Tra tutti i prodotti più sottovalutati della scorsa generazione, uno di quelli a cui sono sempre stato particolarmente legato è senza dubbio Just Cause. Il primo Just Cause. Per quanto oggettivamente mediocre sotto tanti punti di vista, l’avventura che ha visto debuttare Rico Rodriguez nel mondo dei videogiochi mi è infatti rimasta nel cuore per numerose ragioni, prima fra tutte la sua innegabile – e per l’epoca, inaspettata – esplosività. Il suo sequel non fu purtroppo in grado di farmi lo stesso effetto, nonostante evidenti passi avanti sul versante strutturale, ma con l’arrivo di Just Cause 3 sentivo che il mio amore per questa saga sarebbe rifiorito come d’incanto e mai come in questo caso sono felice di poter dire che, sì, avevo dannatamente ragione!

STRAORDINARIAMENTE IMPERFETTO

La prima cosa da sottolineare, più che altro al fine di evitare sin dall’inizio spiacevoli fraintendimenti, è che Just Cause 3 non è affatto un prodotto perfetto, anzi, tutt’altro. Sin dai primissimi minuti il titolo evidenzia infatti evidenti problemi tecnici, una trama a tratti insensata, numerose imperfezioni in termini di gameplay e una struttura talvolta inconsistente e fumosa… ma nonostante questo è in grado di garantire un divertimento superiore alle più rosee aspettative.

A differenza di molti titoli contemporanei, Just Cause 3 non si prende mai troppo sul serio ma, al contrario, punta tutto sui suoi eccessi e, più in generale, sulla sua straordinaria imperfezione di fondo proponendo un’esperienza folle, esplosiva e insensata che per quanto oggettivamente improbabile, risulta intensa, frenetica e soprattutto irresistibile dall’inizio alla fine. Sorpresi? Mai quanto lo sono stato io nel constatare quanto fosse difficile staccare le mani dal pad nonostante il gioco sia, come detto, tutt’altro che perfetto.

IL MOMENTO DELLA RIVOLUZIONE

Ambientato a Medici, terra natale del caro vecchio Rico Rodriguez, Just Cause 3 propone un’avventura incentrata sul concetto di rivoluzione, che vede il nostro prode eroe affrontare una lunga serie di missioni con il solo obiettivo di liberare il territorio dalla morsa di Di Ravello, malvagio – e diciamolo, buffo – despota intenzionato a imporre il proprio dominio a ogni costo. La progressione, basata sulla progressiva liberazione del territorio, ricalca quella di titoli come Assassin’s Creed Syndicate, ma a rendere il tutto più emozionante e divertente del previsto vi sono anche una lunga serie di attività secondarie, del tutto opzionali, legate a doppio filo a un pregevolissimo sistema di crescita del personaggio.

Ogni attività secondaria permette infatti di conquistare un determinato numero di “ingranaggi” che possono poi essere spesi per sbloccare una vasta gamma di “mod” la cui funzione è essenzialmente quella di accrescere le potenzialità di Rico donandogli al contempo sempre maggiori variabili tattiche nell’approccio alle varie situazioni proposte. Insomma, gli stimoli, considerando anche la presenza di numerose categorie differenti di mod, non mancano affatto, aprendo le porte a un’esperienza frenetica e intensa in grado di assicurare ore e ore di divertimento all’insegna della massima spettacolarità.

Vista la presenza di innumerevoli armamenti e gadget differenti – primo fra tutti un rampino mai così poliedrico e divertente da usare – a cui si aggiungono numerosi veicoli e velivoli, ogni situazione può essere infatti affrontata nella maniera più folle e improbabile, evidenziando con estrema regolarità la vera natura di un prodotto concepito principalmente per divertire piuttosto che per mettere davvero alla prova il giocatore. A fronte di un’IA piuttosto mediocre il grado di difficoltà è infatti piuttosto contenuto e sebbene alcuni problemi nelle meccaniche di gioco tendano talvolta a rendere la gestione del personaggio un po’ frustrante, gran parte delle attività proposte potranno essere completate senza particolari sforzi.

LA SPETTACOLARITA’ HA IL SUO PREZZO

Just Cause 3 è dunque un prodotto che si fonda fortemente sul concetto di divertimento, senza mai imporre troppe regole, ostacoli o limitazioni che possano limitare l’esplosività di un concept minato, come detto, solo da alcune discutibili scelte di design. E qui arriviamo ovviamente alle note dolenti. Tralasciando un comparto grafico che risente di un motore di gioco non sempre irreprensibile a causa di frequenti cali di frame-rate dovuti senz’altro alla grandissima distruttibilità ambientale del mondo di gioco, il titolo evidenzia infatti meccaniche non proprio rifinitissime che tendono a ridurre la qualità di un’esperienza altrimenti priva di particolari difetti.

Per quanto agilissimo nell’uso del paracadute, della tuta alare e soprattutto del suo immancabile rampino, Rico risulta infatti piuttosto macchinoso in gran parte dei suoi movimenti e in questo senso l’impossibilità di correre o di arrampicarsi su semplici sporgenze, rende la sua gestione inspiegabilmente problematica in molte situazioni di gioco, incoraggiando in maniera piuttosto forzata l’utilizzo dei gadget a sua disposizione. A questo si aggiunge poi anche l’impossibilità di restringere la visuale nel corso delle sparatorie – una scelta davvero difficile da spiegare – e cosa ancor più importante, quella di agganciare efficacemente eventuali bersagli per limitare il margine di errore con le armi in pugno.

Si tratta chiaramente di difetti marginali che non limitano in maniera davvero significativa il grado di divertimento che Just Cause 3 è in grado di offrire, ma trattandosi di limiti non certo impossibili da arginare in fase di sviluppo, la loro presenza nella versione finale del prodotto, finisce col tradire una certa approssimazione di fondo che, personalmente, non mi sarei aspettato da parte del team di sviluppo. Ciò detto Just Cause 3 sarà comunque in grado di divertire e appassionare soprattutto grazie alla sua grande varietà di situazioni, ma una certa amarezza per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato sarà davvero difficile da smaltire.

GIUDIZIO

Divertente e esaltante,  Just Cause 3 si sarebbe potuto rivelare un vero e proprio capolavoro se solo alcuni dei suoi evidenti difetti fossero stati arginati in fase di pre-release.