Tunic
Versione testata: Xbox One X

Tunic, a metà tra l’estetica bucolica di Zelda e la difficoltà di Dark Souls

Dopo aver avuto il piacere di provare con mano Tunic per ben due volte, la prima all’E3 di Los Angeles dopo la conferenza Microsoft e la seconda, più recente e con meno confusione, nel corso dell’evento ID@Xbox di Milano, abbiamo deciso di dedicare un piccolo approfondimento a quella che pare essere una piccola perla in arrivo il prossimo anno per il pubblico PC e Xbox.

L’APPARENZA INGANNA

Devo essere sincero, la prima volta che ho provato Tunic mi trovavo nel marasma dello Showcase di Microsoft a Los Angeles per l’E3: poco tempo a disposizione, tanti giochi da provare, video gameplay da acquisire e non solo. Certamente non lo scenario migliore per comprendere e valutare a fondo – e in poco tempo – un videogioco come questo. Sì perché Tunic è a tutti gli effetti un titolo ingannevole, in senso positivo però. La visuale isometrica e lo stile grafico essenziale, dai colori flat, richiamano un puzzle platform come Monument Valley, e anche gli effetti di luce, sempre leggera e soffusa, quasi come a sfumare quello che potrebbe essere un viaggio onirico, inducono il giocatore a pensare di trovarsi dinanzi a un’esperienza di gioco dai toni rilassanti.

Poi invece colpisce tutto insieme l’alienante senso di non appartenenza del giocatore a quel personaggio e a quel mondo di gioco. Ogni cartello o scritta che rinveniamo è composta in un alfabeto a noi ignoto e incomprensibile. Dopo aver mosso i primi passi nel gioco infatti, fanno la loro comparsa alcuni nemici pronti ad aggredirci. Niente di cui impensierirsi se non fosse che noi, in quel momento, non abbiamo nulla con cui difenderci: ecco dunque che il titolo ci lascia per la prima volta con le spalle al muro costringendoci ad aguzzare la vista alla ricerca di un’arma con la quale fronteggiare i piccoli blob azzurri. Niente spade o scudi per adesso, è ancora troppo presto: l’unico elemento che possiamo rinvenire è un piccolo bastoncino col quale allontanare, ancora per poco, questi fastidiosi mostriciattoli.

Poco dopo, per fortuna, entreremo in possesso di una spada e di uno scudo ma ci servirà ben poco tempo per comprendere che un equipaggiamento più potente non è sinonimo di difesa o di dominio dei combattimenti in Tunic. Ed è qua che, in quello che fino a prima potevamo immaginare come un mondo quasi “zeldiano”, ci scontriamo con la dura realtà dei combattimenti e percepiamo una sensazione quantomai insperata di caducità della nostra condizione terrena. Per la salvezza della nostra piccola volpe, cioè il personaggio che controlliamo, è necessario prestare molta attenzione ai movimenti dei nemici e alla loro eventuale capacità di colpire dalla distanza. Per questo motivo, quasi come fossimo in un’avventura di From Software, si rende obbligatorio un combattimento basato sul lock del nemico, su colpi singoli, su schivate e rotolate per aggirare il nemico ma anche su uno studio delle animazione per prevenire gli attacchi più pericolosi.

Tunic

UN MONDO SCONOSCIUTO

Nonostante sia in lavorazione da diversi anni ormai, sorprende come questo Tunic nasca a tutti gli effetti come un one man game, cioè un videogioco interamente ideato e creato da un singolo sviluppatore il quale, prendendo spunto da alcune produzioni o stili di gioco più o meno recenti, ha saputo imprimere alla sua idea un forte slancio creativo e uno spessore del gameplay oltremodo inatteso. Già perché, per quanto al momento non sia chiaro in che modo si evolverà il titolo nel corso dell’avventura (a tal proposito, finora si è parlato di una storia che potrà essere completata dopo oltre dieci ore di gioco, ndr) quindi quante armi ci saranno, come si svilupperanno i vari livelli e gli scontri con i boss, se ci saranno delle abilità o poteri da acquisire e così via, la curiosità che il mondo di gioco ha saputo trasmetterci è stata veramente travolgente.

Insomma, per quanto la demo fosse breve, Tunic ci ha lasciato piacevolmente sorpresi per l’accuratezza estetica, fatta di dolci giochi di luci e ombre, di interni e oggetti curati e ricamati al singolo pixel, e per la piacevolezza con cui ha saputo miscelare stili di gioco differenti per crearne uno praticamente nuovo, dolce e amaro allo stesso tempo.

Tunic

Grande attesa dunque per un prodotto che, a quanto è stato detto, sarà lanciato in esclusiva console su Xbox One ma che, a dirla tutta, farebbe veramente piacere vedere e giocare anche su Switch, laggiù dove Zelda è di casa.

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