Past Cure
Versione testata: PS4

Past Cure

Sviluppare un gioco non è una passeggiata, specialmente quando si cerca di dare una certa profondità allo stesso. Steam, PlayStation Store e qualsiasi altro negozio digitale sono pieni zeppi di produzioni mediocri che verranno dimenticate col tempo. Phantom 8, team indipendente che ha sviluppato Past Cure, ha voluto creare qualcosa di diverso, che con la giusta cura avrebbe potuto imprimere un piacevole ricordo nella mente dei giocatori.

Sfortunatamente, però, il gioco d’azione dello studio tedesco è l’ennesimo titolo che cerca di essere qualcosa che purtroppo, senza i giusti mezzi non potrà mai essere. Incompleto e realizzato male, per certi versi (personalmente parlando) mi è anche dispiaciuto ritrovarmi di fronte ai tanti errori che il gioco presenta. Analizziamo quindi cosa non va nella fatica del team berlinese.

Past Cure

UN PASSATO FIN TROPPO MISTERIOSO

Past Cure narra le vicende di Ian, ex-soldato alle prese con problemi legati alla sfera psichica e psicologica. Dopo aver perso i ricordi di tre anni della propria vita in seguito a un incidente, Ian si ritrova dotato di poteri come la capacità di rallentare il tempo e creare una sua proiezione. Gli eventi dimenticati inoltre hanno causato in lui un trauma che lo porta a sognare degli strani esseri di ceramica. Tutto ha inizio quando una donna misteriosa lo chiama a sé, cercando di salvare Ian da quella che sembra una minaccia ben più grande. Risvegliatosi, Ian ritrova suo fratello, con cui scoprire finalmente cos’è successo durante il periodo di vuoto mentale.

Quella che ho cercato di riportarvi è la sinossi a cui si può risalire seguendo il corso degli eventi del gioco, anche se il problema più grosso è proprio quello di comprendere una trama che, in Past Cure, si articola senza un arco narrativo completo e lineare. Un’avventura che procede con fare misterioso, in cui però sono fin troppo evidenti i buchi di un comparto narrativo che non risolve i suoi enigmi nemmeno nel finale, lasciando il giocatore in uno stato di sospensione e confusione. Se l’obiettivo della casa tedesca era quello di lasciare dei dubbi per poi svelare il tutto in un poco probabile sequel, l’obiettivo non è stato sfortunatamente raggiunto, dal momento che non c’è nulla della sceneggiatura che si riveli capace di creare il pathos adatto.

Il tutto è sorretto malamente da dialoghi di una banalità immensa, tanto da far sembrare Tommy Wiseau, l’attore protagonista di The Room (film noto per la pessima qualità della sua sceneggiatura), un attore tutto sommato discreto. L’avventura di Past Cure scorre via in circa cinque ore, non offrendo peraltro alcun espediente narrativo per giustificare una possibile seconda run. Gli utenti più smaliziati (e meno interessati, come il sottoscritto, a un approccio stealth) possono tranquillamente portare a termine la campagna in tre o quattro ore, aspetto che rende la longevità di questo titolo davvero bassa.

LO STEALTH CHE NON C’È

Se la narrazione non brilla particolarmente, il gameplay di Past Cure è il vero fardello della produzione tedesca: pur essendo le armi ben equilibrate e diversificate nonostante la breve durata del gioco, la gestione della mira risulta particolarmente scomoda e fastidiosa, a tratti mal calibrata e decisamente irreale, tanto da chiedersi come faccia un ex-soldato con abilità soprannaturali a lasciarsi sopraffare continuamente dal rinculo della pistola.

Past Cure

Pur permettendovi di affrontare i combattimenti sfruttando l’intero arsenale a disposizione, Past Cure tenta di offrire una componente stealth per rendere l’incedere del giocatore più tattico. All’interno del gioco c’è un’intera sezione che vi obbligherà a procedere furtivamente, pena il fallimento e la ripartenza dal checkpoint. Un’aggiunta assai apprezzabile, visto che comunque Ian sta cercando di scoprire i segreti celati da un gruppo mafioso. Eppure risulta frustrante il fatto di non potersi muovere liberamente per l’ambiente, scavalcando divisori, macchine o tavoli. Per questo motivo vi ritroverete a compiere un tragitto pre-impostato senza possibilità di cambiare tragitto per trovare un modo di procedere senza essere visti. Aggiungiamo anche che l’unico pezzo in cui lo stealth risulta praticamente obbligatorio è compreso tra due sequenze che, invece, è possibile affrontare ad armi spianate, scelta che fa storcere il naso dal momento che solo fino a qualche istante prima il giocatore si era appena esibito in una scena à la Rambo.

Come dicevamo, il protagonista potrà utilizzare due poteri per farsi strada nel corso della sua breve avventura. Il primo è la proiezione: questo potere permette di creare un suo doppio “etereo”, in grado di spostarsi liberamente nello spazio circostante. L’altro potere, invece, permette di rallentare il corso del tempo (nulla di particolarmente originale). Combinate, queste abilità saranno assai utili nelle parti oniriche, in cui dovrete sfruttare i poteri per risolvere degli enigmi o per fuggire dagli uomini di ceramica. I poteri sono sfruttabili anche nella realtà, ma ciò vi renderà praticamente inattaccabile dai nemici, togliendo l’effettivo divertimento e quel minimo di sfida che Past Cure propone.

CHI HA TOLTO UN PEZZO DEL LIVELLO?!

A livello tecnico, Past Cure soffre di numerosi problemi che lo rendono davvero difficile da portare a termine, se non per giustificare, in qualche modo, l’attimo di mancata lucidità che vi ha portato a spendere ben 30 euro per una produzione simile. In primis il comparto sonoro, che sin dalle prime battute lascia intendere una scarsa cura per i dettagli e una rifinitura tutt’altro che ottimale, con effetti ritagliati male e spesso riproposti in loop (con tanto di stacchi chiaramente avvertibili), per non parlare del doppiaggio che, seppur in lingua originale, è penoso e impedisce al giocatore di provare il minimo senso di coinvolgimento.

Il comparto grafico invece si è fermato direttamente al 2007. Nonostante l’uso del motore Unreal Engine, che ricordiamo aver regalato emozioni visive ben sopra la media, Past Cure pare voler offrire un ritorno al passato, forse agli stessi anni persi misteriosamente dal protagonista. Le animazioni sono un problema evidente del gioco, sia quelle facciali che i movimenti dei personaggi, con il risultato che gli occhi risultano per lo più strabuzzati e le espressioni poco marcate. Oltretutto il ragdoll è qualcosa di drammaticamente divertente: spesso e volentieri, in stealth, Ian ucciderà tagliando la gola dell’agente, che per tutta risposta prima si butterà in avanti, poi rimbalzerà all’indietro, crollando a terra e riprendendo la forma di un modello umano in 3D.

Se c’è un motivo che mi ha convinto particolarmente a giudicare così negativamente Past Cure è la totale assenza di una porzione di livello nell’avventura: durante il pezzo stealth obbligatorio di cui sopra, Ian dovrà infiltrarsi in un ufficio per scoprire in quale camera si trovi l’obiettivo successivo, salvo poi ritrovarsi in una sezione priva di geometrie in cui potrete girare nel vuoto. Un errore di disattenzione poco gradito in un titolo lanciato a un prezzo tutt’altro che budget.

GIUDIZIO
Se Phantom 8 avesse sfruttato di più le ambientazioni oniriche di Past Cure, probabilmente il giudizio finale sul gioco sarebbe stato più alto. Difatti, l'unica componente che funziona di questa avventura è quella in cui Ian sta sognando e deve fronteggiare i misteriosi uomini di ceramica. Purtroppo, però, il titolo non è all'altezza delle più moderne produzioni e deve fare i conti con una trama banale, un comparto tecnico pessimo e alcune disattenzioni ingiustificabili a fronte dei trenta euro del prezzo di vendita.
GRAFICA5.5
SONORO4
LONGEVITÀ4.5
GAMEPLAY4
PRO
I due livelli onirici
CONTRO
Trama e doppiaggio pessimi
Comparto grafico non all'altezza del motore che usa
Prezzo troppo elevato
Manca un pezzo di livello
4
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