Mass Effect: Andromeda

Mass Effect: Andromeda – Anteprima EA Play 2016

– “È successo davvero?”

-“Sì, alcuni dettagli sono andati persi col tempo. È successo tutto tanto tempo fa…”

– “Quando potrò viaggiare tra le stelle?”

– “Un giorno, tesoro…”

-” Chi ci sarà lì?”

-” Tutto quello che puoi immaginare. La nostra galassia conta miliardi di stelle, ognuna di esse possiede più mondi, ogni mondo potrebbe essere la CASA di forme di vita diverse, ogni vita è una storia speciale per sé stessa.”

-” Raccontami un’altra storia su Shepard.”

– ” Si sta facendo tardi… ma va bene. Ancora un’altra storia…”

mass effect andromeda

Così, in uno scenario notturno e di una tarda primavera simil-terrestre virata al blu si concludeva Mass Effect 3. Con le parole tra un bimbo (o una bimba) e un probabile nonno in una cut-scene “segreta” che mette la parola fine alla trilogia del magico mondo creato da BioWare. Parole e immagini che si sono impresse nella mia mente, quando ho spento mestamente la mia Xbox 360, temendo che questo fosse un epilogo. Un epilogo, però profetico. Dopo le rivelazioni dell’EA Play, queste stesse parole e quelle due piccole sagome confuse mi sono saltate agli occhi come un déjà-vu ed è stato difficile non pensare quanto questo dialogo abbia tanto a che fare con l’attesissimo Mass Effect: Andromeda.

ODISSEA NELLO SPAZIO

Com’è nel destino di tutte le trilogie più famose e amate, pensare a un “capitolo 4” di una storia che sembra essere già bella e conclusa diventa un’impresa titanica. Ma qui siamo nello spazio, a cavallo dell’universo, e il tempo, più che lo spazio stesso, può assumere delle forme del tutto inaspettate dai risvolti interessanti, ben lontani dalla parola “fine”. Questo è lo spirito con cui BioWare ha deciso di rimboccarsi le maniche: cercando di creare non un Mass Effect 4, ma un gioco nuovo, che potesse portare i fasti della trilogia con sé, ma regalando nuove dimensioni in quelli che sono i punti saldi di questo titolo, ossia la tensione all’esplorazione di mondi sconosciuti e le profonde relazioni che possono crearsi tra gli esseri umani e gli altri da noi. Non voglio chiamarli “alieni”, perché in questo caso, riportando le parole del creative director Mac Walters nel corso di un’intervista ai colleghi di Polygon, potrebbero essere proprio questi presunti alieni a chiederci: “Chi sei e cosa ci fai qui?“.

Dimenticate per un momento la figura dell’uom di multiforme ingegno del comandante John Shepard, l’Ulisse nell’Odissea BioWare, la cui leggenda l’aveva già preceduto ancor prima di premere Start sulla console. Dimenticate d’essere già eroi. Dimenticate i mondi già colonizzati, abitati, conosciuti. Fate diversi passi indietro e arrivate a quel punto in cui “ognuno di noi si è sentito un pesce fuor d’acqua”. Perché qui non avrete a che fare con un personaggio già strutturato, che spesso viene accompagnato a braccetto dai suoi alleati in territori già conquistati. Qui si tratta di diventare eroi, ma anche di inventarsi un modo in cui diventare già qualcuno in una galassia completamente sconosciuta, dove sono coloro che vi abitano da tempo a definirti alieno, e per giunta anche potenzialmente minaccioso. “Uno straniero in terra stranieraE per di più, i peli sul petto dovrete farveli spuntare, visto che non avrete a che fare con un aitante uomo bell’e fatto, ma con personaggi giovani e inesperti.

Probabilmente, a questo punto ad alcuni di voi saranno già cadute le braccia e qualcuno starà pensando di non proseguire con la lettura perché assalito da un certo scoraggiamento. Ma molti come me invece staranno già seriamente raccogliendo la sfida lanciata dal team nel buttarsi a capofitto in questo viaggio siderale, alla scoperta di mondi inesplorati e creature sconosciute, cercando un modo creativo in cui instaurare rapporti interessanti e coinvolgenti con esse e sviluppando una trama personale che porti il proprio personaggio a tessere la sua storia in un modo originale e mai narrato prima. La componente ruolistica sarà quindi più intensa e tutta tesa a cercare di sbrogliare la domanda che ci poniamo da secoli: “C’è qualcos’altro là fuori?“. Ed è qui che ritornano alla mente le parole del bimbo che ho volutamente riportato all’inizio dell’articolo (quando potrò viaggiare tra le stelle?, ndr), che ben si incastrano in questo nuovo contesto.

UN’ERA POST-SHEPARD

Per quanto l’abbia desiderato ardentemente, perché di un eroe non ci si stanca mai, l’unico indizio realmente fondato e confermato da BioWare è che non solo ci troveremo di fronte a un viaggio in un’altra galassia, ma in un’era che si pone in un futuro remoto rispetto all’ultima avventura di John Shepard. Lui non tornerà, facciamocene una ragione. Ma come in Star Wars e in tutte le trilogie, abbiamo una preistoria e una storia. Preistoria ovviamente solo nella parola e non nel significato, visto che i tre capitoli di Mass Effect costituiranno la base e l’origine da cui partire in Andromeda. Questo per permettere a giocatori più giovani e neofiti di potersi approcciare al gioco in una dimensione standalone più vicina a loro, anche senza doversi severamente rifare alla saga originale, ma con la speranza che questa nuova pagina di storia susciti la loro curiosità sui fatti che l’hanno preceduta e stimoli invece una rinnovata emozione in coloro che, invece, l’hanno “eviscerata” come ho fatto io.

Mass Effect 3

Si parla di era post-Shepard, anche perché la connotazione del personaggio è ben diversa e segue un profondo percorso di maturazione del team nel corso degli anni. Se nei primi due Mass Effect abbiamo guardato a Shepard come all’eroe “unico-e-trino” da saga cinematografica in stile Indiana Jones o Nathan Drake, dal terzo capitolo in poi BioWare ci ha fatto assaporare la libera scelta e la diversità, con una FemShep, dandoci la possibilità di convertirlo in un personaggio femminile e capovolgere completamente la trama. Questa stessa idea è il filo conduttore di Andromeda: sì, avremo ancora una volta il controllo di un eroe umano (seguendo il concetto “umanocentrico” del team), in cui potremo rispecchiarci completamente, cercando di portare la nostra tensione verso l’ignoto al massimo, perché è parte di noi e radicata nell’essenza di noi umani. Non conosciamo ancora l’identità di questo eroe, ma gli intenti ci sono più che familiari. Diventeremo degli Ulisse in erba che cercheranno di trovare la via di casa dopo che l’avranno meritatamente conquistata. E un’altra piccola chicca in questa direzione ce l’ha svelata la parte finale del trailer dell’E3, quando sulla nostra testa è spuntato un enorme punto interrogativo alla vista del personaggio femminile di Ryder, in uno stato di profonda angoscia e smarrimento, che nell’ultimo tweet di oggi ci lascia capire che questo sarà il suo nome, ma senza confermare che quel visetto impaurito sarà la sua unica identità.

MILLE (E UNO) MODI DI USARE UN MAKO

Le rivelazioni di BioWare non ci hanno colpiti solo nella trama e nei personaggi. E non ci hanno suscitato solo sorpresa. Quando ho visto spuntare di nuovo il Mako tra un frame e l’altro sono stata letteralmente assalita dal terrore. Terrore partorito da quel senso di frustrazione che ognuno di noi ha provato, anche dopo ore passate ad allenarsi con successo al più macchinoso dei simulatori di guida. Ebbene sì, la Panda di BioWare tornerà a ruggire in Andromeda, ma questa volta coccolata come una Ferrari al pit-stop degli sviluppatori di Need for Speed, promettendo prestazioni da urlo (di gioia!). Il team ha infatti puntualizzato che il veicolo diventerà punto cardine dell’esplorazione e verrà completamente spogliata del suo mero ruolo di scomodo accessorio e forse ci regalerà momenti adrenalinici degni d’essere denominati tali.

mass effect andromeda

Altro aspetto di cui il team promette un gradito ritorno sarà un comparto multiplayer più corposo, che affiancherà la modalità single player integrandone il contenuto, dove già questa simbiosi ha per me il gusto di un match coop in Destiny, dove scambiare impressioni e battute con amici, allargando ulteriormente il bacino di questa enorme esperienza di gioco. Se la pelle d’oca può essere un metro di misurazione della mia curiosità, allora Mass Effect: Andromeda ha già vinto sulla carta. Attendiamo allora il varo di questa nave che spero possa presto regalarci una data concreta verso cui iniziare a programmare un ansioso countdown.

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