Punch Line
Versione testata: PlayStation 4

Punch Line

Cosa succederebbe se i creatori di Steins;Gate e Zero Time Dilemma avessero un figlio dalla mentalità un po’ perversa? La prole di questa genesi paradisiaca è un prodotto che nessuno si aspetterebbe dai nomi precedenti: Punch Line, un gioco/anime che esplora i misteri delle cospirazioni mondiali e della biancheria femminile a cavallo di fantasmi e supereroi.

5pb ancora una volta decide di deliziare i nostri occhi buttandoci in una situazione da romcom decisamente appetitosa, lasciando però aperto un portale verso una narrazione ben più alta di quella del panorama ecchi e paranormale. L’anime e l’omonimo gioco vanno così tanto a braccetto da rendere quest’ultimo la trasposizione ludica delle vicende della produzione attualmente disponibile su Crunchyroll. Tenetevi forte perché quanto seguirà potrebbe letteralmente confondervi un po’. Ma del resto, con gli autori in questione è una reazione più che normale.

Punch Line

SALVA LE MUTANDINE, SALVA IL MONDO

Da piccolo, quando guardavo Super 3, capitava molto spesso che assistessi alla trasmissione delle puntate dell’intramontabile Gigi la Trottola. Quel piccolo nanetto molto versato negli sport era apparentemente debole e poco adatto a discipline simili al basket. Tuttavia, appena vedeva le mutandine bianche della sua amata era in grado di risvegliare il potenziale latente insito nella sua psiche, rendendolo capace di imprese fuori dalla natura umana. La stessa capacità appartiene al protagonista di Punch Line, Yuta, il quale si trova coinvolto in un attacco terroristico all’interno di un autobus. Vedendo le mutandine della supereroina giunta in loro soccorso, qualcosa in lui si risveglia, rendendolo capace di sventare l’attacco gettandosi dal mezzo insieme al “capo” dei criminali.

Quando però viene salvato dalla nostra paladina della giustizia, una folata di vento svela di nuovo il delicato intimo della fanciulla, causando una reazione che fa dissanguare istantaneamente il ragazzo, uccidendolo sul colpo. Tramutato in spirito e condotto al dormitorio femminile in cui vive scopre, grazie all’aiuto di uno svogliato gatto fantasma, che il suo corpo è stato impossessato da un’altra persona. Per ritornare nella sua carne, il protagonista dovrà trovare il libro spiritico Nandara Gandara nascosto nel dormitorio. Quello che però accade è che in qualche modo la sua esistenza, terrena o spiritica che sia, è collegata a un asteroide che sta per schiantarsi sulla terra. Se il nostro eroe non riuscirà a riguadagnare il suo corpo e a ostacolare i piani del gruppo terroristico che vuole l’estinzione della razza umana, allora il mondo finirà. A guarnire tutto questo ammasso di fili narrativi ci sono le storie personali di ogni ragazza presente all’interno della struttura, creando una complicata narrazione che ci porterà a scoprire i legami che uniscono tutti i membri del cast in un crescendo di colpi di scena e situazioni imbarazzanti.

Con molta probabilità, siete stati attirati da questo gioco/anime proprio perché appassionati del mondo animato e perciò potreste conoscere Robotic;Notes, produzione meno famosa degli stessi autori di Steins;Gate. Punch Line infatti adotta la loro vecchia tecnica di proporre una situazione apparentemente comica e leggera, come quella di un tizio che ha reazioni esagerate alla vista del corpo femminile, per poi strutturare una trama più seria e complessa all’interno di una battuta e l’altra. Steins;Gate si apriva con degli scienziati che sembravano fare esperimenti fallimentari per poi passare a viaggi nel tempo, morte e guerra. Così come Robotic;Notes iniziava con il gruppo di informatica di una scuola per poi rendere dei ragazzi i principali difensori planetari. Punch Line si comporta allo stesso modo, arrivando però a un livello che ricalca molto le figure femminili di eroismo che si sono viste nelle ultime produzioni di Gainax/Trigger, come Kill la Kill, Little Witch Academia o Die Buster 2 (e il design della parte eroistica infatti è un enorme riferimento ai dettami di questo studio).

Sebbene si rida davvero di gusto in alcune delle situazioni più divertenti che una visual novel abbia mai proposto, arrivati all’incirca alla metà degli episodi (che nel gioco sono 21 e 12 nell’anime) si arriva a parlare di tematiche molto profonde che fino a quel momento venivano solamente accennate con piccoli indizi e accenni. Così si scopre, ad esempio, che la ragazza chiusa nella sua stanza a giocare a un FPS online ha in realtà motivazioni molto serie per farlo, così come il motivo per cui la nostra vicina è in realtà la super eroina che va in soccorso dei più deboli. I colpi di scena sono pazzeschi e alcuni momenti sono veramente emozionanti, spaziando moltissimo nel modo in cui si porta lo spettatore a riflettere sulla vita e sui sentimenti umani.

Le mutandine e le pose osè rimangono comunque uno dei fulcri di questa enciclopedica produzione, nonostante il lato serioso ci faccia dimenticare di essere davanti a un titolo che mette il fanservice perfino nel menù di pausa. Al centro di tutto questo ci sono ovviamente le quattro ragazze del gioco, le quali riprendono più o meno alcuni degli stereotipi più famosi delle novel. Tuttavia, come per Steins;Gate e i Nonary Games, ogni personaggio finisce per uscire dal suo stampino attraverso l’approfondimento creato dalla prospettiva indagatrice del protagonista. In questo Punch Line calca pesantemente la mano, sebbene rimanga nei confini della linearità da anime, invece di calarsi nella moltitudine di percorsi che un dating sim può avere.

Punch Line

Si tratta indubbiamente di una produzione di ottimo calibro, che tuttavia indugia troppo nella sua essenza da minestrone attutendo l’impatto dei momenti più seri. Certo, siamo ben lontani dalla grandiosità di Steins;Gate o dalla sua complessità, ciò nonostante questo progetto si piazza degnamente al fianco del suo diretto vicino Robotic;Notes, ereditandone quelle riflessioni sulla giovinezza, sull’amore adolescenziale e sul percorso del futuro personale che ogni ragazzo (o giovane adulto) possiede nei nostri tempi. Solo che ce lo comunica attraverso le inquadrature delle mutandine e trasposizioni fittizi delle teorie del complotto più in voga dal settembre 2001 in poi.

PRESENZE SPIRITICHE

Naturalmente la maggiore differenza tra l’anime e il gioco è la componente ludica, la quale si basa su alcuni puzzle ambientali necessari per proseguire nella trama. Come nel buon vecchio Ghost Trick, il nostro protagonista dovrà spaventare le donzelle al fine di incrementare i suoi poteri, avvicinandolo così al ritrovamento del Nandara Gandara. Essendo un fantasma, la sua unica opzione è fare in modo che le persone vive compiano le azioni che servono per, ad esempio, aprire scompartimenti chiusi o spostare oggetti massicci. Per far questo, il giocatore dovrà esaminare attentamente le varie stanze in cerca di reazioni a catena che portino al risultato desiderato, denominate Trick Chain.

Punch Line

Nel genere non è certo una novità vedere questo tipo di approccio, che in realtà è figlio di quanto visto nella serie dei Nonary Games appartenente a una delle penne di Punch Line, tuttavia in quest’ultimo c’è un approccio meno complesso e improntato principalmente a regalarci siparietti abbastanza divertenti e al limite dell’osé. Come già sottolineato, il nostro sfortunato Yuta ha delle reazioni piuttosto esagerate alla vista delle candide mutandine e ciò si ripercuote anche nel gameplay attraverso una meccanica che sposterà la nostra visuale sulle parti intime delle signorine in qualsiasi momento appaiano sullo schermo. Per quanto possa risultare invitante dare una sbirciatina approfondita, se guarderemo troppo a lungo l’oggetto del desiderio, la barra di pericolo si riempirà molto velocemente portando al gameover nel caso in cui superassimo il nostro limite di tolleranza. L’ironia di avere un gioco con molto fanservice e di non poterne godere per evitare la distruzione del mondo! Negli ultimi episodi soprattutto vi ritroverete accerchiati da mutandine, tanto da rendere quasi impossibile non andare oltre la linea rossa almeno una volta e abbracciare una morte più che dolce.

In generale però, sebbene le idee siano buone, il gameplay e la struttura generale del videogioco sono davvero troppo lenti. Certo, ogni personaggio viene approfondito un pochettino di più grazie a spazi aggiuntivi e a linee di dialogo multiple, tuttavia questo aspetto è già abbondantemente curato nella trama principale. Ogni episodio ha inoltre una sigla di apertura e di chiusura che non potrete saltare; un meccanismo del genere non è affatto adatto a un videogioco, soprattutto perché molti giocatori superano abbondantemente la mezz’ora necessaria a completare le puntate. Allo stesso modo, le molte schermate di caricamento rallentano enormemente l’azione, spezzettando il gioco proprio durante le scene clou del gameplay. Tali problemi sono un grosso punto a sfavore di questa versione di Punch Line, portando il pubblico a preferire l’anime per godersi appieno la trama senza troppi intermezzi inutilmente lunghi.

Sebbene ci sia qualche tipologia di deviazione dal sentiero tracciato dalla trama, la parte visual novel di Punch Line non prevede percorsi alternativi particolari o “route” con le ragazze, anche sfoggiando un finale alternativo. Si è piuttosto puntato a una narrazione corale che verrebbe meno nel caso di preferenze evidenti da parte del protagonista. Il che significa che narrativamente parlando non sussiste, oltre la conclusione, grande differenza tra i due mezzi per vivere quest’opera. Godetevi dunque l’harem che tanto va di moda negli ultimi anni di produzioni nipponiche, la monogamia non è contemplata.

LINGERIE D’AUTORE

Ciò che Punch Line e 5pb offrono di più prezioso sono i loro modelli tridimensionali delle giovani fanciulle che abitano il dormitorio. Attraverso un’accurata ricostruzione delle fattezze delle protagoniste dell’anime, il team di sviluppo è riuscito a trasmettere in 3D la gamma emotiva delle animazioni a due dimensioni. Lo stile particolare con cui sono rese le scene del gioco è perfettamente allineabile alla parte tratta dallo show televisivo, il che crea una fluida transizione tra una dimensione e l’altra. Lo stesso si può dire del doppiaggio e delle musiche, entrambi presi direttamente dalle fonti della serie e arricchite di nuove aggiunte dove serviva.

La qualità estetica è molto alta per una produzione del genere e va ben oltre i lavori già fatti dai rispettivi creatori. Rispetto a Zero Time Dilemma, ad esempio, c’è molta più caratterizzazione nel design del cast e i modelli di gioco hanno molte più espressioni e animazioni rispetto all’ultimo capitolo dei Nonary Games, il quale spesso scadeva anche nella ripetitività. Qui è l’esatto opposto, tanto da tirare fuori nuovi gesti a ogni puntata. Purtroppo però, lo stile è ancora lontano da quello della fluidità dei giochi moderni, infatti le animazioni subiscono degli stacchi dovuti alla loro attivazione basata sui box di dialogo, il che crea diversi problemi tra le linee audio di dialogo e quelle scritte.

Di tutt’altro avviso è invece la qualità delle scene animate, le quali sono veramente ben realizzate e alla pari con gli anime attuali. Riprendendo lo stile di Trigger, Punch Line sembra calcarne le linee traendo ispirazioni da più produzioni simili. I personaggi sono esteticamente accattivanti, l’uso dei colori è abbondante e nelle sequenze fan service il tratto cambia per assumere un tono più adulto in grado di marcare le curve delle nostre giovani ragazze facendole sembrare molto più adulte e sensuali di quello che appaiono. Un esempio sono gli intermezzi di metà episodio, i quali ci mostrano dei pregiati capi d’intimo accompagnati dalla voce più piccante delle doppiatrici. C’è un’indubbia cura in Punch Line, un’attenzione al dettaglio che va ben oltre quella di qualsiasi altro anime comico.

GIUDIZIO
Punch Line è come un intimo molto sensuale nascosto dietro un innocente vestito intero. Di fuori da l’impressione di essere l’ennesimo prodotto che mira a regalare del fanservice senza troppo impegno, ma appena si iniziano a togliere i vari pezzi del vestiario, ci si rende conto di essere davanti a uno spettacolo decisamente più appagante, fatto di una fitta trama sovrannaturale e di una serie di storie personali in grado di coinvolgere pesantemente il giocatore. Purtroppo però, come i gancetti del reggiseno che non hanno intenzione di staccarsi, la parte ludica risulta quasi una battuta d’arresto eccessiva per la trama, soprattutto perché si è voluto mantenere una struttura episodica decisamente poco adatta al nostro medium. Tuttavia, una volta arrivati alla conclusione ci si rende conto di aver preso parte a uno dei viaggi più strani e divertenti che si siano mai fatti.
GRAFICA7.5
SONORO7.5
LONGEVITÀ7
GAMEPLAY6
PRO
Trama interessante e ricca di colpi di scena
Ha un lato fanservice pronunciato quanto quello della narrativa più seria
Comparto tecnico molto buono, sorpattutto nei modelli dei personaggi
Finale alternativo rispetto alla serie
CONTRO
Assenza di percorsi multipli
Troppi caricamenti tra un'azione e l'altra
Struttura a episodi poco adatta alla fruizione
7
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