Allo stato attuale delle cose Nintendo è rimasta ormai l’unica “superpotenza” videoludica a voler conservare (a ogni costo, aggiungerei) il concetto di tradizione. Lo si evince da innumerevoli scelte aziendali, da una filosofia che per molti è rivolta più al passato che al futuro ma, soprattutto, dall’onnipresenza dei suoi personaggi, che potremmo definire dei veri e propri “highlander videoludici”… e tra questi troviamo anche Chibi-Robo, che nonostante la sua incapacità di far breccia nel cuore del pubblico (almeno fino a oggi) non sembra proprio volerne sapere di andare in pensione prima di aver ottenuto il suo primo, grande successo. Chibi-Robo! Zip Lash avrà rappresentato il suo tanto atteso momento di gloria?

TI RIVEDREMO, CHIBI-ROBO?

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel lontano 2005 in cui il simpatico robottino ideato da skip Ltd. fece il suo debutto sulla scena videoludica ma ora, a distanza di dieci anni, Nintendo non sembra aver ancora abbandonato la speranza di regalare al piccolo Chibi il tuo tanto atteso momento di gloria. Per certi versi potremmo infatti definire Zip Lash l’ultima occasione per questo sfortunato personaggio, ma per quanto vorrei tanto poter dire il contrario, la sensazione è che questo prodotto non rappresenti la “svolta” che tanti auspicavano.

Nonostante indubbi meriti, questo appariscente platform in 2.5D fallisce infatti nel proporre un’esperienza davvero convincente lungo tutto il suo corso, palesando con allarmante continuità l’incapacità del team di sviluppo di capitalizzare sul suo evidente potenziale inespresso. I buoni spunti infatti non mancano sin dai primissimi minuti, ma la sensazione è che nessuno di essi venga minimamente sfruttato a dovere, e questo si traduce in un’esperienza che diverte nel vero senso della parola solo a sprazzi, alternando momenti di grandissima intensità con fasi di gioco di scarso spessore.

Se da un lato non si può infatti fare a meno di apprezzare la grande accessibilità dell’esperienza, figlia di un gameplay semplice e intuitivo che permette di padroneggiare le varie meccaniche di gioco nell’arco di un paio di minuti, dall’altro è impossibile non rendersi conto di come il prodotto denoti un’eccessiva ripetitività di fondo e, cosa ancor più importante, una varietà di situazioni di molto al di sotto del aspettative.

Trattandosi di un prodotto appartenente a un genere già di per sé piuttosto ripetitivo in termini di concept, l’unico modo per garantire un’esperienza di livello sarebbe stato quello di capitalizzare sulle peculiarità del personaggio in maniera creativa, e non limitarsi a imporre l’utilizzo della sua appariscente spina a frusta per ripetere sempre le stesse, identiche azioni. Ed è proprio alla luce di questo che pregevoli idee come la roulette a premi che scandisce il passaggio tra i vari scenari o la ricerca dei collezionabili finiscono col perdere quasi del tutto il loro potenziale appeal.

Agli occhi di un pubblico di giovani e giovanissimi tali limiti assumeranno senz’altro un peso relativo aprendo così le porte a un’esperienza tutto sommato divertente e godibile, ma nel caso di veri amanti del genere, il discorso non potrà che essere profondamente diverso. Sebbene il prezzo di vendita rappresenti di certo un’attenuante da non trascurare, la monotonia che contraddistingue l’intera esperienza e, cosa ancor più importante, la mancanza di veri e propri cambi di ritmo che possano assicurare una progressione a più ampio respiro, limitano infatti la qualità di un’esperienza che supera a stento la sufficienza, complice anche un comparto tecnico appariscente, sì, ma ben lontano dagli standard qualitativi che ormai ci aspettiamo su 3DS.

GIUDIZIO

Appariscente ma davvero povero di idee  rappresenta purtroppo l’ennesima occasione mancata per garantire al piccolo robottino di Nintendo quella gloria a cui ambisce (e che a questo punto meriterebbe) ormai da un decennio.