Sekiro: Shadows Die Twice

Sekiro è il vero erede di Demon’s Souls

Un gioco d'azione senza multiplayer, loot crate e simili ha messo d'accordo pubblico e critica. Vediamo perché...

Sono dieci anni che From Software rielabora lo stesso gioco, da quando nel 2009 presentò al mondo l’ormai leggendario Demon’s Souls (tuttora esclusiva PS3!). Quel titolo cambiò tutte le regole in materia di action RPG puntando unicamente sull’abilità del giocatore – e su quella del computer nel farlo soffrire. Dark Souls, Bloodborne e cloni assortiti sono arrivati dopo, aggiornando di volta in volta la medesima formula. Proprio per questo serviva una scossa, che puntualmente è arrivata grazie a Sekiro: Shadows Die Twice (del quale potete leggere la nostra recensione).

RISPETTA I NEMICI COME TE STESSO

La novità principale risiede nel sistema di combattimento e nel semplice fatto che non basta più schivare/parare continuamente, o potenziarsi a dismisura, per vincere. Non che Demon’s Souls, Dark Souls & compagnia siano mai stati facili o casual, ma Sekiro richiede un livello di abilità degno dei più famosi titoli eSports (tipo Street Fighter III per intenderci). Ed è tutto l’opposto dei normali giochi di combattimento: non conta svuotare la barra di energia dell’avversario, bensì riempire quella della postura, cioè i danni arrecati alle sue difese.

Un obiettivo che può essere raggiunto solo trovando un’apertura nel sistema di parata del nemico, prontissimo a farci sentire dei totali principianti. Così tanto, che un comune avversario di Sekiro potrebbe fare da boss nell’80% degli altri action game. Di fatto, tutti i nemici sono in grado di parare con facilità gran parte dei nostri attacchi, ma soprattutto tengono alla loro vita. Vederli esitare, allontanarsi, osservarci e attendere i compagni per colpire, dimostra il lavoro speso nel caratterizzare la cosiddetta “carne da cannone”.

Sekiro: Shadows Die Twice

PRIMA L’ESPLORAZIONE, POI LA BATTAGLIA

L’abilità degli avversari, a cominciare dal più semplice scagnozzo, è uno dei motivi per cui Sekiro si presenta come una vera tortura nei primi momenti di gioco. Momenti che durano svariate ore quando si va a sbattere (letteralmente) contro un boss di fine livello. Questi ultimi sono pronti a pulire il pavimento con le nostre false certezze, costringendoci a rifare uno scontro decine di volte. Un supplizio? Forse, ma la soddisfazione che si raggiunge una volta abbattuto il cattivone di turno è davvero impagabile. Così tanto che capita di essere dispiaciuti osservando la salma del nostro avversario dopo lo scontro, per il rispetto che si era guadagnato.

Chi conosce i cosiddetti Soulsborne (gli altri giochi simili di From Software) dirà che sono sempre stati difficili, ma le qualità di Sekiro sono anche altre. Primo fra tutti: la natura molto più aperta del mondo di gioco. Grazie a un provvidenziale rampino, e i classici teletrasporti, possiamo esplorare i livelli in tutte le direzioni nonché superare molti combattimenti usando un discreto catalogo di mosse stealth. I giocatori di lunga data noteranno anche le influenze della defunta serie Tenchu, non un caso visto che Sekiro doveva esserne il reboot.

Sekiro: Shadows Die Twice

L’ARTE A COLPI DI SPADA

Finora queste righe potrebbero sembrare un omaggio al gioco perfetto e alcune recensioni che si leggono in rete puntano in tal senso, ma non è così. Sekiro ha i suoi difetti, ed è sconsigliabile ai giocatori poco esperti o con poco tempo libero. Le parti meno riuscite si ritrovano nelle telecamere a volte confusionarie e in un sistema di controllo migliorabile, mentre la difficoltà resta per pochi. Ma basta un’occhiata a certi scenari e all’incredibile level design che li caratterizza per finire ipnotizzati: un medioevo giapponese così spettacolare non si vedeva dai tempi del primo Onimusha. A confronto NiOh, Ninja Gaiden e affini sembrano fatti con lo stampino.

E la varietà non manca, passando da scenari reali ad ambientazioni tipicamente fantasy, nonché tra diverse epoche secondo la storia. Insomma: possiamo dire che From Software sia uscita finalmente dall’ombra di Dark Souls e affini dando un’altra lezione all’intero mondo dei videogiochi nel settore action game. Amatelo oppure odiatelo, non potete ignorare Sekiro sopratutto se le vostre origini di videogamer risalgono agli anni ’80 e ’90.


Le opinioni espresse nell’articolo sono da considerarsi come pareri personali dell’autore e non rappresentano il giudizio di VGN come organizzazione.

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