Versione testata: Xbox One

Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands

Dal team Ubisoft Paris arriva un nuovo sparatutto cooperativo che ci porta nel cuore della Bolivia. Pronti a smantellare il cartello di El Sueno?

Quando Ubisoft ha tolto ufficialmente i veli da Ghost Recon Wildlands, l’impressione era di un progetto che puntasse a fare le cose in grande. D’altronde, con uno scenario così vasto come quello della Bolivia (ricreato dagli sviluppatori di Ubisoft Paris con una cura eccezionale per il benché minimo particolare) e un’assoluta libertà di conduzione della trama, non poteva essere altrimenti. Ed è così che, dopo una settimana trascorsa a smantellare di sana pianta il cartello della droga boliviano, siamo pronti a condividere con voi le nostre impressioni definitive sull’ultima fatica della casa franco-canadese.

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands

IL CARTELLO DI SANTA BLANCA

La campagna di Wildlands mette la squadra Ghost alle prese con una minaccia che grava sul territorio boliviano, con il Paese che è caduto nelle mani del cartello di Santa Blanca, capitanato dallo spietato El Sueño, intenzionato a creare il più grande impero basato sul narcotraffico. Per farlo, il folle leader del cartello può contare su una rete fittissima di scagnozzi che gestiranno per lui quattro settori cruciali per il suo business: Produzione, Traffico, Influenza e Sicurezza. Ogni settore avrà un leader responsabile, che a sua volta controllerà una serie di boss locali impegnati a spartirsi le 21 differenti regioni che compongono l’immensa mappa della Bolivia ricreata dalla software house. Al giocatore spetta dunque il compito di smantellare interamente l’impero criminale di El Sueño partendo dalle basi, raccogliendo informazioni sui pezzi grossi tramite dossier che si ottengono studiando i boss più piccoli e i loro movimenti.

Sradicare completamente ogni attività del cartello richiede pazienza, in quanto per ottenere l’attenzione di uno dei boss più importanti nella gerarchia criminale del Santa Blanca bisognerà dapprima eliminare i pesci piccoli. Dopo aver completato il prologo, il giocatore avrà libertà totale nella scelta del settore da attaccare, esplorando i settori e scoprendo nuovi dossier da cui trarre vantaggio per far uscire allo scoperto uno dei pesci grossi. Ed è qui che emerge uno dei principali difetti di Wildlands: con una mappa così vasta, l’assenza di un filo conduttore fa sì che l’esperienza di gioco risulti troppo frammentata e dispersiva, aspetto che potrebbe scoraggiare chi non tollera più di tanto le esperienze meno guidate e lineari. È possibile scegliere di concentrarsi esclusivamente sui boss che fanno parte di un determinato settore, cercando di ottenere l’attenzione di El Sueño per ucciderlo al più presto… ma per farlo sarà necessario far fuori almeno due pezzi grossi. In alternativa, potrete scegliere di procedere con la succitata calma, sbloccando nuove porzioni della mappa nei pressi della vostra posizione, andando alla ricerca di dossier, completando missioni secondarie e aiutando il gruppo di Ribelli che lotta per la liberazione del proprio paese, aumentando di conseguenza la longevità del gioco ma riducendo, probabilmente, l’impatto e l’interesse nei confronti del comparto narrativo.

OPEN-WORLD IMMENSO

La scelta di ambientare il nuovo episodio della serie in una “terra selvaggia” come quella boliviana ha permesso al team creativo di dare libero sfogo al proprio talento, creando degli scorci mozzafiato e panorami da cartolina che cambiano a seconda della regione in cui ci troviamo, con una peculiarità non indifferente: ogni singolo posto che è visibile sulla mappa può essere raggiunto sfruttando uno dei mezzi di trasporto a disposizione, in particolare grazie a quelli aerei (come gli elicotteri). Questo rende l’impresa di Ubisoft ancora più significativa, specialmente considerando la varietà delle ambientazioni e la bontà degli effetti atmosferici, che rendono il paesaggio boliviano più che mai suggestivo.

Come ogni produzione targata Ubisoft, il mondo di Ghost Recon Wildlands pullula di cose da fare. Dalle missioni principali, utili ai fini di smantellare l’impero di El Sueño, alle immancabili quest secondarie, che vanno dalla più semplice ricerca di risorse con cui potenziare le proprie abilità (con diverse skill su cui intervenire) alla possibilità di aiutare i Ribelli per guadagnare bonus speciali, come ad esempio richiamare un mezzo di trasporto nei pressi della propria posizione oppure ordinare l’attacco con il mortaio verso il punto desiderato. In mezzo a tutto ciò c’è la possibilità di scovare nuove armi, che permetteranno di incrementare il proprio potenziale offensivo, e mod, con cui invece migliorare i parametri delle bocche di fuoco, andando a cambiare pressoché qualsiasi elemento che compone una pistola, un fucile di precisione o un mitragliatore. Una soluzione sulla carta interessante, perché dà agli utenti più smanettoni la possibilità di creare il loadout dei sogni, ma che viene in parte smorzata dal design stesso delle missioni, che richiedono spesso e volentieri un approccio stealth che limita l’equipaggiamento a una o due armi indispensabili (tra cui una buona arma dalla distanza munita di silenziatore).

Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands

L’IMPORTANZA DELLA COOPERAZIONE

Questo aspetto porta a un altro nodo cruciale nell’economia del gameplay: data la natura della quest principale, la squadra Ghost si troverà praticamente sempre in inferiorità numerica. Un approccio à la Rambo è sconsigliato se si vuole portare a casa la pellaccia, ed è per questo che nella maggior parte delle situazioni si dovrà puntare a fare piazza pulita scegliendo una strategia più stealth. Laddove giocando in single-player tutto questo sarà di certo più semplice, grazie alla possibilità di contrassegnare fino a tre nemici che l’intelligenza artificiale colpirà senza mai sbagliare un singolo colpo, è in compagnia di uno o più giocatori reali che la musica cambia, e notevolmente. Con l’ingresso in squadra di altri giocatori, infatti, i bot lasciano il posto ai propri alleati e l’uso delle funzioni come il tag automatico viene meno. Ciò comporta la necessità di comunicare costantemente con i compagni e pianificare attentamente la strategia, cercando di non essere scoperti al fine di evitare l’arrivo di ulteriori orde di nemici o, peggio ancora, delle truppe speciali Unidad, una vera noia da gestire a causa delle corazze e armi estremamente potenti, che aumenteranno in base al livello di allerta generato (fino all’arrivo di elicotteri e mezzi blindati, con conseguente K.O. assicurato).

Riuscire a coordinare un attacco perfetto con la propria squadra può risultare difficile e spesso frustrante, anche a causa di alcune scelte discutibili in termini di gameplay, come il respawn in caso di morte del giocatore (che ci permette di selezionare il giocatore a cui avvicinarsi, ma che spesso e volentieri non fa altro che portarci dalla parte opposta della mappa, con conseguenti e meritatissime imprecazioni gratuite), ma se avrete la pazienza di tentare di padroneggiare al meglio ogni singolo gadget (e ce ne sono di utilissimi, come il drone con cui studiare l’ambiente dall’alto), l’esperienza che vivrete saprà certamente ricompensare gli sforzi e lasciarvi un grande senso di appagamento. Il livello di sfida di Ghost Recon Wildlands non è basso, specialmente selezionando il livello di difficoltà più elevato… ed è per questo che la maggior parte dei combattimenti la vivrete dalla distanza, tentando di far fuori i nemici con il fidato fucile di precisione – rigorosamente silenziato – andando a ridurre notevolmente lo spessore dell’arsenale che potrete scovare setacciando la Bolivia. Ed è un peccato, perché alcune armi (in modo particolare quelle “esotiche” che otterrete uccidendo i boss del cartello) sono belle da vedere e piacevoli da usare, nel rispetto dell’ottimo gunplay che caratterizza i prodotti Ubisoft, ma se non si vuole tentare e ritentare la stessa missione per ore e ore, l’approccio più adatto nel 90% dei casi è quello stealth, dalla distanza, con calma e la più totale coordinazione.

MEGLIO MUOVERSI A PIEDI

Un altro difetto con cui dovrete fare i conti risiede nel sistema di guida di qualsiasi tipologia di veicolo presente in Wildlands, davvero da dimenticare: l’eccessiva sensibilità dei controlli e una fisica non proprio eccezionale fa sì che l’esperienza alla guida di auto, moto, barche, aerei ed elicotteri sia più frustrante che divertente, anche per via di un sistema di collisioni pessimo e una gestione della telecamera che raramente ci dà la sensazione di riuscire a controllare adeguatamente il mezzo. Il risultato è spesso e volentieri grottesco e spinge a evitare l’uso di veicoli se non strettamente necessari, ma considerando la distanza tra gli obiettivi e la vastità della Bolivia, nella maggior parte dei casi bisognerà resistere alla tentazione di gettare il pad dalla finestra e cercare di digerire il modello di guida. Di sicuro, l’uso di un elicottero permette di evitare tanta frustrazione, anche se il rullaggio e l’atterraggio non sono certo le cose più semplici e immediate da fare in Wildlands.

Ciò non toglie che il gioco sia in grado di offrire momenti più rilassati e di estrema spensieratezza, sopratutto se si trova un blindato con mitragliatrice con cui scatenare il caos tra le fila del Santa Blanca, o se si utilizzano metodi poco convenzionali per raggiungere l’obiettivo, ad esempio utilizzando gli esplosivi per bloccare un treno in corsa oppure organizzando un raid in un party del cartello arrivando di prepotenza con il proprio elicottero, sfoggiando un atterraggio davvero… esplosivo. Ed è proprio in questi momenti che Wildlands offre il meglio di sé, con tante risate e puro divertimento che vi spingeranno spesso e volentieri a distaccarvi dagli obiettivi principali per il puro gusto di esplorare lo scenario alla ricerca di qualche membro del cartello da sterminare a suon di mortaio.

GIUDIZIO
Ghost Recon Wildlands è uno sparatutto che punta tutto sul suo gigantesco open-world, meraviglioso per varietà e vastità, e su una libertà d'azione totale, che permette a una squadra di quattro giocatori di smantellare il cartello della droga boliviano scegliendo il percorso più congeniale ai propri gusti. Sfortunatamente, questo tipo di esperienze rischia ben presto di stancare a causa della mancanza di un filo conduttore tra le missioni principali, aspetto che rende il mondo di Wildlands fin troppo dispersivo e frammentato. Le cose da fare, infatti, non mancano, ed è facile perdersi negli scenari da cartolina della Bolivia senza progredire realmente nella storia. A questo si aggiunge un sistema di guida tra i meno riusciti di questa generazione, causa di inutili frustrazioni, e una ripetitività di fondo che si mostra tanto nelle missioni quanto nell'approccio che sarà necessario per portare a termine gli incarichi, complice un livello di difficoltà tarato verso l'alto e la necessità di usare armi dalla distanza, che rende superflua la presenza di tante armi bellissime sulla carta, ma poco funzionali all'atto pratico. Nonostante i difetti, Wildlands è un gioco che merita una possibilità nel caso in cui foste alla ricerca di un'esperienza cooperativa che sia fruibile all'occorrenza anche in single-player, capace di donare innumerevoli soddisfazioni dopo un raid andato a buon fine, dopo aver smantellato l'impero criminale di El Sueño, o semplicemente dopo aver fatto schiantare il proprio elicottero sul 4x4 del proprio compagno di squadra, con conseguenti risate mischiate a imprecazioni gratuite.
GRAFICA8.5
SONORO8
LONGEVITÀ8
GAMEPLAY7
PRO
L'open-world boliviano è estremamente vasto e variegato
Libertà d'azione e progressione dell'avventura davvero totale
Divertente (anche se difficile) da giocare in cooperativa
Longevità elevatissima
CONTRO
Sistema di guida da dimenticare
Esperienza troppo dispersiva senza un filo conduttore
Potrebbe risultare presto ripetitivo, tanto nelle missioni quanto nelle armi
8
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