The Solus Project

The Solus Project

Gliese-6143-C potrebbe essere l’ultima speranza per un’umanità che non ha più fissa dimora: la Terra è andata distrutta. Una parte della popolazione si è salvata lasciando il pianeta prima dell’apocalisse, ma quelle navi colonia non possono certo rappresentare una soluzione a lungo termine. Le risorse a disposizione sono destinate a esaurirsi. È doveroso trovare un nuovo pianeta da colonizzare per offrire una nuova opportunità al genere umano. The Solus Project racconta il viaggio di uno di questi esploratori spaziali, precipitato rovinosamente su un pianeta – Gliese-6143-C, per l’appunto – che potrebbe diventare quella meta tanto agognata.

Il condizionale è d’obbligo, perché nessuno conosce Gliese-6143-C. Le condizioni climatiche, ad esempio, non sembrano delle migliori. Le temperature, di giorno, sono proibitive. Di notte il freddo si fa sentire. Al cielo sereno si alternano frequenti e improvvisi piogge; dai violenti temporali emergono temibili trombe d’aria. La superficie appare disabitata, non si rilevano animali pericolosi. L’acqua è potabile, il cibo non sembra scarseggiare. Non resta che ingegnarsi per sopravvivere, mettersi in contatto coi soccorsi ed esplorare questo misterioso pianeta.

NON SIAMO SOLI NELL’UNIVERSO

Non ci vorrà molto tempo per intuire che Gliese-6143-C nasconde più di quanto non appaia a prima vista. Qua e là si scorgono segnali di vita, rovine che sembrano ricondurre a qualcuno o qualcosa lontano nel tempo. The Solus Project riesce a mettere in scena un contesto credibile che non convince del tutto sul fronte tecnico – texture ballerine o che si caricano in ritardo, aliasing, qualche bug e, in generale, una direzione artistica altalenante – ma stupisce sul versante dell’atmosfera. Il punto non è solo sopravvivere, ma anche scoprire cosa si cela – letteralmente – sotto la superficie del pianeta.

The Solus Project porta il walking simulator nello spazio, per mostrare quanto quelle amene passeggiate possano rivelarsi una bella gatta da pelare. Per fortuna o purtroppo, a seconda del punto di vista, è abbastanza permissivo per quanto riguarda la componente survival. Il mix di survival ed esplorazione, di primo acchito, potrebbe anche spaventare. Tenere d’occhio le ore di sonno, la temperatura, il grado di umidità, la sete e la fame tramite il nostro piccolo ricevitore portatile può destare qualche preoccupazione. Dopo un paio d’ore ci si rende conto che l’avventura ha la meglio, che gli sviluppatori non hanno voluto calcare troppo sull’aspetto survival. Il cibo è abbondante, così come l’acqua. I rifugi per ripararsi dalla pioggia o rifocillarsi sono numerosi; per ogni altra esigenza basta dormire qualche ora in un luogo sicuro e il gioco è fatto.

The Solus Project

UN MIX CURIOSO

Il titolo di Teotl Studios – studio svedese che già si era occupato dell’interessante Unmechanical – sembra costantemente incapace di trovare una vera e propria direzione, una coesione credibile delle sue anime. Eppure funziona: merito del fascino che traspare dalla sua ambientazione. Per quanto la progressione sia abbastanza ordinaria – ci si alterna tra spazi aperti e grotte impervie, risolvendo puzzle molto canonici – il mistero che circonda le rovine sparse sul pianeta offre una valida spinta a proseguire. Statue ancestrali, costruzioni e oggetti abbandonati, antiche iscrizioni.

La narrazione si affida ai testi sparsi sul pianeta – una modalità che comincia a mostrare i segni del tempo, a dire il vero – e si accompagna a quel senso di meraviglia che l’esplorazione di un pianeta lontano porta inevitabilmente con sé. Da questo punto di vista un plauso agli sviluppatori, perché non era scontato riuscire a instillare curiosità nel giocatore, dar vita a un contesto credibile in cui far convivere sorpresa, mistero e paura.
In effetti The Solus Project è un calderone di spunti e citazioni, che spaziano dalla fantascienza all’horror. Non ci sono (o quasi) forme di vita, in puro stile walking simulator; molto viene lasciato all’immaginazione del giocatore (non tutto, ovviamente, ma certo non vogliamo rivelarvi troppo). È questo il punto di forza del gioco.

GITE AMENE

Peccato che, almeno su Xbox One, il comparto tecnico ci metta lo zampino, invadendo e danneggiando anche il comparto narrativo. I caricamenti da un’area all’altra, per esempio, sono eccessivamente lunghi; degli altri problemi tecnici abbiamo parlato qualche paragrafo più su. Nulla che una patch non possa sistemare, naturalmente, ma è giusto segnalarlo. La progressione è poi appesantita da una gestione dell’interfaccia sin troppo macchinosa, a tratti incomprensibile e quasi d’altri tempi.

Al di là dell’interazione contorta con lo scenario (evidentemente concepita più per un mouse più che per un joypad), ci sono momenti in cui risulta complesso anche solo combinare due oggetti presenti nell’inventario. La componente survival non convince, sembra quasi inserita forzatamente, per quanto pertinente col contesto. Costantemente indecisa sulla direzione da imboccare. The Solus Project è un gioco affascinante, cui il potenziale non manca, ma ancora acerbo, incapace di osare, a tratti ingenuo. Gliese-6143-C, tuttavia, merita assolutamente una gita.

GIUDIZIO
The Solus Project punta in alto, forse troppo. È un titolo ambizioso, un mix di survival e walking simulator condito di influenze sci-fi. Gli svedesi di Teotl Studios tentano il colpaccio ma ci riescono solo a metà: The Solus Project è un'opera costantemente alla ricerca d'identità, un titolo le cui meccaniche non riescono ad amalgamarsi al meglio. Tuttavia, ha dalla sua un'atmosfera incredibile, che da sola vale il prezzo del biglietto.
GRAFICA6
SONORO6.5
LONGEVITÀ7
GAMEPLAY7
PRO
Ha atmosfera da vendere
Curioso mix di walking simulator e survival
CONTRO
Tecnicamente traballante
Meccaniche acerbe e non perfettamente coese
7
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