Ogni tanto fa piacere fare un salto nel passato, ai tempi in cui le avventure grafiche dominavano il mercato dei videogiochi con titoli come Monkey Island e Maniac Mansion, e devono pensarla così anche i ragazzi di Infamous Quests, che dopo aver riscosso un discreto successo con Quest for Infamy, sono tornati all’attacco con The Order of the Thorne: The King’s Challenge. Figlio di un’ennesima, generosissima raccolta fondi su Kickstarter (che oltre al soggetto di questa recensione comprenderà anche lo sviluppo del suo seguito, ovvero Fortress of Fire, e di Quest for Infamy – Roehm to Ruin) il titolo si candida come un vero punto di riferimento per gli appassionati di avventure grafiche, ma un tale obiettivo si sarà davvero rivelato alla portata di questo piccolo ma talentuoso studio di sviluppo?

LA SFIDA DEL RE

Il nostro viaggio inizia nel Faerie Realm, più precisamente in un pacifico villaggio chiamato Crann Naoimh, dove vestiamo i panni di un giovane bardo di nome Finn, giunto da lontano per parlare con Re Quillhairn e partecipare alla cosiddetta “King’s Challenge”, una sfida che si rinnova da generazioni ogni dieci anni e nel quale il Re mette alla prova il valore degli eroi che vi partecipano. Il nostro compito? Cercare e trovare la Regina Helena, nascosta da qualche parte nel regno, imbarcandoci in un’avventura che ci porterà ad incontrare diversi personaggi eclettici e fuori di testa.

La progressione è quella classica dei giochi punta e clicca, ovvero un’alternanza fra fasi di esplorazione, dialoghi con ogni essere vivente e non, raccolta di oggetti e risoluzione di puzzle, con l’aggiunta della possibilità di suonare diverse melodie con il nostro liuto, indispensabili per risolvere alcuni enigmi e proseguire l’avventura, enigmi che peraltro hanno evidenziato una buona profondità di fondo. Un piccolo neo dell’esplorazione però, è la macchinosità che scandisce gli spostamenti tra le varie aree, che avviene come sempre cliccando su un bordo dello schermo.

Il fatto che il cursore non si modifichi in alcun modo e che non vi siano scritte a evidenziare l’imminente spostamento, tende infatti a creare un po’ di confusione soprattutto nelle primissime fasi, ma ciò non toglie che col passare del tempo tale limite tenda ovviamente a passare in secondo piano. L’aspetto più paradossale del prodotto, visto e considerato che parliamo di un’avventura che ha come protagonista un bardo, è tuttavia la scarsa cura riservata dal team di sviluppo al comparto audio, composto da musiche abbastanza anonime e talvolta addirittura sgradevoli da sentire, con suoni spesso e volentieri ripetuti che dopo un po’ risultano martellanti – la musica del menù iniziale ne è un perfetto esempio.

A risollevare la situazione ci pensa fortunatamente l’ottima narrazione, che pur essendo in inglese, risulta essere il vero punto forte della produzione; al di là di una pregevolissima voce fuori campo con cui è stato doppiato qualsiasi messaggio a schermo dovuto all’esplorazione dell’ambiente, The King’s Challenge vanta anche una serie di ottimi doppiatori che, complice un’impostazione che incarna quel tipico humor che in passato sancì il successo di questa particolare tipologie di esperienze, rendono l’atmosfera davvero gradevolissima.

Sotto il profilo tecnico, al contrario, il gioco si presenta con una grafica decisamente sottotono per il periodo storico in cui viviamo. Quando parlavo di salto nel passato infatti non esageravo: la scelta di adottare questo stile retro farà infatti storcere il naso ai più esigenti ma al tempo stesso soddisferà i giocatori di vecchia data, grazie ad ambientazioni molto ben disegnate e ricche di dettagli. A ogni modo, la sensazione è che Infamous Quests avrebbe dovuto fare uno sforzo maggiore in questo senso.

GIUDIZIO

Fin troppo antiquato sotto il profilo tecnico e minato da un comparto audio davvero pessimo se consideriamo che il protagonista è un bardo, The King’s Challenge si guadagna la sufficienza soprattutto grazie alla bontà della sua narrazione e all’ottimo doppiaggio.