La prima volta che ho messo le mani su Quantum Break nutrivo grandi aspettative nei confronti del nuovo titolo dagli studi finlandesi di Remedy Entertainment. D’altronde stiamo parlando di un piccolo team che, a dispetto della posizione geografica e del numero di dipendenti coinvolti nello sviluppo di ciascun progetto, ha sempre rivoluzionato il modo di intendere il videogioco. Da Max Payne ad Alan Wake, dal bullet time al concetto stesso di thriller psicologico, ogni brand creato da Remedy ha sempre alzato l’asticella verso traguardi più ambiziosi, a volte difficili da raggiungere, a volte fuori dai canoni classici dell’industria e per tanto visti con una certa diffidenza da parte di semplici appassionati e operatori del settore. Nulla di tutto ciò ha mai influenzato gli obiettivi della software house e ha potuto fermare il creative designer Sam Lake, visionario come pochi sulla scena videoludica.

Quantum Break non è un gioco per tutti. Non è il classico action in terza persona, anzi, se vogliamo non è nemmeno propriamente un videogioco, ma qualcosa di più. Qualcosa di diverso, di unico. Un esperimento, un punto d’incontro fra due realtà all’apparenza così distanti, eppure mai state così vicine, così incredibilmente in grado di interfacciarsi l’una con l’altra, quasi a voler creare un’unica, emozionante esperienza interattiva. Già, un’esperienza. Di quelle che chiunque dovrebbe provare almeno una volta nella propria vita da giocatore, anche se alla fine potrebbe non piacere. Perché se tra qualche anno cinema, TV e videogiochi non saranno più tre diverse sfumature dell’intrattenimento digitale, ma una cosa sola, allora il merito sarà anche della nuova esclusiva per Xbox One e Windows 10 prodotta da Microsoft.

WHAT IF?

Di cosa sia Quantum Break abbiamo avuto modo di parlarne più volte nel corso di queste due settimane alle prese con il codice definitivo del gioco su Xbox One. Due settimane in cui abbiamo preso per mano i protagonisti della storia, Jack Joyce e Paul Serene, e li abbiamo accompagnati in una avventura lunga cinque atti, fra colpi di scena e viaggi nel tempo, videogioco e serie TV, decisioni e conseguenze, in modo diverso da titoli come Life is Strange, Heavy Rain e Beyond: Due Anime, ma per questo più affascinante e innovativo. Parlare della trama del gioco è difficile: Quantum Break non ha una storia lineare, ma una sceneggiatura che cambia dinamicamente in base alle scelte del giocatore, piccole o grandi che siano, portando a una sorte differente per i protagonisti e i personaggi secondari.

Nella mia esperienza alle prese con Quantum Break, ho portato a termine la campagna a livello difficile con una percentuale di completamento del 96%, prendendomi tutto il tempo necessario per esplorare Riverport, per scovare ogni singolo Easter Egg confezionato da Remedy, per raccogliere i collezionabili, ma ho fallito. In alcuni casi, la fretta derivata dagli embarghi imposti dal team di sviluppo per il coverage del gioco mi hanno spinto a prendere decisioni affrettate, a mancare delle propagazioni quantiche (soltanto una, in verità) che avrebbero potuto rendere leggermente diversa l’avventura nella serie TV, ma non importa. Sono stato il principale artefice del mio destino, ho scelto io come condurre la trama, se complicarmi la vita o renderla più semplice, se sfruttare le debolezze della mia nemesi o sacrificare qualcuno a me vicino per un bene superiore. Ed è questo il bello di Quantum Break: lasciarti con quella sensazione perenne di “chissà cosa sarebbe successo se avessi optato per un’altra decisione”. Una sensazione che, per quanto mi riguarda, mi ha spinto a sperimentare diverse evoluzioni della linea temporale, per capire fino a che punto Jack Joyce possa influenzare il corso del tempo, fino a dove possa spingersi la Monarch Corporation di Paul Serene, e cosa sarebbe successo ad alcuni personaggi che ho deciso di sacrificare nel primo playthrough nel caso in cui avessi preso scelte radicalmente differenti.

REGISTA VIRTUALE

Jack Joyce, così come la sua nemesi Paul Serene, ha il potere di manipolare il tempo. È una fonte vivente e inesauribile di particelle di Chronon, che gli permettono di utilizzare abilità sovrannaturali per salvare l’umanità dalla fine del tempo. Per farlo, può influenzare il corso della storia trovando delle propagazioni quantiche, collezionabili speciali nascosti negli scenari che porteranno a conseguenze minori nell’episodio successivo della serie live-action di Quantum Break, disponibile al termine di ciascun atto “giocato”. Dal canto suo, Paul Serene riveste il ruolo di principale responsabile dell’evoluzione narrativa. Nei suoi panni, in particolari scene chiamate Junction, il giocatore può vedere gli effetti di una scelta o dell’altra con una visione del futuro, e scegliere quale direzione prenderà la trama a ciascun bivio imposto dalla software house. Quattro bivi principali nell’arco della storia, due scelte possibili per ciascuna Junction portano a un’infinità di variabili che hanno ripercussioni minori nel videogioco, ma decisamente più evidenti nella serie TV, aspetto che giustifica i 75GB aggiuntivi per scaricare tutte le puntate (che però possono essere visualizzate in streaming al termine di ciascun atto, con qualità scalabile in base alla velocità della propria connessione) e l’assenza di quest’ultima dal disco retail, anche se, in tutta onestà, dubito fermamente che il costo di un secondo Blu-ray (che nel formato triple-layer ha una capacità di 100GB, quindi sufficiente a contenere la serie TV per intero) avrebbe inciso più di tanto sul prezzo finale.

Quantum Break Live-Action Show

Shawn Ashmore interpreta il protagonista Jack Joyce, ma la sua presenza nella serie TV è limitata a poche scene, per garantire la giusta attenzione anche ai comprimari.

Quello che funziona particolarmente di Quantum Break è proprio il legame fra videogioco e show televisivo, una scommessa decisamente vinta da Remedy che ha scelto di narrare la storia del videogioco nei panni di Jack Joyce, per poi spostare l’attenzione nella serie TV sugli altri personaggi, dal villain fino ai comprimari, così da offrire diversi punti di vista agli eventi. Un aspetto che sarebbe stato difficile, pressoché impossibile, nel caso in cui la software house avesse optato per un impianto narrativo classico, ma che in questo caso funziona grazie alla bontà del cast (che conta, oltre a Shawn Ashmore, attori del calibro di Aiden Gillen, Dominic Monaghan, Lance Reddick e Courtney Hope, ovviamente gli stessi che hanno prestato il proprio volto nel processo di motion capture del videogioco), all’ottima sceneggiatura dello show e al ritmo delle puntate, che offrono un buon mix di azione e drammaticità nell’arco di circa 30 minuti ciascuna.

TUTTO E SUBITO

Paradossalmente quel che funziona meno bene di Quantum Break è proprio la parte giocata, a causa di un gameplay che manca dello stesso tasso di innovazione proposto invece dal comparto narrativo, e da un bilanciamento forse non ottimale fra esplorazione, azione e cut-scene. Intendiamoci: il titolo di Remedy è un gioco d’azione molto piacevole, ma sotto un punto di vista prettamente ludico ci sono diversi difetti che gli impediscono di raggiungere lo status di capolavoro indiscusso. In primis, il ritmo: Quantum Break va assaporato molto lentamente, prendendosi tutto il tempo di esplorare gli ambienti, approfondire le conversazioni via email, le note audio e gli show TV che è possibile scovare in giro per la città di Riverport, onde perdere il fascino di un background molto articolato e ricco di sfaccettature che non possono essere comprese facendo affidamento soltanto sui filmati, fra tutte il rapporto complicato fra Jack Joyce e suo fratello Will, le motivazioni di Paul Serene e gli intrecci amorosi fra altri personaggi. Si tratta di un aspetto che, per forza di cose, non può piacere a chi predilige invece i giochi d’azione frenetici, con scontri incessanti e continui.

Quantum Break è principalmente uno shooter in terza persona con coperture, che a livello di armi, nonostante lo scenario sci-fi, non inventa nulla di nuovo, con un buon arsenale diviso in arma principale, arma secondaria e arma da supporto, ma al contrario di altri esponenti del genere come Gears of War, affida a un sistema automatico l’uso dei ripari. Basta avvicinarsi a un muro o un’auto perché Jack si accovacci, ma il sistema risulta impreciso e poco pratico, a causa di animazioni innaturali e la mancanza di un sistema di lock che permetta di ancorare il personaggio al riparo o muoversi fra diverse coperture, come nel caso di Tom Clancy’s The Division. Le impressioni che avevamo avuto nella nostra prima anteprima di Quantum Break erano di un gioco che vuole prediligere l’uso dei poteri per scontri più avvincenti e spettacolari, che nel gioco Remedy ci sono sì, ma non risultano mai memorabili e diventano ben presto ripetitivi a causa di un gameplay che, salvo aggiunte minori nella parte più avanzata della campagna, dice già tutto già nel secondo atto, affidando al giocatore il set completo di abilità e poteri temporali forse fin troppo presto, mostrando tra l’altro la varietà di nemici nella sua interezza dopo poche ore di gioco, introducendo soltanto nel finale un paio di tipologie aggiuntive, quando (forse) è troppo tardi per assicurare un po’ d’aria fresca al gameplay.

PADRONE DEL TEMPO

A poco serve un sistema di progressione dei poteri, di cui vi abbiamo già parlato nella nostra seconda anteprima di Quantum Break, che aumenta sì le statistiche e i tempi di recupero di ogni abilità, ma che non cambia più di tanto il modo in cui i poteri vengono utilizzati. La Visione Temporale, utilizzabile con il tasto Y, permette di visualizzare i nemici ed elementi di interesse su schermo come la modalità Detective di Batman, a patto però che Jack resti immobile. Potenziando l’abilità si potrà incrementare il raggio o la durata del potere, ma non gli effetti. Allo stesso modo funzionano le altre abilità: lo Scatto Temporale offre a Jack un modo per sfuggire rapidamente alla superiorità numerica dei nemici premendo il tasto LB, e al massimo dei potenziamenti permette di eseguire tre scatti in rapida successione, ma avremmo preferito che la variante di questa abilità (di cui non vi sveleremo i particolari, ma che sarà sbloccata automaticamente qualche atto più tardi), fosse accessibile tramite power-up, dando al giocatore un motivo valido per cui continuare a investire tempo nella ricerca delle Fonti di Chronon, necessarie al miglioramento dei poteri. Il sistema appare marginale e mai in grado di cambiare le sorti di uno scontro, a eccezione di quelli verso la parte finale dell’avventura, che subiscono un’impennata (forse eccessiva) nel livello di difficoltà fino a diventare a tratti frustranti, complice una disposizione dei checkpoint fuori da ogni canone logico.

I poteri di Jack possono essere utilizzati anche al di fuori dei combattimenti per risolvere dei puzzle ambientali che, ancora una volta, sembrano messi lì giusto per mostrare come il grande potenziale nelle mani di Remedy sia stato mal sfruttato dalla software house finlandese: in presenza di una particolare icona negli scenari, Jack potrà riavvolgere il corso del tempo e modificare la struttura dell’ambiente circostante per superare zone altrimenti inaccessibili, oppure dovrà congelare il tempo per oltrepassare piattaforme, o ancora sfruttare lo scatto temporale per superare porte che potrebbero chiudersi un attimo dopo. Le idee ci sono e il sistema è concettualmente intrigante, ma nella maggior parte dei casi gli enigmi possono essere risolti in pochi istanti, senza mai impegnare più di tanto il giocatore a spremere le meningi su come proseguire. Peccato.

Con il tasto B è possibile creare uno scudo che rallenterà il corso del tempo al suo interno, ripristinando parte della salute di Jack e donando qualche attimo di tregua nelle fasi più concitate.

Con il tasto B è possibile creare uno scudo che rallenterà il corso del tempo al suo interno, ripristinando parte della salute di Jack e donando qualche attimo di tregua nelle fasi più concitate.

UNO SPETTACOLO DA VIVERE

Ci sono tanti motivi per cui Quantum Break ha fatto discutere prima ancora che le persone avessero modo di provare il gioco con mano. In primis, la già citata longevità: c’è chi afferma che la nuova produzione di Remedy può essere completata in otto ore, serie TV inclusa. Concordo, giocando al livello standard, senza perdere nemmeno un attimo a esplorare la città di Riverport e gli scenari, limitandosi solo all’azione nuda e cruda, portare a termine il gioco in otto ore è possibile. Ma ha davvero senso? A mio avviso, no. Quantum Break è un gioco lento. L’approccio deve essere ragionato, calmo, prediligendo l’esplorazione per conoscere al meglio il contesto che ha portato al conflitto fra Jack Joyce e Paul Serene, la strategia Monarch, lo squarcio temporale e la frattura. In più, è bene ricordarlo, un solo completamento non permette di avere un quadro completo sulla storia, ma è necessario rivivere l’avventura più volte, variando le decisioni nelle fasi Junction, per apprezzare al meglio l’intera opera creata da Sam Lake. Vale la pena rigiocare Quantum Break due o tre volte? Decisamente.

L’altro aspetto che ha fatto discutere è la realizzazione tecnica: il presunto downgrade grafico, ombre a 720p e altre congetture mentali non tolgono che Quantum Break sia uno spettacolo per gli occhi, un gioco graficamente eccezionale a prescindere da quale sia la risoluzione effettiva. La cura nei particolari è maniacale, ogni ambiente è rifinito in modo unico, il sistema di illuminazione è sensazionale, così come gli effetti particellari che rendono ancora più spettacolari gli scontri basati sui poteri temporali. Il frame-rate è sempre stabile sui 30fps, salvo pochissime situazioni in cui ci sono probabilmente più elementi su schermo di quanti l’hardware di Xbox One sia in grado di gestire. A ogni modo, Quantum Break resta uno dei giochi che più di tutti ha saputo sfruttare l’architettura della console Microsoft, a dimostrazione che, nonostante una potenza forse inferiore, anche su Xbox One è possibile godere di esperienze mozzafiato dal punto di vista tecnico. A livello audio, infine, il titolo Remedy può contare su un’ottima colonna sonora, con un misto fra post-rock e grunge che include brani famosi di Nick Cave e The Black Keys, diverse sonate classiche e pezzi rock. Buona la localizzazione in italiano, sebbene con un cast di questo livello sia estremamente consigliato optare per il doppiaggio originale.

GIUDIZIO

Quantum Break rappresenta il futuro dell’industria videoludica, un esperimento con cui Remedy ha dimostrato come creare un’esperienza interattiva continua fondendo insieme due mondi diversi. Tuttavia, nel farlo, il team di sviluppo ha trascurato forse troppo un gameplay che, nonostante le ottime idee, resta ancorato fin troppo ai canoni del passato senza innovare, come da tradizione della software house, con elementi mai visti prima. L’esclusiva Microsoft resta uno dei giochi migliori mai visti in questa generazione e quello che più di tutti ha saputo creare un’esperienza “diversa”, ma un pizzico di varietà in più a livello di combattimenti, puzzle ambientali ed elementi del gameplay non avrebbe di certo guastato.