Bloodstained: Ritual of the Night

Bloodstained: Ritual of the Night, provata la versione finale su PS4

A un mese dal debutto sul mercato, abbiamo messo le mani sulla build definitiva della nuova opera di Koji Igarashi nata su Kickstarter.

La storia di Bloodstained: Ritual of the Night è particolarmente interessante: il progetto, nato dalla mente del leggendario Koji Igarashi (creatore originale della serie Castlevania), è nato dal desiderio dei fan di mettere le mani su un nuovo metroidvania creato da “Iga” dopo il suo addio a Konami. Il progetto è stato successivamente finanziato su Kickstarter grazie all’incredibile supporto da parte della community, che ha stanziato più di 5.5 milioni di dollari per far sì che la visione del designer prendesse vita, trasformando Bloodstained nel gioco più finanziato sul servizio di crowdfunding (poi superato da Shenmue III).

Da allora, però, non sono mancate le complicazioni: tra la cancellazione delle versioni PS Vita, Mac e Linux e un comparto tecnico che, in occasione delle apparizioni alle fiere di settore, non ha fatto gridare al miracolo, i fan non hanno nascosto una certa preoccupazione circa l’effettiva bontà del proprio investimento. Impressioni condivise dalla stampa di settore, ma destinate a cambiare nelle prossime settimane: quando manca meno di un mese al suo debutto sul mercato, 505 Games ci ha invitati nella sua sede milanese per provare con mano l’edizione finale di Ritual of the Night, con una prova di circa un’ora che si è articolata attraverso tre livelli della versione che sarà venduta dal 18 giugno in formato digitale su PC, PS4 e Xbox One e dal 21 giugno in formato retail su console (con la versione Switch che arriverà in formato digitale il 25 giugno e nei negozi tre giorni più tardi).

Bloodstained: Ritual of the Night
La protagonista, Miriam, è una giovane alchimista che ha il potere di cristallizzare l’energia dei demoni che uccide nel proprio sangue, utilizzandola per scatenare incredibili poteri.

POTERI DEMONIACI

Che Bloodstained sia un erede spirituale di Castlevania sotto mentite spoglie lo si capisce sin dalle prime battute di gioco, ma fortunatamente oltre a una direzione artistica che ricorda molto il brand di Konami, un’ambientazione in stile gotico e un design dei nemici che appare familiare per chi ama la serie dedicata alle peripezie della famiglia Belmont, c’è un prodotto che splende di luce propria e sa come farsi notare grazie ad alcune caratteristiche decisamente interessanti. Vestendo i panni di Miriam, una giovane orfana che è stata allevata da un gruppo di alchimisti al fine di apprendere il potere di cristallizzare l’energia demoniaca nel proprio sangue, il giocatore dovrà farsi strada tra ambientazioni in puro stile metroidvania tra nemici, scorciatoie, backtracking e gli immancabili boss da affrontare sfruttando tutta una serie di armi, oggetti e abilità sovrannaturali.

Con la succitata capacità di cristallizzare l’energia dei nemici, Miriam può utilizzare delle particolari abilità che, previo consumo di mana, possono distruggere in un colpo solo i nemici semplici oppure infliggere danni ingenti contro i numerosi boss che intralceranno il vostro cammino verso la resa dei conti con il rinnegato Johannes. All’occorrenza, però, le stesse abilità possono essere utilizzate per aprire un varco e sbloccare un nuovo passaggio (ad esempio, utilizzando un attacco infuocato per accendere la miccia di un cannone) o interagire con particolari oggetti presenti negli scenari, ed è prevedibile che con il prosieguo dell’avventura, Miriam sarà in grado di apprendere nuovi poteri che le permetteranno di rivisitare alcuni scenari in cerca di nuove aree precedentemente nascoste e inaccessibili.

Il gameplay si articola attraverso l’uso dell’arma principale (ne esistono di diversi tipi) e l’alternanza tra le varie abilità demoniache che apprenderete nel tempo, che si ricaricano progressivamente ma possono essere ripristinate interamente nelle stanze addette al salvataggio dei progressi, nascoste anch’esse nei labirintici scenari. Come da tradizione nei progetti di Igarashi, infatti, le ambientazioni di Bloodstained sono caratterizzate da varie stanze che si estendono in orizzontale e in verticale, opportunamente segnalate da una minimappa che permette al giocatore di comprendere le zone ancora da sbloccare per raggiungere lo scontro con il boss di fine livello.

Esplorando lo scenario vi imbatterete in forzieri e nemici che, una volta sconfitti, vi doneranno loot da utilizzare sia per modificare l’aspetto (e conseguentemente le statistiche) di Miriam che i pattern d’attacco tramite armi decisamente variegate: nel corso della nostra prova abbiamo potuto testare come fruste, spade, pistole, pugnali e asce siano in grado di cambiare drasticamente l’approccio ai combattimenti (di per sé già particolarmente impegnativi al livello di difficoltà più basso) e spingere il giocatore a variare continuamente mezzo offensivo per adattarsi ai nemici che incontrerà lungo il cammino. A supporto di Miriam intervengono poi tutta una serie di pozioni e oggetti tipici dei GdR, che donano a Bloodstained una profondità non indifferente. La protagonista potrà raccogliere oro e risorse da scambiare in quello che somiglia in tutto e per tutto a un hub centrale, realizzando dei nuovi oggetti tramite un apprezzabile sistema di crafting. Tuttavia, l’esiguo tempo a disposizione non ci ha permesso di esplorare a fondo questa possibilità.

Bloodstained: Ritual of the Night
Nel corso dell’avventura potrete sbloccare nuove armi e poteri: ciascuno avrà effetti diversi sui nemici e vi obbligherà ad adottare un diverso stile di combattimento.

TUTTO UN ALTRO GIOCO

Ciò che abbiamo avuto modo di vedere e che ci ha strappato più di un sorriso è la varietà di nemici e sopratutto scenari, che passano dal classico galeone (mostrato a ogni apparizione ufficiale da 505 Games) al più iconico castello, un richiamo nemmeno troppo velato alla saga che ha reso celebre il nome di Igarashi nel mondo dei videogiochi. Ed è proprio nel castello che la nostra prova è arrivata al capolinea, affrontando un gigantesco boss armato di spada infuocata e pronto ad affettare senza il minimo scrupolo la nostra apprendista alchimista. Uno scontro che ci ha permesso di saggiare ciò che, nel corso della prova, era sembrato particolarmente palese: rispetto alla versione provate nel caos dell’E3 2018, Bloodstained sembra tutto un altro gioco. E non è solo per un comparto grafico che, pur con qualche limite, è stato sensibilmente rifinito da ArtPlay, ma anche per una fluidità che non ha nulla a che vedere con quella – estremamente ballerina – delle build precedenti.

Bloodstained si lascia giocare che è un piacere anche su una normalissima PS4 standard, offrendo un frame-rate solido e privo dei continui scatti che avevano fatto storcere il naso durante la prova dello scorso anno. Merito senza dubbio di un buon processo di ottimizzazione, che ha consentito alla software house di migliorare i punti critici del gioco e offrire ai fan il genere di esperienza che ci si aspetta da un metroidvania implacabile, che promette di offrire un tasso di sfida particolarmente elevato al suo livello di difficoltà massimo. Le impressioni al momento sono decisamente positive: la lunga gestazione che ha caratterizzato lo sviluppo di Bloodstained alla fine pare aver dato i frutti sperati, tuttavia resta da capire quanto il gioco del buon vecchio “Iga” sarà in grado di rinnovarsi e mantenere elevato l’interesse nel corso dell’avventura. Per scoprirlo bisognerà attendere ancora qualche settimana, quando avremo finalmente l’occasione di testare la versione finale del gioco nella sua interezza. Appuntamento come sempre sulle pagine di VGN.it per la recensione completa.

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