Un malato di mente entra nel manicomio come persona per diventare una cosa. Il malato, prima di tutto, è una persona e come tale deve essere considerata e curata”, sosteneva Franco Basaglia. A lui si deve la legge 180 del 1978, che impose la chiusura dei manicomi in Italia e riformò l’assistenza psichiatrica nel nostro paese. Fu un momento di passaggio per certi versi epocale, sebbene i manicomi fossero destinati a sopravvivere fino alla metà degli anni Novanta. The Town of Light, opera prima dei fiorentini di LKA.it, ci riporta indietro nel tempo, nel 1938. A quell’epoca i “matti” erano confinati in strutture che avevano poco a che fare con la vita. Erano luoghi altri, lontani dagli occhi e dalla quotidianità. Di ciò che era diverso, anormale, era più facile sbarazzarsi. All’interno dei manicomi convivevano reietti di ogni sorta, spesso allontanati dalle famiglie; persino oppositori politici. Chi vi entrava perdeva ogni diritto, anche il diritto di essere umano.

Di quei luoghi è rimasta traccia: spesso si tratta di strutture in disuso, fatiscenti, all’apparenza spettrali. Non stupisce che gli ex-ospedali psichiatrici siano diventati set di prim’ordine di film o videogiochi horror. Quel che resta della pazzia è forse il terrore, l’angoscia e il fascino per qualcosa che chi è “normale” non riesce fino in fondo a comprendere? The Town of Light non è il classico videogioco horror. Dovessimo catalogarlo, parleremmo di documentario: il titolo LKA.it ci racconta la storia di un personaggio di finzione, Renée, ma lo fa partendo da documenti storici, da una ricerca approfondita sulle condizioni dei pazienti e sul trattamento a loro riservato all’interno di quelle strutture.

VOLTERRA, 1938

L’ex-ospedale psichiatrico di Volterra era una città nella città, arrivò a ospitare anche cinquemila pazienti. Renée vi entrò all’età di 16 anni, nel 1938, quand’era ancora una ragazzina. Oggi è un luogo in stato di abbandono. Gli sviluppatori di LKA.it hanno restituito voce a quelle mura: il giocatore che varca la soglia del padiglione Charcot non entra in uno spazio immaginario, ma in un luogo reale, tuttora tangibile, ricostruito con cura.

The Town of Light pone l’accento su esplorazione e narrazione, dimenticate ogni sfida. Il titolo mescola piani temporali differenti: sono frequenti i flashback che portano il giocatore indietro nel tempo, nel periodo che va dal 1938 al 1944. Il punto di vista (in soggettiva) è quello di Renée, di ritorno nel manicomio che l’ha ospitata. La voce che ascoltiamo è la sua: talvolta parla in prima persona, talvolta in terza. Renée – e con lei il giocatore – esplora l’edificio e rivive il proprio passato. La narrazione ambientale procede sia attraverso documenti e lettere dell’epoca, disseminati nella struttura, sia attraverso illustrazioni che raccontano quel che è accaduto alla protagonista.

PUNTI DI VISTA

La follia è un concetto fortemente ancorato al punto di vista, così come la realtà. Quel che Renée racconta è un’interpretazione, il ricordo personale di ciò che è stato. La scelta della soggettiva, da parte del team di sviluppo, non è casuale: il giocatore assume il punto di vista di un personaggio fragile, verrebbe da dire inattendibile. Il diario di Renée – pubblicato a puntate dagli sviluppatori e interamente disponibile all’interno del gioco – ci parla di una ragazza che ha sofferto, incapace di decifrare il mondo con lucidità. Il giocatore veste i panni di Renée ma è indotto a mettere in dubbio quanto lei ricorda mentre vaga tra i reparti abbandonati dell’ospedale. Anche perché alcuni referti lasciati sulle scrivanie ci raccontano versioni differenti. Un po’ alla volta il mondo di Renée si sgretola.

I referti, tuttavia, non espongono che un altro punto di vista, quello dei medici. Chi racconta la verità? The Town of Light gioca costantemente con la prospettiva, dimostrando quanto la realtà non sia un fatto oggettivo ma il frutto di un compromesso tra interpretazioni, intenzioni ed eventi. Il titolo LKA.it tiene il giocatore in sospeso, lo confonde costantemente, e in questo modo riesce a raccontare con efficacia la sua storia: se la realtà non esiste, nemmeno la follia può essere giudicata.

ESPLORAZIONE

In The Town of Light la scoperta del padiglione va di pari passo con la scoperta della storia di Renée. Esplorare diventa allora un atto rivelatore, necessario alla narrazione. È nell’esplorazione, nel rapporto che si instaura tra l’utente, Renée e lo spazio virtuale, che il titolo si esprime pienamente. Dal particolare si passa poi all’universale: l’attenzione del giocatore si sposta dalla ragazza alle condizioni spesso estreme in cui versavano i pazienti all’interno dei manicomi. Il gioco non è mai troppo invadente nel proporre i suoi temi. Sono molti, è vero, e il fatto di condensarne così tanti nelle tre ore necessarie per arrivare al finale può sembrare eccessivo, quasi pretenzioso.

È però anche vero che gli sviluppatori rimangono discreti, delicati nel suggerire questioni anche complesse. Sta al giocatore approfondire altrove, qualora lo ritenesse opportuno. Alcuni passaggi sono inoltre trattati con intelligenza notevole. Vedi la ricostruzione della lettera della ragazza alla madre, altro caso di contrasto tra opinione – in questo caso del giocatore – e realtà. Vedi la sequenza finale, in cui la gestione del punto di vista si rivela ancora una volta estremamente (e terribilmente) efficace. The Town of Light colpisce nel segno.

The Town of Light
The Town of Light
GIUDIZIO
The Town of Light è un'opera importante, che vi consigliamo caldamente. Il titolo di LKA.it affronta un tema per nulla facile e lo fa valorizzando gli strumenti a disposizione del medium: l'esplorazione dell'ex manicomio di Volterra si mescola a una narrazione solida, in grado di colpire profondamente il giocatore.
GRAFICA7.5
SONORO8
LONGEVITÀ6.5
GAMEPLAY8
PRO
Tematiche importanti
Ricostruzione affascinante
Offre spunti di riflessione
CONTRO
Non per tutti
8
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