The Legend of Zelda: Breath of the Wild
Versione testata: Switch

The Legend of Zelda: Breath of the Wild (Switch)

L’arrivo di The Legend of Zelda: Ocarina of Time su Nintendo 64 fu un momento catartico. A livello puramente personale segnò la mia carriera da giocatore in maniera indelebile, ma più in generale consacrò il capolavoro di Nintendo in senso assoluto, tanto da sdoganare una nuova era videoludica basata su enormi mondi da esplorare in tre dimensioni. La favola che racconta dell’eroe del tempo è considerata ancora oggi una delle opere più riuscite del colosso di Kyoto, e non è un caso che nelle classifiche stilate sul tema si trovi spesso e volentieri nelle prime posizioni. Nintendo ha più volte tentato di replicare lo stesso successo di Ocarina of Time, sfornando un capolavoro dopo l’altro, ma forse non riuscendo mai a raggiungere quello che per alcuni è addirittura il miglior videogioco mai realizzato.

Devo ammettere che fin dall’annuncio di The Legend of Zelda: Breath of the Wild ho avvertito una sensazione diversa, come se stesse succedendo qualcosa di destabilizzante, ma allo stesso tempo rivoluzionario e strabiliante. Come se quell’eroe con l’ocarina in mano avesse ripreso in mano il suo adorato strumento per suonare un’ultima volta le note di Song of Time, fino a far comunicare due epoche tanto distanti ma che da oggi, siamo molto felici di poterlo dire, sono probabilmente un po’ più vicine.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

UN MONDO TUTTO PER LINK

Fin dalla presentazione del 2014 è stato immediatamente chiaro che The Legend of Zelda: Breath of the Wild avesse in mano le chiavi di Nintendo: mai la casa giapponese aveva investito così tanto su un progetto interno (si parla di più di trecento persone coinvolte) e mai era stata tanto positiva la risposta da parte del pubblico a seguito del primo trailer rilasciato.

Aspettative altissime scaturite sostanzialmente dalla presenza di due elementi portanti: da un lato un concept molto moderno, anche se caratterizzato da uno stile grafico in cel- shading; dall’altro l’introduzione per la prima volta di una struttura in tutto e per tutto open-world.

Come già accaduto in passato, Nintendo però non si è accontentata del semplice compitino, piuttosto è riuscita a prendere un’idea di gioco ben consolidata nell’immaginario collettivo, quell’open-world che tanto è in voga in questa generazione, e a ripensarla alla sua maniera, con la solita creatività che da oltre trent’anni la differenzia nel settore. Il risultato, dopo tanti anni di sviluppo e anche svariati posticipi, è The Legend of Zelda: Breath of the Wild, un’opera enorme, quasi asettica se messa in relazione al panorama odierno. Quello di Hyrule è un mondo completamente aperto e libero, che Eiji Aonuma ha costruito curandone ogni minimo dettaglio e sfumatura, per poi lasciare finalmente nelle mani del giocatore un potere decisionale assoluto.

IL RISVEGLIO DELL’EROE

Il plot narrativo di The Legend of Zelda: Breath of the Wild comincia all’indomani di una battaglia devastante, dove Link lo spadaccino viene sconfitto dal perfido Ganon e rimane addormentato per cento lunghi anni. Il sonno rigeneratore dell’eroe cessa nel sacrario della rinascita quando la principessa Zelda, figlia del Re di Hyrule, lo richiama dal suo stato metafisico per chiedergli aiuto ancora una volta. Ganon ha preso possesso del regno e di tutti i suoi segreti, e solo l’eroe prescelto ha la possibilità di affrontarlo per liberare Hyrule dall’aurea malvagia che lo avvolge e riportare finalmente la luce.

Ciò che però frena i sogni di libertà di Zelda e di suo padre è che durante il lungo periodo di riposo, Link ha perso completamente la memoria: prima di poter fronteggiare nuovamente Ganon, il nostro eroe deve recuperare tutte le sue capacità, senza le quali non ha alcuna speranza di vittoria.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

RESPIRO SELVAGGIO

L’approccio al Grand Plateau, la prima (e già piuttosto estesa) area che viene mostrata subito dopo il breve incipit iniziale, è il mezzo con cui Eiji Aonuma ha pensato di introdurci alle meccaniche di base, una sorta di tutorial in cui è già possibile accarezzare le enormi possibilità concesse. E non è un dettaglio di secondo piano, visto che l’intera architettura di Breath of the Wild è piuttosto diversa da quanto visto nei precedenti episodi del franchise. Capire come muoversi, in che modo curarsi e come procurarsi da mangiare per recuperare energia, oppure dove cucinare e in che modo preparare pozioni e antidoti, non è un’impresa da poco. Link può interagire con qualsiasi elemento presente in Hyrule: a ogni azione corrisponde una reazione, e ciascun processo va metabolizzato con estrema calma, poiché per muoversi a proprio agio nel favoloso mondo realizzato da Nintendo bisognerà che il nostro eroe lo conosca alla perfezione.

Superato lo smarrimento iniziale e completata la prima fase dell’avventura, si viene catapultati sulla piana di Hyrule senza alcuna limitazione, avendo persino la possibilità di dirigersi immediatamente verso il boss finale, ovviamente senza aver le capacità per poterlo sconfiggere. Il menu richiamabile con il tasto + consente di gestire tutta la parte relativa all’equipaggiamento di Link, ma anche le varie quest a disposizione (suddivise in principali e secondarie).

È bene che dimentichiate le armi storiche che hanno caratterizzato la serie The Legend of Zelda, perché in Breath of the Wild Aonuma ha completamente stravolto il loro utilizzo, inserendo in giro per il mondo di Hyrule una quantità impressionante di armi che non hanno nulla a che fare con il rampino, la fionda o l’arco visti in passato. La particolarità è che ogni arma è concepita per essere utilizzata in determinati momenti, ma soprattutto può essere distrutta (a parte qualche rarissimo caso, indovinate a quale ci riferiamo…), ed è dunque importantissimo gestire al meglio tutto l’armamento per non ritrovarsi nei momenti decisivi senza l’attrezzatura necessaria.

A proposito di libertà, dopo poche ore di gioco ci si rende conto che le quest principali non sono che un grosso collante verso la strada che porta allo scontro decisivo, ma il fatto interessante è che sarà il giocatore stesso a scegliere in che modo portarle avanti, e di conseguenza con che parte della mappa iniziare l’esplorazione, che in questo capito assume un ruolo centrale nell’economia del gioco, considerando anche la possibilità di arrampicarsi praticamente ovunque. Ogni location, come dicevamo, è disponibile fin dall’inizio dell’avventura, ma non è detto che Link possieda già gli strumenti adatti per accedervi. La genialità di Nintendo e Aonuma sta proprio in questo: tutta la struttura open-world costruita intorno a Hyrule è un gigantesco e affascinante dungeon, dove ogni angolo e cespuglio del regno possono nascondere un puzzle o un suggerimento necessario per l’avanzare dell’avventura. Mai in nessun altro esponente titolo open-world tali aspetti sono riusciti a coesistere in maniera così coerente e armoniosa dall’inizio alla fine dell’avventura, ed è questo uno degli aspetti che rende Breath of the Wild “unico”.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

UN LABIRINTO PER AMICO

Con l’ultimo episodio di The Legend of Zelda, Nintendo ha rivisto anche il concetto di dungeon nel senso stretto del termine. È vero che tutto il mondo di gioco appare come un enorme e stratificato labirinto, ma all’interno di esso esistono comunque due tipologie di dungeon che presentano la struttura che abbiamo imparato a conoscere negli episodi storici della saga. Oltre ai grossi dungeon principali (comunque ridotti rispetto a quelli enormi visti ad esempio in Twilight Princess), sui quali non faremo accenni per non incorrere in pericolosi spoiler, il regno di Hyrule è cosparso anche di numerosi Sacrari, mini-dungeon che propongono uno o due puzzle molto ravvicinati che, una volta completati, permettono di ottenere gli emblemi del trionfo: ogni volta che ne accumulerete quattro potrete decidere di sviluppare le abilità di Link, puntando sulla stamina oppure sulla vitalità.

A differenza di quanto visto in tutti gli episodi di Zelda fino a oggi, il level design dei dungeon (siano i principali o i sacrari) non è costruito intorno alle storiche armi di Link (eliminate in favore di un nuovo sistema che offre una maggiore varietà), ma attraverso le speciali abilità legate alla tavoletta Sheikah. Questo piccolo tablet (che ricorda per tanti aspetti proprio una console Switch) permette al nostro eroe di disporre di diverse skill, come ad esempio alterare la posizione degli oggetti attraverso una grossa calamita, oppure interagire con l’acqua facendo affiorare imponenti iceberg, che possono essere utilizzati anche come piattaforme su cui saltare. Le opportunità offerte dalla tavoletta Sheikah acquisiscono ancora più importanza di fronte alla fantastica fisica applicata al motore di gioco, in grado di gestire praticamente ogni elemento sullo schermo con reazioni realistiche. Si tratta di uno degli aspetti più impressionanti dell’intera produzione, considerando la potenza non eccezionale che Switch mette a disposizione e alla luce del fatto che il tutto gira anche su una Wii U, sebbene a risoluzione inferiore.

JOY-CON ALLA MANO

Abbiamo affrontato tutta l’avventura utilizzando i Joy-Con insieme al Joy-Con Grip in dotazione, principalmente giocando tramite la dock-station su TV, ma con qualche sessione anche in assetto portatile. I comandi sono molto comodi nonostante i tasti dei due controller siano piuttosto piccoli, e permettono di padroneggiare agevolmente i movimenti di Link.
Al di là dei movimenti base per i quali si utilizzano gli stick analogici, il sistema di controllo prevede il classico sistema di lock-on tramite il tasto Z, con il quale si focalizza la visuale sul nemico. Durante i combattimenti, con la croce direzionale sinistra è inoltre possibile richiamare i menu veloci per cambiare arma, equipaggiamento o il potere della tavoletta Sheikah, ed è un momento importante anche a livello strategico, perché in quel frangente il tempo si ferma in attesa della scelta dell’utente.

Utilizzando il giusto tempismo, sempre mentre si mantiene il lock sul proprio avversario, è possibile effettuare diverse evoluzioni in grado di causare molti più danni rispetto a un attacco tradizionale. Se invece siete in crisi a livello di energia vitale, con il tasto + si può accedere in tempo reale al menu di pausa, per aprire la borsa oggetto e cercare qualche pietanza in grado di rigenerare l’energia di Link. La verità è che l’intero sistema di controllo è estremamente profondo, con tantissime possibilità di approccio al combattimento e la possibilità di utilizzare una tecnica ben definita a seconda della tipologia di avversario che avremo di fronte.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

UN DIPINTO SU SCHERMO

In The Legend of Zelda: Breath of the Wild anche passeggiare senza una meta può essere appagante, dato che il livello artistico della produzione Nintendo raggiunge vette ancora inesplorate. Il meteo dinamico concede scorci meravigliosi e lo spettacolo delle enormi ambientazioni lascia a bocca aperta in più di un’occasione, nonostante una mole poligonale che non fa certo gridare al miracolo. Ci è piaciuto tantissimo il modo con cui è proposta la colonna sonora, con note impegnate che arrivano nei momenti giusti e lasciano al silenzio della natura la maggior parte dei momenti, sopratutto in quelli legati all’esplorazione.

Il titolo gira su Switch a 900p in modalità dock, ossia con la console collegata alla TV di casa, per poi scendere a 720p quando si gioca in modalità portatile, sfruttando la massima risoluzione offerta dal touchscreen di Switch. Se quest’ultima modalità risulta molto fluida praticamente in ogni situazione, capita invece che in versione dock il motore grafico soffra qualche incertezza, ma la cosa particolare è che ciò avviene in specifici punti della mappa, a prescindere dal numero di elementi su schermo. Questo potrebbe far pensare a una non perfetta ottimizzazione di alcune aree, probabilmente derivate dallo sviluppo del titolo iniziato dapprima su Wii U, ma ciò non toglie che The Legend of Zelda: Breath of the Wild sia un titolo perfettamente fruibile in ogni situazione, mentre i cali di frame-rate, seppur leggermente fastidiosi per i giocatori più attenti, sono comunque marginali e non minano in nessun modo l’esperienza di gioco complessiva.

GIUDIZIO
The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un’opera titanica, non ci sono altre parole per descriverla. Nintendo ha compiuto un autentico miracolo, reinterpretando il concetto di open-world pur riuscendo comunque a mantenere inalterata la cura nel level design e nel gameplay che da sempre hanno contraddistinto la saga di Zelda, confezionando in definitiva quella che per Switch è senza nessun dubbio una vera killer-application. La nuova avventura di Link si riallaccia fortemente a quanto Ocarina of Time rappresentò all’epoca di Nintendo 64, imponendosi in un panorama troppo stantio e povero di produzioni all’avanguardia con uno stile e maestria dal sapore innovativo come solo i grandissimi capolavori hanno il merito di fare. Non sappiamo se The Legend of Zelda: Breath of the Wild sia il miglior videogioco mai realizzato, ma una cosa la possiamo dire senza remore: non giocarlo sarebbe veramente un delitto.
GRAFICA9
SONORO10
LONGEVITÀ9.5
GAMEPLAY10
PRO
L’open world secondo Nintendo: un unico, enorme dungeon
Artisticamente splendido, level design ispiratissimo
Motore fisico all'avanguardia
Tantissima esplorazione e un gameplay stellare
CONTRO
Qualche calo di frame-rate
10
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