanto non fosse quella del primo Project X Zone. Non si può chiaramente negare che la natura stessa del prodotto, visto e considerato che parliamo di un SRPG, tenda in qualche modo a limitarne l’appeal agli occhi del grande pubblico, ma considerati gli sforzi profusi dal team di sviluppo per semplificare la progressione e esaltare l’irresistibile follia della realtà proposta, i veri irriducibili del genere non saranno certo gli unici a potersi divertire.

Quello messo a punto dai ragazzi di Monolith è infatti un fan service di altissimo livello, e questo non solo in virtù della possibilità di vestire i panni di personaggi del calibro di Kazuma Kiryu, Kazuya Mishima, Dante o Phoenix Wright (solo per citare alcuni dei miei preferiti!) ma soprattutto per la spettacolarità di un sistema di combattimento pensato e realizzato con lo scopo di divertire prima di tutto. A prescindere dai lottatori utilizzati, il colpo d’occhio che ogni singolo combattimento è in grado di regalare è infatti notevole e sebbene in alcuni momenti le cose tendano a farsi forse un po’ troppo caotiche, è davvero difficile non sentirsi felici come bambini nel vedere i propri beniamini scatenarsi su schermo.

Project X Zone 2

I personaggi sono come sempre divisi in coppie – a cui si aggiungono diversi personaggi di supporto – ognuna delle quali spicca per uno stile di combattimento unico.

Il sistema di combattimento è pressoché invariato rispetto al passato (l’obiettivo è sempre quello di infliggere il maggior numero di danni nel proprio turno) ma con un’unica, importantissima differenza: gli scontri hanno una durata molto più contenuta, garantendo così un ritmo più incalzante e dunque gradevole anche agli occhi di non fosse cresciuto a pane e SRPG. A beneficiarne è ovviamente lo spettacolo, ma senza che l’esperienza perda comunque la sua prevedibile profondità tattica di fondo visto che col passare delle ore, a dispetto di un inizio piuttosto morbido, Project X Zone 2 comincerà a farsi decisamente più complesso e dunque stimolante anche per eventuali appassionati della categoria.

Insomma, siamo di fronte a un titolo senz’altro particolare e non adatto a tutti a fronte di un concept piuttosto particolare, ma ciò non toglie che il valore dell’esperienza, complici anche diverse chicche tra cui il doppiaggio originale in Giapponese e uno stile grafico davvero raffinatissimo, sia assolutamente innegabile. Di certo si poteva fare qualcosa in più sul versante della narrazione al fine di renderla un po’ meno insensata ma, ammettiamolo, far coesistere in un’unica realtà personaggi appartenenti a mondi così diversi, non sarebbe stato semplice per nessuno.

GIUDIZIO

I ragazzi di Monolith sono riusciti a confezionare un titolo che per quanto folle e lontano dalla perfezione, risulta comunque molto convincente e altrettanto divertente.