Outward

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Magia, spade e mantidi giganti da affrontare in coppia nel nuovo gioco di ruolo targato Nine Dots Studio.

Un tempo, quando giocare online era il sogno proibito di molti e anche una partita in LAN era ad appannaggio di pochi, si ricorreva al fantomatico multiplayer split-screen. Per giocare in schermo condiviso non era necessaria alcuna architettura di rete o chissà quale sofisticato sistema, ma solo due semplici componenti: un secondo controller e un caro amico da fare venire a casa. Da quel momento la sessione di gioco si trasformava in un vero e proprio delirio, specie in titoli più competitivi.

Probabilmente è questa la feature più divertente di Outward, action-RPG sviluppato da Nine Dots Studio, piccolo studio indipendente composto da una decina di sviluppatori. Un gioco che tenta di proporre un gameplay intrigante e pieno di sorprese, ma che sfortunatamente fallisce nell’impresa al momento della messa in tavola, risultando frustrante già dopo le prime battute di gioco. Dopo aver spaccato una decina di controller, siamo pronti a condividere la nostra esperienza con il nuovo gioco di ruolo dal sapore medievale.

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Il nostro destino è lontano da Cierzo, la città natale del protagonista

E ADESSO CHE FACCIO?

Prima di partire all’avventura alla volta di mete misteriose, abbiamo dovuto prepararci a dovere. Il tutorial, assai dettaglio ma anche tediosamente lungo, illustra tutte le meccaniche disponibili e che saranno necessarie per avere una minima chance di sopravvivenza. Col senno di poi, un approccio del genere risulta propedeutico al mondo di gioco: avessimo scelto incoscientemente di cominciare subito l’avventura senza i rudimenti di base, probabilmente staremmo ancora cercando di capire come andare avanti. Non che sia andata tanto meglio, intendiamoci.

La storia vede il protagonista alle prese con una sventura che ha colpito il suo lignaggio: dopo aver compiuto delle scelte scellerate, la madre del giovane eroe conduce alla rovina il villaggio natio. La tribù, a causa di un’antica legge, fa ricadere un Debito di Sangue sul protagonista, costringendoci a pagare un tributo monetario ogni mese. Tuttavia, l’ammontare del debito e la mancanza di pecunia ci farà solcare i mari in cerca di fortuna. Ottenuto un bottino generoso, il protagonista tenta così di tornare a casa, ma sfortunatamente la sua nave si schianta a riva, perdendo l’oro guadagnato con estrema fatica. Non avendo più alcun bene da offrire agli abitanti, saremo costretti a rinunciare alla nostra dimora e a ripartire alla volta di nuove mete misteriose.

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Un bel fuoco potrà riscaldarci dal freddo e farci sentire meno soli

Outward presenta la struttura tipica dei giochi open-world, con immense zone da esplorare, bauli nascosti e punti di interesse segnati sulla mappa. Ma c’è una cosa che ci fa storcere il naso sin dai primi istanti di gioco: un colpo d’occhio non ottimale come biglietto da visita è una certa vuotezza delle aree, non solo per quanto riguarda la mancata presenza di NPC, ma anche per scelte precise (e non particolarmente brillanti) di level design. Spesso e volentieri, infatti, ci ritroviamo di fronte a lande desolate, con piccoli nemici in lontananza ben visibili a causa di un fastidioso pop-up che si manifesta con l’erba o con elementi dello scenario. D’altra parte, va detto che alcuni asset utilizzati sono degni di nota, specialmente per quanto riguarda le creature che popolano il mondo di gioco, alle volte piacevolmente fantasiose e terrificanti. Inoltre, un dettaglio ben realizzato è la dinamicità degli ambienti nei confronti del meteo: ad esempio, in caso di nevicate, la zona si imbiancherà man mano creando un paesaggio totalmente differente.

Una particolarità un po’ insipida di Outward è la mancanza di NPC con i quali interagire nelle zone aperte, presenti invece nelle città e in specifici dungeon. Abbiamo provato più volte ad avvicinarci agli esseri umani, ma la loro reazione è sempre stata negativa. Al contrario, gli NPC all’interno dei villaggi offrono al giocatore missioni secondarie o quest relativamente semplici. Non mancano gli scambi di merci con gli abitanti, che vi forniranno un po’ di tutto (a patto di scovare il negoziante adatto). Nota di merito va anche alle opzioni multiple nei dialoghi, che permettono al giocatore di scegliere un approccio preciso con i personaggi, sebbene questa scelta non abbia particolare peso sull’evoluzione della trama.

BEAR GRYLLS DOCET

Outward, senza alcun dubbio, presenta una delle più complete esperienze survival sul mercato. Il mondo di Auria metterà a dura prova le vostre abilità da sopravvissuto, in quanto ogni creatura, banditi inclusi, potranno innescare un effetto di stato negativo che graverà sulla vostra condizione. Questi effetti vanno dalla semplice lacerazione, che vi farà sanguinare per un breve periodo, alla più temibile infezione batterica causata dal morso di una comunissima iena. In tal caso non basterà utilizzare la classica pozione per rimuovere l’effetto, ma servirà confezionare il consumabile adatto, come ad esempio una tisana calda in grado di contrastare le indigestioni. In tutto ciò, dovrete fare attenzione alla temperatura e a monitorare fame, sete e sonno del protagonista. Ovviamente, a un buon numero di effetti negativi corrispondono altrettanti status positivi: riposare bene vi garantirà una migliore condizione fisica, mentre la Possessione offrirà un bonus contro la magia avversaria.

Per gli amanti del classico RPG, Nine Dots ha inserito anche una modalità di rinascita particolare. In Outward infatti non si muore “mai”: in caso di sconfitta, a seconda di chi abbia ucciso il nostro eroe, si attiverà un evento che ci farà ripartire in una città, in una cella dei banditi o in mezzo al nulla, con tanto di descrizione di cosa è successo durante la nostra perdita di coscienza. Inoltre, tra una quest e l’altra potrete riposare grazie a una tenda che è possibile portare con sé e che si può utilizzare in qualsiasi contesto. Tuttavia, piantarla al di fuori delle zone sicure equivale a esporsi in imboscate (più frequenti di quanto possiate immaginare). Come trascorrere la vostra permanenza nel mondo di Auria è a totale discrezione del giocatore: potrete dormire e recuperare le energie, o riparare gli oggetti in possesso e restare di guardia durante la notte per diminuire il rischio di attacchi da parte dei banditi.

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Il peso dello zaino graverà sulle capacità di movimento del giocatore durante i combattimenti.

IN DUE È MEGLIO

Se la componente survival dimostra una cura degna di dona, non possiamo certo dire lo stesso del combat system, che risulta presto prevedibile e noioso. Oltre a una mappatura dei comandi non ottimale che lo rende scomodo da utilizzare, il sistema di combattimento risulta alquanto ripetitivo a causa dell’assenza di qualsivoglia stimolo tattico: è sufficiente attendere che l’avversario attacchi e trovare un punto scoperto per avere la meglio. Non esiste un sistema di progressione o un albero delle abilità: uccidere una creatura vi farà ottenere del loot, senza tuttavia offrire altre ricompense in termini di punti esperienza. Di conseguenza: maggiore sarà la potenza dell’arma equipaggiata, maggiore la facilità nello scontro con i nemici.

Il combattimento ricorda il genere soulslike, tuttavia non offre la stessa profondità garantita dalle produzioni di From Software, come il recente Sekiro: Shadows Die Twice. Una caratteristica che si fa notare nel combat system è certamente l’influenza dello zaino per la raccolta e il trasporto degli oggetti, che graverà sul peso del protagonista e renderà più ostici i combattimenti. Lasciandolo a terra durante gli scontri, potrete contare su una mobilità maggiore parando, schivando e scattando più facilmente. Una volta terminato il combattimento, vi basterà recuperare lo zaino per riottenere il controllo dei propri oggetti.

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Avventurarsi in due nel mondo di Auria è un’opzione sicuramente più appagante

Ma la vera peculiarità di Outward, come dicevamo in apertura, è la presenza di una modalità coop in split-screen. Questa funzione dimenticata era al tempo la vera chiave per poter giocare in coppia senza necessità di una connessione, e sebbene sia possibile partecipare a sessioni online con altri giocatori, risulta decisamente più stimolante cominciare una partita viaggiando in compagnia di un amico sulla stessa console, in quanto rende l’esperienza di gioco certamente meno tediosa che in caso di fruizione in single-player.

RITORNO ALL’ERA PS2

A livello tecnico il prodotto di Nine Dots non risulta particolarmente entusiasmante, in primis per il già citato senso di vuoto legato a un comparto grafico essenzialmente scarno, con texture piatte e poco rifinite che non fanno altro che alimentare il senso che il mondo di gioco sia troppo spoglio. Lo stesso destino è riservato ai modelli dei personaggi, leggermente inquietanti se osservati più da vicino: le texture sono poco dettagliate, le animazioni non certo all’avanguardia e in generale non sembra di trovarsi di fronte a un prodotto lanciato nel 2019. Da segnalare inoltre alcuni bug che nei primi momenti dell’avventura rendono frustrante la fruizione della campagna subito dopo la fine del tutorial, con la mappa generale che risulta praticamente impossibile da consultare.

Anche per quanto riguarda il sonoro, Outward non fa eccezione: sebbene ogni zona abbia una sua soundtrack ben definita, il team di sviluppo ha gestito malamente il missaggio audio, con il volume che risulta a tratti assordante. Sfortunatamente, nemmeno il doppiaggio riesce a risollevare le sorti di un gioco che tecnicamente lascia davvero a desiderare: le voci sono troncate, indecise e guidano il giocatore solo nelle prime battute di una singola frase. Probabilmente sarebbe stata preferibile la presenza di personaggi “muti”, una scelta che avrebbe permesso agli sviluppatori di concentrare le risorse su altri aspetti tecnici che avrebbero reso certamente l’esperienza più appagante.

GIUDIZIO
Dopo un primo impatto totalmente negativo, specie per qualche bug di troppo dopo la conclusione del tutorial, abbiamo imparato ad apprezzare Outward per alcune possibilità di gioco, specialmente per quanto riguarda il lato survival ben confezionato. Resta però il problema di un mondo essenzialmente vuoto e piatto che rende la permanenza nel mondo di Auria ben presto noiosa. Alla lunga, esplorare questi enormi ambienti è stancante, specialmente a causa di combattimenti che il più delle volte conviene evitare. Probabilmente il prezzo non è consono all'offerta di gioco, a meno che non abbiate un amico con cui affrontare l'avventura in cooperativa.
GRAFICA6
SONORO6
LONGEVITÀ7
GAMEPLAY7.5
PRO
Ottima componente survival
Situazione dinamica dopo l'uccisione del protagonista
Possibilità di giocare con un amico in schermo condiviso
CONTRO
Mondo di gioco essenzialmente scarno
Tecnicamente non all'altezza delle produzioni odierne
Combat system poco appagante
6.5
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