The Town of Light – Provato il primo grande horror made in Italy

Se siete appassionati di esperienze horror, è molto probabile che vi sia già capitato più e più volte di sentir parlare di The Town of Light, ma qualora questo nome vi fosse nuovo, lasciate che vi introduca a quello che possiamo tranquillamente definire come uno dei prodotti più interessanti del panorama indie Italiano. Sviluppato dalla piccola software house toscana LKA.it, questo promettente titolo d’avventura è ambientato in Italia, e più precisamente nel manicomio abbandonato di Volterra, luogo drammaticamente cupo e ricco di oscuri segreti che sarà nostro compito svelare vestendo proprio i panni di una ex-paziente dell’istituto.

Una premessa a dir poco stuzzicante per chiunque abbia anche solo un minimo di interesse verso questo tipo di produzioni, capace di regalarmi una delle esperienze più intense e al tempo stesso angoscianti che abbia sperimentato ultimamente. Sin dai primissimi minuti, quando ci si trova a percorrere la soleggiata stradina che conduce a un rudere abbandonato, la sensazione è che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che stiamo facendo.

Il solo volersi avvicinare a un luogo così cupo, per ragioni inizialmente oscure, sembra infatti sintomo di estrema stupidità, ma sono sufficienti pochi minuti per rendersi conto che quello che stiamo per intraprendere è un profondo viaggio nella psiche umana. La psiche di una donna che ha perso la propria sanità mentale per colpa di quelle stesse persone che, in teoria, avrebbero dovuto curarla. Ma da cosa, poi? E qui potremmo aprire un’immensa parentesi su tutti gli orrori che accaddero in Italia prima dell’entrata in vigore della legga Basaglia ma… soprassediamo, e torniamo al gioco.

Renèe, questo il nome della nostra cupa protagonista, è infatti una ragazza che nasconde oscuri segreti e una fragilità così evidente da risultare quasi tangibile, e ogni secondo passato in sua compagnia, vestendo i suoi panni e accompagnandola negli angusti corridoi che ne hanno devastato cuore, mente e anima, è un secondo di puro disagio. Nel corso della mia sessione di prova con una versione peraltro ancora incompleta del prodotto, ho infatti sperimentato un grado di disagio che non avrei mai pensato di provare di fronte a un videogioco. E non era paura, badate bene, bensì malessere. Un malessere profondo, dovuto non tanto a ciò che vedevo, ma a ciò che immaginavo potesse essere successo in quei luoghi nella realtà.

Ed è forse questo il vero merito dei ragazzi di LKA.it, l’essere riusciti a rendere praticamente invisibile quella sottile linea che solitamente divide il mondo reale da quello digitale, creando così una realtà di gioco davvero difficile da interpretare in maniera adeguata. “Possibile che tutto questo sia successo davvero? E a quante persone? “, sono queste le domande che continuavo a pormi passando da una stanza del manicomio all’altra, mentre assistevo ai drammatici ricordi e alle terribili visioni di Renèe apprendendone le oscure verità. E sono domande che vi porrete senz’altro anche voi, qualora doveste decidere di mettere le mani su una copia di The Town of Light il prossimo 26 febbraio, giorno prescelto per il suo debutto su Steam.

Prevedere quale potrà essere la reazione del pubblico di fronte a un prodotto così particolare, così potente sotto il profilo emozionale e artistico e così scottante nelle tematiche, non è semplice, ma una cosa è certa: The Town of Light propone qualcosa di profondamente diverso da ciò a cui siamo stati abituati fino a oggi e questo aspetto, da solo, potrebbe valere il prezzo del biglietto.