Il basket è forse l’unico sport nel quale un’icona del passato è ancora in grado di presentarsi come il fiore all’occhiello dell’intero movimento sportivo, un blasone addirittura capace di emergere talvolta sulle star attuali. Non è colpa loro, quando si parla di Michael Jordan. Si vendono ancora come il pane le sue scarpe, le sue apparizioni in televisione, le sue interviste. La realtà è che M.J. ha smesso di giocare nell’ormai lontano 2003 eppure la sua presenza sul parquet non è mai stata un ricordo, piuttosto è rimasta una solida certezza. Giocoforza un videogioco del 2015 può permettersi il lusso di presentare la sua potente figura come tratto indistinguibile e iconico del cofanetto in edizione limitata, chiaro richiamo a una leggenda di fatto mai dimenticata.

UN INNO AL BASKET

NBA 2K16 è un capitolo che potremmo e dovremmo definire della maturità per l’esperto team di Visual Concepts e il suo editore Take Two Interactive. Le novità come ci si poteva aspettare non sono affatto poche, una su tutte l’agognata presenza delle università americane tra il roster di squadre giocabili (anche se solo all’interno del Mio Giocatore), quei vivai come ben noto che ogni anno sfornano per l’NBA i potenziali campioni del futuro e che, di fatto, nell’oltreoceano costituiscono le fondamenta del basket non solo a livello sportivo ma anche a livello mediatico.

Altra novità molto interessante riguarda la rivisitazione della modalità Mio Giocatore, dalla quale è possibile cominciare la carriera di un personaggio creato da zero con l’intento di portarlo nell’olimpo del basket. Se i progressi e la gestione dei parametri di questa modalità ricordano molto da vicino le edizioni passate, è la struttura generale a essere stata piuttosto modificata. Grazie a un’inaspettata collaborazione con Spike Lee, all’interno del Mio Giocatore la storia del proprio avatar personalizzato di nome Frequency Vibrations, in arte Freq, viene raccontata con una serie di cut scene (arricchite con diversi attori digitali) che accompagnano e intermezzano le varie partite stagionali come si trattasse di una vera trama di un film, condite anche con un discreto approfondimento della sua personalità. Partendo da una squadra di livello liceale si inizia la scalata verso le compagini simbolo dell’NBA, un traguardo che presenta numerosi ostacoli e scelte da compiere.

Non mancano ovviamente tra le opzioni di gioco le classiche amichevoli, i tornei e le stagioni NBA (Mia Carriera) affrontabili con tutte le squadre aggiornate oppure con alcuni quintetti del passato, tra cui almeno tre versioni dei mitici Chicago Bulls di Jordan. Il contorno è sempre confortevole, come 2KTV, in cui è possibile assistere a tantissimi filmati tratti dal mondo NBA.
Menzione doverosa anche ai telecronisti, ben tre e tutti di una certa caratura: Shaquille O’Neal, Ernie Jhonson e Kenny Smith.

Quando inserisci un nuovo episodio di NBA 2K nel lettore della tua console hai la certezza di poter giocare a una simulazione sportiva degna del nome che porta e NBA 2K16 non fa eccezione nemmeno quest’anno. La capacità del team di sviluppo di creare una partita virtuale di basket è straordinaria: i tempi, le tattiche, la sincronia delle animazioni, gli arbitri, il pubblico, tutto è curato nei minimi particolari e condito con un gameplay assolutamente non intuitivo, questo va ben precisato, ma in grado di regalare soddisfazioni immense. NBA 2K16 non è titolo da una partita ogni tanto, la sua giocabilità va provata e riprovata fino all’assimilazione totale delle meccaniche di base, solo allora è possibile la scalata al miglioramento; le vette raggiungibili sono pressoché infinite.

Pad alla mano la modifica più appariscente è senz’altro l’introduzione della barra del tiro, che di fatto va a migliorare forse l’unica lacuna imputabile ai precedenti capitoli ossia la precisione in fase conclusiva. Imprescindibile la possibilità di intervenire come in passato sulle così dette slide, ossia i parametri su cui si basa l’intelligenza artificiale e, di fatto, su cui poggia le fondamenta il sistema di gioco. Questa feature accresce tantissimo il rapporto sviluppatori/community, tant’è che su di esse è possibile trovare tantissime discussioni sui vari forum del settore, inoltre permette di tarare al meglio i ritmi delle partite e il bilanciamento della difficoltà di gioco in base al proprio stile ma soprattutto in funzione delle proprie capacità.

La magnificenza giocabile non mette comunque in secondo piano l’aspetto estetico di NBA 2K16, che riesce ancora una volta a brillare proponendo un comparto assolutamente solido nella versione console current gen da noi testata (in questo caso Xbox One). I 1080p nativi e i 60 fotogrammi al secondo granitici si dimostrano spettacolari e le animazioni consentono di raggiungere un risultato decisamente sopra la media.  Il sudore sulla fronte dei cestisti, la riproduzione dei tessuti delle divise, i dettagli del pallone e delle scarpe degli atleti, i riflessi sul tabellone, insomma ogni piccolo ricamo è tessuto con precisione, un’assoluta gioia per ogni appassionato di basket e non.

Se da un lato l’essenza del gameplay e la sua armonica perfezione tecnico-grafica rendono da anni la serie NBA di 2K un punto di riferimento nel genere, aspetto peraltro in continua evoluzione come dimostra questa nuova iterazione, dall’altro fa storcere un po’ il naso l’ennesima battuta d’arresto per ciò che concerne invece il comparto online. I problemi del net-code sono ancora una volta una costante e lag, disconnessioni e svariati bug nel matchmaking rendono al limite del giocabile una modalità assolutamente imprescindibile nell’era internet. Difetto che appunto si porta dietro già da diverse edizioni e che sinceramente gradiremmo si potesse finalmente mettere da parte magari già dal prossimo appuntamento.

GIUDIZIO

NBA 2K16 è senza alcun dubbio il miglior esponente, per distacco, nell’ambito delle simulazioni cestistiche, conducendoci a una sola, inevitabile domanda: quand’è che 2K si metterà a fare giochi di calcio?