Gamercord è una nuova rubrica di VGN con cui, ogni settimana, vi faremo fare un tuffo nel passato del gaming rievocando i ricordi legati ad alcuni dei titoli più interessanti apparsi sul mercato negli ultimi anni. Non ci sarà nessuna vera distinzione temporale a condizionare la scelta dei prodotti di cui vi parleremo, ma solo tanto amarcord. Amarcord videoludico. 

Gli anni della scuola sono esattamente come ce li descrivevano da piccoli. Quando si è giovani e costretti a frequentarla, la si odia più di ogni altra cosa al mondo, ma quando poi si inizia a lavorare, la nostalgia si fa sempre più pesante. Come combatterla? Semplice: rigiocando Bully! Battute a parte, devo ammettere che all’epoca della sua release mi avvicinai a questo titolo con una certa diffidenza, continuando a chiedermi perché una compagnia come Rockstar, nota al grande pubblico per una serie come GTA, avesse mai voluto dedicarsi ad un titolo open-world di natura scolastica… ma furono sufficienti pochi minuti affinché mi innamorassi perdutamente di Bully.

Il titolo narrava le vicende del classico teppistello, Jimmy Hopkins, ritrovatosi suo malgrado in un collegio all’americana, avendo come unico vero obiettivo quello di “sopravvivere” alla routine scolastica. Detta così, in effetti, potrebbe non sembrare un gioco particolarmente esaltante, ma le apparenze, si sa, ingannano sempre. Tutto, a partire dalle lezioni a cui si era costretti a presenziare, era infatti in grado di divertire ben più di quanto si potesse immaginare.

Le materie da padroneggiare erano infatti parecchie – si passava dall’arte alla meccanica, senza dimenticare ovviamente la grammatica, la geografia, la matematica e l’educazione fisica – ed ognuna di essere era resa sottoforma di minigioco didattico, al fine di rendere la frequentazione scolastica non una tortura, bensì un piacere. Certo, si poteva anche marinare qualsiasi classe come nella più classica delle realtà scolastiche ma… chi vorrebbe mai perdere l’occasione di frequentare una classe in cui a insegnare c’è un professore completamente ubriaco?

Al di là delle lezioni il gioco offriva però un mondo di attività; Jimmy poteva interagire con una vasta gamma di carismatici personaggi secondari, tutti caratterizzai secondo l’inconfondibile stile Rockstar e impreziositi da specifiche sottotrame che, unite fra loro, costituivano una storyline principale tutt’altro che noiosa, volta a far passare Jimmy dall’essere lo sfigato della scuola al ragazzo più popolare. Ed esattamente come in GTA, Bully presentava diverse fazioni che era nostro compito “conquistare” a suon di missioni per ottenere sempre maggior rispetto.

Ma l’esperienza di gioco non si esauriva certo qui. Jimmy poteva fare a botte con chiunque, saltare le lezioni – subendo però le angherie del preside come diretta conseguenza – e addirittura rimorchiare le ragazze della scuola, ricoprendo così il ruolo di “bello e dannato” oltre che di incontrollabile e ribelle combina guai. E questo senza contare la possibilità di uscire dai confini della scuola, per avventurarsi in una piccola cittadina limitrofa, anch’essa ricca di missioni.

Insomma, di cose da fare ce n’erano davvero parecchie e nulla, per quanto apparentemente lineare, lasciava spazio a sensazioni come la noia o la monotonia. Per chi, come il sottoscritto, avesse vissuto gli anni della scuola con una certa “serietà”, Bully rappresenta dunque una vera e propria liberazione, ma anche nel caso in cui voi stessi siate stati un po’ più simili al buon Jimmy, questo piccolo capolavoro saprà senz’altro regalarvi più di qualche risata. L’unica domanda che sorge spontanea rievocando i bei tempi passati in compagnia di questo titolo è però sempre la solita: quand’è che Rockstar si deciderà finalmente a regalarci Bully 2?